La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Lo Zar Nicola II a Parigi, 1896

Elisabetta Gulli Grigioni, originariamente edito in Charta, 119, pp. 36-41.

Il quotidiano “La Repubblica” del 26 ottobre 2011 presentava un articolo dal titolo Sono i Romanov. Cade il mistero sugli ultimi zar, il cui argomento era il verdetto di autenticità, da parte di una commissione speciale di Mosca, circa i resti di Nicola II e della sua famiglia.

Attirava immediatamente l’attenzione sulla pagina del giornale, riprodotto a colori, un doppio francobollo commemorativo russo, emesso nel 1998, recante l’immagine dello Zar: da solo e al centro della famiglia ritratta in posa come per foto di gruppo. Il francobollo fa parte di quei materiali cartacei collezionabili che vanno sotto il nome generico di ephemera per la loro deperibilità (settore documentale che in Italia si è ancora lontani dal considerare in un valore culturale disciplinabile per poter essere fruito metodologicamente) al quale attinge John Grand-Carteret per visualizzare l’odeporico racconto della visita che lo zar Nicola II, accompagnato dalla zarina Alessandra Feodorovna, fece nel 1896 a Parigi.

Nel libro, intitolato Le Musée pittoresque du Voyage du Tsar, pubblicato a Parigi dall’Editore Eugène Fasquelle in prima edizione nel 1897, una sintesi di tali materiali distribuiti in 218 vignette definite nell’indice incisioni, è anticipata nel frontespizio: Caricatures Chansons Images Bibelots Jouets Prospectus Affiches Enseignes.

Tutti materiali la cui dignità di documento storico l’autore ha ben chiara, ritenendoli destinati a divenire fonti imprescindibili quando “tra cento anni” gli storici vorranno conoscere le impressioni esatte dell’Europa sull’avvenimento che costituiva la prima visita imperiale alla Terza Repubblica.

LO ZAR NICOLA II, IL MUSEO STAMPATO

La dedica a M. Gaston Calmette, giornalista e direttore di “Le Figaro”, motivata dal fatto che il giornale era stato il primo a far conoscere caricature e oggetti prodotti nel periodo del viaggio imperiale, dimostra anche come l’autore ritenesse che la raccolta di documenti grafici un giorno sarebbe stata un libro di storia. Il lavoro di raccolta delle immagini, come per altre sue opere, fu da lui portato a un livello di straordinaria completezza, considerabile notevolissimo ancor oggi nonostante i preziosi sussidi tecnologici di cui disponiamo.

John Grand-Carteret, nato a Parigi nel 1850 e ivi morto nel 1927, fu interessante e versatile personaggio: scrittore, giornalista, critico d’arte, conferenziere, organizzatore di mostre, collezionista, esercitò le sue virtù culturali su un immenso materiale iconografico (raro o rarissimo perché fragile e quindi effimero, di sua collezionistica proprietà o da altri segnalatogli) catalogandolo, individuando temi di ricerca, stilando bibliografie e pubblicando numerosissime opere, tutte introdotte con soddisfacente contesto di valutazioni critiche e storiche, specialmente legate all’evoluzione del costume, scritte con chiarezza e vivacità.

Su di lui, consultando Internet, si può rintracciare un saggio dello storico francese Bertrand Tillier che, pur dando una valutazione positiva circa l’erudizione e il lavoro del nostro autore, gli rimprovera una certa mancanza di rigore nei confronti di alcuni documenti che, secondo lui, impedisce di considerarlo uno storico nel senso moderno del termine.

Al libro dal quale sono tratte le immagini qui riprodotte, rilegato con misure 13 × 18,4 cm, sono state conservate internamente la copertina, illustrata a colori con l’immagine dello stemma della Russia e di un treno in corsa, e la quarta di copertina, occupata dal proseguimento del treno e da una figura di strillone-colporteur che, circondato da scatole e libri, mostra con il braccio teso alcuni ritratti dello Zar Nicola II.

Il contenuto figurativo, che per la varietà esemplificatrice offerta e per la scansione tematica dei documenti corrisponde pienamente al concetto di Museo e al clima del “pittoresco” dichiarati nel titolo, conferma anche la grande attenzione che l’autore riservò sempre alla caricatura, fornendo diversi spunti tematici di natura sia iconografica, per l’uso di simboli appartenenti a un repertorio fondamentalmente europeo, sia storico-politica e letteraria per frequenti riferimenti che l’Autore spiega con brevi note collocate sotto le vignette, delle quali sono indicati i giornali di pubblicazione con relativa data e, talvolta, i nomi degli ideatori/disegnatori delle vignette.

ZAR NICOLA II, ALLEGORIE & CARICATURE

Protagonisti della vicenda sono lo zar Nicola II, brillante e autorevole nella decorata divisa cerimoniale completata da elegantissimi stivali neri, accanto al quale fa timide apparizioni la Zarina, e Felix Faure, l’ospite presidente della Repubblica Francese. Dietro a quest’ultimo, caratterizzato da ragguardevole aspetto e da sussiegoso monocolo, si intuiscono l’ombra di Napoleone Bonaparte e le incertezze di un fasto cerimoniale repubblicano non ancora completamente messo a punto né del tutto libero dal ricordo dell’abbattuta monarchia.

Ne conseguono esilaranti sincretismi monarchicorepubblicani: in una vignetta di Le Sapajou di Ginevra dedicata al progetto di abbigliamento del presidente per il ricevimento dello Zar, Faure appare vestito con il mantello imperiale di porpora e di ermellino, le culotte da “biciclettista” e il berretto frigio ben calzato dentro la corona di alloro. I temi politici si intrecciano continuamente alle preoccupazioni per i preparativi che offrono preziose occasioni per tirare in ballo la storia di un ancora recente passato: l’aspirazione a una revanche serpeggia in più di una vignetta.

Vivacissime sono le antropomorfizzazioni della Repubblica Francese affettuosamente chiamata Marianna, vera e propria galleria di tipi femminili e di situazioni, talvolta debordanti nel grossolano grottesco ma che spesso attingono alla tradizione dell’iconografia sentimentale ottocentesca. Alla Francia raffigurata come grassa e mascolina megera, quasi portinaia sulla soglia dell’Hotel de France a respingere non graditi visitatori (Bebel, fondatore nel 1869 del partito socialdemocratico tedesco, e Bueb), si oppongono personificazioni in giovani donne fornite di quella piccante bellezza femminile che nell’immaginario italiano è sempre apparsa come tipicamente francese.

Marianna è riconoscibile per il berretto frigio con coccarda tricolore collocato sul capo in maniera più o meno impertinente, talvolta pleonasticamente sormontato da una voluminosa cresta di gallo, oppure, in mancanza, per il nome ricamato su qualche elemento di abbigliamento: ballerina classica o di can-can, accattivante cameriera, giovane dama in atto di brindare, di prendere il bagno o di ingelosire la Germania in veste di suocera, contadinella con zoccoletti ai piedi che cosparge di rose il percorso dello Zar, Marianna appare in molti altri travestimenti.

Il bestiario caricaturale è incentrato principalmente sui simboli nazionali franco-russi del gallo e dell’orso, ma nel duetto il secondo prevale nettamente, non solo per dimensioni ma in quanto a possibilità istrioniche traducibili graficamente, sul volatile le cui possibilità simboliche, pur notevoli nella tradizione figurativa, appaiono meno facilmente sfruttabili. I due animali che spesso compaiono singolarmente, figurano anche insieme, per esempio abbracciati in uno sproporzionato balletto, ma è possibile anche trovare l’orso sostituito dall’aquila imperiale.

Non manca la ripresa di vecchi temi diffusi anche nel folclore di altre nazioni europee, come quello delle situazioni capovolte, che in Italia sarà studiato da Giuseppe Cocchiara, tra i primi ad occuparsene nel saggio Il mondo alla rovescia del 1963. Tipica di questo tema la vignetta in cui un gigantesco orso con colbacco e stivaloni (in lontananza le orientali cupolette del Cremlino) suona il flauto mentre attorno a lui le potenze europee danzano ammaestrate.

E, sempre in quest’ambito tematico, è recuperato da vecchie tradizioni satiriche, con il manifesto per la morte della Triplice Alleanza, in alcuni dipartimenti proibito, l’espediente della “lettera mortuaria” già adottato per personaggi come Léon Gambetta, Jules Ferry, Boulanger, Bismarck.

MINIERA DI NOTIZIE

L’andamento del libro procede ordinatamente per capitoli anticipato da una premessa intitolata Satira e incenso nella quale Grand-Carteret tiene a sottolineare di voler fornire una visione non unilaterale del viaggio servendosi a questo scopo sia di caricature francesi sia di caricature provenienti da osservatori stranieri, dando quindi spazio non solo agli incensi profusi dagli ospiti francesi, ma all’espressione delle reazioni ostili suscitate, specialmente in Germania, dall’inatteso viaggio.

La prima parte è dedicata alla caricatura cominciando da quella francese che deve difendersi dagli attacchi della caricatura straniera e dalle accuse di piattezza, di servilità anche se spesso, nel dilemma della posizione da prendere, incensare o criticare, la caricatura francese, come osserva Grand-Carteret, non ha esitato a ricordarsi che la Francia è la patria di Rabelais.

Vengono particolarmente rimproverati ai caricaturisti francesi, e attribuiti a interesse, uno spirito di ossequio che risulta ormai introvabile anche nei Paesi ancora governati da regimi monarchici e l’illogicità di un’alleanza tra una repubblica democratico- parlamentare e un sovrano esercitante un potere assoluto.

Alcune vignette presentano maggiore spessore politico. Oltre a un sentore di revanche, cui si è più sopra accennato, ci si può trovare di fronte a inequivocabili accostamenti che costringono al confronto con altri periodi della storia francese. Nella vignetta intitolata Secondo incontro di Erfurt, la figura di Napoleone Bonaparte entra in campo per creare un rimando al primo incontro di Erfurt, 1808, cui parteciparono diversi regnanti d’Europa, tra l’imperatore Napoleone e lo zar Alessandro I di Russia, nel tentativo di riaffermare l’alleanza iniziata dopo il precedente trattato di Tilsit.

Il libro è notevole per il patrimonio di notizie preziose per lo studio della stampa e della grafica ottocentesche e tra queste la citazione di note riviste satiriche, francesi e straniere quali “La Comédie politique” (Lione), “Journal de Guignol” (Lione), “Le Sapajou” (Ginevra), “Fun” (Londra), “Ulk” (Berlino), “Neue Glühlichter” (Vienna), “Kladderadatsch” (Berlino), “Kikeriki” (Vienna), “Pasquino” (Torino), “Charivari Oranais Algérien” (Algeri), “Humoristické Listy” (Praga), “Der Floh” (Vienna), “L’Asino” (Roma), “Punch” (Londra), “Fischietto” (Torino), “Nebelspalter” (Zurigo), “Campana de Gràcia” (Barcellona) e molte altre.

Anche alcuni autori delle vignette vengono citati: Morland, Pirouette (Gustave Girrane), Bobb, Téja, e di altri appare, anche se non sempre sicuramente leggibile, la firma all’interno della vignetta.

LA FOLIE RUSSE

Non mancano le iniziative curiose segnalate da riviste specializzate, come “La Revue Horticole”, che riporta un artificio fino a oggi usato nel settore frutticolo, consistente nell’applicare su un frutto ancora acerbo, una figurina ritagliata in forma di aquila, dalla parte in cui il frutto riceve il sole e nel toglierla, a maturazione completata, per esibirne la buccia decorata dallo stemma russo.

Ma non si potrà immaginare, se non sfogliando materialmente le pagine di questo libro che credo in Francia sia stato ripubblicato, la contagiosa ossessione che il viaggio produsse, esplosiva come un fuoco d’artificio che Grand-Carteret, nel capitolo conclusivo, Le Musée de la folie russe non esita a definire, appunto, “follia russa”. Iniziative postali investono cartoline e francobolli.

L’oggettistica del souvenir e del regalo, cioè tutti gli oggetti che troviamo solitamente elencati nelle enciclopedie del collezionismo, è percorsa in lungo e in largo: dalle scatole di sigari pregiati, ai profumi, alle saponette, alle bambole in costume da cerimonia, agli oggettini del lavoro femminile come gli astucci per aghi in argento o avorio dotati di microlente che, posta contro luce, permette di vedere un ritratto dello Zar, ai fermacarte, agli spartiti per canzoni, dei quali Grand-Carteret fornisce un prezioso elenco bibliografico e iconografico di cinquantuno esemplari.

Le più popolari seduzioni delle immagini vengono riproposte: ritratti di Nicola II e di Faure eseguiti con ombreggiature micrografiche o in cartone sbalzato, immagini animate che permettono, tirando un cordellino, l’abbraccio tra lo Zar e la Francia antropomorfizzata con vestito alla greca e scudo ornato da un gallo o, mediante piegature ed esposizione contro luce, riescono a dare l’illusione che lo Zar passi sotto l’Arco di Trionfo. È un’apoteosi della carta figurata ed elaborata.

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