La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Eneide figurata nel ‘500 e ‘600

Ferruccio D’Angeli e Raffaele D’Angeli, originariamente edito in Charta, 127, pp. 48-53.

Sebastian Brant, poeta, editore e suggeritore di immagini, pubblica nel 1494 La Nave dei Folli – con xilografie del Dürer e della sua scuola – e nel 1502 l’Opera Omnia di Virgilio, accompagnata da più di duecento xilografie. Solo un anno prima, a Venezia, Aldo Manuzio presenta il nuovo carattere corsivo e il formato in-8°, proprio con il Vergilius (che riedita nel 1504 e nel 1514). Brant ha curato anche le edizioni figurate delle Bucoliche di Virgilio e dei Rimedi della Fortuna di Petrarca (cfr. CHARTA n. 113, gennaio-febbraio 2011, pp. 40-45 e 62-67).

L’ENEIDE E LE SUE RAFFIGURAZIONI

Ci occupiamo qui dell’Eneide che fa parte dell’Opera Omnia di Virgilio, illustrata sotto la direzione di Sebastian Brant, e accenniamo ad alcune altre edizioni dell’Eneide, figurate e non, tra le innumerevoli stampate in Europa nei secoli XVI e XVII.

COMMENTI E TRADUZIONI IN VOLGARE

L’Eneide di Publio Virgilio Marone è composta da dodici Libri la cui complessità ha stimolato la presenza di amplissimi commenti negli antichi manoscritti e nei primi testi a stampa. Addirittura pochi versi compaiono al centro delle pagine, “incoronati” da uno o più commenti in due colonne.

Tra i commentatori (indicati a volte come illustratori) vi sono i latini, Servius, Donatus, Probus, Ascensius (Vergilius P. Maro Universum Poema, pr. Aloisium de Tortis, Venezia 1541; “Opera Vergiliana” Ed. Iacobo Mareschal, Lione, 1528) e i commentatori e traduttori in volgare: Giovanni Fabrini da Figline, Carlo Malatesta da Rimene (Rimini), Filippo Venuti da Cortona (Le Opere di Virgilio Mantoano… commentate in lingua volgare toscana… utile tanto a chi… vuole imparare la lingua Latina, quanto a chi cerca di apprendere la Volgare; in Venetia, 1588, pr. gli eredi di Marchiò Sessa). La prima edizione del Fabrini esce, postuma, a Venezia nel 1581.

Nello stesso anno esce, pure postuma, a Venezia (presso Bernardo Giunti), la traduzione di Annibal Caro. È in endecasillabi sciolti non rimati, come parziali precedenti traduzioni. Caro “compone” prima in prosa e poi in versi; rimodella Virgilio, e si ispira a Dante e a Petrarca, come rielaborazione di “moderno” gusto cavalleresco. L’Eneide di Caro resterà per secoli la più amata e letta versione dell’Opera di Virgilio, modello di scrittura e di stile e confronto per tante altre traduzioni. Tra le edizioni successive, ricordiamo quella dei Remondini, Venezia 1777 e il Libro secondo dell’Eneide, Traduzione del Conte Giacomo Leopardi; co’ tipi di Giovanni Pirotta, Milano, 1817.

CON XILOGRAFIE O CON“FIGURE IN RAME”

L’Eneide di Caro compare nel 1608 con un corredo di “incisioni illustrative di ascendenza stilistica tedesca” (Enciclopedia Virgiliana) L’Eneide di Virgilio del Commendatore Annibal Caro Con l’aggionta delli Argomenti & le Figure in Rame – In Padoa appresso Pietro Paulo Tozzi libraio, 1608 (e 1613) ha una straordinaria concretezza didattica e figurativa. L’Argomento di tutta l’opera è concentrato in una sola pagina. L’Argomento di ogni Libro, ridotto a pochi versi sciolti, è al piede di dodici incisioni, una per ognuno dei dodici Libri.

Nella prima incisione, c’è la Nuova Città – Cartagine, con divinità, uomini, imbarcazioni tranquille o sconvolte dalla tempesta. Nella seconda, c’è l’antica Troia (l’Ilio di Priamo) con il cavallo di legno “gravido” di perfidi Greci. Le incisioni, opera di un incisore anonimo, consentono un utile confronto con le più antiche, numerose e famose xilografie della Vergilii Opera edita da Sebastian Brant nel 1502 a Strasburgo, presso lo stampatore Johan Grüninger: il “Grüninger 1502”.

IL GRÜNINGER 1502 E IL MAESTRO DEL VIRGILIO

In alcune Opere stampate a Venezia (L’Opere di Virgilio, presso Giunta, 1537 o presso Sessa, 1588; Universum Poema, presso A. de Tortis, 1541) sono presenti solo dodici xilografie o incisioni, una per ciascun Libro dell’Eneide. Nell’Opera Omnia “Grüninger 1502”, sono presenti 215 xilografie attribuite al “Maestro del Virgilio”. Il cospicuo corredo iconografico è ricordato dall’Enciclopedia Virgiliana come capace di suscitare “una diretta relazione tra il testo e il potere visualizzante dell’immagine”.

Nell’Antiporta si vedono: Virgilio, Calliope – Musa dell’eloquenza e dell’epica – i protettori del poeta, Mecenate, Augusto, Asinio Pollione, i suoi amici eruditi Vario Rufo, Tucca, Gallo, e i suoi nemici, i poetastri Bavio e Mevio, nominati in appositi cartigli. Seguono i versi di Sebastian Brant: ”Il libro parla al lettore e gli affida le “pictas tabellas”…”. Brant ricorda il pittore Apelle (IV sec. a.C.) e il filologo Apollodoro (II sec. a.C.)… L’incipit del Libro I mostra Virgilio seduto in cattedra, la Musa, gli dei, le Parche e la città di Cartagine.

Una xilografia (Libro III), presenta Enea con il padre Anchise, davanti al re – profeta Anio, sacerdote del tempio di Apollo a Delo, che conferma gli alti destini dei Danai fuggiti da Troia. Un’altra (Libro VII) presenta Giunone presso il tempio di Giano, il re Latino cui Enea contenderà la terra del destino, uomini armati e fabbricanti di armi. Una xilografia del Libro X mostra Turno, lo sfortunato nemico di Enea, davanti a una città assediata.

Tra le nuvole, riuniti in consiglio, Giove, Giunone, Pallade e Venere. Enea, Turno, re, sacerdoti e guerrieri sono presenti in una xilografia particolarmente ricca di fascino (Libro XII). Giuramenti e presagi vengono scambiati tra gli eroi, prima degli scontri finali. Ai presagi, tratti dal volo degli uccelli, si accompagnano gli altari dei sacrifici, con segni di misteriosi alfabeti.

I SACRIFICI E GLI ALTARI

Annibal Caro, nell’Eneide edita a Padova dal Tozzi (1608, 1613), non ha trasmesso l’enfasi del poema latino sui cerimoniali, sugli animali uccisi, sulle viscere, sul sangue; nessuna delle dodici incisioni mostra altari né sacrifici né animali destinati a riti propiziatorî. Anche in altre traduzioni è riscontrabile un basso profilo su tale scabroso argomento. Al contrario, Sebastian Brant aveva messo in grandissima evidenza altari sacrificali e animali uccisi o preparati per il sacrificio.

In “Grüninger 1502”, a Cartagine, Didone, la sorella Anna e un sacerdote “sacrificano scelti animali” e ne esaminano le viscere in un tempio ove appare uno strano alfabeto! Xilografie successive mostrano singoli o duplici altari. Inoltre, il sepolcro del padre Anchise (visitato da un serpente), il catafalco su cui Virgilio giace (a Napoli, sotto l’occhio vigile di Augusto) e perfino un manto sacerdotale, hanno righe di alfabeti – né greci né romani – allusivi forse al popolo che correva le vie del mare, ai tempi di Enea.

I FENICI E I LORO ALFABETI

I Fenici (Cananei) partono dalla costa dell’antico Libano, aprono vie del mare e mercati, costruiscono navi, città, oggetti d’arte e di uso comune e fanno arrivare la porpora dei molluschi… alle toghe. Nel secolo XIII a.C., cambiano lingua e scrittura, e passano dal cuneiforme – mesopotamico al “semitico occidentale”. L’alfabeto di Biblos, città fenicia, si diffonde in tutto il Mediterraneo, anche tra le popolazioni greche e italiche.

Nel grande Catalogo della Mostra di Venezia, 1988, l’evoluzione della scrittura fenicia è riassunta da sei dei più antichi alfabeti (tra cui tre fenici, dei quali due di Biblos), riferibili ai secoli XIV-X a.C. e da quarantacinque varietà di caratteri, relative ai secoli XII a.C. Viene pure ricordata una “scrittura neopunica monumentalizzata” affermatasi dopo la distruzione di Cartagine. Nel “Grüninger 1502”, la presenza di numerosi altari sacrificali con vari segni riconducibili a un alfabeto semitico- fenicio potrebbe semplicemente mirare all’effetto. Tuttavia essa appare collegata all’attenzione che Virgilio attira su Cartagine e sulla figura di Didone.

La triste regina, fondatrice della “Nuova Città”, svolge riti sacrificali estremamente suggestivi, e un regale pretendente tocca cento altari dedicati a Giove Ammone (suo padre) su cui sono disposti i corpi delle vittime e serti di fiori. Il sincretismo religioso accomuna divinità maschili e femminili di popoli fenici, ugaritici, greci, romani. Per questo sincretismo, Brant potrebbe aver fatto scrivere, sugli altari fiammeggianti dei riti propiziatori di genti diverse e nemiche, segni di un alfabeto similmente allusivo e ricco di magica suggestione.

Siamo grati al Prof. Gianluigi Baldo per il suo interessamento e alla Biblioteca dell’Università di Erlangen per una riproduzione del frontespizio di Publii Virgilii Maronis Opera (Grüninger 1502).

TRADUTTORI E COMMENTATORI DELL’ENEIDE

Annibal Caro (Civitanova Marche 1507 – Roma 1566) letterato, scrittore e traduttore. Fu amico e segretario della Famiglia Farnese. Ebbe varie onorificenze, tra cui la Commenda del Sovrano Ordine di Malta. Tra le sue opere, una canzone in onore della Casa di Valois, il cui titolo “Venite all’ombra de’ gran gigli d’oro” compare nell’antiporta dell’Eneide stampata da Tozzi (Padova 1608 e 1613).

Probus – Marco Valerio Probo (Berito, Siria, I secolo d.C.), grammatico e filologo latino. Commentatore e interprete di testi arcaici; scrisse una Vita Vergilii e fu iniziatore dell’esegesi virgiliana con commenti delle Bucoliche e delle Georgiche.

(Aelius) Donatus – Elio Donato (Roma, metà del IV secolo d.C.), autore della più completa grammatica latina tramandata dagli antichi (Ars Gramatica). Scrisse Commenti a Terenzio e a Virgilio, di cui restano frammenti ed una Vita di Virgilio.

(Maurus) Servius Honoratus – Servio Onorato (Roma, secolo IV – V d.C.), grammatico e filologo, ebbe grande fama come interprete di poeti antichi, tra cui Virgilio.

Ascensius (Jodocus Badius, Josse Badius, Josse Bade, Asse, Brussels, 1462 – Parigi 1535) è uno dei commentatori del Vergilius e di altri testi classici. Grammatico, pedagogo, attivissimo stampatore; fu a Ferrara, Lione, Parigi. Autore di varie opere, tra cui “Navicula Stultarum Mulierum”, satira sulle follie delle donne.

Pierius (Giovanni Dalle Fosse, Ioannes Pierius Valerianus Bolzanius, Belluno 1477 – Padova 1558), umanista, teologo, scrittore; studiò a Venezia, insegnò eloquenza al Collegio Romano – Università Pontificia. Commentatore del “Grüninger 1502” e di Publii Virgilii Maronis Opera, apud Hippogryphium = Luigi Valvassori et al., Venezia, 1578.

Giovanni Fabbrini (Figline, Valdarno 1516 – Venezia 1580), filologo, studioso del pensiero e della lingua dei filosofi classici, traduttore di Orazio, Cicerone, Virgilio.

UN MUSEO VIRTUALE PER GRÜNINGER 1502

Il museo virtuale Spirit of the Ages (www.spiritoftheages.com) esibisce 215 xilografie di un Grüninger 1502, come riproduzioni artistiche a stampa, con ritocchi a mano, ingrandite rispetto agli originali (12×18 pollici). Dopo quelle di Georgiche e Bucoliche, compaiono le figure dell’Eneide (nn. 51-188), corrispondenti ai Libri I- XII. Le sei figure successive (nn. 189-194) vengono attribuite a un Libro XIII, che è considerato opera dell’umanista Maffeo Vegio (Lodi 1407 – Roma 1458). Le stampe del Museo Virtuale vengono proposte come Greeting Cards a 60 dollari ciascuna (in apposita busta).

PER SAPERNE DI PIÙ

Il Catalogo della Libreria Antiquaria U. Hoepli, Milano, Aprile 1927, riporta caratteristiche e riproduzioni fotografiche di un manoscritto (A) e di un’edizione a stampa (B). (A) L’Eneide volgarizzata da Ciampolo di Meo degli Ugurgeri Senese. Manoscritto membranaceo e cartaceo. Principio del secolo XV. Carte 120, con capilettera, fregi e stemma della famiglia Aldobrandini (B) Virgilius Opera Omnia… ad veterum Petri Bembi Cardinalis et Andreae Naugerii exemplarium fidem… Venetiis, apud Iuntas, MDLII; frontespizio e 113 figure incise in legno; … le belle e grandi figure in legno derivate dall’edizione pubblicata a Strasbourg dal Grüninger

Publio Virgilio Marone, Tutte le opere, versione, introduzione e note di E. Cetrangolo, con un saggio di A. La Penna, Sansoni Editore, Firenze, 1966

P. Virgilio Marone, L’Eneide tradotta da Annibal Caro, con commento di G. Notte, Marietti, Torino, 1967

S. Moscati, Il Mondo dei Fenici, Mondadori, Milano, 1979

G. Hern, L’avventura dei Fenici, Garzanti, Milano, 1981

Enciclopedia Virgiliana, Istituto della Enciclopedia Italiana G. Treccani, Roma, 1984

I Fenici. Direzione scientifica di Sabatino Moscati. Bompiani, Milano, 1988

Ecco i Fenici, A cura di Giorgio Calcagno e Alberto Sinigaglia, Ed. La Stampa, Torino, 1988

Virgilio, Eneide, traduzione di M. Ramous, introduzione di G.B. Conte, commento di G. Baldo, Marsilio, Venezia, 2001

Virgilio, Eneide, traduzione e note di R. Scarcia, BUR, Milano, 2005

Virgilio, Eneide, traduzione di Annibal Caro, A cura di F. Cinti e M. Visco, Rusconi, Santarcangelo di Romagna, 2006

Virgilio – Volti e immagini del poeta, a cura di Vincenzo Farinella, Skira editore, Milano, 2011

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