Francesco Rapazzini, originariamente edito in Charta, 182, pp. 24-29.
Ci sono le buone annate per i vini. Tutti lo sanno. Ci sono pure le buone annate per gli illustratori. E questo pochi lo sanno. Non so se il 1894 sia stato un buon anno per il Barbera, il Chianti o il Bordeaux ma lo è stato di sicuro per gli artisti della matita: Augusto Camerini, Norman Rockwell, Ernst Keiser, George Petty, Alma Fidora, E.E. Cummings sono tutti nati nel 1894. Ah sì, dimenticavo: anche Jack Roberts, il 20 novembre.
A dispetto del nome, Jack Roberts era francesissimo, anzi, parigino Un gran naso, labbra femminili, occhi chiari, capelli pettinati all’indietro con la scriminatura a sinistra e l’eterna sigaretta in bocca, Jack Roberts, che in realtà si chiamava Jacques, dopo aver frequentato le Belle Arti a Parigi nel biennio 1913- 1914 fece armi e bagagli e se ne andò a Londra. Forse per non finir carne da cannone nelle trincee della Marna? Comunque sia in terra d’Albione perfezionò la mano e quando tornò in Francia a pace firmata Jack, definitivamente Jack, si mise a bussare alle porte di editori e agenzie pubblicitarie per proporre il proprio talento.
Jack Roberts: Il debutto francese fu Poe
Il suo primo lavoro pubblicato è del 1920, Jack ha ventisei anni, ed è subito un successo: le illustrazioni che accompagnano il romanzo breve di Edgar Allan Poe The Raven piacciono a critica e lettori. Le nove xilografie in puro spirito espressionista tedesco – tra le quali la più interessante è quella del corvo a tutto campo con una piccola mezza testa d’uomo che si intravede in basso a sinistra – sono pubblicate dall’editore parigino Edmond Bernard in 1050 copie oggi pressoché introvabili.
Dalla pagina stampata al cartellone pubblicitario il passo è breve e tra le prime affiche firmate da lui e affisse sui muri della capitale d’Oltralpe c’è quella commissionata nel 1923 dalla J.M. Paillard, prestigiosa società parigina d’articoli di cancelleria e disegno. Fondata alla fine del XVIII secolo, la J. M. Paillard, celebre per le sue carte, gouache, pastelli e successivamente penne stilografiche, fece appello a Jack Roberts per il lancio di Semper.
Roberts immaginò ancora un volatile, stavolta non un corvo ma un rivisitato uccello del paradiso, “l’uccello raro dalla penna incomparabile” come recita lo slogan della pubblicità, con la stilografica in questione tenuta stretta nel becco. Il tutto in uno stile più Liberty che Art déco.
Si sa poco, anzi quasi niente della vita di Jack Roberts, tranne che si sposò con un’illustratrice nata anche lei nel 1894, Marie-Antoinette Bonnami – dalla quale divorzierà nel 1947 – e che visse molti anni – sempre? – a Parigi, il suo atelier era in boulevard de Clichy, vicino al Moulin Rouge. Pure la sua data di morte è sconosciuta.
I ben informati dicono negli Anni Cinquanta. Anche perché i suoi ultimi lavori sono apparsi alla fine dei Quaranta. E basta. Poi basta, poi più niente. Sparito e dimenticato. La moglie, anzi la ex-moglie, morì nel 1985 e di figli, pare, non ce ne siano stati. I figli di Jack Roberts sono i suoi libri, i suoi manifesti, i suoi ventagli, come se la sua vera vita fossero state solo le avventure dei suoi divertenti anatroccoli verdi, ippopotami rosa e bimbetti jazzisti, contadini e globetrotter.
Jack Roberts: Appunto, parliamone
Colin e Colinette indossano ambedue zoccoli in legno alla olandese, lei un grembiulino bianco a pois rossi, lui una blusa blu e pantaloni a scacchi: i loro amici sono un cavallo, una mucca col vitellino, una capra e poi ancora anatre, oche, tacchini e pulcini. Tutti da ritagliare e piegare alla base. Sono le paper dolls, quel giocattolo centenario che, in questo caso, le Galeries Lafayette, i grandi magazzini chic di Parigi, davano in omaggio ai loro clienti più fedeli.
La serie di Colin e Colinette – quattro cartoncini a colori – è del 1922, altre seguiranno negli anni: la visita del sultano Cherrybeard alla principessa Jadeblossom (1925), la caccia all’ippopotamo (1932), il teatrino dei burattini (1932). L’arte di Jack Roberts si era affinata, si era resa allegra e quindi pronta per essere impiegata in qualcosa di più forte, di più completo, di più giusto: i libri per bambini.
L’immaginario di Jack Roberts si ritrovò così del tutto rappresentato nella prima storia completamente pensata, disegnata e scritta da lui, quella dell’anatra al pistacchio, ovvero l’Histoire aventureuse de Ludovic, le joli petit canard vert che nell’edizione inglese divenne The wonderful adventures of Ludo, the little green duck.
Trenta disegni in verde e nero e sei piene pagine colorate al pochoir dove viene raccontata la storia di un anatroccolo giramondo che si commuove dai dolci canti dei gondolieri veneziani, che s’imbatte in timide geisha giapponesi, che dialoga con stambecchi delle cime innevate, che si riposa sulla pancia di un coccodrillo sul Nilo, che, che, che… che alla fine la nostalgia del “doux pays de France” lo fa ritornare a casa da mammà.
La prima edizione, ce ne furono tante altre, di questo libriccino tutto quadrato (20 × 20) fu curata da un genio, Alfred Tolmer (1876-1957), che si considerava una specie di regista e architetto “della cosa stampata”, come gli piaceva dire. La sua casa editrice fu creata nel 1911 sul fondo che la stamperia del padre Auguste aveva messo su da diversi decenni e ben presto fu conosciuta a livello internazionale per le sue plaquette, affiche, agende che rappresentavano agli occhi del pubblico quello che allora veniva considerato il buon gusto e il lusso alla francese.
Installatosi in un bell’immobile del XVII secolo sull’isola di Saint Louis a Parigi, il primo libro che Tolmer stampò fu, proprio nel 1911, Drôles de bêtes di André Hellé, reputato oggi come uno dei primi libri d’artista per bambini. D’una modernità e freschezza eccezionali è stato riedito nel 2011 dalle edizioni MeMo di Nantes.
Tolmer, nel tempo, si avvalse dell’estro di artisti come Edy Legrand, Raymond Peynet, Françoise Seignobosc e Serge Wischnevsky. L’anatroccolo di Jack Roberts piacque così tanto che lo stesso anno della sua prima edizione apparve pure in una versione inglese!
Cèleste: Jack Roberts
La collaborazione tra Jack Roberts e Alfred Tolmer riprese nel 1926 quando venne dato alle stampe Céleste l’hippopotame rose. Stavolta, lo dice lo stesso titolo, le avventure sono quelle di un ippopotamo rosa che guarda caso si chiama come la fidanzata dell’elefante Babar, anche se le storie di quest’ultimo apparvero solo nel 1931. Céleste di Jack Roberts è un maschio – in Francia il nome è piuttosto dato alle femminucce – che, gran viaggiatore pure lui come l’anatroccolo verde, si trova a un certo punto, per salvare una principessa, a saltare su di un drago infernale fino a renderlo piatto come una salsiccia.
Non chiedetemi come una salsiccia possa essere piatta, ma è proprio scritto così nel libriccino quadrato di 24 pagine litografato in rosa e nero su carta grigia. Céleste non fu un successo come il precedente Ludovic (un’edizione americana fu annunciata però la promessa non fu mantenuta) ma Tolmer nel 1928 editò il terzo e ahimé ultimo capolavoro di Jack: La croisière blanche ou l’expédition Moko-Moka-Kokola. Un libro mitico. Litografie in blu-grigio si alternano a pagine colorate al pochoir e ben 8 facciate contengono addirittura diverse figurine mobili.
Nella terza di copertina la testa di un coccodrillo, attaccata a un nastro fissato con un ribattino, può giostrare tra tutte le pagine del libro. Jack Roberts riprese in questo modo una tecnica, dimenticata in quegli anni, del livre animé in voga nel 1810 e 1820. Il tema della Croisière blanche è assolutamente contemporaneo degli Anni Folli: non solo per il jazz, i tre piccoli amici formano una band musicale, ma per la parodia della cosiddetta Crociera nera, organizzata dalla casa automobilistica Citroën da ottobre 1924 a giugno 1925 il cui scopo era quello di attraversare il continente africano al volante degli autocingolati – detti anche autobruco – fabbricati dalla nota maison francese.
Ebbene, i tre bimbetti africani partono, al contrario, alla scoperta dell’Occidente. Per la gioia degli occhi dei lettori. Il viaggio è un po’ il leit-motiv che anima tutti e tre i libri di Jack Roberts editi da Tolmer e in qualche maniera lo è anche negli altri due, Histoires simplettes e The Mystery of the Missing Mouse, il primo edito da Berger-Levrault nel 1933, il secondo da Hachette London nel 1946.
Ancora in un formato quadrato (18 × 18 centimetri), le sedici pagine delle storie sempliciotte impresse in rosso e blu ci raccontano situazioni parossistiche e paradossali come quella dell’enorme caimano che, “seminando il terrore in città, si era introdotto nelle cucine e aveva divorato il grande chef…”
Il Mistero del topo scomparso, invece, è un vero e proprio giallo – i nove personaggi principali sono presentati in due pagine all’inizio dell’avventura – nel quale agiscono diversi animali parlanti: ecco allora l’ispettore Keen, una volpe rossa, le due topoline, Mrs Nibbleneat e sua figlia Parmesan, il giovane elefante Oliver e Horatio, il gufo saggio. Tirato in tre colori, l’album non ebbe un’edizione francese ma, nel 1948, fu pubblicato in ungherese!
Ma non solo bambini e non solo libri Lo stile di Jack Roberts era poliedrico, l’abbiamo visto espressionista per Il corvo di Poe – lo fu pure per la copertina del volumetto che riuniva gli spartiti delle sei canzoni popolane di Francis Carco interpretate da Andrée Turcy – lo sappiamo modernista per i libri infantili, fu pure perfettamente Art déco per illustrare scenette di genere, cataloghi, agende e ventagli pubblicitari delle Galeries Lafayette con le quali collaborò dai primi anni Venti fino al 1936.
Tra tutti questi lavori, il più particolare e interessante è senza dubbio il ventaglio Le prestige des Galeries Lafayette edito da Damour a Parigi nel 1935. In cartone, con il manico fissato da un rivetto, rappresenta un mappamondo fantastico dove Francia, Italia e Paesi Bassi formano un impettito cavallo montato da uno stilizzato cavaliere…
L’editore Damour era un’agenzia pubblicitaria, anzi la agenzia pubblicitaria parigina di quegli anni, della quale nel 1932 Jack divenne nientepopodimeno che direttore succedendo al suo fondatore, Étienne Damour. All’agenzia Damour collaborarono nel tempo numerosi bravi artisti tra i quali possiamo citare almeno Paul Grimault (1905-1994), René Zuber (1902-1979) e Jacques Prévert (1900-1977), sì sì quello delle celeberrime Feuilles mortes. Allo scoppio della seconda guerra mondiale di Jack Roberts se ne perdono le tracce.
Secondo alcuni studiosi bibliofili se ne sarebbe andato a Londra per aggregarsi alle truppe della Francia libera di Charles de Gaulle e là sarebbe poi rimasto anche dopo la fine del conflitto. Può darsi, come può darsi pure che invece fosse tornato in Francia ma che avesse cambiato nome e professione o, se non proprio professione, stile. Fatto sta che dall’immediato dopoguerra non si sa veramente più nulla di lui.
Che fare? Spesso l’assassino torna sul luogo del delitto e allora lasciamo parlare gli animali investigatori, quelli del mistero del topo scomparso, forse loro ci potranno spiegare… “Incredible! said the Fox, It looks like if the child disappeared by pure magic!” “Perhaps he was changed into a bat and flew away”. Ecco, e se fosse vero che Jack Roberts trasformato in pipistrello se ne fosse volato via? A me piace pensarla così.
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