Enrico Sturani, originariamente edito in Charta, 144, pp. 60-63.
Sappiamo tutti che la fotografia, d’Arte, d’Avanguardia o comunque firmata, negli ultimi decenni ha preso valori da capogiro né esiste ancora qualcuno così ingenuo da pensare che un’opera di Man Ray, Duchamp o da un costruttivista sia alla portata di ogni tasca.
Eppure un bellissimo volume, centrato sulle cartoline (specie fotografiche) create da surrealisti, dadaisti e costruttivisti, dedica la maggior parte dello spazio alle normali cartoline di fantasia che, pur non essendo poi troppo diverse da quei pezzi da novanta, valgono infinitamente meno (ed esteticamente ci lasciano altrettanto interdetti).
E interdetto dovette rimanere il grande pubblico, che di queste bizzarre cartoline ignorava persino l’esistenza, vedendole esposte accanto ai mostri sacri dell’arte, entro musei prestigiosi come il Jeu de Paume di Parigi, il Fotomuseu di Winterthur (in Svizzera) o quello tedesco di Essen; e con un catalogo che più grande e più bello non si può (Clément Chéroux e Ute Eskildson, La photographie timbrée, Steildl-Jeu de Paume, 2008, 218 enormi pagine a colori, 128,52 euro).
Come purtroppo spesso avviene con i bei libri, forse pochi si sono chinati allora sul mistero di questa curiosa convergenza fra le più elitarie cartoline d’avanguardia realizzate in pezzo unico e le apparentemente più facili, normalissime cartoline di fantasia del tempo che fu (e cioè alcuni decenni prima degli artisti più dirompenti). Oggi lo stesso autore compie l’operazione inversa: un libro (quasi) sullo stesso argomento ma inverso al primo: molto più scritto e spiegato. Esso pone il problema de L’avanguardia prima dell’avanguardia, Paris, Textuel, 280 pagine a colori, 2015, 69 euro.
Ma, poiché Chéroux cura il settore fotografico del Beaubourg, è autore di una ventina di libri sugli esordi della foto e, soprattutto, aveva presentato queste stesse opere sin dai Rencontres Internationales de Photographie di Arles nel lontano 1999, possiamo chiederci se tale titolo viene dopo quello precedente oppure se lo precede. fantasia & arte Il primo caso in cui si è parlato di “pre-avanguardia” è stato per le stranezze che, a fine Ottocento, certi gruppi di artisti parigini come gli “incoerenti” si divertirono a esporre: tra l’altro una Gioconda con infilata in bocca la pipa, un cavallo vivo dipinto col tricolore francese, dei pezzi di formaggio coi buchi, dei quadri dipinti di un unico colore.
Chéroux sostiene che tali manifestazioni vanno comprese e giudicate in base a quanto stava loro attorno e non alle avanguardie che vennero dopo; infatti il loro intento era solo divertire e divertirsi. In campo fotografico – che è il suo specifico – egli nota tutte le sperimentazioni fatte nei primordi; la loro relativa diffusione avvenne solo negli ultimi due o tre decenni a cavallo fra Ottocento e Novecento, quando, a fine ludico, esse vennero diffuse tra i rampolli della buona borghesia desiderosi di sperimentare ogni novità: allora infatti, decine e decine di pubblicazioni promuovevano la “fotografia divertente”.
Dal primo Novecento, i trucchi cinematografici allargarono ancora il pubblico assetato dei più buffi pasticciamenti di immagini. Altri veicoli di diffusione popolare delle varie trovate della fotografia divertente furono le rubriche “curiosità” stampate sulle riviste illustrate nel decennio precedente la Grande Guerra. Anche le immagini prodotte nei baracconi delle fiere innovarono il gusto corrente, facendo largo uso di trovate fotografiche (persino il tiro a segno in cui si deve colpire il pulsante di scatto).
Ma una vera infatuazione per ogni tipo di trovata ottica, di prospettiva, di stampa, di montaggio, di colorazione di immagini si registrò nelle cartoline di fantasia durante i primi vent’anni del Novecento. Esse diedero sfogo alla più sbrigliata immaginazione visuale. Loro fine non era né il bello artistico del fotopittoricismo, né il valore documentario delle persone, situazioni, oggetti documentati: tali cartoline mettevano in gioco tutte le trovate della tecnica di ripresa, di sviluppo e di stampa al solo fine di produrre immagini curiose, ridicole o sorprendenti. Ancor più che “creare”, esse intendevano “ricreare”, nel senso di tenere allegri.
Quando, tra gli anni Venti e Trenta, gli artisti d’avanguardia fecero saltare i parametri della rappresentazione, dell’arte e della realtà, essi già ben conoscevano, frequentavano, apprezzavano e collezionavano i più vari mass media e spesso se ne appropriarono, integrandoli nelle proprie opere: ritagli di giornale, pubblicità, fotografie, biglietti; ma soprattutto cartoline. Ciò spiega le notevoli somiglianze formali che intercorrono fra certe cartoline di fantasia e talune opere delle avanguardie.
FOTOGRAFIA, CARTOLINE, AVANGUARDIA: DUE PEZZI QUASI UGUALI
Prendiamo ad esempio la cartolina di Cléo de Merode, raffigurata come dama di cuori in una serie di cartoline del 1905, e il grande ritratto fotografico di Nush Éluard ritratta come dama di fiori; a parte le dimensioni e accuratezza, la differenza sta essenzialmente nella tiratura: alcune migliaia di pezzi contro pochissimi e il fatto che la cartolina è un anonimo pezzo industriale, mentre la seconda è opera del celebre Man Ray.
Ma che quell’anonimo operatore abbia avuto quell’idea per primo non sarebbe poi così importante; egli infatti voleva solo realizzare un’immagine simbolica e attraente, mentre Man Ray, riprendendo quel motivo un quarto di secolo dopo, intendeva creare un’opera d’arte; il che è sancito dai prezzi rispettivi delle due opere (circa dieci, contro almeno centomila euro).
Un altro esempio sono le foto-ritratto da baraccone stampate facendo uso di alcuni specchi opportunamente inclinati: quella d’anteguerra con i cinque profili del signore in bombetta non pretende a nulla più che alla semplice curiosità o al souvenir di famiglia, posto che se ne sia tramandato il nome; l’assolutamente identico ritratto quintuplo di Marcel Duchamp che fuma la pipa, realizzato da un anonimo operatore di Broadway – che l’interessato si limitò a comprare e a esporre, raggiunge invece i sublimi vertici del ready-made.
Anche in molti altri casi, l’idea risale e affonda nell’archeologia di un passato prossimo che, se Chéroux di preoccupa di sviscerare in tutte le sue componenti, intrecci e funzioni, certo non pretende di individuare: ragionare sull’invenzione del fuoco o della ruota è certo fondamentale, ma appare inutile identificarne un autore. Viceversa gli artisti d’avanguardia hanno delle dichiarate intenzioni d’arte, ed esse esulano da qualunque possibile intenzione pratica, fosse pure quella di semplicemente far ridere, divertire o stupire.
Insomma, se, per un attimo, capovolgiamo i termini del problema, potremmo dire che le cartoline di fantasia (e le altre immagini popolari) perlomeno spesso fanno ridere; viceversa alcune opere d’arte di vari autori d’avanguardia, spesso non fanno neppure ridere.
PER SAPERNE DI PIÙ: Fotografia, Cartoline, Avanguardia
Soprattutto l’ultimo volume di Clément Chéroux (Clément Chéroux e Ute Eskildson, La photographie timbrée, Steildl-Jeu de Paume, 2008, pp. 218, euro 128,52) dispone di note e di una bibliografia ricchissimi, non solo sui singoli aspetti e sull’evoluzione della “fotografia divertente”, ma anche su problemi di metodo come quello del rapporto fra arti “basse” e “alte”.
Per problemi simili, in italiano, mi permetto di ricordare i miei tre ultimi grandi volumi: Enrico Sturani, Cartoline, L’arte alla prova delle cartoline (soprattutto pp. 70-79: Pre-avanguardia, avanguardia per ridere e avanguardia in caricatura; pp. 326-335: Il fotografo si diverte); La cartolina nell’arte, Fatta a pezzi, stravolta, esaltata; Cartoline dalla A alla Z (varie voci, fra cui “Preavanguardie”, “Presurrealismo”); tutti Barbieri editore, Manduria, 2010, 2011, 2013).
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