La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Catalogazione Manoscritti Medievali

Leonardo Granata, originariamente edito in Charta, 156, pp. 38-43.

Chi scrive ha dedicato venticinque anni allo studio dello stra ordinario patrimonio manoscritto medievale, in prevalenza conservato nelle biblioteche dell’area veneta. Oggetto di questo contributo sono in particolare due progetti di catalogazione: Manoscritti datati d’Italia e Manoscritti medievali del Veneto. Saranno dedicate inoltre alcune parole a un progetto concluso, i Manoscritti medievali della Provincia autonoma di Trento, nonché al progetto Nuova Biblioteca Manoscritta (NBM: www.nuovabibliotecamanoscritta.it), promosso e finanziato dalla Regione Veneto, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, e Manus online, curato dall’Istituto Centrale per il Catalogo Unico.

Manoscritti Datati d’Italia

La catalogazione dei codici datati conservati nelle biblioteche italiane è promossa dall’AIMD, Associazione Italiana Manoscritti Datati, costituita nel 1994 e che si è assunta il compito di realizzare il catalogo dei manoscritti datati di ogni biblioteca pubblica o privata presente sul territorio nazionale. L’importanza di tale compito risulta evidente ove si consideri che lo straordinario patrimonio manoscritto italiano è tutt’ora, per una parte considerevole, quasi sconosciuto, dal momento che molte delle nostre biblioteche non dispongono di cataloghi moderni, scientificamente concepiti e, in qualche caso, neppure sommari.

I censimenti hanno impostazione territoriale, con il fine di esaurire tutte le sedi di conservazione (e non solo singole biblioteche) di un territorio definito, in collaborazione con bibliotecari o studiosi operanti in sede locale e coinvolgimento di enti pubblici o istituti di ricerca. Le caratteristiche della catalogazione e le regole di descrizione seguite per la confezione dei cataloghi sono contenute nel volume Norme per i collaboratori dei manoscritti datati d’Italia, pubblicato dalla CLEUP di Padova, 2007.

Il lavoro viene inoltre costantemente svolto in comune fra i membri della ricerca, con revisione periodica dei risultati. L’attività di ricerca dell’AIMD si concretizza nella realizzazione di cataloghi progettati sulla base di criteri di fattibilità certa, allo scopo di contenerne la pubblicazione di ogni volume in pochi anni. A oggi nella collana Manoscritti datati d’Italia (MDI) sono stati realizzati 27 cataloghi contenenti le schede e le immagini di circa 3000 manoscritti datati, mentre sono 124 le sedi o i fondi finora catalogati.

Sono attualmente in corso di stampa i cataloghi dei codici datati delle Marche, delle biblioteche di Ferrara e del fondo Magliabechiano della Biblioteca Nazionale di Firenze, mentre sono in diverse fasi di avanzamento iniziative di catalogazione a Bologna, Modena, Pavia, Parma, della Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, infine della Provincia autonoma di Bolzano. Il primo volume MDI venne pubblicato nel 1996 e contiene la descrizione dei codici datati conservati nelle biblioteche di Trento e provincia.

La sperimentazione sui protocolli descrittivi e sulla pratica realizzazione di schede di manoscritti datati era iniziata alcuni anni prima, in particolare presso l’allora Dipartimento di Storia dell’Università di Padova dove, fra il 1986 ed il 1996, Stefano Zamponi aveva la cattedra di Paleografia latina. Sotto la sua guida si organizzarono numerosi seminari ed esercitazioni sui codici conservati nella Biblioteca Universitaria di Padova che portarono anche alla stesura di tre tesi di laurea, contenenti la descrizione di tutti i manoscritti datati della stessa biblioteca, disponibili e consultati nella sala manoscritti dell’Universitaria.

A tutt’oggi l’Universitaria mantiene queste caratteristiche, ospitando seminari e studenti per lezioni e tesi. Inoltre è un ottimo punto di osservazione per gli argomenti esposti in questa sede, in particolare per quanto riguarda la vastità del patrimonio manoscritto e la necessità di disporre di adeguati e moderni strumenti di tutela e conoscenza, scientificamente concepiti. Il fondo manoscritto della biblioteca è di assoluto rilievo, contenendo oltre 2700 volumi che vanno dal sec. XI al sec. XIX.

Una grande parte di questi proviene dalle biblioteche delle corporazioni religiose, non solo padovane e veneziane ma anche dei territori di terraferma della Serenissima, soppresse dal Governo italico a partire dal 1806, confluiti in diversi momenti in un unico fondo senza mantenere la loro unità originaria e perdendo così le caratteristiche delle raccolte da cui provenivano. Per la consultazione si deve fare ancora ricorso ai tre principali cataloghi disponibili in biblioteca, compilati dalla fine dell’Ottocento all’inizio del Novecento.

Vi sono inoltre 264 manoscritti catalogati con Manus on line; cinquanta schede (Mss. 1529-1580) da me realizzate e consultabili in NBM; cinque tesi di laurea, che seguono le Norme dei Manoscritti datati d’Italia, contenenti la catalogazione generale dei Mss. 1-729. L’unico fondo antico tra quelli confluiti nell’Universitaria di cui sia stata ricostruita l’identità, grazie alle segnature e antichi cataloghi, è quello di S. Francesco Grande: La biblioteca manoscritta del convento di San Francesco Grande di Padova a cura di Martina Pantarotto, pubblicato a Padova nel 2003 presso il Centro Studi Antoniani.

Si devono inoltre segnalare le descrizioni di manoscritti contenute in cataloghi di mostre, quali quelle recenti sui codici miniati: nel 2011 Splendore nella Regola. Codici miniati da monasteri e conventi nella Biblioteca Universitaria di Padova, e, nel 2017, La bellezza nei libri. Cultura e devozione nei manoscritti miniati della Biblioteca Universitaria di Padova.

Manoscritti Medievali del Veneto

Il progetto trova la sua prima formulazione presso l’allora Dipartimento di Storia dell’Università di Padova. Con la Regione Veneto si elaborò un intervento congiunto riguardante per la catalogazione generale riguardante tutti i codici medievali conservati nelle biblioteche del Veneto.

Si avviò così nel 1993 il Censimento dei fondi e catalogazione dei codici medievali e rinascimentali nella Regione Veneto, assunto inizialmente dal Centro regionale di documentazione dei beni culturali e ambientali e, successivamente, dal Servizio beni librari e archivistici della Regione Veneto con il patrocinio scientifico del Dipartimento di Storia dell’Università di Padova. Il lavoro venne affidato all’Associazione Scripta, costituita nel 1994 da alcuni laureati formatisi presso lo stesso Dipartimento.

Nella fase iniziale venne elaborato e sperimentato il database Isis/Codex, mutuando la scheda di descrizione dal progetto Codex, allora in corso di avviamento da parte della Regione Toscana e riguardante anch’esso la catalogazione generale dei codici conservati in area toscana, apportando gli aggiornamenti necessari per le specificità del progetto del Veneto, in particolare per accogliere i contributi sulla decorazione dei manoscritti curati da Giordana Mariani Canova e Federica Toniolo.

Su queste basi nel 1998 uscì il primo volume della collana Manoscritti medievali del Veneto con la descrizione di 224 codici della Biblioteca del Seminario Vescovile di Padova. Un parziale cambiamento nella scheda di descrizione si ebbe nel 2002, con il secondo volume, contenente la descrizione di 159 manoscritti conservati in 11 biblioteche di Padova e provincia. Venne abbandonato il protocollo descrittivo di Codex per adottare quello contenuto nella prima versione delle Norme per i collaboratori dei manoscritti datati d’Italia, da allora in poi sempre seguito.

Del 2007 è il terzo volume: I manoscritti medievali di Vicenza e provincia, il più corposo fra quelli fino ad ora editi contenendo le schede di 272 codici conservati in 6 biblioteche. Il quarto, e per ora ultimo volume, è del 2010: I manoscritti medievali delle province di Belluno e Rovigo, con le schede di descrizione di 111 manoscritti, conservati in sei biblioteche. Complessivamente nella collana Manoscritti medievali del Veneto, dal 1998 al 2010, sono stati descritti 769 codici conservati in 23 biblioteche.

Si tratta della totalità dei codici medievali delle province di Belluno, Rovigo e Vicenza. Per quanto riguarda Padova restano al momento escluse dal progetto due biblioteche: la già citata Universitaria e la Pontificia Biblioteca Antoniana, che tuttavia ha da tempo il proprio catalogo e partecipa al progetto NBM. Il prossimo intervento dovrebbe riguardare i manoscritti medievali di Treviso e provincia.

Il nucleo principale sarebbe costituito dai codici conservati nella Biblioteca Civica, dove fra il 2011 il 2014 ho pubblicato in NBM le schede sommarie delle segnature 1-1699. I codici che rientrano nei criteri di catalogazione della collana dei medievali sono poco meno di 300. Ragionevolmente, se e quando ci saranno le risorse umane ed economiche per affrontare la pubblicazione, si dovrà pensare di suddividere l’opera in due volumi. Da questi progetti di catalogazione generale e di manoscritti datati restano ancora escluse, sostanzialmente per mancanza di risorse economiche, due aree: Verona e Venezia.

Per quanto riguarda Verona la maggiore parte dei manoscritti sono conservati presso la Biblioteca Civica e la Biblioteca Capitolare. Negli anni passati sono state date delle tesi di laurea sui manoscritti datati della Biblioteca Capitolare e di catalogazione generale dei codici della Biblioteca Civica. Tuttavia mancano ancora i presupposti per aprire cantieri di catalogazione sistematica nell’area veronese. Resta infine Venezia, dove pure non si prospettano progetti organici di catalogazione per quanto almeno riguarda i manoscritti datati e la catalogazione generale dei medievali.

Sono attivi invece progetti di catalogazione presso le due maggiori istituzioni lagunari, la Biblioteca Marciana e la Biblioteca del Museo Correr, che utilizzano NBM e Manus. Ritengo inoltre doveroso citare l’opera di Riccardo Quinto sulla biblioteca dei Redentoristi di Venezia, volume pubblicato a Padova nel 2006 dal Poligrafo.

Manoscritti della Provincia Autonoma di Trento

Nel 1996 tra gli autori del primo volume dei manoscritti datati d’Italia, I manoscritti datati della provincia di Trento, c’era anche Lorena Dal Poz, all’epoca funzionaria presso la Soprintendenza per i beni librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento.

Fu proprio Lorena Dal Poz a farsi promotrice, insieme all’allora dirigente provinciale, Pasquale Chistè, della catalogazione generale dei codici conservati nelle biblioteche trentine, sull’esempio dei progetti che nel frattempo erano stati avviati in Veneto e Toscana, affidandone l’incarico a una giovane dottoressa di ricerca, Adriana Paolini.

Venni contattato dalla Soprintendenza di Trento per affiancare e seguire, sotto il profilo scientifico e operativo, Adriana Paolini e da questa collaborazione nacquero i due volumi con la descrizione dei manoscritti dell’area trentina: nel 2005 I manoscritti medievali della Biblioteca Comunale di Trento, contenente le schede di 174 codici; nel 2010 I manoscritti medievali di Trento e provincia dove sono descritti 158 codici di 10 biblioteche.

Conclusioni

Cosa rimane oggi di questi 25 anni di lavoro? Libri editi, diverse migliaia di manoscritti visti, studiati, molti descritti e pubblicati, fra codici datati, cataloghi generali, NBM, Manus. Sicuramente una mole ingente di lavoro compiuto, ma vi è, proprio per questo, anche la consapevolezza che molto resta ancora da fare.

Gli ostacoli che ha di fronte chi opera in questo ambito, a livello locale e nazionale, sono noti: le evidenti carenze strutturali nella programmazione di una seria politica culturale di lungo periodo, coerente con la vastità del nostro patrimonio, gli obblighi di tutela e le esigenze di ricerca scientifica; la costante diminuzione delle risorse economiche pubbliche e l’inadeguatezza d’incentivi per interventi privati;

la riduzione di personale competente interno alle biblioteche, senza che via sia stato l’indispensabile passaggio di consegne con le nuove generazioni; l’insufficienza di risorse umane esterne, giovani laureandi, laureati e dottori di ricerca, che pure vengono formati dalle nostre università ma che poi, a fronte di troppe incertezze, trovano altri sbocchi di lavoro (quando li trovano), assai lontani dalla loro formazione e forse anche dalle loro aspettative.

Ripropongo anche in questa sede domande che stanno a monte della catalogazione stessa e senza la cui soluzione non si può neppure ipotizzare la progettazione di iniziative: quale futuro hanno queste iniziative e su quali risorse economiche e umane si può realisticamente fare affidamento?

Ripercorrendo il lavoro compiuto, ho l’impressione di essere vissuto in un’epoca feconda e felice per la catalogazione dei manoscritti, nella coincidenza di una benevola congiunzione astrale o di una sorta di mistero alchemico. Un’epoca che, dal mio punto di vista, si è chiusa e di cui non vedo, almeno a breve, possibilità di riaperture, se non forse per qualche limitato intervento di carattere locale, sempre benemerito ma insufficiente tuttavia a dare risposte adeguate per la complessiva conoscenza e tutela dei manoscritti conservati nelle nostre biblioteche.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO

Per i codici datati e l’attività svolta dall’Associazione Italiana Manoscritti datati d’Italia (AIMD) rimando agli atti del convegno tenutosi presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena nel dicembre 2014 in occasione dei vent’anni dalla fondazione dell’AIMD: Catalogazione, storia della scrittura, storia del libro. I manoscritti datati d’Italia vent’anni dopo, a cura di Teresa de Robertis e Nicoletta Giovè Marchioli, Firenze, SISMEL – Edizioni del Galuzzo, 2017.

Per il progetto di catalogazione dei manoscritti medievali del Veneto, oltre ai volumi pubblicati nella collana Manoscritti Medievali del Veneto rimando a S. Zamponi, Iniziative di catalogazione di manoscritti medievali, “Studi medievali”, s. III, 40 (1999), pp. 369-393, in particolare pp. 383-384; L. Granata, Il progetto di catalogazione dei manoscritti medievali nella Regione Veneto, “Notiziario Bibliografico”, 37 (luglio 2001), pp. 5-10.

Per il progetto di catalogazione dei manoscritti medievali della Toscana si rimanda a S. Zamponi, Iniziative di catalogazione di manoscritti medievali, “Studi medievali”, s. III, 40 (1999), pp. 369-393; per tutti i successivi aggiornamenti v.: www.sismelfirenze.it/index.php/biblioteca-digitale/codex.

Ringrazio Charta per avermi dato la possibilità di presentare questo intervento nel quale riassumo oltre 25 anni di attività nell’ambito della catalogazione dei manoscritti medievali.

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