Benedetta D’Incau, originariamente edito in Charta, 172, pp. 20-25.
Sammy Harkham non è un nome ignoto ai lettori italiani: Golem Stories, raccolta antologica dei suoi racconti brevi, edito da Coconino Press nel 2013, ha permesso ai curiosi di avventurarsi nell’universo visuale di un autore caposaldo della scena californiana, incensato per la creazione di due dei più riusciti progetti editoriali di fumetto indipendente – le riviste Kramers Ergot e Crickets – che da più di due decenni pubblicano il meglio dell’Alternative Comics statunitense e non.
SAMMY HARKHAM: FUMETTO SPERIMENTALE E BLOOD OF VIRGIN
Se Sammy Harkham merita ammirazione perché permette ancora alle riviste di fumetto antologiche di esistere ed ergersi a validissima alternativa per chi s’interessi al fumetto sperimentale, è altrettanto vero che il formato del racconto breve a fumetti (autoconclusivo e non) presenta un limite.
Richiede, per essere fruito altrove dal suo contesto di pubblicazione originario, di essere adattato e confezionato accorpandolo a più storie brevi al fine di comporre un volume unico. In linea di principio questa operazione trasforma la dimensione inizialmente conferita al racconto, perché mutando il processo d’acquisizione e di consumo, il formato, persino il materiale di stampa, muta la percezione del lettore rispetto all’&’opera stessa.
Quantomeno osserviamo che le mini storie autoconclusive conservano la loro unicità autonoma perché, anche quando raccolte insieme ad altre opere, lasciano intendere al lettore pur meno avveduto che si tratti di un’opera composita. Ma qualora si tratti di un’unica, estesa narrazione, scorporata in episodi consecutivi, una volta che si procede all’accorpamento delle diverse parti in un unico volume, che cosa resta della sua prima esistenza in forma seriale?
E se nulla resta, perché consacrarsi per anni a un’opera da pubblicare in rivista ma della quale si prevede l’esito di pubblicazione in volume? È una domanda alla quale ci si confronta quasi inevitabilmente scavando nella vicenda editoriale di Blood of the Virgin, pubblicata negli States prima in episodi nella rivista Crickets fra il 2011 e il 2022 e poi in volume unico, nonché unica altra opera di Sammy Harkham data alle stampe in Italia (benché per il momento solo la prima metà dell’opera sia disponibile, edita nel 2018 da Oblomov).
SAMMY HARKHAM, BLOOD OF VIRGIN: ADATTAMENTI E IMMAGINI
Ambientato nella Los Angeles degli anni Settanta, Blood of the Virgin vede protagonista Seymour, un giovane regista in procinto di realizzare il suo primo film: un horror che dà anche il titolo al racconto. Curiosamente, a esclusione di qualche rara vignetta che immortala degli ipotetici fotogrammi del film, nel libro non appare mai la pellicola che è tuttavia il perno attorno al quale ruota la vicenda professionale e umana del personaggio, incastrato fra l’industria cinematografica – quella della Hollywood ruggente, ricca e feroce – e la sua vita: di coppia, di padre di famiglia, di uomo e amico.
Come accennato, si tratta di un unico racconto, alla cui trama principale si agganciano, in due momenti, brevi excursus che esplorano le vicende di due personaggi secondari (l’attore Joe e la suocera di Seymour, superstite della Shoah). Ci possiamo chiedere come sia avvenuta, materialmente, la trasposizione del fumetto in episodi a fumetto in volume: semplice assemblamento di vari pezzi del puzzle Blood of the Virgin in ordine di apparizione oppure operazione di riorganizzazione più organica?
Come ha sapientemente ricostruito Xavier Guibert, giornalista ed esperto di fumetto francese, la versione di Crickets non è esattamente corrispondente alla versione in volume per almeno due ragioni. In primis, nonostante in entrambi i casi si tratti di un fumetto in bicromia (fatta eccezione per l’episodio dell’attore Joe, a colori), nell’edizione Crickets l’autore sceglie un pantone verde-giallastro, mentre nel libro opta per un grigio opaco.
Inoltre, in alcuni passaggi Sammy Harkham ha integrato alla seconda versione alcune tavole che non si trovano nella rivista: ad esempio, alla scena nella quale Seymour si trova in casa cenando con la moglie, che si chiude con il protagonista visibilmente irritato, seguiva nella versione Crickets un frame che si svolge invece in una non ben precisata sala cinematografica, dove il produttore di Seymour è intento a rivedere un progetto e a indicare le scene da tagliare.
Fra i due segmenti, Harkham aggiunge due tavole, ciascuna composta di dodici vignette, quadrate e identiche fra loro (a evidenziare il carattere incalzante e sequenziale dell’azione), che accolgono una scena di film horror nella quale trova la morte una giovane cameriera. La scena in sé non sembra essere stata aggiunta per dipanare un’ambiguità del passaggio fra i due segmenti e, soprattutto, non fornisce elementi supplementari alla comprensione del libro nella sua globalità , non trattandosi, ovviamente, del film Blood of the Virgin.
Almeno in apparenza, l’aggiunta risponde piuttosto a una logica estetica: interrompe il continuum delle scene precedenti e successive, dense di dialoghi e di dettagli, con un break segnato solo dalla latente tensione generata dalla scena, trattata con una tale finezza e leggerezza da non apparire per nulla ributtante al lettore, anzi più ariosa e omogeneamente scura rispetto alle tavole vicine.
SAMMY HARKHAM: SOSPENSIONE E LEGGEREZZA
La constatazione inevitabile è che certo l’edizione in volume presenta delle specifiche che non si ritrovano nell’edizione a episodi, ma non si tratta d’elementi che intendono riformulare estensivamente l’assetto dell’opera, quanto piuttosto di piccoli accorgimenti che perfezionano un progetto di per sé intoccato nei suoi caratteri di base. Possiamo ragionevolmente intendere che, fin dall’inizio, l’autore abbia immaginato un progetto da poi rieditarsi in un libro.
A conferma di ciò, tutto nell’opera tende all’omogeneità , dall’organizzazione della vignetta alla struttura della gabbia; persino stilisticamente il tratto dell’autore resta pressoché invariato (un miracolo, trattandosi di un’opera composta nell’arco di undici anni). L’edizione in episodi, nonostante la pianificata riedizione finale in volume, è da cercarsi altrove; forse la serialità permette di non lasciarsi condizionare interamente sulla focalizzazione della dimensione orizzontale, globale, della storia, ma di abbandonarsi alla verticalità dei singoli momenti raccontati negli episodi.
È forse l’unico vero aspetto che, seppure sottilmente, emerge in Blood of the Virgin come congenito a un libro nato dalle ceneri di un’esperienza seriale: tutto lo spazio narrativo è occupato non dal film, ma dai momenti di vita dei diversi personaggi che, per una ragione o per un’altra, vi gravitano attorno, la cui traiettoria umana finisce con l’intersecare il protagonista e la sua battaglia quotidiana di riconoscimento e approvazione.
La bellezza dell’opera risiede in uno storytelling che riflette, almeno in parte, il funzionamento delle novelle citate in precedenza, ovvero, il trattamento dell’azione come momento, in qualche modo fine a se stesso, fotografia limpida e spesso tenera fatta di gesti e interazioni reali, restituiti anche quando in apparenza superflui. Non è la storia a orientare il tono e il ritmo delle vicende, ma le vicende, gli attimi, gli individui, a orientare la storia, a sospingerla e a costruirla.
Ottenere, ma soprattutto mantenere, questa respirazione lenta e soffusa del racconto, resistere all’ingerenza dello sguardo d’insieme, è forse possibile se vi è una disponibilità all’interruzione, alla sospensione che obbliga, per la cadenza seriale, a concentrare l’attenzione sull’hic et nunc, e che nel complesso serve a restituire grande umanità e vividezza ai personaggi che Sammy Harkham racconta.
L’autore americano sta forse sperimentando un genere che tenta di sabotare la Graphic Novel intesa unicamente come vasto affresco narrativo, nel quale tutto collima e segue un’unica rigida linea guida, nella difesa del racconto fatto d’intrecci di momenti che non dirigono il lettore verso una meta precisa, ma che piuttosto lo immergono in un’atmosfera, in una dimensione, in un sentimento.
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