La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Edgar Chahine tra Parigi e Venezia

A Firma di Paolo Lombardi, originariamente edito in Charta, 107, pp. 74-79.

Unite eccelsa abilità d’incisione artistica alle immagini della Parigi dei primi tre lustri del XX secolo, ovvero l’acme della Belle Époque, e alle atmosfere del viaggio in Italia: il successo è garantito. Edgar Chahine è il pittore che più di ogni altro testimonia questo assunto. Più di Steinlen e più di Auguste Legrand egli ha descritto, con alto tono pittorico e narrativo, in particolare il mito della Ville Lumiere e del suo complesso tessuto sociale negli anni di splendore che precedettero la prima guerra mondiale.

CHAHINE – DA VENEZIA A PARIGI – CHIAROSCURI DA BELLE EPOQUE

Armeno, nasce casualmente a Vienna durante un viaggio dei genitori nel 1874 ed è allevato nel quartiere europeo di Costantinopoli dove il padre – Petros Shahin – è direttore della Banque Ottomane; a partire dal 1880 frequenta il primo ciclo di studi presso la scuola cattolicoarmena dei Mekhitaristi di Kadikoy, l’elegante quartiere residenziale affacciato sul Bosforo. Nel frattempo prende lezioni di disegno dal pittore armeno Melkon Tiratzuyan, in preparazione all’iscrizione ai corsi dell’Accademia di Belle Arti di Costantinopoli Nel 1892 il padre Petros decide di allontanare, prevedendo le violenze dei nazionalisti ottomani contro la comunità armena, la moglie e il figlio diciottenne, che si trasferiscono a Venezia.

In laguna il giovane Edgar completa il ciclo degli studi umanistici presso il collegio armeno mekhitarista dell’isola di San Lazzaro e prosegue quelli artistici all’Accademia di Belle Arti, sotto la direzione del pittore Antonio Paoletti e dello scultore Antonio Dal Zotto. A ventun’anni compiuti Chahine si trasferisce a Parigi dove segue le lezioni dei pittori Jean Paul Laurens e Benjamin Constant e, come scrive nei suoi diari, diventa con convinzione “un’allievo della strada”. Un soggetto di strada Les gueux (gli straccioni) è la prima tavola a olio che presenta ufficialmente al pubblico nel 1896 nella sede della Société des Artistes Français.

Tre anni dopo, nel 1899, partecipa a una esposizione organizzata dalla Société Nazionale des Beaux Arts presentando una punta secca e tre acquaforti: il successo è clamoroso; il critico Loys Delteil scrive una recensione entusiastica su “L’Estampe” et “l’Affiche” a cui fa seguito un contratto di collaborazione con l’editore Sagot. La sua strada espressiva è tracciata: Chahine è indicato come l’incisore francese di maggior talento e l’anno seguente all’Esposizione Universale di Parigi ottiene la medaglia d’oro al concorso per l’incisione.

DI NUOVO IN ITALIA

Nel 1901 ritorna a Venezia e apre una lunga serie di partecipazioni alla Biennale d’Arte, durata fino al 1926. L’anno dopo è a Roma tra i protagonisti dell’esposizione Bianco e Nero organizzata dalla Società degli amatori e cultori di Belle Arti, mentre nel 1903 rinnova i successi parigini presentando nove incisioni al Salon de la Société Nationale des Beaux Arts. Il 1905 si segnala per l’avvio dell’attività di illustratore di libri.

Per l’editore Calmann Lévy realizza le tavole per la Histoire Comique di Anatole France, su richiesta dello stesso autore; nei mesi seguenti un altro editore parigino, A. Romagnol, gli affida l’incarico di illustrare il romanzo Dans l’antichambre di Octave Mirbeau; sono le prime di una serie di quattordici opere realizzate in maggioranza negli anni Venti e Trenta.

All’inizio del 1906 la sua carriera è messa a rischio da un evento tragico: la morte della fidanzata Mary Jacobson; il lutto colpisce duramente l’artista che perde interesse alla vita quotidiana e al lavoro; a seguito delle pressioni degli amici più vicini e in particolare del suo editore, Sagot, si decide a intraprendere un nuovo viaggio in Italia dove passerà gran parte dell’anno visitando Venezia, l’Umbria e la Toscana. Al ritorno a Parigi alla fine dell’autunno appare ristabilito e, per la gioia di Sagot, porta quarantanove tavole di soggetto italiano.

FUOCO E ACQUA

Riprende a lavorare con intensità e in modo continuativo a Parigi per lunghi anni, intensificando al tempo stesso i rapporti con la comunità armena, stabilita in città a seguito dei pogrom perpetrati in Turchia, e con la madre patria, dove si reca periodicamente per partecipare a esposizioni artistiche a Tiflis e a Erivan. Nel 1921 fa seguire alle nozze con Julia Gaumet un viaggio nel nord della Francia e a Venezia, dove trova ispirazione per tavole che appariranno con grande successo nei due anni seguenti.

La Biennale di Venezia del 1924, presieduta da Giandomenico Pica dedica una intera sala alle sue opere. Ottiene la cittadinanza francese nel 1925. L’anno seguente il suo atelier situato in rue de Wagram è distrutto da un incendio con la conseguente perdita della maggior parte di archivi e magazzini. Nel 1928 è eletto membro onorario de l’Union des Artistes d’Arménie. Alla esposizione delle sue opere promossa dalle autorità di Erivan nel 1936, fa seguito nel 1940 la grande mostra antologica organizzata dal museo Ermitage di Leningrado.

Un secondo disastro, questa volta sotto forma di inondazione, determina nel 1942 la distruzione di gran parte delle opere conservate nello studio rifondato nel 1926. Chahine si spegne a Parigi nel 1947 all’età di settantatré anni. Nel 1990 Anne Chahine restaura nel villaggio normanno di Crouttes-Vimoutiers (nella regione dell’Orne tra Deauville e Lisieux) il Prieuré di Saint Michel, per accogliere un’esposizione permanente della sua produzione, forte di almeno ottocento incisioni e trecento tavole di pittura.

La National Gallery of Armenian Art di Erivan vanta la più ampia raccolta di creazioni di Chahine. A Venezia a Ca’ Pesaro il Gabinetto Grafico cataloga molte opere di Chahine, acquisite soprattutto dalle edizioni della Biennale di Venezia, e da dicembre 2007 a marzo 2008 ha organizzato la mostra Figure parigine del primo Novecento: 1900-1920.

DAL BOULEVARD ALLA CALLE

Il poeta Camille Mauclair sintetizza il valore di Chahine citando “la possanza del suo tratto e il suo acuto senso dell’osservazione”. Il valore alla base del suo successo, realmente internazionale come testimoniato dai rimandi di Internet nei cinque continenti, è l’impressionante qualità dell’incisione: la forza della sua mano che organizza linee e masse di grande chiarezza ed effetto. Di sicuro Chahine è popolare anche per i temi trattati, per la capacità di descrivere in modo eloquente nelle sue tavole sia il gran mondo dell’aristocrazia e dell’alta borghesia della Ville Lumière sia la vita quotidiana del popolo minuto, tanto nei boulevard e nelle piazze della metropoli parigina quanto nelle calli e nei campielli di Venezia.

Come incisore egli utilizzò l’insieme delle tecniche conosciute, procedendo spesso a esperimenti e personalizzazioni; i suoi fogli sono realizzati quindi da lastre lavorate con la punta secca, l’acquaforte, l’acquatinta, la vernice molle, la maniera a matita e con i vari procedimenti accessori (rotella, acido, zucchero); la maggioranza delle incisioni sono in bianco e nero, mentre quelle a colori sono inchiostrate con la tecnica à la poupée.

UNA PRODUZIONE FEBBRILE

Per quanto riguarda i soggetti Chahine predilesse i ritratti e le figure (borghesi, artisti d’ogni specie, popolani: vecchi, giovani, bambini, adulti), le scene all’aperto (le strade di Parigi: i boulevard centrali, i lungo Senna, le desolate prospettive della banlieue e dei cantieri della città che si alza; i vicoli delle città italiane), le vedute bucoliche e marine, le attrazioni dei saltimbanchi e gli spettacoli dei lottatori.

Il catalogo delle incisioni pubblicato da Marcello e Rosalba Tabanelli nel 1977, con arguta prefazione di Leonardo Sciascia, riporta 429 immagini, recuperate con certosina pazienza, e l’indicazione in calce alla presentazione della “consapevole impossibilità di fornire un elenco completo”. Attraverso le carte di fogli sciolti e gli undici libri illustrati ogni amante del genere può costruire infiniti percorsi, in cui ricercare atmosfere, dettagli del modo di vivere di un’epoca che non c’è più, acconciature e modi di vestire, volti di nomi famosi, scorci di due città – Parigi e Venezia – descritte con amore e intelligenza negli anni del loro massimo splendore, molto tempo prima che diventassero inesorabilmente luoghi di culto del turismo di massa.

PER SAPERNE DI PIÙ

C. Blaizot e J.E. Gautrot, Catalogue raisonné de Chahine illustrateur, Paris 1974
U. Ehrensverd, Edgar Chahine, Stockholm 1975
M. R. Tabanelli, Edgar Chahine catalogue de l’oeuvre gravé, Milano 1977
Ch. Pérusseaux, Edgar Chahine peintre-graveur, Paris 1980
B. Noel, Edgar Chahine peintre graveur 1874-1947, S.te Marguerite des Loges 2008

LIBRI ILLUSTRATI DA CHAHINE

A. France, Histoire comique, Calmann Levy, 1905, 28 incisioni
O. Mirbeau, Dans l’antichambre, A.Romagnol, 1905, 13
G. Mourey, Fêtes foraines de Paris, Ph. Renouard, 1906, 110
Impressions d’Italie, Sagot, 1906, 49
G. Montorgueil, Paris ses eaux et ses fontaines, Soc. De Saint-Eloy, 1925, 1
P. Verlaine, Les plus belles poesies, L’Artisan du Livre, 1926, 1
M. Barres, La mort de Venise, Devambez, 1926, 26
N. de Lenclos, Lettres, Les Bibliophiles de Provence, 1927, 1
G. Flaubert, Novembre, Devambez, 1928, 20
Colette, Mitsou, Devambez, 1930, 26+4
J.K. Huysmans, A Vau-L’Eau, Courville 1933, 19
E. e J. Goncourt, Sœur Philomene, 1934
G. Flaubert, Madame Bovary, Rombaldi, 1935, 5
P. Verlaine, Bonheur, Rombaldi, 1936, 5

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