La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Terrasanta. Viaggio e Pellegrinaggio a Gerusalemme.

Alessandro Tedesco, originariamente edito in Charta, 127, pp. 26-31.

Da sempre l’uomo è attratto da ciò che è estraneo alla sua quotidianità; attrazione, questa, legata spesso alla paura: preoccupazione per quello che potrà incontrare lungo il percorso allontanandosi dalla dimensione conosciuta e timore reverenziale per ciò che lo attende al termine del cammino. Si può ben capire, allora, come il viaggio dell’uomo, l’allontanamento dalla vita di tutti i giorni, si complichi, si amplifichi e si arricchisca di numerose sfaccettature quando le ragioni dell’incontro per cui ci si sposta si esplicitano all’interno della sfera religiosa e nel rapporto che il viandante ha con il sacro: si parlerà allora non più di viaggio, bensì di pellegrinaggio, fenomeno che ricorre in ogni luogo e in ogni tempo all’interno delle più disparate manifestazioni religiose.

IL PELLEGRINAGGIO IN TERRASANTA

Il credente che si mette sulla strada ha come meta un luogo dove sa che potrà incontrare il sacro e beneficiare, in diversi modi a seconda delle intenzioni che lo hanno mosso, dell’influenza della divinità. Il fenomeno è di per sé molto complesso, vista la moltitudine di fattori che a esso sottostanno: diacronia nel tempo, da sempre l’uomo tenta di avvicinarsi al sacro; diversità di luoghi, i paesi di partenza e di destinazione dei pellegrini possono essere i più disparati; diversità di religioni e di culture che attuano tale pratica; diversità di motivazioni che spingono al pellegrinaggio (ricerca di aiuto, adorazione o venerazione, rinnovamento o riconciliazione); diversità nelle modalità di realizzazione (singolarmente o in gruppo) e infine, vista la natura stessa dell’atto che, configurandosi come incontro con il divino, permette a chi intraprende liberamente il cammino di mettersi pienamente in gioco, la singolarità di ogni individuo che decide di farsi pellegrino.

Il termine stesso pellegrinaggio racchiude al suo interno diversi significati, validi per gran parte delle religioni: la strada o cammino, la finalità o rito che si deve compiere al termine del viaggio, l’aspetto psico-spirituale del pellegrino che, avvicinandosi al luogo santo, lavora su se stesso e rafforza il proprio rapporto con la divinità e, infine, l’atteggiamento della festa, la gioia che spinge a sopportare le fatiche del viaggio, le privazioni accidentali o volontarie (in caso di penitenza), in vista dell’accoglienza in seno alla benevolenza divina.

Quest’ultimo aspetto, legato appunto al ricongiungimento in fratellanza presso il luogo dove la presenza del sacro si è esplicitata sulla terra, fa sì che ogni pellegrino, seppur isolato, non sia mai da solo nella sua esperienza, ma grazie anche alle pratiche liturgiche consolidatesi per secoli nei luoghi in cui si custodisce la presenza della divinità, si senta parte di una collettività che condivide con lui gli stessi gesti, la stessa devozione e la medesima gioia. Diverse, anche a seconda delle varie religioni, le ragioni che portano un determinato luogo a essere considerato come santo: luoghi dove sono presenti particolari fenomeni fisici (sorgenti, grotte o rupi montane) o luoghi segnati dalla volontà divina che dal passato si articola, attraverso la memoria storica di un popolo, fino ai giorni nostri.

Per la religione cristiana è fondamentale inoltre la dimensione legata alle reliquie: il pellegrino si reca in un determinato luogo per venerare le reliquie di un determinato santo, in quanto depositarie di una potenza divina. Strettamente connesso al culto delle reliquie e al pellegrinaggio, il fenomeno della traslazione delle stesse, in vista della creazione di nuovi centri di culto. Accadeva spesso che importanti personalità del clero, di ritorno da un pellegrinaggio in Terrasanta, recassero con loro delle reliquie e su queste edificassero delle chiese.

Esemplare di questa pratica risulta il caso del vescovo di Brescia, Gaudenzio, che, di ritorno dalla Terrasanta, consacra fra il 400 e il 402 la chiesa del Concilium Sanctorum a Brescia, dove vengono deposte le reliquie dei santi Giovanni evangelista, Andrea, Tommaso e Luca, portate probabilmente dallo stesso Gaudenzio dal suo viaggio in Oriente. L’architettura stessa dell’edificio, a pianta circolare, che ricorda quella dell’Anastasis del Santo Sepolcro a Gerusalemme, apre la questione relativa all’influenza che i luoghi della Terrasanta avevano sui nuovi edifici di culto.

Legata alla volontà di “trasportare” il sacro nel proprio luogo di origine si svilupperà, sul principio del XV secolo, la pratica della creazione dei Sacri Monti che, riproponendo i luoghi della Terrasanta in patria, permettevano un pellegrinaggio agevole e privo di pericoli, di cui potevano beneficiare anche persone impedite nel mettersi per la via. Alcune mete, soprattutto per i cristiani, gli ebrei e i musulmani, diventano fondamentali; tra queste la Città Santa, Gerusalemme, che dal IV secolo, in seguito all’inventio della Vera Croce e alla costruzione di alcuni Luoghi Santi voluta dall’imperatrice Elena, si costituisce come meta principale per tutti i cristiani.

La visita ai Luoghi Santi della Terrasanta e di Gerusalemme spingerà alcuni dei pellegrini reduci dal viaggio a esplicitare la propria esperienza in forma scritta, dando così origine a quella letteratura di Itinera ad loca sancta che, a partire dal IV secolo, conoscerà una considerevole fortuna.

LETTERATURA DI PELLEGRINAGGIO IN TERRASANTA

L’atto del pellegrinaggio, soprattutto per uomini nobili o uomini di Chiesa, poteva essere connesso alla messa per iscritto del viaggio compiuto: quasi un gesto rituale a conclusione del pellegrinaggio, soprattutto se la meta era Gerusalemme. Questi scritti di pellegrini danno origine a un corpus che è possibile classificare come genere letterario autonomo, esclusivamente sulla base dell’oggetto che li accomuna; i sottogeneri e le contaminazioni sono infatti talmente vari che l’unico parametro adottabile per giustificare il riconoscimento di un corpus organico è appunto quello dell’oggetto comune alla narrazione: il pellegrinaggio in Terrasanta.

Questo tipo di letteratura fiorisce nel corso del Medioevo e varia a seconda dei momenti storici e delle capacità narrative dei viaggiatori. Le prime testimonianze, risalenti al IV secolo, sono piuttosto schematiche e si limitano a elencare le città incontrate lungo il cammino, le tappe e le distanze: la prima di queste è l’Itinerarium burdiagalense compilato nel 333 da un anonimo pellegrino.

Una prima evoluzione del genere si ha con l’introduzione, da parte della pellegrina galiziana Egeria, di elementi che vanno oltre l’itinerarium: ricordi personali, riflessioni sui luoghi in relazione al loro carattere sacro e tentativo di far combaciare le descrizioni bibliche con il vissuto del viaggio, tutte informazioni che contribuiscono a dare maggiore dignità letteraria allo scritto. A fianco degli itineraria nascono le descriptiones dei luoghi santi che si configurano invece come vere e proprie guide, limitandosi a illustrare i Luoghi Santi, con riferimenti alle Scritture, senza personalizzazioni. I due generi tendono tuttavia a contaminarsi l’uno con l’altro tanto che diventa difficile distinguerli nettamente.

Un sottogenere parallelo, nato a seguito della prima crociata, è costituto invece dalle cronache che descrivono le spedizioni militari d’oltremare e a cui si affiancherà, una volta fallito il movimento crociato stesso, il genere dei trattati per il recupero della Terrasanta. La caratteristica comune a questi generi è la ripetitività degli apparati testuali che, soprattutto nelle descriptiones, erano pressoché privi di spunti personali degli autori, i quali non esitavano a desumere parti del testo da descriptiones precedenti e molte volte, proprio perché tali informazioni costituivano un patrimonio comune di conoscenze, non ritenevano necessario segnalare la paternità autorale del testo.

Anche l’iconografia di questa letteratura di viaggio risentirà, soprattutto nel periodo della stampa, di una sostanziale schematicità e invariabilità delle rappresentazioni dei Luoghi Santi, a discapito della loro evoluzione nel tempo. Tutto questo in vista di un’economia della rappresentazione e di un rimando immediato all’immaginario proprio di ogni pellegrino.

Nel XIII secolo, il progressivo indebolimento della presenza cristiana in Terrasanta causa una diminuzione dei pellegrinaggi, che non coincide però con un calo della produzione di letteratura di viaggio che conoscerà anzi una progressiva evoluzione: le aride descripitiones si trasformano lentamente in vere e proprie memorie di viaggio, testi dove gli autori inseriscono anche le curiosità e i fatti personali accaduti durante il viaggio. Esempi di questa evoluzione sono il Liber peregrinationis del frate Jacopo da Verona e il Libro d’Oltremare del francescano Niccolò da Poggibonsi.

Un’estrema conseguenza di questa evoluzione sarà, nel XIV secolo, la progressiva perdita di parte della funzione di “guida al sacro” di questi testi e il loro divenire semplice passatempo letterario, più attento a fornire descrizioni fantastiche o curiosità esotiche su un viaggio che spesso non era neppure stato fatto, ma che l’autore costruiva basandosi su fonti letterarie precedenti. A fianco di queste narrazioni permangono tuttavia quelle di autori che il viaggio lo avevano veramente compiuto, ma che ormai intendevano il proprio resoconto più come memoriale che come ripresa della tradizione degli antichi testi di pellegrinaggio e, di conseguenza, realizzavano dei testi ricchi e di elevata qualità letteraria, ma sostanzialmente di carattere autobiografico.

Nel XV secolo i pellegrini diminuiscono sempre più, ma aumenta invece la produzione di diari e relazioni di viaggio che, grazie alla stampa a caratteri mobili e alla crescente tendenza a scrivere o a tradurre in lingua volgare i testi, raggiungono un pubblico sempre più ampio, configurandosi come vero e proprio genere letterario. Nel XV secolo, nella letteratura di pellegrinaggio, il sacro e il profano convivono e il pellegrino intraprende il viaggio pervaso da un misto di devozione, interesse storico e geografico, curiosità e desiderio di evasione dalla monotonia quotidiana.

La varietà del genere, dettata anche dall’eterogeneità degli autori che si cimentavano in questa materia fa sopravvivere, parallelamente alla letteratura di evasione, anche testi in cui era richiamata all’attenzione dei lettori e dei pellegrini la centralità dell’incontro con il sacro, mettendo in guardia dal mettersi in cammino spinti dal solo desiderio di evasione o curiosità. La vera ripresa dei pellegrinaggi in Terrasanta si fa coincidere idealmente con il viaggio di François-René Chateaubriand.

I CUSTODI DELLE MEMORIE

Il tragitto per giungere ai Luoghi Santi non era certo facile o privo di pericoli: visti gli imprevisti che punteggiavano la via, spesso il pellegrino in partenza dettava testamento, in previsione di una possibile morte lungo il cammino. A partire dal Trecento le visite dei pellegrini in Terra Santa divennero tuttavia più agevoli grazie anche alla presenza in quelle terre dei frati dell’Ordine di san Francesco che, dalla prima metà del secolo XIV, assumono il ruolo di Custodi dei Luoghi Santi legati alla vita di Gesù e, di conseguenza, anche quello di accoglienza dei devoti pellegrini.

Si ha testimonianza, grazie a due note di dono presenti su edizioni conservate oggi nell’attuale Biblioteca Generale della Custodia di Terra Santa, situata presso il Convento francescano di San Salvatore a Gerusalemme, della presenza di un primo nucleo librario situato, almeno dal 1521, nel convento del Monte Sion, dove i Francescani si erano stabiliti. Visto quanto detto sopra, si capisce in parte il senso di questa primitiva biblioteca: la sola Regola e il solo Breviario, a uso personale, non bastavano più, erano invece necessari libri che permettessero ai frati-custodi una precisa conoscenza dei luoghi loro affidati.

Le due attuali Biblioteche dei Francescani a Gerusalemme, la Biblioteca Generale della Custodia di Terra Santa e la Biblioteca dello Studium Biblicum Franciscanum, danno testimonianza, attraverso il fondo speciale degli Itinera ad Loca Sancta (ITS), di questa osmosi tra i frati della Custodia e i pellegrini: i frati si potevano servire dei testi conservati nei propri scaffali per guidare i fedeli, testi a loro volta scaturiti dall’esperienza di precedenti visitatori che, una volta tornati in patria, sistemavano gli appunti di viaggio e decidevano di pubblicare un nuovo diario.

Dalle numerose edizioni contenute nel fondo, che costituisce un importante spaccato di quello che è il variegato genere della letteratura di pellegrinaggio, si possono individuare alcuni dei testi più diffusi e conosciuti nell’arco del XV e del XVI secolo, tutti corredati da un ricco apparato iconografico di silografie o calcografie raffiguranti le tappe del viaggio e i Luoghi Santi.

Il testo della Peregrinatio in terram sanctam di Bernhard von Breydenbach, qui posseduto nell’edizione [Speyer], Peter Drach, 29 luglio 1490, si configura come opera di primaria importanza per l’evoluzione e la fortuna del genere dei libri di viaggio. Infatti, la princeps di tale edizione, uscita tre anni dopo il viaggio di Bernhard von Breydenbach (fatto nel 1483), apre alla prolifera tradizione dei libri a stampa illustrati con soggetto i Luoghi Santi.

Il testo, accompagnato da numerose e grandiose illustrazioni, fa cogliere bene quale sia il potenziale editoriale di tale materia. Con il Viaggio da Venetia al sancto sepulchro del frate Noè Bianco (ma in realtà l’anonimo rielaboratore del Libro d’oltremare di Niccolò da Poggibonsi), edizione Venezia, Niccolò Zoppino e Vincenzo di Paolo, 19 settembre 1518 (seconda edizione nota dell’opera, la princeps fu impressa nel 1500 a Bologna da Sebastiano de Rubeira), siamo invece di fronte a un testo che, subiti vari rimaneggiamenti già quando circolava in forma manoscritta, vide il suo contenuto utilizzato e riadattato anche per la redazione di altri diari.

Questo narra, con eccezionale dovizia di particolari riguardanti aspetti pratici (tappe e spese) e devozionali (indulgenze, reliquie e leggende cristiane), il viaggio di andata e di ritorno, compiuto dal francescano Niccolò da Poggibonsi tra il 1346 e il 1350, da Venezia a Gerusalemme. L’elevata qualità letteraria dello scritto e il ricco e variegato contenuto ne fecero uno dei testi più conosciuti e diffusi tra i pellegrini.

Il devotissimo viaggio di Gerusalemme di Jean Zuallart, editio princeps Roma, Francesco Zannetti e Giacomo Ruffinelli, 1587, narra l’itinerario del belga Jean Zuallart (1541- 1634), che, dopo un lungo viaggio attraverso le terre della Germania e dell’Italia con uno dei figli del barone Merode, a cui faceva da precettore, si diresse verso la Terrasanta. Imbarcati a Venezia il 29 giugno 1586, Zuallard e il suo discepolo, assieme a un gruppo di pellegrini italiani e francesi, giunsero a Jaffa il 25 agosto.

Da qui, proseguendo via terra, visitarono Gerusalemme, Betlemme e i suoi dintorni, per poi dirigersi verso Tripoli, passando per il Monte Carmelo, Acri, Tiro, Sidone e Beirut. A causa dell’assenza di imbarcazioni, furono costretti a stazionare a Tripoli per oltre un mese, per poi rientrare a Venezia, passando per le isole di Cipro, Zante e Corfù. I Viaggi di Jean de Thévenot (1633-1667), edizione in lingua olandese (Amsterdam, Jan Bouman, 1682-1688, la princeps è parigina, 1665, Thomas Jolly), rivelano invece bene quella tendenza che vedeva il viaggiatore sempre più interessato alle curiosità e alle innumerevoli sfaccettature del viaggio (che si arricchiva ormai di numerose tappe) più che alla dimensione di accostamento al sacro dei primi pellegrini delle origini.

L’autore, incarnando la figura del viaggiatore ideale (anche il suo ritratto in questa edizione, con abiti orientali, rivela la volontà di apparire sotto questa veste), concepisce sotto una nuova luce il suo libro di viaggio. Dopo tre anni di spostamenti attraverso l’Europa, Thévenot intraprende il viaggio in Levante nel 1655: l’autore, confrontandosi con l’imponente mole di materiale già scritto in precedenza, decide di narrare il viaggio con tratti rapidi e arguti, evitando la ridondanza e la ripetitività a cui il genere degli Itinera ad loca sancta era giunto.

A fare da contraltare a questa tendenza e a richiamare l’attenzione su quello che doveva essere il motore e la finalità autentica del pellegrinaggio: la devozione e la ricerca del sacro, si trova El devoto peregrino del francescano Antonio de Castillo, impresso a Madrid nella Stamperia Reale nell’anno 1656. Antonio de Castillo, personaggio di rilievo a Gerusalemme e a Betlemme, scrive il suo libro, dopo aver vissuto per otto anni in Terra Santa come minore osservante, con l’autorevolezza propria di chi sentiva l’importanza di appartenere a un ordine preposto alla custodia della memoria di Gesù in Terrasanta.

L’editio princeps di questo testo fu stampata nel 1654 a Madrid, questa è la seconda stampa dell’opera. Il testo conobbe un enorme successo editoriale, si contano circa venticinque edizioni tra Sei e Settecento, stampate tra Madrid e Barcellona. Commissario Generale di Gerusalemme a Madrid, sarà il primo a far giungere a piena maturità la letteratura dei libri di pellegrinaggio del XVII secolo e ad attestare la sua opera allo stesso livello dei resoconti di viaggio del Cinquecento. Castillo, in particolar modo, porta in primo piano l’aspetto devozionale, scoraggiando la partenza di chi era mosso al viaggio solo dalla ricerca di svago o dalla curiosità.

I libri conservati oggi nelle Biblioteche dei Francescani a Gerusalemme sono allora testimoni di una consuetudine, quella del pellegrinaggio ai Luoghi Santi che deve molto all’assidua presenza dei frati minori in queste terre, presenza che, nonostante le difficoltà, è continua, sempre rinnovata nella custodia dei Luoghi Santi e pronta ad accogliere i devoti pellegrini che desiderano visitarli.

PER SAPERNE DI PIÙ

Marcellino da Civezza, Saggio di bibliografia geografica storica etnografica sanfrancescana, Prato, Ranieri Guasti, 1879

A. Arce, La Biblioteca Central de la Custodia de Tierra Santa, “Tierra Santa”, 38 (1963) n. 411, pp. 25-30

F. Cardini, Gerusalemme d’oro, di rame, di luce. Pellegrini, crociati, sognatori d’Oriente fra XI e XV secolo, Milano, Il Saggiatore, 1991

F. Cardini, Il pellegrinaggio. Una dimensione della vita medievale, Roma, Vecchiarelli Editore, 1996

F. Cardini – Michele Piccirillo – Renata Salvarani, Verso Gerusalemme. Pellegrini, santuari, crociati, tra X e XV secolo, 2 volumi, Gorle (BG), Velar, 2000

R. Rubin, Image and Reality. Jerusalem in Maps and Views, Jerusalem, The Hebrew University Magnes Press, 2000

F. Cardini, In Terrasanta. Pellegrini italiani tra medioevo e prima età moderna, Bologna, Il Mulino, 2002

J. Richard, Il santo viaggio. Pellegrini e viaggiatori nel Medioevo, Roma, Jouvence, 2002

P.G. Sclippa, Come il diario di viaggio in Terra Santa di Niccolò da Poggibonsi si è trasformato nella guida per i pellegrini di Noè Bianco, “Atti dell’Accademia ‘San Marco’ di Pordenone”, IX, 2007, pp. 79-91

T.F. Noonan, The road to Jerusalem. Pilgrimage and travel in the Age of Discovery, Philadelphia [Washington, D.C.], University of Pennsylvania Press in association with the Library of Congress, 2007

P. Porcasi, La letteratura di pellegrinaggio in Terrasanta nel Medioevo, in Studi in onore di Guglielmo de’ Giovanni-Centelles, a cura di E. Cuozzo, Salerno, 2010, pp. 187-210

L. Rivali, Un nuovo esemplare del rifacimento del Libro d’oltramare, di Niccolò da Poggibonsi. Venezia 1518, in Le fusa del gatto. Libri, librai e molto altro, Torrita di Siena, Società Bibliografica Toscana, 2012, pp. 77-88

Libri di Terra Santa. Un viaggio tra i libri antichi della Biblioteca Generale della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme, catalogo della mostra, a cura di A. Tedesco, Torrita di Siena – Gerusalemme, Società Bibliografica Toscana in collaborazione con ATS pro Terra Sancta, 2013

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