Gianluca Simeoni, originariamente edito in Charta, 144, pp. 24-29.
La Grande Fuga di Giacomo Casanova è rimasta leggendaria, proverbiale. La recente pubblicazione da parte dell’editore francese Gallimard dell’Histoire de ma vie, basata sul manoscritto di Giacomo Casanova acquisito dalla Bibliothèque nationale de France nel 2010 per una cifra esorbitante (cioè quasi 7 milioni di euro), ha rinnovato l’attenzione sull’attività letteraria del Cavaliere di Seingalt.
Nonostante questa sia l’opera che gli ha permesso di venire immortalato tra i “classici” delle collane “Pléiade” e “Meridiani” rispettivamente di Gallimard e Mondadori, la sua fama gli derivò principalmente da un episodio che raccontava con ineguagliabile favella nei salotti di mezza Europa: la storia della sua fuga dai Piombi, le terribili prigioni di Venezia. Era tale il desiderio di udirne il racconto dalla sua viva voce che ben presto decise di dare alle stampe un’edizione di quella narrazione che lo impegnava ogni volta per circa due ore.
La Fuga di Casanova
Nel 1788 ecco finalmente uscire dai torchi l’Histoire de ma fuite des prisons de la République de Venise, qu’on appelle les Plombs. Écrite à Dux en Bohème l’année 1787, in-8° antico, composta di pp. 270 (segnatura A-R8) con 2 incisioni di Berka fuori testo di cui una in antiporta. Benché sia indicata Lipsia come luogo di edizione, in realtà viene stampata a Praga perché Giacomo Casanova in quel periodo si trova proprio lì per seguire la composizione dell’opera, come dimostra la sua corrispondenza.
Tra il 1796 e il 1800, escono ben sei edizioni in lingua tedesca contro una sola in francese, la lingua in cui è stata scritta l’edizione originale: dato che dimostra come l’eco di quell’impresa abbia avuto maggior presa sul mondo mitteleuropeo rispetto ad altri paesi. Una spiegazione potrebbe essere che il barone di Trenck, eroe teutonico, aveva pubblicato anch’egli in quello stesso anno la storia della propria fuga per i tipi di La Mort e Devilly.
Il mercato editoriale probabilmente intendeva sfruttare questa vena, come dimostra la versione, rara più dell’originale, dal titolo Der Zweite Trenck oder Geschichte meiner Entweichung aus dem Staatsgefängnisse zu Venedig, pubblicata nel 1788 da Wucherer in Vienna e Lipsia. Il riferimento alla vicenda di Trenck sembra creato a bella posta per solleticare la curiosità del lettore. A puro titolo di curiosità, segnaliamo che Wucherer in lingua tedesca significa usuraio…
L’inserimento del testo in forma anonima all’interno di un almanacco di varia natura – il Compendiöse Bibliothek der gemeinnützigsten Kenntnisse für alle Stände – e nell’Angenehmes Mancherley dove compaiono degli estratti in tedesco dall’edizione del 1788, permette una diffusione capillare del testo tra i diversi ceti della società tedesca. Si susseguono poi edizioni con velleità filologiche e storiche più accentuate, con un corredo di prefazioni riviste e corrette nel caso di ristampe, come le Flucht pubblicate da Illgen tra il 1797 e il 1799 con un testo di Behr, diverso per ognuna delle due edizioni.
La Francia vede nascere solo Rélation de ma fuite des prisons de la République de Venise appellées les Plombs. Histoire intéressante et instructive pour les jeunes personnes, nel 1797, ristampa del testo originale con ambizioni educative dichiarate sin dal titolo. Nel 1800 compare poi sul mercato tedesco un’opera che testimonia l’impatto commerciale che la Fuite ha avuto in campo editoriale: Die Ruinen des rothen Gerichts oder Die Bleikammern von Venedig. Nach Emilianos Papiren.
Questo libro, attribuibile a certo Emilanos Casanova, utilizza l’espediente del ritrovamento fittizio di carte antiche da cui viene desunto un racconto con nomi e personaggi appartenenti alla storia del Cavaliere di Seingalt. Una vera e propria operazione commerciale. Il mondo anglofono invece scopre questa impresa grazie a pubblicazioni su riviste come il “London Magazine” che fa uscire il racconto dell’episodio nel 1826, a ridosso dell’edizione dei Mémoires curata da Schütz e tradotto poi nella “Revue Britannique” in un articolo firmato probabilmente da Stendhal.
Giacomo Casanova in italia
L’Italia dovrà attendere i primi anni del Novecento e nel frattempo si accontenterà prima di una traduzione basata sull’opera di Bernard – Les évasions célèbres, arricchita da suggestive tavole di Bayard – e poi di una prima traduzione anche se incompleta della editio princeps in un’opera sul tema delle evasioni celebri: Fughe ed evasioni celebri per i tipi milanesi di Politti.
La prima edizione degna di nota per i bibliofili viene stampata nel 1884 a Bordeaux da Moquet, una ristampa fedele del lavoro di Giacomo Casanova con due ritratti dell’Autore fuori testo e la riproduzione delle due incisioni originali di Berka. La tiratura di questa versione è di sole 350 copie numerate di cui 20 su carta Whatman e 330 in carta vergé d’Hollande. Questa pubblicazione riflette in pieno l’ascesa dell’interesse verso Giacomo Casanova che proprio in quegli anni si rinfocolava con l’uscita dei Mémoires da parte di vari editori francesi.
Dopo alcune edizioni in pieno gusto ottocentesco pubblicate tra fine secolo XIX e inizio secolo XX – su cui spicca la prima edizione completa in lingua inglese (The escapes of Giacomo Casanova and Latude from prison) – ecco finalmente apparire la prima edizione completa in lingua italiana. L’anno è il 1911 e viene dato alle stampe un prodotto tipografico di livello decisamente elevato: la veste grafica, la traduzione, l’apparato iconografico e il corredo di note ancora oggi sono la dimostrazione di un perfetto connubio tra artigianato librario e precisione storica perseguita con acribia.
Il lunghissimo titolo evoca suggestioni antiche debitamente confermate dall’impianto delle immagini, che pesca a piene mani anche dall’edizione francese illustrata da Bayard, e dalla traduzione di Di Giacomo, notissimo poeta napoletano, amico di Croce e casanovista della prima ora. La tiratura in 800 esemplari numerati, “di cui 750 numerati in cifre arabe su carta vergata e copertina di carta pergamenata costituenti l’edizione comune e cinquanta esemplari numerati in cifre romane su carta olandese Van Gelder Zohnen, rilegati in pelle con impressione in oro e a colori costituenti l’edizione di lusso”, è particolarmente curata ed è abbellita da fregi, testatine, finalini, capilettera eseguiti da Montalti e Grondona.
Questa impresa editoriale segna una svolta negli studi del casanovismo moderno perché rappresenta il primo tentativo documentato di dimostrare la veridicità del racconto di Giacomo Casanova. I documenti portati a supporto alla sua tesi sono di primo livello – uno fra tutti: la nota spese del falegname che ha riparato i danni causati da Casanova durante la fuga – ma restano alcune piccole pecche come la tavola che riproduce il busto del Cavaliere di Seingalt, ma che in realtà raffigura il fratello Giovanni.
Per circa una decina d’anni, questa edizione non viene seguita da altre pubblicazioni. Sarà il 1922 a vedere la nascita di un’altra bella opera di rilievo bibliografico: l’Histoire de ma fuite curata da Charles Samaran. Nonostante l’elevata tiratura in 2500 esemplari su carta Bibliophile inalterabile in puro chiffon di Renage e Annonay, mantiene un alone di ricercatezza per la dovizia e la cura prestata alle note e all’introduzione. Nel 1923 Salani immette sul mercato una versione in-16° con una sovraccoperta che riproduce il ritratto a colori di Giacomo Casanova già visto al frontespizio dell’opera curata da Di Giacomo e che risulta essere però un ritratto di fantasia.
Il mondo editoriale casanoviano di quegli anni è ravvivato dall’edizione del bicentenario, la cosiddetta “Édition de la Sirène” dei Mémoires in 12 volumi, edita tra il 1924 e il 1935 e che sarà pubblicata tra il 1924 e il 1926 da Corbaccio in Italia, priva di gran parte dell’apparato di note. Nel 1929 è la volta della curatissima versione in lingua francese proposta con i tipi spoletini di Argentieri. Nella collana “Biblioteca rara del Settecento” compare infatti un’edizione limitata a mille esemplari numerati con un corposo apparato iconografico e una utilissima prefazione di Raoul Vèze, altrimenti noto come Jean Hervez.
La carta, il carattere e le pagine a bordi intonsi contribuiscono a fare della versione di Argentieri una delle più apprezzate da casanovisti e bibliofili. Come si è visto quindi, il cammino editoriale dell’Histoire de ma fuite segue di pari passo quello dell’Histoire de ma vie. Innanzitutto perché la fuga dai Piombi è inserita integralmente nel corpus delle Memorie e in origine viene pubblicata a sé stante con minime differenze.
Inoltre, con la crescita esponenziale delle edizioni dell’Histoire de ma vie, aumenta di conseguenza il numero di lettori e studiosi che scoprono l’intera opera di Giacomo Casanova e cominciano a chiedere maggiori informazioni e pubblicazioni di inediti. E non è un caso che le edizioni delle Memorie molto spesso partoriscano edizioni parallele della Fuga curate dal medesimo studioso.
Giacomo Casanova nel dopoguerra
Trascorrono circa una ventina d’anni di silenzio editoriale interrotto solo nel 1945 da due versioni in italiano: una per i tipi di Atlantica curata da Giovannini con una bella xilografia al piatto anteriore, l’altra più corposa in quanto a contenuto e appendici, viene pubblicata dalla milanese Clio in 2500 esemplari numerati. L’idea è quella di riprodurre il modello “Di Giacomo” tenendo in considerazione anche tutti gli studi succedutisi fino a quel momento.
Ancora oggi è molto ricercata e risulta di non facile reperibilità, specie se munita di sovraccoperta. Mazzucchelli, autore della traduzione per l’edizione Clio, offrirà il suo contributo anche per la versione Rizzoli del 1950 nella celebre collana tascabile color grigio della BUR. Sarà questa una delle edizioni più diffuse e amate, al pari di quella pubblicata l’anno successivo da un’altra grande casa editrice italiana, la Dall’Oglio, che accoglie il testo casanoviano nella collana ad ampia diffusione popolare de “I corvi. Sezione Verde” e che lo immortala tra le maggiori opere della letteratura mondiale.
Il dopoguerra quindi rappresenta un punto di ripartenza per gli studi casanoviani, anche e soprattutto in Italia. E queste due edizioni nel giro di un anno ne sono la testimonianza. Nonostante la presenza di illustrazioni fosse stata una costante sin dalla editio princeps, pochi erano stati gli esempi di edizioni illustrate con tavole o disegni originali di artisti.
A parte le pubblicazioni collettive riguardanti evasioni o fughe celebri, si ricordano Die Flucht aus den Bleikammern Venedigs arricchita da 6 tavole di Zeller, una Fuite con illustrazioni b/n di Paquereau, una Histoire de ma fuite che spicca per il suo carattere di vero e proprio libro d’artista, in formato in-4° e a fogli sciolti su carta bouffant d’Hollande, tiratura di 1000 esemplari numerati e conservati in un astuccio editoriale.
Gli anni Sessanta del Novecento però riescono a unire magnificamente la ricerca filologica e l’arte dell’illustrazione. Il 1962 vede apparire sul mercato un’edizione curata con la dovizia di Bartalini Bigi, la traduzione corretta e fedele di Agnoletti Cestelli e le sedici tavole a colori ideate da un gigante della pittura come Giorgio De Chirico. La pubblicazione è arricchita da una messe di documenti che si ispirano al concetto proposto da Di Giacomo e già ripreso da Mazzucchelli nell’edizione Clio. Si supera però lo scoglio del grande pubblico, grazie a un editore dalle grandi tirature come Armando Curcio. Questa versione avrà ben tre edizioni in due diverse collane, a conferma di un successo continuo e diffuso.
Giacomo Casanova negli ultimi anni
Gli anni Settanta invece vedono affermarsi il riverbero dell’edizione originale dei Mémoires da parte di Mondadori, curata da Piero Chiara. Sarà proprio lui infatti a prendersi cura di una nuova versione della Fuga per gli “Oscar” con svariate edizioni, una nell’aprile 1976, l’altra nel 1998 e una terza nel 2001 arricchita da uno scritto di Hermann Hesse. Allo stesso Chiara si deve certamente il fatto di aver saputo traghettare la figura e il mondo di Giacomo Casanova dalla nicchia degli studi amatoriali al vasto mare del pubblico dei best-sellers.
Sulla scia del lavoro del romanziere varesino, gli anni Ottanta vedono un susseguirsi di edizioni che riprendono la versione di Mazzucchelli: è il caso della nuova edizione della BUR del 1989 – Fuga dai Piombi. Il duello – che fa sfoggio di un’introduzione di Spagnoletti unendo due testi di Giacomo Casanova, probabilmente per spingere il grande pubblico verso nuovi confini casanoviani. La scelta pare dare ragione all’editore, che pubblicherà diverse edizioni in altre collane, prima nel 1998 e poi nel 2002, quasi in contemporanea con le altre due edizioni mondadoriane per un duello editoriale in onore di Giacomo Casanova.
Anche la Francia è particolarmente attiva in questi anni. Tra gli anni Sessanta e gli Ottanta Hachette pubblica una bella edizione annotata da Melchior-Bonnet e presentata da Félicien Marceau, con l’aggiunta di un testo generale sulla Venezia del Settecento di Monnier. Godefroy cura e stampa nel 1985 una nuova versione, seguita nei due anni successivi dall’edizione di De Bonnot – un volume ponderoso con numerose vedute veneziane di Van der Aa – e dall’edizione Allia che riproduce la versione Moquet del 1884, ma senza appendice e avvertenza originale.
L’ultimo decennio del secolo XX esordisce con l’edizione integrale italiana proposta da Newton Compton nella versione di Bartalini Bigi, con lo stesso apparato documentale delle edizioni Curcio. Slatkine, editore svizzero specializzato in ristampe anastatiche, offre invece un’Histoire de ma fuite a pochi anni dalle medesima operazione di Allia, arricchendola di una nuova introduzione di Dominique Aury ma privandola della introduzione originale di Samaran e dell’indice e riducendo considerevolmente le note.
Il binomio casanovismo-editoria non può però tralasciare l’ultima operazione di un certo spessore, quella portata avanti e offerta con raffinatezza di veste tipografica e di sobrietà dalla veneziana Lineadacqua che tra il 2008 e il 2010 ha pubblicato il testo casanoviano in francese, in inglese con l’introduzione di Machen e in italiano con la traduzione di Di Giacomo. Per comprendere il livello di popolarità raggiunto dal racconto di Casanova, resta da segnalare come curiosità l’adattamento a fumetti eseguito da Giacomo Nanni per l’editore francese Cornelius nel 2013.
Se la Germania accoglie il racconto di Giacomo Casanova come contraltare della vicenda di Trenck, allo stesso modo il Regno Unito affianca l’evasione del Veneziano con quella di Jean Henri Latude, forse per darle una maggiore credibilità che ancora mancava. La Francia invece pare farla propria per elezione linguistica mentre l’Italia, dapprima in sordina ma poi sempre più protagonista, predilige l’aspetto filologico e la ricerca della veridicità storica. L’ennesima dimostrazione della poliedricità del personaggio Giacomo Casanova e della sua produzione letteraria che sa incastonarsi nei desideri del lettore, aderendo in questo caso all’eterna ricerca di fuga dalla realtà che alberga nell’animo di ognuno di noi.
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