Angelo Luerti, originariamente edito in Cucina di Charta, 4, pp. 20-25.
Una vita piena di soddisfazioni ma dagli inizi davvero difficili quella di Mario Laboccetta, un grande artista napoletano oggi poco conosciuto che segna con la sua opera tutto il Novecento. Mario Laboccetta è “un ragazzo del ’99”, uno di quei giovanissimi che per classe di leva furono inviati al fronte nel novembre 1917 subito dopo la disfatta di Caporetto. Avevano solo diciotto anni; Mario li aveva compiuti il 16 giugno.
A questa prima difficile esperienza seguono le incertezze degli anni del dopoguerra in cui Laboccetta alterna lavori di breve durata sempre con la speranza di riuscire un giorno a trovare un’attività compatibile con la sua grande passione. Rivelatisi vani i tentativi di realizzare il suo sogno nella città natale, il giovane decide di tentare la fortuna a Parigi, città che in quegli anni esercitava un irresistibile fascino su molti giovani e brillanti artisti di tutta Europa. Qui, dopo alcuni tentativi, finalmente, sul finire del 1923, ottiene un primo contratto di collaborazione.
MARIO LABOCCETTA: ESORDI PARIGINI
Sarà “Paris Plaisirs”, un mensile galante d’intrattenimento, ricco di foto di attrici del cabaret, a pubblicare i suoi primi disegni (febbraio 1924) a corredo di novelle di sapore bonariamente erotico. È l’inizio di una lunga collaborazione che continuerà fino al 1930 per poi proseguire fino al 1934 a firma Marilac, pseudonimo cui l’artista ricorre dal 1930 per illustrare libri e periodici destinati a un target di adulti.
Da allora la firma Laboccetta sarà spesa solo per illustrare i libri per ragazzi e di pregio. I disegni di Laboccetta per “Paris Plaisirs” sono di ottima qualità, molto originali e velati di un raffinato umorismo. Con lui illustrano il mensile vari artisti di matrice déco, René Ranson, Georges Pavis e ancor più Léon Bonnotte e l’onnipresente Alberto Fabio Lorenzi, uno dei più attivi disegnatori italiani a Parigi.
Fattosi conoscere, a questa prima collaborazione seguono in breve quelle con “L’officiel de la couture et de la mode” (settembre 1924-27), “Le Journal Amusant” (febbraio 1925-26) e, in Italia, “La Donna” (1925-28) della Mondadori rivolto a un pubblico femminile borghese, per cui realizza molte raffinate illustrazioni di moda condividendo gli spazi con i grandi illustratori dell’epoca, Bianchi, Sto, Brunelleschi, Angoletta, Carbone, Dudovich ecc.
In questi stessi anni Laboccetta realizza un insieme di opere, ora parte di una collezione privata, che per originalità e raffinatezza formale possono competere con quelle dei grandi maestri del déco: si tratta di un pochoir edito da Cassegrain e di una decina di magnifiche gouache di grande formato destinate probabilmente ad essere tradotte in altrettanti pochoir.
Occasionalmente l’artista lavora anche per “Le Sourire” (10/1925), “Fantasio”, “Comoedia” (1926) e l’“Agenda des Grands Magasins du Louvre” (1929) e disegna il menu del 12 ottobre 1929 del transatlantico SS Paris con in copertina una ragazza in drappo di chiffon e stola di volpe, il menu di un pranzo che a molti, solo diciassette giorni più tardi, sarebbe risultato del tutto indigesto a causa del crollo di Wall Street.
MARIO LABOCCETTA: UNA NUOVA STAGIONE
Nonostante la drammaticità del momento, per Laboccetta il nuovo anno non poteva iniziare nel modo migliore. È nel 1930 infatti che all’artista viene offerto di ampliare la sua esperienza artistica. Sarà l’Éditions d’Art Henri Piazza a offrirgliene l’opportunità chiedendogli di illustrare tre volumi di pregio a tiratura limitata, Scènes de courtisanes di L. Samosate (1930), Contes tunisiens di J. Raunay (1931) e Contes d’Hoffmann di Theodor Amadeus Hoffmann (1932).
Per questo volume, Mario Laboccetta illustrerà, con una sfrenata fantasia e un sapiente e minuzioso uso dei chiaroscuri, l’atmosfera surreale dei racconti. Questi disegni (quarantuno in tutto, tra cui dieci tavole fuori testo) costituiscono le sue opere migliori.
Parallelamente Mario Laboccetta inizia un’intensa collaborazione con Éditions Nilsson, per il quale illustrerà Contes fantastiques di T.A. Hoffmann (1930), La vénus d’Ille – La double méprise di P. Mérimée (1930), Candide di Voltaire (1931), Oeuvres choisies di G. de Nerval (1932), Les Paradis artificiels (1932) e Les fleurs du mal (1933) di Baudelaire, Aventures d’Arthur Gordon Pym di E. Allan Poe (1932), e Contes di A. De Musset (1935).
Giuseppe Marotta, grande scrittore e sceneggiatore conterraneo di Mario Laboccetta, negli anni Sessanta scriverà “Tutte superbe edizioni, tutto un mondo colorato di non minore fantasia di quello di Salvator Dalì… ”. Sempre per l’Éditions Nilsson, ma a firma Marilac, l’artista illustrerà Voyage autour de ma chambre di X. de Maistre (1930), Mon oncle Benjamin di C. Tillier (1932), La lyre voluptueuse e Les secret du Coeur entrambe di autore anonimo (1932), Le diable amoureux di J. Cazotte (1932), Oeuvres di Tabarin (1933), Histoire du chevalier des Grieux et de Manon Lescaut di A. Prévost (1933);
più altri tre libri con lo pseudonimo Ainex, Le Roman Comique di P. Scarron (1932), Atala René di F. René de Chateaubriand (1934) e Contes di Boccace (1935). Per le Editions Fernand Nathan, negli stessi anni, Marilac illustrerà quattro volumi su temi storici, Jules César e L’Egypte di A. Count de Montgon (1933-1935) e Rome e Athènes di Noel Guy (1934). A metà degli anni Trenta l’epoca d’oro dell’illustrazione è ormai al tramonto, anche per Mario Laboccetta.
Dopo il massimo splendore raggiunto negli anni Venti, per l’illustrazione è iniziata la parabola discendente parallelamente al diffondersi della fotografia alimentata da una continua evoluzione tecnica. Una svolta epocale che lascerà, in breve, senza lavoro un gran numero di straordinari artisti che con la loro fantasia hanno arricchito per decenni i testi di tanti autori e regalato colore e calore a una moltitudine di lettori.
MARIO LABOCCETTA: IL LICENZIOSO MARILAC
Con l’incalzare della crisi, Mario ritorna più spesso nella terra delle sue origini, Napoli. È durante uno di questi viaggi che, a Capri, creerà l’insegna futurista per il Ristorante Pizzeria da Gemma (1934) poi divenuta famosa perché, rimossa dall’amministrazione dell’isola nel 1988, è stata ricollocata, con le scuse del sindaco, sulla facciata di Palazzo Cerio nel 2008.
Intanto, mentre le opportunità di lavoro si riducono e molti illustratori si rifugiano nella pubblicità, Mario Laboccetta, o meglio Marilac, riesce a ritagliarsi uno spazio in un’area che ancora non risente della crisi, quella dei periodici erotici: “Ici Paris” (1934), “Paris Sex Appeal” (1933-35), “Beauté Volupte” (02/1938), “Le Journal Secret” (05/1938), “Seduction” (1935-03/1940) e, su disegni di tempo prima, Quatre femmes pour un crime (1941).
Sempre più rari sono invece i periodici con disegni a firma Laboccetta, “Vita Femminile” (1931) e “ABC” mensile per il quale Mario scrive articoli sull’arte (1933) e sul circo (1934) con illustrazioni in bianco e nero di rara bellezza. Occasionalmente e in tutt’altro campo firma anche un poster per En flicka pa va till Paris, versione svedese del film di Alexander Hall Good girls go to Paris, (USA, Columbia Film, 1939).
Mentre ancora a firma Marilac sono le illustrazioni di tre libri a contenuto feticista delle Editions Prima per le quali realizzerà la copertina de L’amour fouette di G. Vincennes, la copertina e dodici tavole di Mademoiselle cinglade di A. Vergereau (1936), un eroina tanto abile con la frusta da far ardere di passione chi si metteva sulla sua strada, e Venez ici qu’on vous fouette di J. Martinet (1938). Sul finire del trentennio gravi avvenimenti politici e militari si susseguono in un crescendo fino a innescare la deflagrazione che infiammerà l’Europa e il mondo intero.
Mario aveva già lasciato Parigi alla volta di Napoli da un anno quando anche l’Italia, dopo otto mesi di non belligeranza, il 10 giugno 1940 entra in guerra. Pochi giorni dopo, il 23 giugno, il “ragazzo del ’99” è di nuovo arruolato.
MARIO LABOCCETTA: GUERRA & DOPOGUERRA
Per fortuna Laboccetta non andrà al fronte e verrà trasferito al Distretto Militare di Milano, città dove il 28 novembre 1941 prenderà la residenza. Prima di partire per il nord, Mario avrà occasione di illustrare due copertine de “Il mattino illustrato” (01/1940 e 06/1941) dopo di che dovremo attendere ben oltre la fine della guerra perché le sue opere si materializzino di nuovo su libri e periodici.
Sarà il settimanale “Confidenze di Liala” (1947) della Mondadori a pubblicare i suoi primi disegni del dopoguerra. L’anno seguente sarà ancora lo stesso editore a offrirgli di illustrare un libro per ragazzi, Il castello di Kafkfa, cui seguiranno I tre talismani di Gozzano (1951), Viaggi straordinari di Saturnino Farandola in Oceania di A. Rorida (1952) e Canzoncine di Teresah (1953).
È dello stesso periodo una sua nuova incursione nel campo pubblicitario: l’artista crea un poster per la profumeria Carthusia di Capri, rappresentando una sirena fascinosa e incantatrice. Nel 1948 l’editore Longanesi presenta a Mario Laboccetta Giuseppe Marotta, un napoletano che, come il Nostro, ha vissuto un’infanzia in condizioni precarie. Sara l’inizio di una grande e lunga amicizia.
L’occasione è l’incarico di illustrare San Gennaro non dice mai no (1948) in cui Marotta scrive della sua amata città basandosi sui ricordi. Ritornato a Napoli dopo vent’anni di assenza, Marotta riprende il tema con Return to Naples (1951) in cui cerca di ricatturare lo spirito di ciò che rappresenta ancora per lui questa “matta e mitica e adorabile città”. A illustrare il volume edito dalla Dennis Dobson di Londra, sarà di nuovo Mario Laboccetta.
Intanto anche l’editore Aldo Martello lo incarica di illustrare alcuni libri per ragazzi: La piccola Dorrit di Dickens (1950), Amici, si balla! di B. Max (1952) e Flicka, la cavallina di Ken di M. O’Hara (1953). Nell’intento di stabilire un rapporto diretto con il pubblico dei collezionisti, nel gennaio 1950, Laboccetta espone alla galleria Carosello di Milano, una collana di disegni che illustrano le fiabe Alice nel paese delle meraviglie e Pinocchio. Leonardo Borghese, critico d’arte del “Corriere della Sera”, scriverà “Laboccetta è un generoso, uno che si prodiga, è uno che dà molto nel disegno, che rifinisce, che moltiplica le fantasie e le decorazioni”.
MARIO LABOCCETTA: PITTORE A CAPRI
Dopo aver riflettuto a lungo, Mario, conscio della crisi irreversibile dell’illustrazione, nel luglio del 1952 si trasferisce a Capri, dove vivrà, secondo il gallerista Alfredo Schettini “in una bicocca costruita nello speco di una roccia” volendo trascorrere il suo tempo “in una specie d’imboscamento dalla civiltà meccanica dove lavoro tranquillo e in sordina non desiderando altro”.
Così Laboccetta scriveva nel gennaio 1953 a Borghese: l’occasione è l’uscita di Saturnino Farandola (dicembre 1952) della cui produzione “scura e buia” Mario si dichiara molto deluso. È qui, a Capri, che l’arte di Laboccetta trova una nuova espressione nella pittura. I suoi primi quadri, Nascita di Pulcinella, Divertissement (1955), Maison Tellier (1957), Il cantore di San Gennaro (1958), ecc. saranno esposti alla Schettini di Milano nel maggio 1961.
A presentare l’artista sono l’amico Marotta e Schettini “I suoi quadri sono evocazione di sogni, immagini armoniose di una fantasia leggiadra, d’un grottesco per lo più gaio ed espressivo […] una sorta di surrealismo partenopeo”. Per il critico d’arte Marco Valsecchi de “Il Giorno” le sue opere “potrebbero illustrare una storia fantastica e modernizzata di Pulcinella, con ossessioni, metamorfosi e ambiguità da maschera napoletana sperduta nei meandri del surrealismo freudiano”.
Nel segnalare la mostra a Borgese, napoletano come lui, Laboccetta auspica “una sua parola circa la giustezza o meno dell’orientamento che ho dato al mio lavoro da che ho abbandonato l’illustrazione”. Seguono nel biennio 1962-63 altre importanti mostre nelle principali città italiane. I testi del catalogo sono di Marotta: “Nei quadri di Laboccetta, notate il motivo ricorrente dei tre bastoni: è il simbolo per l’infima gente dei vicoli, riassunta dalle iperboliche azioni di Pulcinella… Quello di Laboccetta, se di surrealismo si tratta, è un surrealismo pulito e sognante, poetico e fantasioso, più che fantastico…”.
Mario Laboccetta a Capri trascorre serenamente il suo tempo dipingendo l’eterna favola dell’arte e animando con residenti e artisti anche solo di passaggio il salotto dell’isola, quali Graham Greene, Ezelino Briante, Titina Rota, Edwin Cerio, Savinio Labò, Paolo Lecaldano, Rico Lebrun, Pablo Neruda e altri. Nel maggio 1964, un quadro di Laboccetta (Omaggio a Salvatore De Muto, ultimo Pulcinella, dedicato all’attore napoletano che interpretò questo ruolo per ben 46 anni) fa bella mostra di sé sulla copertina del mensile “Il Dramma”, cosa non da poco se si considera che precedenti copertine ospitarono opere di De Chirico, Severini, Usellini, Sciltian, Emilio Vedova.
Nel marzo 1972 i quadri di Mario sono di nuovo alla Schettini per una collettiva di Pittori Naïfs del Golfo di Napoli organizzata dal critico d’arte Paolo Perrone. Segue nel 1975, una personale alla Galleria Portici di Bologna che Emilio Contini così presenta: “I quadri di Laboccetta […] non hanno riscontro in altre espressioni pittoriche: non si può parlare né di epigonismo né d’imitazione di altri autori, semmai si possono trovare agganci con illustratori di classe come il russo Vselovod Nicouline o con Antonio Rubino, ma sempre risolti su un piano dell‘arte”. Mario Laboccetta muore a Capri il 30 marzo 1988.
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