Biagio Gamba, originariamente edito in Charta, 148, pp. 30-33.
Rebusbild è un termine di origine tedesca composto, a sua volta, dal latino rebus (ablativo di res) e dal tedesco bild (immagine, figura). Rebus è anche un gioco di enigmistica di origini molto antiche che consiste – com’è noto – nel riuscire a indovinare il significato di una frase, espressa mediante la combinazione di oggetti illustrati (da cui l’origine latina di res=cosa) all’interno di una vignetta, affiancati da lettere e/o parole o parti di esse.
La rebusbild è dunque un’immagine, generalmente di piccole dimensioni, nella quale si alternano figure e parole, entrambe finalizzate a comporre un testo. Un esempio di questa tecnica di scrittura è riscontrabile in un testo in lingua tedesca, stampato in un antico foglio di dimensioni piuttosto generose (forse una pagina di un libro di formato in-folio, di 43×33 cm circa), probabilmente intorno alla fine del Seicento, forse inizi del Settecento.
Si tratta di una pagina di Bilder-Bibel, in tedesco “Bibbia per immagini”, il cui testo è riferito al Nuovo Testamento: in esso sono narrati gli episodi evangelici della Passione, dal momento in cui Gesù si reca con i discepoli nel Getsemani alla crocifissione, fino alla sua morte e resurrezione.
È importante osservare che il “testo” in questione non è tratto da nessuno dei quattro Vangeli canonici, né da testi apocrifi, ma si tratta di un libero adattamento dei fatti della Passione, presi da varie Scritture ed esposti attraverso la tecnica del rebusbild. Chi fu l’ideatore di siffatto sistema di narrazione della Bibbia e a quale tipologia di lettore era destinato?
Rebus: l’origine della Bilder-Bibel
La prima Bibbia a composizione mista di piccole figure (bildchen) e testo redatta in forma di Rebus si deve a un commerciante protestante, nonché sindaco per un determinato periodo della città di Augsburg (l’antica Augusta Vindelicorum), in Germania. Melchior Mattsperger (Augsburg, 1627-1698) pubblicò l’opera, a spese di Johann Christian Leopold (+1730 ca), in due volumi, rispettivamente in data 1684 e 1692.
Il lunghissimo titolo, Geistliche Herzens-Einbildungen in zweihundert und fünffzig biblischen Figur-Sprüchen angedeutet…– che potremmo tradurre, più o meno, come “Il Sacro Cuore – presentato in 250 motti/figure bibliche” – al centro di un gigantesco cuore, composto da figure allegoriche, nell’antiporta, ne suggerisce i contenuti.
I due volumi contengono, dunque, ognuno 250 rebusbildchen, per un totale di 500 immaginette, distribuite in numero di tre per ogni foglio (una sola pagina ne contiene quattro). Il verso è bianco. L’ordine delle immagini procede dalla rebusbildchen centrale, seguita da quelle stampate rispettivamente a sinistra e a destra. A questo punto, occorre fare una digressione.
Chi scrive il presente articolo non è propriamente un bibliofilo – se con questo termine vuole intendersi non semplicemente chi ama leggere i libri, ma anche colui che li colleziona – ma un filiconico, ovvero un collezionista e studioso di immaginette religiose. Le rebusbildchen (letteralmente: piccole immagini in forma di rebus) sono senz’altro una rara tipologia, tuttora poco conosciuta alla filiconia.
Tale convinzione sembra trovare conferma non solo nel fatto che i pochissimi esemplari presenti sul mercato appaiono rifilati singolarmente, ma anche perché alcuni di essi portano la firma di incisori/editori di Augsburg, come Busch, Remmele e Will, ben noti al sottoscritto e ad altri, per le loro apprezzabili produzioni di immaginette devozionali.
Non solo. Adolf Spamer, nella sua monumentale Das Kleine Andachtsbild Vom XIV zum XX. Jh. (1930) dedicata proprio alla produzione delle immaginette devozionali, dal XIV agli inizi del XX secolo, fa esplicito riferimento alle religiöse Rebusbild, seppure attribuendone l’originaria paternità a tale Marx Mattsperger, commettendo un evidente errore nell’indicazione del nome, ma confermando l’esatto cognome e il titolo dell’opera (A. Spamer, Das Kleine…, Bruckmann, 1930, p. 168).
Rebus: La Fortuna della Bilder-Bibel
Che queste immaginette vengano, anche oggi, vendute singolarmente, non deve apparire cosa strana. In proposito si potrebbero fare tanti altri esempi analoghi, a cominciare dalle incisioni del celebre Martirologio del Callot (titolo originale: Immagini di tutti i Santi e di tutte le Sante dell’anno, secondo l’ordine del martirologio romano) del 1636, oggi difficilmente reperibile nella legatura originale (493 incisioni distribuite, 4 per pagina, in oltre 120 tavole).
Oppure i 57 bulini delle Litaniae Lauretanae dei Fratelli Klauber, anch’essi di Augsburg (editio princeps, 1749) smembrate e vendute singolarmente, oltreché oggetto di plagio già presso i contemporanei. Quanto ai menzionati editori di Augusta, come si dirà, furono tra i non pochissimi che riproposero – in tempi successivi e non senza apportare personali modifiche rispetto alle incisioni (realizzate da Hans Georg Bodenehr) dell’opera originale di Mattsperger – le immaginette della Geistliche Herzens-Einbildungen.
Solo in Germania, nel XVIII secolo, furono pubblicate oltre quattro edizioni dei due volumi. Opere analoghe furono inoltre stampate, fra il XVIII e il XIX secolo, anche in Olanda, Francia e Inghilterra. Nel 1756 fu pubblicata un’opera molto simile, dal titolo Curieuse Bilder-Bibel oder vornehmsten sprüche heiliger schrift in figuren vorgestellt, seguita da una seconda edizione nel 1760, fino al 1806, edite dalla casa editrice Raspe di Norimberga.
Sempre la Raspe pubblicò, nel 1792, un Curieuser Bilder Catechismus zur erkenntnis der Evangelischen wahrheit, strutturato in maniera del tutto analoga alla Bilder-Bibel, ma in cui, a differenza di quella, le immaginette non presentavano la soluzione ai rebus. Questo genere letterario aveva una funzione ben precisa: insegnare la Bibbia in modo più semplice e divertente. Per questa ragione, i lettori naturali cui era indirizzato erano principalmente i bambini, che potevano apprendere le Sacre Scritture in forma di gioco: un rebus appunto.
Mattsperger, come accennato, era di fede protestante. Circostanza non straordinaria, considerato il periodo e l’area geografica. Ma proprio l’appartenenza al movimento riformista spiega l’idea di fondo dell’opera: realizzare uno scritto di carattere religioso che tutti, bambini e adulti – anche quelli non in possesso di un grado elevato di cultura – potessero essere in grado di leggere e di comprendere, per di più in maniera piacevole.
C’è un’ulteriore funzione che quel tipo di scrittura/lettura doveva esercitare: quella di aiutare a ricordare quanto appreso. Il rebus dunque non aveva – come potrebbe sembrare – lo scopo di criptare un testo, cioè di renderlo misterioso a quanti non ne conoscessero il sistema di lettura. Al contrario, le figure accompagnate al testo servivano a rivelare più chiaramente il contenuto biblico, aiutando il lettore a ricordare meglio.
Rebusbildchen
Ma se la Geistliche…di Mattsperger può essere considerata, a ragione, come la prima “hieroglyphic bible”, non è invece il primo testo in cui fu utilizzata la tecnica delle rebusbildchen. Tale genere narrativo fu impiegato per la prima volta in un’opera del filosofo, teologo e pedagogista ceco Jan Amos Komenský, meglio noto come Comenio, dal suo nome latino Johannes Amos Comenius.
Il volume, dal titolo Orbis sensualium pictus (“Il mondo dei sensi illustrato”) – pubblicato la prima volta nel 1658 – rappresenta in assoluto il primo libro illustrato per bambini con l’utilizzo di figure all’interno del testo. La fortuna che ebbe la Geistliche, dimostrata dalle diverse e successive edizioni, fu favorita anche dalla peculiarità della struttura del volume. Sulle pagine del formato oblungo (28,5 × 18,5 cm ca) il testo non appare stampato nella maniera solita, ma in ognuna di esse sono distribuite tre differenti rebusbildchen, ciascuna distinta dall’altra e numerata. Le “vignette” si prestavano così a essere ritagliate e distribuite, come se fossero delle carte da gioco.
Ogni immaginetta era così strutturata: sul margine superiore era indicato il riferimento al libro, al capitolo e al versetto della Sacra Scrittura. Seguiva il testo, intervallato dalle figure, in forma di rebus. L’immaginetta era racchiusa da una cornice, sotto il cui margine inferiore era riportata la soluzione del rebus, ovvero il testo completo.
E non può essere considerato un caso se le illustrazioni furono riprese anche da altri editori/incisori, attivi ad Augsburg fra il XVIII e gli inizi del XIX secolo. Alcuni di questi le produssero come singole immaginette. Pensiamo agli editori sopra menzionati, peraltro dichiaratamente cattolici, come Johann Georg Remmele, Joseph Busch, Johann Martin Will. È grazie alle loro incisioni (e in parte a quelle di altri, come Freheling e Welch) se oggi è ancora possibile osservare e studiare queste piccole opere dell’arte della stampa.
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