La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Livio Sanuto, La Geografia, primo Atlante d’Africa, 1588

Piero Falchetta, originariamente edito in Charta, 129, pp. 42-47.

Fino a quando, nel 1498, Vasco da Gama non oltrepassò il Capo di Buona Speranza, navigando poi lungo la costa africana dell’Oceano Indiano, l’Africa rappresentò per l’occidente greco e latino non solamente un enigma geografico ma anche, per certi aspetti, un problema esegetico. Almeno fino alla Geografia di Livio Sanuto.

Alcuni autori dell’antichità classica, valga il nome di Plinio il Vecchio per tutti, avevano sì accennato alla circumnavigabilità del continente, ma l’idea di una vastissima terra meridionale dai contorni definiti non si affermò fino a quando il dato sperimentale delle navigazioni portoghesi non fu divulgato dalle mappe cinquecentesche.

La riscoperta, alla fine del XIV secolo, dell’opera geografica di Claudio Tolomeo, il grande scienziato alessandrino vissuto nel II secolo, non aveva certamente contribuito a risolvere la questione. La rappresentazione che Tolomeo dava dell’Africa descriveva infatti un continente che si allungava indefinitamente verso sud e verso est, fino a raccordarsi con le regioni dell’estremo oriente e a fare in tal modo dell’oceano un mare interno.

Nel corso del Medioevo filosofi e naturalisti avevano lungamente discusso dell’impossibilità di attraversare le regioni equatoriali a causa del calore eccessivo – le cosiddette regioni “perustae”, bruciate – e perciò di accedere alle regioni australi; inoltre, se Dio aveva creato l’umanità nelle regioni temperate settentrionali, come avrebbero fatto gli “antipodes”, ovvero i supposti abitatori delle regioni australi a oltrepassare la zona torrida?

La loro esistenza avrebbe in qualche modo contraddetto, secondo alcuni autori cristiani, lo stesso racconto biblico della creazione. L’Africa, la sua forma, la sua estensione, i suoi caratteri fisici costituivano perciò per diversi aspetti un nodo particolarmente difficile da sciogliere da parte dei geografi, e la pubblicazione, a Venezia nel 1588, di un vero e proprio atlante dedicato a questo continente rappresentò un passaggio culturale di grande importanza nella storia della geografia e della cartografia.

LIVIO SANUTO E LA SUA GEOGRAFIA

L’autore dell’atlante, Livio Sanuto, apparteneva a una nobile e famosa casata veneziana, fra i membri della quale vi era stato Marin Sanudo il Vecchio, l’autore del famoso progetto di crociata del 1321, il Liber secretorum fidelium Crucis, opera accompagnata da alcune mappe della Palestina e del mondo disegnate da Pietro Vesconte, cartografo di origine genovese attivo a Venezia nella prima metà del XIV secolo. Sanuto studiò le scienze matematiche in Germania, realizzò “diversi stromenti in quella professione bellissimi” e collaborò anche con il fratello Giulio, incisore, alla rielaborazione delle mappe di Giacomo Gastaldi del 1548 per l’edizione veneziana della Geografia di Tolomeo del 1561.

Il Campidoglio del Capellari ci dice che egli dettò il suo “ultimo testamento” il 15 giugno 1575, data che suggerisce la possibilità che egli sia morto in seguito alla grande peste che colpì Venezia in quell’anno. L’atlante di Sanuto, ovvero la sua Geografia distinta in XII libri ne’ quali oltra l’esplicatione di molti luoghi di Tolomeo e della bussola e dell’aguglia, si dichiarano le provincie, regni, popoli, città, porti, monti, fiumi, laghi e costumi dell’Africa. Con XII tavole di essa Africa in dissegno di rame, fu data postuma per iniziativa e tipi di Damiano Zenaro, editore molto attivo per tutta la seconda metà del XVI secolo l’età d’oro dell’editoria veneziana.

L’opera consiste, in sostanza, in una illustrazione analitica di tutti i luoghi e di tutte le particolarità geografiche presenti nelle dodici mappe dell’Africa; per ogni luogo l’autore dà infatti più o meno sintetiche notizie geografiche e storiche, con l’esplicito intento di aggiornare le conoscenze ereditate dagli autori classici e in particolare da Tolomeo

LIVIO SANUTO: AGGIORNARE TOLOMEO

Tale intento è oggetto di una interessante riflessione del Sanuto. Per prima cosa egli parla della forma dell’Africa, tanto diversa ormai da quella divulgata dalle tabulae antiquae di Tolomeo. Ma non è questo, scrive in apertura del primo libro (f. 1r), l’aspetto più importante del suo lavoro: “non perciò consiste quivi il giovamento dell’opera”. Gli sconvolgimenti seguiti alla caduta dell’impero romano, i “mutamenti de’ regni”, le migrazioni dei popoli ebbero come conseguenza il cambiamento di nome dei luoghi, e un gran numero di nuove città sono oggi che al tempo antico non esistevano;

parimenti, “come così sono ora deserti e selve dove già risplendeva l’antica bellezza [delle città] loro, simigliantemente ove prima era sol ferita e orrore veggonsi ora sicuri e ameni riposi di civilissimi albergatori”. La terra ha dunque una “nuova faccia”, che Livio Sanuto tenta di restituire avvalendosi per quanto possibile delle testimonianze anti che, ma rivolgendosi poi a quelle più recenti e tentando di ricondurre il tutto a un “metodo” matematico di determinazione delle posizioni geografiche e in particolare di quelle misurabili sulla longitudine.

Tale lavoro comportò il riferimento a un gran numero di autori e di testi, alcuni dei quali sono indicati nel libro secondo, primi fra tutti il Tolomeo della Geographia e, per la descrizione delle coste, i navigatori portoghesi. Fra gli autori antichi Livio Sanuto cita Plinio, Pomponio Mela e Cornelio Nepote, mentre tra i moderni si leggono poi i nomi di Scipione (in realtà Pietro) Querini, protagonista di un celebre naufragio alle isole Lofoten nel 1431; Ambrogio Contarini, incaricato nel 1474 di una missione diplomatica presso Usun Hassan, in Persia.

E ancora, Luigi Cadamosto, che navigò per conto del re Enrico di Portogallo, e approdò alle isole di Capo Verde nel 1456; il già citato Marin Sanudo il Vecchio; Marco Polo; il veneziano Nicolò de’ Conti, il quale viaggiò lungamente in oriente lasciando testimonianza delle proprie peregrinazioni nel libro quarto delle Historiae de varietate fortunae di Poggio Bracciolini (1448);

i fratelli Zeno, protagonisti del discusso viaggio nell’Atlantico settentrionale del 1381, divulgato con la pubblicazione Dello scoprimemnto dell’isole Frislanda, Eslanda, Engrouelanda, Estotilandia, & Icaria, fatto sotto il Polo Artico, da due fratelli Zeni, m. Nicolò il K. e m. Antonio, Venezia 1558; Giosafat Barbaro, grande conoscitore delle regioni della Tana; i matematici tedeschi Georg Aunpech von Peuerbach ed Erasmus Reinhold e altri ancora.

Livio Sanuto: da Ramusio a Leone Africano

Ma è probabile che il riferimento principale debba farsi a tre personaggi in particolare. Il primo è Giovanni Battista Ramusio, l’erudito editore della più importante raccolta di viaggi pubblicata nel corso del Rinascimento, intitolata Navigationi et viaggi, il cui primo volume, dedicato proprio all’Africa, fu dato alle stampe a Venezia dagli eredi di Lucantonio Giunti nel 1550.

I contatti fra Sanuto e la cerchia di dotti raccolta intorno al Ramusio non sono stati finora documentati in alcun modo, ma è assai probabile che siano stati piuttosto intensi. Di particolare importanza quelli con Giacomo Gastaldi, il massimo geografo e cartografo italiano del tempo, piemontese di origine ma lungamente attivo proprio a Venezia dove, tra le altre cose, preparò le Tabulae antiquae per l’edizione del 1548 di Tolomeo e soprattutto, per quanto qui interessa, compose e pubblicò nel 1565 una grande carta dell’Africa in tre fogli, mappa che diventò un testo fondamentale per i cartografi dei decenni successivi.

La prima relazione pubblicata nelle Navigationi ramusiane è la Descrizione dell’Africa e delle cose notabili che quivi sono di Giovanni Leone Africano, nome latino di Al Hassan Ibn Muhammad Al Wazzan (ca 1490 – post 1550), un giovane mercante di Fes, nel Marocco, che aveva lungamente viaggiato in tutta l’Africa settentrionale. Nel 1515 la nave sulla quale era imbarcato fu catturata a Djerba dai pirati, ed egli fu in seguito condotto a Roma dove, forse a causa delle sue spiccate doti intellettuali, fu introdotto negli ambienti pontifici e preso sotto la protezione del papa Leone X, ovvero Giovanni de’ Medici.

Fattosi cristiano, si dedicò agli studi e insegnò arabo all’università di Bologna. La Descrizione dell’Africa è la sua opera più importante e meglio conosciuta, e costituì una fonte insostituibile per Livio Sanuto, che pure gli concede soltanto una breve citazione quale “diligentissimo scrittore”, all’interno però di una critica circa la posizione dello stretto di Gibilterra. un’enciclopedia africana Le tavole geografiche sono commentate, come già accennato, nei dodici libri che compongono l’opera.

I primi due sono dedicati alla trattazione di problemi geografici generali, e in particolare al problema della determinazione della longitudine e al calcolo di quel fenomeno che sarà successivamente chiamato declinazione magnetica. I restanti dieci sono invece dedicati alla descrizione del territorio, dei popoli che lo abitano, di tante particolarità naturali e di numerosissimi fatti storici; in sintesi, si tratta di una vera e propria enciclopedia africana, ovvero di un testo che costituì per lungo tempo un riferimento obbligato per i geografi.

L’intera raccolta ramusiana, e soprattutto quella del primo volume, è comunque da considerarsi come una fonte primaria alla quale Livio Sanuto attinse a larghe mani. In quanto geografo letterato che mai mise piede, per quanto se ne sa, in terra d’Africa, egli può essere iscritto a far parte di quella numerosa schiera di letterati e intellettuali che dall’età umanistica in avanti cercarono di restituire continuità all’insegnamento degli antichi, aggiornandone il sapere geografico attraverso l’identificazione degli antichi nomi con quelli moderni, e con il “riposizionamento”, per così dire, di quei luoghi secondo nuovi e più accurati calcoli.

PER SAPERNE DI PIĂ™ SU LIVIO SANUTO

Il testo e le carte della Geografia di Livio Sanudo possono essere consultati online nella teca digitale della Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera. Una ristampa anastatica dell’opera, a cura di R.A. Skelton, è stata pubblicata ad Amsterdam, Theatrum Orbis Terrarum, 1970.

La tesi di laurea di Fabio Vascotto La rappresentazione cartografica dell’Africa nel XVI secolo: le dodici tavole della “Geografia” di Livio Sanuto (1588), consultabile presso la biblioteca dell’Università di Trieste, esamina l’intero corpus toponomastico delle mappe sanutiane, e riconduce ciascun toponimo alla fonte impiegata dall’autore nonché, quando possibile, al corrispondente toponimo odierno.

Per la storia della geografia dell’Africa dal Medioevo al Rinascimento è fondamentale lo studio di Francesc Relaño, The Shaping of Africa. Cosmographic Discourse and Cartographic Science in Late Medieval and Early Modern Europe, Aldershot, Ashgate, 2002. 44

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