Mauro Chiabrando, originariamente edito in Charta, 118, pp. 52-57.
Cover story è una piccola rubrica a cura di Stefano Salis che, di quando in quando, appare come una “mosca bianca” sul supplemento “Domenica” del “Sole 24 ore” per recensire in pillole le migliori copertine di libri apparse in Italia e all’estero. Purtroppo però ancora oggi la nostra attenzione alle copertine e/o sovraccoperte (per praticità da qui in poi diremo prevalentemente copertine, in merito cfr. Paola Puglisi, Sopraccoperta, Roma AIB, 2003) non è paragonabile a quella che connota l’editoria anglosassone.
L’interesse dei collezionisti, degli appassionati di graphic design e di qualche studioso di illustrazione che le riporta nelle monografie su singoli autori non ci risulta finora abbia stimolato studi storici specifici sul tema nell’editoria italiana. Interessante sarebbe anche investigare, autore per autore, il rapporto stilistico tra testo e immagine di copertina. La difficoltà di fare un censimento sistematico ha origine dalla vecchia consuetudine delle biblioteche di rilegare i volumi gettando via le sopraccoperte senza citare nella schedatura la copertina illustrata neppure quando è firmata.
A questa omissione concorre anche l’assenza di indicazioni dell’editore all’interno del volume, salvo rare eccezioni come nella celeberrima “Biblioteca europea” di Antonicelli (1932- 1936, cfr. CHARTA n. 71, luglio- agosto 2004, pp. 36-41 e CHARTA n. 91, luglio-agosto 2007, pp. 61-66), pubblicata da Frassinelli dove cinque dei nove titoli usciti riportavano al colophon l’autore della copertina: Mario Sturani per La Luna dei Caraibi di O’Neil e Le avventure di Huck Finn di Mark Twain; G. Bozzetti per Dedalus di Joyce; Gigi Chessa per Il processo di Kafka; Ezio D’Errico per Il Messaggio dell’imperatore di Kafka.
Qui abbiamo scelto un campione, speriamo significativo, di copertine illustrate, selezionate con il criterio della bellezza, pulizia e originalità, volendo così documentare il percorso evolutivo proprio nel periodo di maggiore diffusione, ossia quello tra le due guerre. Motivi di spazio ci impediscono di includere nella rassegna le copertine illustrate dei libri scolastici, le mitiche collane “Bibliotechina della Lampada” di Mondadori o “La Scala d’oro” della Utet con tutte le gemme multicolori delle edizioni per l’infanzia e la gioventù che, per vastità e mole, andrebbero considerati come universi a parte. Allo stesso modo non abbiamo incluso tematiche specifiche (per esempio le copertine futuriste) che meriterebbero approfondimenti monografici.
LA GRAFICA DELLE COPERTINE D’AUTORE VISTA DAI CONTEMPORANEI
Nel 1934 sulla rivista “Campo Grafico” (anno II, maggio 1934, pp. 108-109) appariva un articolo di Alfonso de Simone dal titolo Le sopraccoperte dei libri: dove la sopraccoperta veniva definita “l’abito da vetrina dei libri”. Gli editori da tempo avevano capito che molto del successo di un’edizione dipendeva proprio dalla riuscita del suo vestito sia che fosse una copertina in cartoncino o una sovraccoperta.
L’autore però notava come la mancanza di gusto e personalità fosse un difetto diffuso tra gli editori italiani con poche eccezioni: innanzitutto Mondadori e Bompiani, dando a quest’ultimo la palma dell’innovatore coraggioso, mai monotono, capace di farsi perdonare un certo ricorrente disordine tipografico delle sue collane. Come esempio si riportava il gioco delle bandiere germaniche (con e senza svastica) dell’appena uscita sovraccoperta anonima de La mia battaglia di Hitler, traduzione italiana di Mein Kampf di cui Giorgio Fabre (Il contratto, Bari, Dedalo, 2004) ha raccontato l’incredibile storia editoriale.
Si elogiavano anche esempi di editori della provincia come la copertina illustrata, ma dall’effetto “fotografico”, del volume di Alfredo Giarratana, Viaggio per metropoli, delle edizioni Brescia, con trentacinque disegni di Giaci Mondaini e quella di Pier Maria Bardi, Un fascista nel paese dei Soviet, stampata a Roma dalle Edizioni d’Italia, già segnalata su “Campo Grafico” nel numero di agosto del 1933. Ma il primo vero tentativo sistematico di fare un’indagine su larga scala lo compiva Piero Trevisani (1886-1969), giornalista specializzato in storia dell’editoria, nell’articolo Copertine italiane d’oggi (“Il Risorgimento Grafico” novembre-dicembre 1937, pp. 479-511).
La copertina di un libro è come il volto per una persona o la facciata per un edificio, diceva Trevisani, distinguendo tra: copertine puramente tipografiche (giudicate già allora sempre più rare vuoi appunto per ragioni di natura pubblicitaria vuoi per la difficoltà di ottenere efficacia con il solo materiale tipografico); copertine tipografiche che ricorrono “all’aiuto della figura o dell’elemento decorativo”, come fregi, cornici, mar che o in cui la figura o l’elemento decorativo è predominante; copertine fotografiche (di sicura efficacia documentaria); copertine illustrate con o senza la firma dell’autore. Ed è proprio su queste che intendiamo soffermarci qui, precisando subito che solo una minoranza ha retto al giudizio del tempo per il valore artistico, l’originalità e l’efficacia della composizione.
DALL’ORNATO ALL’ILLUSTRATO
Sebbene Trevisani precisasse che già nel 1811 era apparsa a Parigi per le Fables di La Fontane quella che viene considerata la prima copertina a colori illustrata, in realtà la grande diffusione di copertine illustrate ad hoc (ovvero con un lavoro originale e non, per esempio, con un’illustrazione presa dal testo o altrove) cominciò a manifestarsi, perlomeno in Italia, agli albori del XX secolo. Lo sviluppo della calcografia rotativa consentiva infatti il rapido diffondersi delle copertine in cui l’illustrazione ha una parte predominante.
La stampa tipografica dal segno ben marcato, precisa sempre Trevisani, era da preferire alla litografica dagli effetti senz’altro più tenui. Pur in presenza di disegni e caricature, fino alla fine degli anni Dieci le copertine, come si evince per esempio da quelle dell’editore Zanichelli, c’è una sostanziale preminenza dei cosiddetti “ornatori del libro”, pittori, silografi, disegnatori, illustratori (come Giulio Cisari, Benvenuto Disertori, Dardo Battaglini, Dino Tofani, Ezio Anichini) formatisi sui modelli del Liberty e della Secessione ovvero dello stile decorativo per antonomasia.
I “LIBRI DIVERTENTI” DI NOTARI
Uno dei primi editori a usare in modo sitematico la leva pubblicitaria dell’illustrazione anche per le copertine fu Umberto Notari (crf. CHARTA n. 104, luglio-agosto 2009, pp. 38-43) di cui qui ricordiamo la collana in-16° de “I libri divertenti”, quaranta titoli pubblicati tra il 1926 e il 1929, quasi tutti illustrati a colori dai “migliori disegnatori umoristi d’Italia” con cui collaborava ormai da molti anni. In realtà la maggior parte dei titoli della collana erano illustrati da Piero Bernardini e, quand’anche privi di illustrazioni, avevano comunque le sue deliziose sovraccoperte. Bernadini fu autore assai prolifico, capace di illustrare oltre centosessanta libri, quindi anche almeno altrettante copertine.
Gli altri illustratori della collana erano: Aleardo Terzi (Il mondo alla rovescia di Ansley; Bertoldo e Bertoldino di Giulio Cesare della Croce), Enrico Sacchetti (Le avventure di Tartarin di Daudet), Sto (Lezioni di flirt di Fontenelle), Giuseppe Rivolo (Nato con la camicia, Trot, Il segreto di Agnese nonché La moglie inesperta e Nella rete, capitoli tratti dal David Copperfield di Dickens) e Luigi Melandri (Capitan Fracassa di Théophile Gautier in 3 voll.). Quest’ultimo, con il suo caratteristico stile tardo-liberty, ebbe in quegli anni la sua più significativa produzione di copertine anche per Modernissima (Rimbaud, Baudelaire e Verlaine) e Facchi.
CHI PIÙ E CHI MENO
Dagli anni Venti le case editrici di libri (quelle che potevano immaginare di affidare a un illustratore la copertina non superavano il centinaio) scoprivano che senza illustrazione, meglio se a piena pagina e opportunamente colorata, non sarebbero esistiti i bestseller. A fare le ultime fortune di Sonzogno sono i romanzi di Pitigrilli, al secolo Dino Segre, ma è difficile immaginare tanti successi senza il contributo delle copertine a fondo nero firmate da Sto ovvero Sergio Tofano, dal caricaturista Paolo Garretto, dal grafico pubblicitario Erberto Carboni o di altri artisti oggi assai meno noti, ma altrettanto efficaci come Ottorino Schipani.
Tutti, tra grandi illustratori e cartellonisti, hanno fatto, chi più chi meno, copertine: quelle di Primo Sinopico, di Golia e di Antonio Rubino (escluse ovviamente quelle dei suoi stessi libri), per esempio, si contano sulle dita di una mano; ben più consistenti i numeri di Enrico Sacchetti (almeno una trentina ma pittoriche), Duilio Cambellotti (poco meno di settanta ma poche veramente memorabili).
Le oltre sessanta copertine realizzate da Mario Pompei tra il 1926 e il 1939 sono tutte di grande innovazione stilistica ed espressiva, cominciando dalle tinte piatte usate per Cappelli che faranno scuola, e poi quelle per Campitelli, Sonzogno, Bemporad, Carabba fino alla strepitosa serie déco per la Novissima di Elda Bossi.
VENTURA E GIAN DÀULI
Uno dei primi e più grandi “copertinai” italiani è senza dubbio il pittore, illustratore e caricaturista marchigiano Renzo C. Ventura, al secolo Lorenzo Contratti (1886- 1940). Genio puro e spontaneo dell’erotismo femminile, Ventura ebbe in sorte dal suo tragico destino – fu internato nel manicomio milanese di Mombello nel 1923 fino al sopraggiungere della morte – un solo decennio per lavorare.
Memorabile la copertina per le Opere di Oscar Wilde edite a Milano da Facchi nel 1922 (cfr. Paola Pallottino, Renzo C. Ventura tra Secessione e Déco, Multidea, 1999), ma delle ottantacinque copertine che portano la sua firma ben settantuno sono per l’editore e amico Nino Vitagliano, realizzate tra il 1919 e il 1922, anno della sua precoce scomparsa, sette sono per Sonzogno, una per la casa editrice Modernissima di Icilio Bianchi per la quale anche il giovane Gio Ponti si era cimentato (1920 circa) a illustrare una copertina (Le tre virtù di Mario Mariani).
Sarà proprio Modernissima, dopo essere passata alle cure di Gian Dàuli, al secolo Giuseppe Ugo Nalato, vero mattatore dell’editoria italiana (cfr. Michel David, Gian Dàuli editore, traduttore, critico, romanziere, Milano, Libri Scheiwiller, 1989) a proporci un altro esempio fulgido di magnifiche sovraccoperte illustrate per la collana “Scrittori di tutto il mondo” (diciannove titoli usciti dal 1928 al 1932). Le sovraccoperte sono firmate da illustratori artisti come Vsevold Nicouline ed Enrico Sacchetti, da cartellonisti come Marcello Dudovich, Aleardo Terzi, Enrico Castello e Francesco Del Pozzo.
Era l’inizio del magico “decennio delle traduzioni” che avrebbe dato ulteriori opportunità di lavoro a uno stuolo di illustratori di copertine come Bruno Angoletta, Piero Bernardini, Roberto Sgrilli, Mario Vellani Marchi, Anselmo Bucci, Ubaldo Cosimo Veneziani, Mario (Giangaspare) Bazzi, Onorato e moltissimi altri di cui è impossibile fare qui un elenco completo.
Dulcis in fundo… faremo un’eccezione in omaggio al genio di Giorgio Tabet. Copertinaio per eccellenza, Tabet nel 1937 creò, su invito di Luigi Rusca, un nuovo (per l’Italia) modello “integrale” di sovraccoperta pittorica (dove il soggetto era concepito per illustrare non solo i piatti ma Illustratori & illustrazioni anche il dorso) che connoterà la celebre e possente collana “Omnibus” dove quello stesso anno uscirà Via col vento di Margaret Mitchel, forse il più famoso dei best seller stranieri del Ventennio. Un modello tanto moderno da durare ben oltre il catastrofico (anche per il mondo dell’illustrazione) spartiacque della guerra.
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