La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Giovanni Paoli: Juan Pablos a Tenochtitlán

Laura Lalli, originariamente edito in Charta, 171, pp. 18-23.

L’arte tipografica, concepita dal genio del magontino Johannes Gutenberg (1400 ca.-1468), si diffuse in tutta Europa dalla seconda metà del Quattrocento. Nelle Americhe, note agli europei grazie a Cristoforo Colombo dal 1492, l’introduzione della stampa a caratteri mobili avvenne quasi un secolo dopo. Il governo spagnolo, rappresentato dal celebre condottiero Hernan Cortés (1485-1547), sbarcò nello Yucatan intorno al 1518.

La narrazione della conquista ebbe fortuna editoriale in Italia a partire dalla fine del Seicento. Un pregevole ritratto calcografico del condottiero, disegnato da Giuseppe Passari (1654-1714) e inciso da Benedetto Fariat, introduce il lettore alla traduzione italiana dell’Istoria della conquista del Messico a cura dell’accademico della Crusca Filippo Corsini. Il testo fu scritto da Antonio de Solis y Ribadeneyra (1610-1686) e la traduzione fu licenziata a Firenze nel 1699 per i torchi di Giovanni Filippo Cecchi.

L’opera narra che, nel 1519 a seguito della presa di Cuba, el Conquistador Hernan Cortés mosse alla volta del Messico. In un primo momento, le truppe spagnole furono accolte favorevolmente dal popolo Azteco che dominava le etnie locali. Ma Cortés scelse di adottare un’attenta strategia: stringere alleanze con le popolazioni sottomesse dal dominio di Montezuma, re degli Aztechi, in nome del re cattolico Carlo V di Spagna. Insediato a Tenochtitlán (oggi Città del Messico), l’imperatore Montezuma ospitò Cortés e si accordò con lui per continuare a governare liberamente a patto di interrompere i cruenti sacrifici in nome delle divinità locali.

Fu allora che Cortés iniziò un primo tentativo di conversione della popolazione al Cattolicesimo. Intorno al 1520, dopo lunghe e sanguinose battaglie, gli spagnoli conquistarono il controllo dell’intero paese, la Corona spagnola decideva la direzione del popolo messicano sia riguardo alla politica sia alla vita culturale e Cortés, per volontà di Carlo V, fu nominato governatore.

Giovanni Paoli alias Juan Pablos, chi era costui?

La storiografia documentata di Joaquín García Icazbalceta (1824-1894) e José Toribio Medina (1852-1930) narra l’insediamento dei frati francescani spagnoli e della fondazione di scuole con l’intento di istruire gli Indios. L’iscrizione a tali istituzioni consentì ai figli dei notabili locali di imparare il latino, il greco e l’ebraico. L’incontro tra i missionari spagnoli e gli Indios favorì la nascita delle istanze culturali latino-americane.

La Corona spagnola cattolica contribuì a costruire l’identità storico-culturale dell’America latina operando a difesa del diritto delle genti nell’ambito del disegno educativo globale attraverso la ricerca di nuovi metodi di catechesi e di strumenti aggiornati atti alla comunicazione. I protagonisti furono il francescano, vescovo di Tenochtitlán, Juan de Zumárraga (1468-1548) e Antonio de Mendoza (1490ca-1552) uomo colto, membro di una facoltosa famiglia spagnola e nominato nel 1535, dal re Carlo V, primo viceré della Nueva España ossia il Messico.

Il vescovo Zumárraga, deciso a costituire fin dal suo primo viaggio in America nel 1528 una grande biblioteca a servizio di tutta la Colonia, fondò l’Università e alcuni collegi. Il suo arrivo in Messico accrebbe il fabbisogno di libri che in origine giungevano dall’Europa prevalentemente in bastimenti via mare. In tale contesto storico-sociale, un italiano originario di Brescia, noto agli spagnoli come Juan Pablos, introdusse l’ars artificialiter scribendi.

La vivace attività missionaria esplicitò l’aspetto didattico a vantaggio dei fanciulli indigeni con la necessità di produrre e distribuire libri in loco. Assieme ai missionari, il vescovo Zumárraga veicolò la catechesi con la stesura di numerose pubblicazioni sulla dottrina cristiana e chiese l’autorizzazione a impiantare una stamperia con un mulino annesso per la produzione della carta. A seguito dell’autorizzazione del re Carlo V di Spagna e del viceré Antonio Mendoza, Zumárraga avviò l’impegnativo progetto di alfabetizzazione.

Nel manuale di storia del libro dal titolo L’apparition du livre gli autori Febvre e Martin, attenti all’analisi degli intrecci fra la storia della stampa e lo sviluppo culturale anche oltreoceano, narrano di un tipografo tedesco Juan Cromberger (Hans m. 1540) attivo a Siviglia nella bottega ereditata dal padre nel 1528. Tra il 1530 e il 1550, il catalogo della sua tipografia proponeva titoli di argomento storico e scientifico: ne sono pregevoli testimoni l’opera dal titolo Marco Aurelio di Antonio de Guevara stampato nel 1534 e il Tratado del esphera di Francisco Falerio del 1535.

Tra le maestranze della bottega Cromberger spiccava un valente operaio Giovanni Paoli. Nato a Brescia intorno al 1500, dopo un periodo di apprendistato a Venezia, i contatti con alcuni tipografi italiani attivi a Lione, in primis Baldassarre Gabiano (attivo dal 1493-1519), suggeriscono che egli abbia soggiornato per un periodo anche nella città francese. Verso la prima metà del xvi secolo, Giovanni Paoli e il torcoliere piemontese Gilberto Barbero si trasferirono in Spagna e precisamente a Siviglia. Luca Rivali attesta la sua presenza nella cittadina castigliana all’anno 1532.

Il primo documento, datato 16 giugno, riguarda l’impegno da parte del libraio portoghese João Felipe a pagare una fornitura di libri al libraio-editore Juan Cromberger. Nel testo Giovanni Paoli, definito ytalián, figura come testimone, assieme a Pedro Alemán, entrambi dipendenti di Cromberger. Nel secondo documento, datato 31 agosto – sottoscritto da due testimoni Guillén Daç e Pedro de Quesada, poiché all’epoca si dichiarò analfabeta – Paoli, identificato come maggiore di venticinque anni, cittadino di Siviglia, lavorante e residente presso la famiglia Cromberger, affida a tale Alonso Gallardo il mandato di tutela dei suoi non meglio precisati interessi.

A Siviglia egli lavorò dapprima come operaio di bottega e, dopo diversi anni di apprendistato, assunse l’incarico di direttore.

Giovanni Paoli, Casa della Campana

Nel 1539 Paoli ricevette una proposta che cambiò la sua vita: l’allestimento della prima tipografia a Tenochtitlán. Le spese complessive per il trasporto delle persone e delle attrezzature furono finanziate da Cromberger, che inoltre avrebbe fornito il torchio, la cassa dei caratteri, gli arredi e, di volta in volta, rifornito le materie prime tra cui l’inchiostro ma soprattutto la carta dato che in Messico le cartiere apparvero non prima del tardo Cinquecento e le risme erano importate dall’Europa con un conseguente sensibile aumento dei costi generali di produzione.

Il 12 giugno di quell’anno Cromberger e Paoli firmarono un contratto di durata decennale e nel settembre Paoli si imbarcò con la moglie Jerónima Gutierrez, l’operaio Gilberto Barbero, il torcoliere tale Pedro, e un fiduciario di Cromberger con compiti di sovrintendente. Dopo un viaggio impervio e rocambolesco, i tipografi avventurieri sbarcarono nel porto di Veracruz, della baia di Campeche e di lì partirono alla volta di un complicato trasferimento per circa cinquecento kilometri con un torchio pesante e annesse attrezzature, per giungere ai duemila metri di altitudine di Tenochtitlán.

Al principio le edizioni stampate previa autorizzazione del vescovo Juan de Zumárraga, dovevano essere sottoscritte con una formula prestabilita in cui doveva comparire solo il nome di Cromberger. La nuova officina, collocata in un locale di proprietà del vescovato, entrò in funzione alla fine del 1539 come testimonia l’edizione, andata perduta, della Breve y mas compendiosa Doctrina Christiana en lengua mexicana y castellana, finanziata dal vescovo Zumárraga e realizzata “en casa de Juan Cromberger, año de mill y quinientos y trienta y nueve” (Iberian Books, n. 4803).

Il ruolo decisivo avuto dalle autorità ecclesiastiche e dalla Corona spagnola si rifletteva sulla produzione editoriale di Paoli, il cui catalogo offriva titoli in tema prevalentemente pietistico, liturgico, catechetico e occasionali testi giuridici tradotti nelle lingue degli Indios, idonei a perseguire, nei territori conquistati dalla cattolica Spagna, una politica di evangelizzazione e di normalizzazione.

Alla morte di Cromberger (Siviglia 1540) gli eredi continuarono a sottoscrivere le pubblicazioni tradotte con il suo nome, presentando sia la dicitura “en casa de Juan Cromberger” come appare nel colophon de La coronica de Espagna di Diego de Valera (1412-1488) stampato nel 1542, oppure la formula “en la casas de Jacome Cromberger” come appare nel colophon di Entre los remedios di Bartolomé de las Casas (1484-1566) vescovo di Chiapa, impresso nel 1552.

Sebbene le opere venissero tradotte nelle lingue degli Indios e gli eredi di Cromberger avessero rinnovato il privilegio di stampa e commercio librario nelle Americhe, essi non prestarono attenzione allo sviluppo della filiale messicana diretta da Paoli, che da circa due anni, accusava seri problemi nell’approvvigionamento di carta, inchiostro e caratteri. Brígida Maldonado, vedova di Cromberger, valutando l’impresa messicana in buona parte fallimentare, decise di liquidarla cedendola a Giovanni Paoli.

Artefice di tale cessione fu Mateo Carón, fratello di Brígida, che nell’anno 1545 si recò a Tenochtitlán perfezionando la operazione nel 1547. Dalla acquisizione dell’attività, l’impegno di Paoli non conobbe interruzioni. Dopo la metà del Cinquecento, il tipografo continuò ad aggiornare il suo catalogo con gli scritti di Zumárraga recanti note tipografiche sine nomine.

José Toribio Medina (1852-1930) afferma che Giovanni Paoli sottoscriverà le sue pubblicazioni quale «primo impressore en Messico» solo a partire dal 1548, come testimonia l’edizione licenziata il 17 gennaio dal titolo Doctrina christiana en lengua española y mexicana hecha por los religiosos de la orden de sancto Domingo (Ed. facs. Madrid, Ediciones Cultura Hispánica, 1944).

Nell’anno 1542 in occasione della promulgazione delle Nuevas leyes (Ed. facs. Sevilla, [Escuela de estudios hispanoamericanos], 1945), un corpus di leggi redatte allo scopo di migliorare le condizioni degli Indios, il nome di Giovanni Paoli compariva tra le circa millequattrocento istanze pervenute alle autorità spagnole al fine di regolarizzare de jure et de facto, la posizione sociale conquistata nel corso degli anni.

Nella richiesta egli dichiarava di essere di origini bresciane, di risiedere da otto anni a Tenochtitlán, giunto per esercitare l’arte della stampa e dove, dal febbraio del medesimo anno, gli fu concessa la cittadinanza. Nel maggio dell’anno successivo gli fu assegnato un lotto di terreno per edificare abitazione e bottega “Casa della Campana”.

Giovanni Paoli, un fervido centro culturale

Nell’anno 1553 il vescovo Zumárraga, assieme a Mendoza, il facoltoso mecenate, inaugurarono la fondazione dell’Università a Tenochtitlán progettata nel corso di quindici anni di attività sul territorio, che rappresentò un’importante occasione di sviluppo per la “Casa della Campana”.

Giovanni Paoli, o Juan Pablos, non perse la buona occasione e, come attesta una serie di documenti, iniziò a collaborare ancora più alacremente con la Corona spagnola al fine di rinnovare la tipografia e renderla più funzionale alle nuove aspirazioni culturali. Un primo tentativo di approvvigionamento di materiali avvenne nel 1548 ma la nave-cargo naufragò presso l’isola di Hispaniola nell’America del Nord.

Un secondo tentativo maturò nel 1550 quando il liutaio Juan López, per conto di Giovanni Paoli, salpò dalla Spagna con l’incarico di reclutare un torcoliere, un compositore, un fonditore di caratteri e altri collaboratori e con essi portare nuove attrezzature, utili all’ammodernamento dell’officina. L’intero carico giunse a Tenochtitlán, nel 1551, dopo un anno e mezzo dalla richiesta.

Tra luglio e novembre del 1554 si aprì una nuova fase nella produzione della stamperia; Giovanni Paoli infatti iniziò a pubblicare alcune edizioni con una particolare cura nella mise en page e l’impiego di matrici xilografiche e calcografiche per illustrare le opere, frutto della produzione accademica locale, che ebbero fortuna anche in Europa: catechismi, confessionali, dizionari e saggi di ampia circolazione.

La “Casa” di Giovanni Paoli divenne un crocevia obbligatorio per letterati e professori che ben presto ne divennero i correctores. Fu così che la modesta stamperia, nel corso di vent’anni, si trasformò in un fervido centro culturale. In linea con gli usi tipografici del Vecchio Continente, la presenza delle illustrazioni e l’impiego del carattere romano – introdotto dal fonditore sivigliano Antonio de Espinosa, un collaboratore di Giovanni Paoli – fu annoverata tra quelle attive nella stampa con la dismissione del tipo gotico più arduo alla lettura.

Nell’anno 1556 l’officina di Giovanni Paoli raggiunse l’apice della maturità e tra le opere più vendute prevalse lo Speculum coniugiorum di Alonso de la Vera Cruz. Gli studi di Ennio Sandal (2007) documentano la presenza, nel catalogo editoriale, di una cinquantina di titoli oggi custoditi presso biblioteche americane ed europee in esemplare unico o addirittura in frammenti come l’edizione datata 13 dicembre 1540 del Manual de adultos, una guida per i sacerdoti che dovevano battezzare gli adulti, conservato presso la biblioteca John Carter Brown a Providence nella Rhode Island.

La nuova fase dell’attività si prolungò fino al 1558 quando scadde il privilegio di stampa, più volte rinnovato da Antonio de Mendoza, e concesso per l’ultima volta dal nuovo viceré Luís de Velasco (1511-1564). Giovanni Paoli detenne il monopolio tipografico ed editoriale fino al 1559 quando, nell’agosto di quell’anno, Antonio de Espinosa un suo collaboratore, aprì una propria bottega sotto l’egida dei Reali spagnoli e divenne il primo spietato concorrente.

Alcuni dipendenti di Paoli si trasferirono da Espinosa sottraendo perfino materiali e attrezzature al vecchio maestro. A quel punto Giovanni Paoli fu costretto a reclutare nuovo personale dalla Spagna e, nonostante l’agguerrita concorrenza, proseguì la produzione fino a luglio del 1560 con la realizzazione del capolavoro Manuale sacramentorum (Iberian Books, n. 6630) ad uso della chiesa messicana.

Il monumentale volume, impresso in rosso e nero, fu arricchito con illustrazioni e completato da notazioni musicali. Nel 1560 Giovanni Paoli alias Juan Pablos si spense ai vivi e con lui i suoi torchi. Con la morte di Paoli, successiva a quelle del vescovo Zumárraga nel 1548 e del mecenate Mendoza nel 1552, scomparve l’ultimo dei pionieri della stampa in Messico.

L’eredità di Giovanni Paoli fu trasmessa a suo cognato Pedro Ocharte (m. 1592) che, tra il 1561 e il 1562, ne sposò la figlia Maria de Figueroa. Nel 1563 i coniugi rilevarono l’attività dalla vedova Jerónima Gutierrez. L’officina diretta da Ocharte, e successivamente dagli eredi, proseguì l’attività fino all’inizio del Seicento.

J. Garcia Icazbalceta, Apuntes para un catàlogo de escritores en lenguas indìgenas de América, Messico, 1866.

id. Indice alfabético de la Bibliografia mexicana del siglo XVI, Messico, Porrua, 1938

id. Nuevas leyes. Reproducion de los ejemplares existentes en la seccion de patronato del Archivo General de Indias. Ed. facs. Sevilla, 1945.

id. Don fray Juan de Zumàrraga, primer obispo y arzobispo de México, 1947.

José Toribio Medina, Pablos, Juan, d. 1561? in Historia de la imprenta en los antiguos dominios espanoles de América y Oceania, 1958.

Clive Griffin, Los Cromberger, Madrid, Ed. de Cultura, 1991.

Bruno Fabbiani, I Gutenberg d’America: 1492-1539, 1992.

Ennio Sandal, Giovanni Paoli da Brescia e l’introduzione della stampa nel Nuovo Mondo: 1539-1560, 2007.

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