La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

William Nicholson, grande grafica vittoriana

Santo Alligo, originariamente edito in Charta, 127, pp. 54-59.

Magnifico ritrattista, straordinario pittore di nature morte e personalissimo paesaggista, William Nicholson deve tuttavia la sua fama internazionale a un pugno di volumi, pubblicati in soli cinque anni, dal 1898 al 1902. Meno conosciuti sono invece i libri usciti tra il 1922 e il 1929, talmente diversi per tecnica e stile da quelli pubblicati in precedenza che il neofita farebbe molta fatica a riconoscerne l’autore.

Nato il 5 febbraio del 1872 a Newark-on-Trent nel Nottinghamshire da William Newzam e da Elizabeth Prior, dopo aver frequentato la Magnus Grammar School a Newark, tra il 1888 e il 1891 William Nicholson iniziò a ricevere lezioni di disegno da William Cubley, pittore di paesaggio e ritrattista all’Herkomer’s Art School. Lì incontrò James Pryde (1866-1941) e la sorella Mabel che in capo a tre anni sarebbe diventata sua moglie.

Nell’ottobre del 1891 l’artista si trasferì a Parigi per frequentare l’Académie Julien, atelier dove si formarono tanti altri grandi illustratori, tra i quali František Kupka e Alphonse Mucha. Tornato in Inghilterra nel 1893, William Nicholson sposò Mabel, sistemandosi a Eigth Bells in Denham, dove in seguito li raggiunse Pryde.

Nel 1894 nacque Ben (che sarebbe diventato uno dei più originali pittori non figurativi), il primo figlio della giovane coppia, cui si aggiungeranno negli anni Anthony, Nancy e Christopher.

BEGGARSTAFF

Del 1894 è anche Hamlet, primo poster creato da William Nicholson e James, che si erano intanto uniti sotto la sigla “J. and W. Beggarstaff”, nome visto su un sacco di biada e scelto dai due cognati perché faceva pensare a cose buone della tradizione inglese. Per il manifesto di Hamlet, Nicholson e Pryde presero a modello un loro amico, l’attore e scenografo Gordon Craig, figlio dell’attrice Ellen Terry (splendidamente fotografata da Julia Margaret Cameron): lo disegnarono a figura intera, di profilo e con il teschio di Yorick in mano.

Tra il 1895 e il 1896, i Beggarstaff Brothers realizzarono la totalità dei loro manifesti: il Lyceum Don Quixote (richiesto dall’attore Henry Irving), l’Harper’s Magazine (che negli Stati Uniti ebbe un successo clamoroso), il Cinderella, il Rowntree’s Elect Cocoa (commissionato dall’Artistic Supply Company). I loro poster, forti e dimessi, si imposero subito all’attenzione del pubblico, nonostante in quegli anni furoreggiassero i riccioli, i colori accesi e la ricchezza ridondante dell’Art Nouveau. Il lavoro dei due cognati si limitava a osservare una semplice regola: mettere meno per ottenere di più.

Pochi elementi, stilizzatissimi, dal forte contrasto chiaroscurale, colori terrosi e rossi accesi, fondali spogli. Una realizzazione in puro stile british. Nonostante l’originalità del loro lavoro, o proprio per questo, i due cognati non ebbero molte commissioni, tanto che alcuni dei loro progetti rimasero nel cassetto. Così i Beggarstaff si sciolsero, anche a causa di divergenze sul lavoro, ma soprattutto perché sembra che Pryde fosse geloso delle capacità di William Nicholson.

WILLIAM NICHOLSON, AN ALPHABET

Il 1896 fu decisivo per William Nicholson. La sua prima incisione su legno, esposta alla Fine Art Society, aveva per soggetto Persimmon, il purosangue del Principe di Wales, vincitore del Derby di quell’anno; l’opera fu notata da James McNeill Whistler, il quale convinse l’editore William Heinemann a commissionargli le ventisei xilografie di An Alphabet su testi di William Ernest Henley, nella prima delle quali (“A was an Artist”) Nicholson si ritrae adagiato sul pavimento dove spiccano due xilografie.

An Alphabet è il primo dei capolavori creati da Nicholson e non ha nulla a che vedere con gli abecedari per bambini da cui prende lo spunto. Le figure a tutto campo, statiche, quasi “primitive” nella potenza del disegno, ammantate d’ocra, di color tabacco e d’una fiammata di rosso, si imposero da subito come una delle realizzazioni più interessanti e persistenti dell’epoca. A proposito di quest’opera Octave Uzanne ebbe a dire che quella di Nicholson era “un’interpretazione per sintesi espressiva dell’essere umano”.

I personaggi dell’alfabeto non furono presi da Nicholson solo dall’epoca presente, ma anche dai secoli passati; così l’artista ebbe modo di unire nella sua opera personaggi vissuti in tempi e classi sociali diverse. Oltre a se stesso e al cognato, troviamo una fioraia, un pubblicano, un nobiluomo, un quacchero, un dandy, un idiota, un rapinatore, un furfante, uno sportsman… e come non aspettarsi che per la lettera X Nicholson non rappresenti il lavoro dello xilografo?

Questa cartella, come altre, fu pubblicata in tre edizioni: de luxe, libraria e popolare. La de luxe non superava le cinquanta unità e aveva un prezzo molto alto, in quanto le stampe – montate su cartoncino e protette da una cartella in pergamena – venivano impresse dai legni originali incisi dall’artista, che le colorava e le firmava. Nelle trade (pubblicate a volte anche in lingua francese) le incisioni erano tradotte in litografie a colori nella stessa dimensione delle de luxe e confezionate a libro.

Floury pubblicò una trade di The Twelve Portraits con il titolo Douze portraits, in cento esemplari racchiusi in cartella e con le stampe incollate su cartoncini. Heinemann commissionò il logotipo della casa editrice a Nicholson, il quale disegnò un mulino a vento.

VECCHIA INGHILTERRA

Sempre nel 1896 vennero pubblicati anche London Types e Almanac of Twelve Sports. L’editore Heinemann era un fervente sostenitore dei diritti delle donne, così quando commissionò a Nicholson i dodici legni di London Types, volle che quattro incisioni fossero dedicate a figure femminili. E l’artista le disegnò sempre, anche quando dovette incidere “Coster” (il venditore ambulante), che fu relegato al fondo della scena con asinello e carretto, lasciando in primo piano, a figura intera, la damigella con lo sguardo rivolto all’osservatore.

La serie di dodici stampe include sia i tipi della Londra che da sempre attrae i turisti – quali l’Horse Guard, il Beefeater (il guardiano della torre di Londra), il Policeman e il Drum-Major – sia i mestieri più popolari, come quello del venditore ambulante, dell’uomo sandwich, dello strillone (una delle più belle), della fioraia e della barista.

London Types fu il canto di William Nicholson intonato alla Londra vittoriana, come l’Almanac of Twelve Sports lo fu all’Inghilterra d’un tempo, con gli sport e le secolari tradizioni: la caccia alla volpe, il cricket, il golf, la boxe… Come è noto è sempre l’artista ad arricchire con le sue illustrazioni le composizioni di uno scrittore, difficile che sia l’inverso; nel caso di An Almanac of Twelve Sports – che ricevette la Medaglia d’Oro alla IX Olimpiade di Amsterdam del 1928 – fu invece uno scrittore, uno scrittore della grandezza di Rudyard Kipling, a commentare con le sue rime i disegni di Nicholson.

WILLIAM NICHOLSON. DODICI RITRATTI

Twelve Portraits (prima serie), nuova splendida opera di Nicholson, venne posta in vendita da Heinemann nel 1899. La cartella conteneva almeno quattro ritratti fondamentali per efficacia, introspezione psicologica e rigore formale: la regina Vittoria, Kipling, Sarah Bernhardt e il pittore James McNeill Whistler. Nicholson incise il ritratto di Vittoria per celebrare il sessantesimo anno di regno della vecchia monarca prima ancora di pensare di inserirlo in Twelve Portraits; ma era talmente realistico che l’editore Heinemann non se la sentì di pubblicarlo, per paura di offendere il pubblico che amava molto la regina, considerata addirittura come una zia.

Nel 1897 il ritratto fu fatto vedere dal socio Sidney Pawling a William Ernest Henley, direttore di “The New Review”, che con grande successo lo pubblicò immediatamente su doppia pagina del supplemento. Solo in seguito Heinemann si decise a inserire la xilografia nella prima serie di dodici ritratti. Grazie a quest’opera, l’autore fu acclamato come stella nascente anche dall’altra parte dell’oceano.

Kipling, piccolo di statura, fu disegnato da Nicholson dal basso e di profilo, in piano americano, come in quello inciso all’acquaforte da William Strang negli stessi anni: il suo sguardo e il suo pensiero sono rivolti altrove, all’indietro, a quell’India che gli aveva dato i natali e alla quale doveva il successo dei suoi capolavori The Jungle Book e Second Jungle Book – pubblicati tra il 1894 e il 1895 – opera che gli diede la fama e lo rese immortale.

La figura della “divina” Sarah Bernhardt, il vestito nero come una colata d’inchiostro, emerge dai tendaggi del palcoscenico: la mano destra sull’ombrello che sembra darle stabilità, il volto appena inclinato a sinistra e all’indietro, lo sguardo rivolto al pubblico. Altra cosa è la figura sottile ed elegante di Whistler, con le arcate sopraccigliari alzate, lo sguardo di sottecchi e il sigaro tra le dita. Il disegno di Nicholson ci restituisce lo spirito del grande pittore e incisore statunitense (vissuto soprattutto a Londra) forse più che il ritratto fotografico che gli servì da modello.

La prima serie di The Twelve Portraits è considerata da molti critici il suo miglior lavoro. Anche se la maggior parte delle stampe vennero concepite come singoli lavori, solo più tardi, in corso d’opera, sarebbero diventate un insieme organico e omogeneo.

A questi primi ritratti fece seguito, nel 1902, una seconda serie di Twelve Portraits, impressa a Londra da Heinemann e a New York da R.H. Russell con vari ritratti: la regina Alexandra, il Kaiser, Papa Leone XIII, il Presidente Roosevelt, Eleonora Duse, Li Hung Chang, Lord Kitchener, Joseph Chamberlain, Thomas Edison, Sada Yacco, Mark Twain e Henrik Ibsen. In questo lavoro Nicholson non raggiunse, salvo che nel ritratto di Twain e in quello di Ibsen, la perfezione formale dei dodici ritratti precedenti.

PERSONAGGI DI ROMANZI

Era l’alba del XX secolo quando William Nicholson dette alle stampe, sempre per i tipi di Heinemann, le dodici incisioni di The Square Book of Animals e le sedici litografie di Characters of Romance. Per il testo del primo l’artista cercò la collaborazione dall’amico Kipling, il quale cortesemente declinò l’incarico, lasciando che fosse Arthur Waugh a dover scrivere le rime per questo libro quadrato. Tra gli animali scelti da Nicholson ci sono sia quelli domestici sia quelli che vivono nei giardini inglesi: immagini sintetiche realizzate con pochi segni e con gusto quasi orientale.

Nelle litografie di Characters of Romance, libro in-folio tra i meno conosciuti di Nicholson, ma considerato uno dei suoi massimi capolavori, l’artista dà a molti personaggi della letteratura (da Don Chisciotte a Gargantua, dal moschettiere Porthos al barone di Münchausen, solo per citarne alcuni) la sua personale fisionomia, in uno stile (sottile, nervoso, dettagliato e caricaturale) che si discosta parecchio da quanto aveva fatto prima. Nel 1900 Nicholson si recò negli Stati Uniti per incidere su legno alcuni personaggi famosi, tra cui Mark Twain, che a dicembre, riprodotti, vennero pubblicati su “Harper’s Weekly”.

Nello stesso anno, all’Esposizione Universale di Parigi, ricevette la medaglia d’oro proprio per i suoi ritratti xilografici, e presentò centoquindici di queste opere alla Whistler’s Rooms. William Nicholson dipinse il ritratto di James Matthew Barrie e disegnò con tratto nervoso sia i costumi sia le scenografie di Peter Pan, opera che andò in scena per la prima volta nel dicembre 1904 al Duke of York Theatre.

CAMBIO DI STILE PER WILLIAM NICHOLSON

William e Mabel intrapresero una serie di traslochi, girando in lungo e il largo l’Inghilterra, finché si fermano definitivamente a Londra in Apple Tree Yard (St James’s), dove Nicholson abitò per venticinque anni, finché, morta Mabel nel 1918 per un’epidemia di spagnola, non si spostò con la nuova moglie – la vedova di guerra Edie Stuart Wortley, sposata l’anno successivo – nella dimora di White House, dividendosi tra questa e Apple Tree Yard fino al 1940, quando la casa venne bombardata.

Nel 1935, separatosi dalla seconda moglie, andò a vivere con Marguerite Steen sulla costa atlantica. Intanto, con il genero Robert Graves, aveva fondato, nel 1918, la rivista di letteratura e arte “The Owl”, edita da Martin Secker e illustrata, oltre che da William Nicholson, da molti altri artisti. Le mostre nel suo Paese e fuori dall’Inghilterra si susseguirono incessantemente: nel 1924 inviò ventidue opere alla XIV Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, mentre negli Stati Uniti arrivò solo due anni dopo, quando un tour espositivo di dipinti e disegni – partito a febbraio dalla Seligmann Gallery di New York – toccò Pittsburg, Indianapolis e Baltimora, concludendosi a Milwaukee a dicembre.

Nicholson non pubblicò altri libri illustrati fino al 1922; in questo lungo lasso di tempo l’artista cambiò completamente il suo stile. Sono illustrazioni sbarazzine, schizzate in modo fresco e nuovo, per storie adatte ai bambini, che sembrano discendere in modo diretto da Characters of Romance. In questo gruppo di libri, stampati da Heinemann, troviamo: The Velveteen Rabbit or How Toys Become Real, con testi di Margery Williams (1922, litografico); Polly, di John Gay (1923); Clever Bill (1926), litografico.

Pubblicati a Londra da Faber & Faber, invece: The Book of Blokes e The Pirate Twins (1929, entrambi litografati) e Memoirs of a Fox-Hunting Man di Siegfried Sassoon (1929), i cui disegni al tratto sono imparentati con quelli delle opere maggiori. Chi volesse trovare un filo conduttore o una cifra stilistica costante in questi lavori – nei quali una riga di testo calligrafico commenta ogni illustrazione – la può riscontrare tra Clever Bill e The Pirate Twins, i due album a sviluppo orizzontale stampati solo al recto.

The Pirate Twins è la storia surreale di Mary, la quale adotta due piccoli gemelli neri trovati sulla spiaggia fino al giorno in cui rubano una barca e salpano per terre lontane; ma ogni anno ritorneranno per festeggiare il suo compleanno. Nel 2004 Maurice Sendak affermò che The Pirate Twins fu il primo e miglior libro con le immagini più originali di tutti i tempi. The Book of Blokes è un particolarissimo volume, composto da ventinove ritratti stampati in diversi colori e derivati da disegni a gessetto realizzati con pochi tratti da Nicholson per divertire i figli.

In Memoirs of a Fox-hunting Man (anche in edizione di lusso di trecento esemplari numerati e firmati dai due autori) Nicholson attinge ai suoi primi lavori: il bianco e nero delle illustrazioni è contornato da uno spesso filetto giallo ocra. In The Velveteen Rabbit colpisce la pastosità del tessuto pittorico, steso con grande libertà, quasi fosse colorato da un bambino. La commovente storia del coniglio vellutato trova in Nicholson un magnifico autore che sa scendere dal piedistallo dell’artista colto per regalare ai bambini (i figli in primo luogo) un mondo che si adatti al loro, senza smancerie o concessioni.

The Velveteen Rabbit fu illustrato da Nicholson nella fattoria Colin Godman nel Sussex, dove era andato in vacanza con la famiglia – nell’estate del 1921 – per far felici i suoi bambini, che portava fuori al mattino presto in cerca di funghi e a guardare i conigli che giocavano. Clever Bill è la storia di Bill Davis, un soldatino con le gambe di legno, chiamato così da Nicholson in omaggio a William Henry Davis, poeta vagabondo che in un incidente ferroviario perse una gamba. Sembra che il poeta avesse regalato un soldatino simile a Liza, figlia di Nicholson.

La storia è molto semplice: una bambina di nome Mary parte per le vacanze, dimenticando di portare con sé il soldatino, per la troppa fretta nel fare i bagagli. Nel 1942 la National Gallery allestì una grande retrospettiva dell’opera di Nicholson, curata da Lillian Browse e da Jack Yeats: in quell’anno l’artista compiva settant’anni. William Nicholson si spense a Blewbury, il 16 maggio del 1949, assistito dai figli e da Marguerite Steen. Fu seppellito a Newark, la città che gli aveva dato i natali.

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