La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Salgari e i Suoi Illustratori

Claudio Gallo, originariamente edito in Charta, 165, pp. 26-31.

L’immagine è fondamentale nei romanzo di Salgari. Le descrizioni minuziose, la cura attenta dei dettagli, la propensione moderna a una scrittura visiva preparano il lettore all’incontro con l’illustrazione che, oltre a confermare ciò che lo scrittore veronese aveva potuto solo immaginare, dà maggiore espressività alla storia narrata.

Non a caso le opere di Emilio Salgari (1862-1911), il grande narratore d’avventure italiano, sono sempre illustrate e l’incontro tra parola e segno è uno sbocco naturale e necessario. Esemplare, dunque, il contributo di quegli artisti, suoi contemporanei, che fanno del libro salgariano (copertine allettanti, coinvolgenti illustrazioni a tutta pagina) il modello tipografico, per eccellenza, caratterizzante il romanzo d’avventura.

La scrittura visiva di Salgari

“La scrittura di Salgari è visiva per definizione, in questo senso modernissima. Il giovane scrittore aveva il vezzo e l’abilità di abbozzare delle illustrazioni con abbordaggi, combattimenti e tempeste, e immaginare, nelle mappe da lui tracciate con mano sicura, gli scenari nei quali avrebbe poi ambientato meravigliose storie. La sua scrittura ha un ritmo segreto, evoca immediatamente i personaggi, gli intrecci: è già il potenziale storyboard di un film in cui la parola stessa evoca l’illustrazione, e l’illustrazione completa la parola.

Salgari, che consultava repertori scientifici e naturalistici, non si limitava a imparare i significati più segreti delle parole e a usarle nel migliore dei modi, ma sapeva che esse dovevano suggerire ai lettori una chiara rappresentazione visiva. La sua scrittura si arricchiva di incisioni e di illustrazioni che aveva assimilato dai testi scientifici, dalle riviste e dai reportages di viaggio, così diffusi tra Ottocento e Novecento”.

Le fonti, come ha ben evidenziato uno dei migliori studiosi dell’opera salgariana, Roberto Fioraso, non erano solo i testi da lui avidamente consultati e letti, ma le incisioni, i disegni, gli acquarelli…: le illustrazioni in bianco e nero o a colori che arricchivano libri, riviste, repertori…

Se per Salgari si deve parlare di scrittura visiva non si può prescindere dal suo amore per il melodramma, per i balletti, le operette e le rappresentazioni teatrali, soprattutto quelle popolari rappresentate nelle piazze. Non è forse un caso che nella biografia letteraria del giovane cronista teatrale Salgari il ballo Brahma, la cui rappresentazione egli seguì più volte, occupi un posto importante in quanto non solo il tema influenzava lo scrittore, ma la sua rappresentazione e i movimenti poiché in essi si intravedeva la trama dei Misteri della Jungla Nera.

Nei melodrammi la sua attenzione si rivolgeva a costumi, pose, caratteri degli interpreti e all’intero spazio scenico: la quinta, il cielo e il fondale. Riferimenti indispensabili al futuro scrittore. Disegnatore dilettante, capace di tratteggiare efficacemente una carta geografica, considerava le immagini indispensabili. Alla pari dei testi narrativi avidamente divorati consultava con scrupolo e attenzione l’apparato iconografico di riviste, di repertori scientifici e naturalistici, di diari di viaggio…

La rappresentazione grafica permeava la sua scrittura. Questa caratteristica fu rafforzata dagli illustratori che fecero dei suoi personaggi vere e proprie icone, offrendo riferimenti sicuri al cinema e al fumetto italiani d’avventura. Non è un caso che Pipein Gamba (nome d’arte di Giuseppe Garuti) il primo dei grandi illustratori di area genovese, lavorasse per il teatro Carlo Felice di Genova, dove ricoprirà dal 1912 al 1914 il ruolo di Ispettore Artistico e Scenotecnico, e per la Scala di Milano, disegnando figurini e bozzetti e altro per le maggiori compagnie teatrali del tempo.

Sin dagli esordi i libri di Salgari furono illustrati. Gli editori per cui lavorò (Paravia, Bemporad, Donath, Voghera e Cogliati e, in particolare Speirani utilizzarono abbondantemente l’illustrazione: meglio di tutti i pochi volumi pubblicati con Treves e illustrati da Gaetano Colantoni (La scimitarra di Budda) Arnaldo Ferraguti (I naufraghi del Poplador)… Tuttavia l’esigenza che l’avventura fosse accompagnata dall’immagine non trovò una forma compiuta se non a partire dal 1895, anno a cui risale la sua collaborazione con Donath.

Salgari, Nella città della lanterna

Nella seconda metà del 1898 Emilio Salgari si trasferì a Genova stabilendosi in Sampierdarena, Casa Rebora civico 29 dove “conobbe il sapore aspro ma irresistibile della vita di mare”. Vi approdò perché riteneva di aver individuato l’editore che più corrispondeva alle sue ambizioni di scrittore: Luigi Antonio Donath. Cattolico, nato a Berlino nel 1857, Donath nella seconda metà degli anni Ottanta decise di continuare la sua già avviata attività editoriale a Genova.

Il suo catalogo proponeva una delle prime versioni italiane del Viaggio in Italia di Johann Wolfgang Goethe, L’avvenire!? Uno sguardo retrospettivo dall’anno 2000 ai nostri giorni… (Looking Backward 2000-1887) di Edward Bellamy e libri di viaggio. Era proprietario della Libreria Internazionale, in via Luccoli “33 rosso”, dove vendeva grammatiche, dizionari, guide per i viaggiatori, classici, romanzi moderni e libri di avventura “apprezzati da ragazzi, da giovani signore e da quanti amavano le letture d’evasione” e anche di attivissima biblioteca circolante.

Nella città della Lanterna Salgari condusse una vivace vita sociale, come testimoniato dallo scrittore Sandro Cassone. Nelle passeggiate serali insieme a Pipein Gamba spesso gli si affiancavano collaboratori e amici, giovani talenti della letteratura e del teatro…

Gamba in un’intervista, raccontò che la sua amicizia con Emilio Salgari era iniziata il giorno in cui gli si presentò nel suo studio per trattare con lui “le illustrazioni per un suo nuovo lavoro, La capitana del Yucatan. E mentre il romanziere seduto al tavolino di fronte all’ospite, definiva con brevi parole il carattere e il tipo della protagonista, quest’ultimo ne abbozzava a penna la figura. Quando Salgari n’ebbe veduto lo schizzo, s’accalorò d’entusiasmo e, battendo una mano sulla spalla del pittore disse: − Bravo Gamba! Perfetto. Lei ha tradotto istantaneamente in realtà ciò che il mio pensiero e la mia fantasia si erano sforzati per mesi d’ideare”.

Fu necessario che l’editore genovese, nel contratto del 1902, precisasse perentoriamente che “Il Signor A. Donath, che ne resta proprietario, potrà, ove lo creda conveniente, pubblicarne soltanto due [romanzi] nei mesi che meglio reputi e nel formato e colle illustrazioni meglio viste da lui”.

Le grandi storie di pirati il ciclo indo-malese ebbero come referente, tra il 1895 e il 1901, proprio Pipein Gamba (I misteri della Jungla Nera, I pirati della Malesia) e Carlo Linzaghi (Le tigri di Mompracem). Pipein Gamba, eseguì le immagini del Corsaro Nero (Donath, 1898), forse il suo miglior lavoro: moderne e stilizzate, quasi anticipano la dinamicità del fumetto.

Ma la copertina de I misteri della Jungla nera è una fra le più belle dell’intera iconografia salgariana. Anche qui, sarebbe poi subentrato Della Valle che portò a termine Jolanda la figlia del Corsaro Nero, Il figlio del Corsaro Rosso e Gli ultimi filibustieri. Poco tempo dopo che lo scrittore ebbe lasciato Genova, vi approdò il napoletano Gennaro D’Amato, valente illustratore di periodici italiani ed esteri per collaborare con un periodico locale.

Nel capoluogo ligure chiamò il concittadino Alberto Della Valle, e dal 1902 divennero gli interpreti grafici dei romanzi salgariani. Secondo la nostra maggiore storica dell’Illustrazione, Paola Pallottino “[a]bbeverandosi alle medesimo fonti iconografiche ‒ i grandi repertori di costumi, viaggi ed esplorazioni del XVIII e del XIX secolo ‒, non è casuale che Salgari e Della Valle fossero destinati a saldare così felicemente i reciproci linguaggi”.

Donath aveva riunito a Genova attorno alla sua casa editrice alcuni dei più grandi illustratori del Novecento ai quali si debbono aggiungere Aurelio Craffonara, Arnaldo Tanghetti, Enrico Zanetti… A partire dal 1904, invece, il disegnatore principe della saga, ma più in generale dell’intera produzione di Salgari fino alla morte, quindi dal 1906 per l’editore Bemporad di Firenze che proseguì nella pubblicazione dei cicli più amati dai lettori, divenne Alberto Della Valle (Le due tigri, Il re del mare, Alla conquista di un impero, La riconquista di Mompracem, La rivincita di Yanez).

Della Valle è l’autore delle sole copertine quando le illustrazioni interne sono realizzate da Gennaro Amato (Sandokan alla Riscossa) che, a sua volta, porta a termine le copertine e le tavole del Bramino dell’Assam e della Caduta di un impero. Pipein Gamba esegue le tavole del Corsaro Nero (Donath, 1898): moderne e stilizzate, quasi anticipano la dinamicità del fumetto. Per La regina dei Caraibi Gamba crea quella che è certamente una fra le più belle copertine dell’iconografia salgariana: sullo sfondo di un mare finalmente placato, il Corsaro Nero stringe fra le braccia la bella Honorata.

Subentra, poi, Della Valle che porta a termine Jolanda la figlia del Corsaro Nero, Il figlio del Corsaro Rosso e Gli ultimi filibustieri. Secondo Gamba il Della Valle, tutto preso da una preoccupazione minuziosamente veristica, per ritrarre con maggior precisione movimento e plasticità di forme s’aiutava con la fotografia. Lo stile di D’Amato è facilmente riconoscibile per la naturale e spontanea esuberanza del pittore, è vigoroso, forte e sano nella composizione, ma rifugge dalla scrupolosità, forse temendo che il soffermarsi nei piccoli dettagli nuoccia all’effetto dell’insieme.

Come è noto metteva in posa i famigliari fotografava e sviluppava le immagini: ‘Vestiti’ da Clelia, la costumista della compagnia, comparse e protagonisti verranno ‘armati’ con i pezzi della sterminata collezione di armi che Alberto era andato raccogliendo nel tempo: spade, fioretti, ‘misericordie’, kriss indiani e malesi, scimitarre cinesi, fucili per la caccia grossa, pistole e pistoloni di ogni calibro, fra le quali gli era soprattutto cara ‘una rivoltella dall’impugnatura di madreperla, quella stessa che raffigurava nel pugno di Sandokan, la tigre della Malesia’ (Pallottino).

Ma egli, influenzato dal liberty, dal fascino del misterioso e lussureggiante Oriente, produsse delle immagini bellissime ma statiche quali “efficace ausilio alla più puntuale indagine dal ‘vero’, di utile appunto compositivo in vista dell’immagine finale” non comprendendo ancora l’autonomia dei linguaggi e la loro capacità interpretativa.

Salgari e Pipein Gamba: Il Corsaro Nero

Nei due anni vissuti a Genova, Emilio Salgari scrisse il Corsaro Nero, la sua opera letterariamente più matura e profondamente legata alla terra di Liguria. Il Corsaro Nero comparve nell’ottobre del 1898, per i caratteri delle edizioni di Donath, prima in fascicoli e poi in volume. Le immagini erano di Gamba che diede “una raffigurazione intensa” del tormentato protagonista, con un segno grafico essenziale e molto dinamico.

Il Corsaro, primo di una serie di cinque romanzi, narra di Emilio di Roccanera, signore di Ventimiglia e di Valpenta, che abbandona la contea ligure per vendicare il fratello ucciso da Wan Guld. Innamoratosi perdutamente della bellissima Honorata, sua prigioniera dopo la cattura di un vascello spagnolo, l’abbandonerà alle acque dell’oceano scoprendola figlia di Wan Guld.

Il Corsaro Nero è un modello insuperato nella scrittura salgariana. Salgari fece propria l’impostazione di Robert Louis Stevenson, conosciuto e ammirato, che per il romance suggeriva di non scavare troppo in profondità e di procedere linearmente verso l’esito ultimo della trama.

“A Salgari non interessa il punto di arrivo: per lui conta il percorso”. Antonio Donath comprese le potenzialità di Emilio Salgari e diede una forma nobile al libro salgariano con sgargianti copertine a colori e arricchendolo di una ventina di illustrazioni, archetipo che con qualche lieve modifica avrebbe caratterizzato il libro d’avventura italiano fino a toccare gli anni Settanta del Novecento.

“Molte delle prime ‘vere’ edizioni Donath, anche se non tutte, avevano illustrazioni interne virate a un colore (monocrome) o talvolta a due colori mentre invece nelle ristampe le illustrazioni erano sempre in bianco e nero e talvolta anche più piccole di formato […]”. Insieme a un modello di libro nacque un complesso meccanismo editoriale: i romanzi venivano pubblicati a puntate su “Per Terra e per Mare”; in fascicoli di sedici pagine con un’illustrazione in apertura, con veste editoriale elegante, e in occasione delle festività natalizie e di fine anno con copertina in tela colorata.

Salgari: Da Donath a Bemporad

Donath pretese troppo da Salgari inducendolo a una frenetica attività: trentasei i romanzi pubblicati tra il 1895 e il 1906, ma non era in grado di soddisfarne le ambizioni letterarie ed economiche; lo aveva pagato più di altri editori (oltre le 400 lire massime da lui percepite), ma non poteva fare di più. Il rapporto si incrinò nei primi mesi del 1906. Salgari, per l’intermediazione del suo agente Edoardo Spiotti e di Adolfo Armanino (proprietario di uno stabilimento tipografico), passò a Bemporad che gli offriva diecimila lire annue: due volte e più il compenso ricevuto fino allora per quattro romanzi!

Enrico Bemporad pagò di tasca propria la penale a Donath che liberò Salgari “da tutti gli obblighi assunti”. Bemporad adottò il modello di Donath. I libri avevano la stessa consistenza, lo stesso formato, gli stessi personaggi, in particolare gli amatissimi eroi della saga indo-malese. Il tutto reso esplicito nel primo capoverso del contratto sottoscritto il 7 giugno 1906:

“Il signor Emilio Salgari si obbliga di comporre e scrivere, per conto della Società Anonima Bemporad durante gli anni 1908-1909-1910-1911- 1912-1913-1914-1915, numero trentadue libri originali, e non ancora pubblicati, cioè inediti, del genere di Romanzi di avventure di terra e di mare e della mole media di quelli ultimamente provvisti alla Casa A. Donath di Genova”.

Per assicurarsi la perfetta corrispondenza tra il libro di Donath e quello della casa fiorentina, Bemporad acquisì anche la collaborazione degli illustratori salgariani, a cominciare dai due più noti e affermati: Alberto Della Valle e Gennaro Amato. E per evitare intrusioni dello scrittore nello stesso contratto precisò che “La Società Bemporad, che ne resta esclusiva proprietaria, potrà ove lo creda conveniente, pubblicarne soltanto una parte, quando e nel modo e colle illustrazioni che meglio le parrà”.

L’editore genovese continuò a pubblicare libri di avventure, ma senza più il successo di un tempo: la vicenda della casa editrice si chiuse durante la Prima Guerra Mondiale e con la cessione a Vallardi dei diritti sull’opera salgariana. Gli scritti di Emilio Salgari testimoniano pulsioni, interessi e mode del suo tempo. Fu scapigliato, positivista, firma più nota della letteratura avventurosa, espressione di un movimento culturale che guardava l’Oriente assieme a Paolo Mantegazza, Angelo De Gubernatis, Gabriele D’Annunzio, e che esprimeva le ambizioni di una giovane nazione decisa a “ritagliarsi un posto al sole”.

Salgari, Pipein Gamba e gli Altri: una Bibliografia

D. Martini, Il re dell’avventura e i suoi illustratori, “Corriere del Libro”, 15 maggio 1947-15 giugno 1947.

Sandro Cassone a Giuseppe Turcato, lettera dattiloscritta, Roma, 10 dicembre 1964 (Biblioteca Civica di Verona, Fondo Giuseppe Turcato, cartella Cassone, Sandro).

P. Pallottino, L’occhio della tigre. Alberto Della Valle fotografo e illustratore salgariano, Paleromo, Sellerio, 1994.

W. Fochesato, A. Donath, libraio ed editore in Genova, “Quaderni Salgariani”, n. 1, 1998, pp. 101-110.

P. Boero, Antonio Donath; Boero e W. Fochesato, Catalogo provvisorio delle edizioni Donath 1887-1914, in Boero, Scuola educazione immaginario, Genova, Brigati, 1999, rispettivamente pp. 47-58 e pp. 59-68.

C. Gallo, C. Lombardo, Emilio Salgari ed Enrico Bemporad. Appunti e documenti riguardanti il carteggio storico ella casa editrice fiorentina, “Bollettino della Biblioteca Civica”, 2000-2001, pp. 203-291;

C. Bazan, Illustrazioni salgariane, Roma, S.C.M. Edizioni, 2008.

F. Servettaz, Salgari per terre e per mari genovesi, “Ilcorsaronero”, settembre 2008, 8, pp. 16-18.

C. Gallo, G. Bonomi, La macchina dei sogni, Milano, BUR Rizzoli, 2011

A. Lawson Lucas, Emilio Salgari. Una mitologia moderna tra letteratura, politica, società. Fine secolo 1883-1915. Le verità di una vita letteraria, Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2017.

F. Pozzo, Il capitano della fantasia. Genova e i genovesi (e non solo) nella vita e nell’opera di Emilio Salgari, Genova, De Ferrari, 2018.

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