La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Crocerossine, immagini delle Florence Nightingale

Paola Pallottino, originariamente edito in Charta, 144, pp. 60-63.

Crocerossine: alternando liriche descrizioni ispirate alle bellezze architettoniche e ambientali: “La passeggiata mattutina è deliziosa nei vecchi quartieri pittoreschi, pieni d’anima e di sentimento […] balconi in ferro battuto, le pietre mezzo corrose dalle acque, i giardinetti pensili pieni di fiori” (Fornaro, p. 72) a spietate cronache ospedaliere: “un addome squarciato dalla mitraglia, pieno di terriccio e di lunghi vermi […] la ferita comincia ad avere quel terribile puzzo di cancrena, che conosco purtroppo tanto bene” (Fornaro, pp. 171, 179), le relazioni, le memorie e i diari delle crocerossine, raccolti da note precariamente vergate sul campo, costituiscono un documento non secondario sulla Grande Guerra e sulla personalità delle autrici.

“Le infermiere al fronte ebbero un’idea precisa di cosa fosse la guerra e se la loro fu una vita di rinunce e di pericoli provarono, però, sentimenti forti, autentici e vissero momenti che segnarono profondamente le loro identità […] In zona d’operazioni furono presenti ragazze delle più illustri famiglie aristocratiche, figlie di alti ufficiali, di ministri e diplomatici partite per dovere patriottico, per curiosità, spirito d’avventura e desiderio di emulazione” (Bartoloni, p. 143).

Florence Nightingale: Crocerossine Da Dame a Volontarie

Inquadrate in veri e propri “corpi” di volontarie, il loro modello assistenziale risale ai precetti dell’inglese Florence Nightingale, nata a Firenze nel 1820, che metterà definitivamente a fuoco la sua vocazione durante la guerra di Crimea dove, a fronte dell’atroce realtà in cui versavano i feriti, si impegnerà strenuamente per dare loro una prima forma di assistenza organizzata.

Famosa in tutto il mondo, Florence Nightingale, the lady with a lamp avrebbe combattuto per tutta la vita, anche contro le gerarchie militari, a favore di una razionalizzazione dell’assistenza ospedaliera. In Italia, dopo le prime esperienze di formazione, “è nel febbraio del 1908 che la regina Elena inaugura il corso nella Capitale, con 250 presenze; e a questa data si fa ascrivere la nascita ufficiale del Corpo delle Infermiere volontarie” (Scandaletti, p. 12).

Finalmente inquadrate, sulla via di una crescente emancipazione, fornite di statuto e divise, assegnate ai vari ospedali da campo, alle navi e ai treni ospedale, già “dame” o “sorelle di carità”, la visibilità delle oltre diecimila “crocerossine” si afferma lungo tutta la linea del fronte. Il termine stesso di crocerossine a designare le infermiere volontarie della Croce Rossa Italiana, che non ha corrispettivi nelle altre lingue, pur essendo entrato subito nel lessico comune, verrà ufficializzato solo alla conclusione del conflitto (Panzini, p. 143).

Idealizzata come l’eroina di A Farewell to Arms, ispirata alla figura dell’infermiera americana Agnes von Kurowsky che curò e amò Ernest Hemingway ferito sul basso Piave nel corso del conflitto, l’immagine delle crocerossine avrebbe rapidamente saturato l’universo iconografico della Grande Guerra, rimbalzando dalle cartoline ai manifesti, dalle illustrazioni di libri e riviste, fino a diventare soggetto di pittura, caricatura e pubblicità, non senza pagare un pesante tributo alla retorica bellica.

Crocerossine: Convenzioni Ricorrenti

“L’iconografia dei tempi di guerra, costretta e forzata, raramente sembra autentica; così appare tutta la produzione degli anni 1914-1918 e 1939-1945.” (Philippe, p. 16) Si può addirittura “affermare che le illustrazioni dei settimanali, dei manifesti e delle cartoline di tutti i paesi coinvolti nel primo conflitto mondiale tendono ad assomigliarsi, tendono a soggiacere a una grammatica comune. Cambiano ad esempio le bandiere, i sovrani, gli eroi…, ma analoghi risultano i soldati, i feriti, le preghiere, la moglie, la madre, l’infermiera, i bambini, i profughi.” (Pignotti, p. 12) Così sarà anche per le immagini delle crocerossine.

Si pensi che le sole cartoline “rossocrociate” della Grande Guerra ammonteranno a migliaia di soggetti diversi (Zwerdling, p. xi) e, fatta salva la serie di interpretazioni umoristiche e maliziose, la loro iconografia farà soprattutto riferimento alla vulgata corrente: aristocratiche e borghesi, di aspetto gentile, emancipate e soccorrevoli fino all’eroismo.

Di modo che accanto alle valenze erotico-sentimentali destinate ad accendere l’immaginario dei feriti – in origine le “infermiere” erano poco più che donne di malaffare al seguito degli eserciti –, prevarrà soprattutto l’immagine angelicata, come in una popolare effige in cartolina che addolcisce e trasfigura la foto della duchessa Elena D’Aosta, moglie di Emanuele Filiberto di Savoia e prima Ispettrice nazionale, vista di profilo, in un mezzobusto sul quale si accendono le piccole croci rosse della divisa, contro la croce del fondale.

Sempre costruiti sulla dominante della croce rossa sullo sfondo o in primissimo piano, due manifesti sollecitano l’associazione alla Croce Rossa, uno di Mario Borgoni con una crocerossina che si stacca dal gruppo di infermiere sullo sfondo per balzare in primo piano sollevando una bambina fra le braccia e quello popolarissimo di Marcello Dudovich ispirato alla ricorrente iconografia della coppia ferito/infermiera, come nella sintetica copertina à plat di Armand Rapeno per il magazine de luxe “Le Flambeau” mentre, in un’altra memorabile copertina per la famosa rivista “Vogue”, Porter Woodruff porrà la sua crocerossina contro la croce dipinta su un sipario ondeggiante, tagliato dalla scritta LES BLESSÉ…, che lascia intravedere i soldati in trincea da un orizzonte ribassato.

Tra emulazioni, repliche e plagi, avanza la Great White Army delle crocerossine che sollevano la bandiera del proprio paese, in una cartolina anonima, replicata pittoricamente nella suggestiva, e sempre anonima, La Grande Armata Bianca, sulla quarta di copertina della rivista “Bianco rosso e verde” del 1915, dove la prima crocerossina impugna la bandiera italiana (Stelio, p. 2).

Anche l’intenso richiamo: Have you answered the Red Cross Christmas Roll Call? nel cartello di propaganda di Harrison Fisher del 1918, evoca l’appello di Lord Kitchener: Your country needs you, capostipite dei manifesti con il dito puntato per il reclutamento (cfr. CHARTA n. 140, luglio-agosto 2015), disegnato da Alfred Leete nel 1914.

Sempre nel 1914, mentre la pittrice Romaine Brooks (Beatrice Romaine Goddard) presterà il volto di Ida Rubinstein alla dolente protagonista del suo quadro La France Croisée, che si erge immobile e solitaria contro l’uragano della guerra, sulla copertina di “Scena illustrata” del 1916, il vento solleva i bianchi veli della crocerossina di Ezio Anichini, che corre verso i fuochi del fronte, con movenze che evocano l’indagine di Warburg sulla “fanciulla dagli abiti fluenti e dal passo rapido che già aveva attirato la sua attenzione nella precedente ricerca, e cioè quello che egli chiamò il motivo della ‘Ninfa’” (Gombrich, p. 100).

E se pochi, sapientissimi tratti stilizzano la crocerossina del diciannovenne Mario Pompei nella minuscola vignetta che illustra Fratello di Vittorio Podrecca nel 1922, in Lettre à l’Epouse, i ridondanti lumi di una foto in posa raccontano l’assistenza a un ferito, in una delle tante cartoline fotografiche realizzate in Francia durante la Grande Guerra, con il surreale allestimento di veri e propri tableaux vivants.

Crocerossine: non solo stereotipi

Indipendentemente dalla tipologia figurativa prescelta, l’analisi strutturale rileva come nell’assoluta maggioranza della coppia malato/infermiera, quest’ultima sia situata alla destra di chi guarda, con il capo volto a sinistra anche quando è raffigurata da sola, evidenziando quell’esplicita dipendenza dall’iconografia mariana il cui schema colloca la Vergine prevalentemente a destra (Pallottino, p. 181), che ricorrerà anche nelle tante variazioni sul tema che si moltiplicheranno in convenzionali serie di sei o più cartoline disegnate da Nanni, Vecchi, Pizzolato, o Bertiglia col suo esercito di bambine crocerossine…

Si vedano, in rapida sequenza, sia Völkerkrieg 1914-15. Neues Leben, frohe Hoffnung, cartolina anonima tedesca dove la scena dell’assistenza al mutilato è posta sotto la protezione di un quadro raffigurante l’imperatore Guglielmo, sia il manifesto del grande Alexander Apsit: Den’ ranenogo Krasnoarmeitsa [Giornata dei feriti dell’Armata Rossa], pubblicato a Mosca nel 1919.

E mentre l’impiego in pubblicità vedrà due sollecite crocerossine ristorare un ferito con un caffè prodotto dalla Caffettiera a Vapore “Orso” brevettata, della ditta Figli di Silvio Santini, in una quarta di copertina anonima sulla “Rivista mensile del Touring Club italiano” del 1917, nell’illustrazione di tanti racconti, in Italia si distingueranno, fra gli altri, Golia, Sacchetti, Toddi e, soprattutto, Aleardo Terzi, che risolverà con il caratteristico tratto essenziale e filiforme le vignette per L’ospedale di guerra di M. Moretti su “Il Secolo XX” del 1917.

Ma l’iconografia della crocerossina avrebbe improvvisamente abbandonato gli stereotipi correnti per farsi cronaca di un evento destinato a scuotere le coscienze internazionali, ovvero l’assassinio di Edith Cavell, infermiera inglese attiva in un ospedale belga occupato dalle autorità tedesche che, nel 1915, dopo un processo farsa, fu condannata a morte con l’accusa di avere aiutato e fatto fuggire centinaia di ricoverati prigionieri nemici.

La storia della sua morte divenne motivo propagandistico fra le nazioni belligeranti, al punto che il governo inglese volle celebrarla attraverso uno dei più potenti mezzi di propaganda, affidando al pittore italiano Tito Corbella l’incarico di raccontarne il sacrificio in sei cartoline illustrate, come The murder of miss Cavell inspires german “Kultur”, di palpitante forza evocativa e simbolica.

Crocerossine: Dal simbolismo alla Caricatura

Sdrammatizzare il clima mesto e sentimentale di tante immagini, provvederà l’iconografia umoristica e caricaturale destinata a ribaltare tanti stereotipi, mettendo a fuoco contraddizioni e luoghi comuni, dalla languida crocerossina dell’illustrazione di Sto (Sergio Tofano): Fiori di guerra. La Sensitiva, apparsa su “Numero” nel 1916, fino alla cartolina Au grands maux les bons remèdes! di Xavier Sager, n. 41 della serie Comment on les Soigne, plastica proiezione di un sogno tutto maschile, nella gaia sarabanda che un nugolo di sorridenti crocerossine intreccia intorno ai feriti.

Al fervore patriottico di Attilio Mussino, già autore delle tavole di Luca e Gianni amici su fronti opposti e delle scoppiettanti avventure di Italino e Kartoffel Otto, sempre sulle pagine a vignette del “Corriere dei Piccoli”, si deve anche il personaggio di Schizzo, patriottico Little Nemo nostrano che sogna la Fata Morgantina, in vesti di crocerossina che guarisce i feriti al fronte portandoli alla vittoria.

Ci piace, infine, concludere questa prima indagine sull’iconografia popolare della crocerossina, con Red Cross Volunteer, che raffigura una bambina/infermiera, con annesso barboncino che esibisce anche lui la sua brava croce rossa, nell’atto di chiedere un obolo a un distinto signore in ghette che mette prontamente mano al portafoglio. Immagine sommamente consolatoria dovuta a uno dei massimi illustratori statunitensi, Norman Rockwell, apparsa sulla quarta di copertina del mitico “The Saturday Evening Post” nel settembre del 1918.

PER SAPERNE DI PIÙ SU CROCEROSSINE, GRAFICA E FLORENCE NIGHTINGALE

Stelio, La grande Armata bianca, “Bianco rosso e verde” n. 3, Anno I, Milano, agosto 1915

A. Panzini, Dizionario moderno , 3° ed., Milano, Hoepli, 1918

R. Philippe, Il linguaggio della grafica politica, Milano, Mondadori, 1980

Il frammento sulla “ninfa”, in E.H. Gombrich, Aby Warburg. An intellectual biography, London, 1970 (tr. it., Aby Warburg. Una biografia intellettuale, Milano, Feltrinelli, 1983)

L. Pignotti, Figure d’assalto. Le cartoline della Grande Guerra, cat. del Museo Storico Italiano della Guerra, Rovereto, La Grafica, 1985

P. Pallottino, La bella Annunziata nel bosco. Dall’iconografia dell’Annunciazione alle illustrazioni per La bella addormentata nel bosco, in Dall’atlante delle immagini. Note di iconologia, Nuoro, Ilisso, 1992

S. Bartoloni, Italiane alla guerra. L’assistenza ai feriti 1915-1918, Venezia, Marsilio, 2003

M. Zwerdling, Postcards of Nursing: a worldwide tribute, Philadelphia, Lippincott Williams & Wilkins, 2004

M. Fornaro, Nella tormenta 1915-1919. Diario di Margherita d’Incisa Rossi Passavanti, in Le crocerossine nella Grande Guerra. Aristocratiche e borghesi nei diari e negli ospedali militari. Una via per l’emancipazione femminile, a cura di P. Scandaletti e G. Variola, Udine, Gaspari, 2008

M. d’Amico, L’infermiera inglese, Milano, Skira, 2015

Si ringraziano per la generosa collaborazione Patrizia Bonino, Walter Fochesato, Francesco Maggi, Enrico Sturani

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