Santo Alligo, originariamente edito in Charta, 118, pp. 64-69.
l pittore svedese Carl Larsson chiamava le sue illustrazioni “pezzettini di carta”, ma era convinto che dopo la sua morte sarebbero stati considerati degli autentici gioielli, valutazione che in effetti ebbero già al loro apparire. A un secolo dalla sua scomparsa, i suoi acquerelli e la sua pittura sono oggetto di studi e di ristampe, per la delizia del pubblico che lo ama come allora.
“Un lieto e garbato Chardin dei nostri tempi” ebbe a scrivere di lui Vittorio Pica, in uno dei pionieristici fascicoli di Attraverso gli albi e le cartelle, che per primi si occuparono in Italia dei protagonisti dell’illustrazione nostrana e d’oltralpe. Ma Larsson è paragonabile a Chardin solo per il tipo di pittura intimistica, essendo stato invece un vero artista “rinascimentale” a tutto tondo, capace di dominare con somma maestria l’acquerello, la pittura a olio, l’affresco, l’incisione, il disegno di mobili e anche la scultura. Nonostante ambisse a essere ricordato per le grandi superfici che dipingeva (anch’esse considerate illustrazioni dall’autore), Larsson deve tuttavia la sua intramontabile fama a una manciata di libri illustrati.
CARL LARSSON, TALENTO E POVERTÀ
Nacque il 28 maggio 1853 a Stoccolma. Il padre Olaf abbandonò la famiglia quando lui era ancora in tenera età; toccò quindi alla madre provvedere a Carl Larsson e al fratello John facendo la lavandaia e la stiratrice, ma i guadagni non bastavano: miseria, sporcizia e ogni genere di vizi resero l’infanzia dei figli nel quartiere povero di Ladugårdsland un periodo da dimenticare. Incoraggiato dal suo insegnante alla scuola dei poveri, nel 1866 – quando scoppia un’epidemia di colera a Stoccolma – il tredicenne Larsson fu immatricolato come allievo all’Accademia di Belle Arti, seguendo le attitudini del nonno materno.
Nel 1869 quando frequentava il corso d’arte antica, collaborando alla rivista studentesca “Pajas”, i suoi disegni furono notati dal giornale umoristico “Kasper” che lo assunse con lo stipendio annuo di 2500 corone (il direttore del Museo Nazionale guadagnava meno) con cui ora poteva provvedere alla madre e al fratello. Le vignette disegnate per “Kasper”, ridotte in xilografia per la stampa, non si discostavano però da quelle degli altri illustratori pubblicate sulle riviste satiriche dell’epoca.
Dopo aver frequentato per tre anni il corso di nudo all’Accademia di Belle Arti, affermatosi presto come ottimo disegnatore, nel 1875 – anno in cui lavorava a intense incisioni all’acquaforte, come Mor och barn (Madre e figlio) – la “Ny Illustrerad Tidning” (“Nuova rivista illustrata”), il settimanale più moderno e popolare svedese, lo assunse come cronista e disegnatore. Le sue illustrazioni, ridisegnate dagli xilografi (che anche per questo risultano statiche e legnose), si erano fatte più complesse, in quanto Larsson doveva ricostruire, anche con il supporto fotografico, incidenti ferroviari, avvenimenti mondani, catastrofi naturali.
SOGGIORNI A PARIGI
Studiate le tecniche calcografiche, Carl Larsson illustrò alcuni libri, pubblicati nel 1877, tra cui Sagor och berättelser (Racconti) di H.C. Andersen (purtroppo anche questo con riproduzioni xilografiche) e Norska Folksagor (Racconti popolari norvegesi) di Asbjörnsen e Moe. Ricevute dall’Accademia centocinquanta corone e un encomio per un dipinto, prestò il servizio militare. Deluso per non aver ottenuto la borsa di studio che spettava a chi avesse vinto la medaglia reale, ma anche per la perdita di Vilhelmina Holmgren, sua compagna d’Accademia al quale era unito da stretta amicizia, il 17 aprile del 1877 partì per Parigi, rinunciando così allo stipendio della “Ny Illustrerad Tidning”.
Dopo aver trascorso l’estate a Barbizon, Larsson tornò a Parigi. Nella povertà cui si ridusse il suo umore passava da un’esaltazione sfrenata a momenti di acuta depressione. Fortunatamente, il ritratto di un amico, esposto al Salone di Parigi, gli fruttò mille corone dall’Accademia. Tornato in patria nel novembre del 1878, Larsson illustrò momenti della storia svedese del XVII e XVIII secolo con gustosi disegni al tratto: Fältskärns berättelser (I racconti di un medico militare) di Zacharias Topelius, tornando a fornire i suoi disegni alla “Ny Illustrerad Tidning”. Dal professor Scho lander, segretario dell’Accademia, ricevette poi l’incaricato di affrescare le parti lasciate incompiuti da Werner e Staaf a Palazzo Bolinder.
Due anni dopo il suo ritorno in patria partì di nuovo per Parigi dove gli pervenne la preghiera di August Strindberg di tornare in Svezia per illustrare Svenska Folket i helg och söcken (Il popolo svedese nei giorni feriali e festivi), un’opera storico-culturale progettata e scritta dall’eminente drammaturgo. Larsson lo accontentò di malavoglia, raggiungendolo alle piccole e rocciose isole di Kymmendö, davanti a Stoccolma, dove Strindberg abitava con la famiglia, rimanendovi per tutta l’estate.
Svenska Folket i helg och söcken uscì in due volumi nel 1882 con 135 illustrazioni, tra cui venti a piena pagina, riprodotte in xilografia. Conobbe allora la futura moglie, la pittrice Karin Bergöö, facendo di nuovo ritorno a Parigi, dove però il suo dipinto Chez le peintre du Roi fu rifiutato al Salone. Gli venne in soccorso un compagno d’Accademia, il paesaggista Karl Nordström, invitandolo in campagna, a Grèz par Nemours, piccolo villaggio a 70 km da Parigi, dove Larsson si fermerà per tre anni.
A contatto con la natura dipingerà i suoi splendidi acquerelli en plein air di tipo intimistico: scriveva alla madre che gli erano cadute le bende dagli occhi, spezzando l’incantesimo che lo teneva legato alle sue idee strambe e ai suoi pensieri tortuosi. A Grèz Carl Larsson si fidanzò con Karin, sposandola il 12 luglio 1883 a Stoccolma, e lì, l’anno successivo, nacque la loro primogenita Suzanne.
IL SUCCESSO
Carl Larsson aveva trovato finalmente la sua strada: ebbe successo al Salone di Parigi, vendeva i suoi dipinti e i suoi acquerelli a collezionisti, a musei francesi e svedesi, e al collezionista e mercante d’arte Pontus Fürstenberg di Göteborg per il quale realizzò a Parigi, tra il 1888 e il 1889, il trittico, dipinto a olio con quattro figure in bassorilievo scolpito in legno, Rokoko. Renassäns. Nutida Konst (Rococò. Rinascimento. Arte Contemporanea). In patria Strindberg scriveva un inno in sua lode sull’almanacco “Svea” del 1883, cui farà seguito un articolo di Georg Nordensvan su “Nornan”.
Dopo aver compiuto un viaggio a Londra, nel 1885 Larsson si stabilì con la famiglia nella capitale svedese. Le vendite a prestigiosi musei – gli Uffizi acquistarono, nel 1911, Självrannsakan (Introspezione) il suo autoritratto con un pagliaccio di pezza nella mano destra –, i suoi viaggi dentro e fuori la Svezia e le esposizioni dei suoi lavori, tra cui quella importante alla galleria George Petit di Parigi, si susseguirono ininterrottamente; ma aveva anche tempo di insegnare alla scuola d’arte Valand di Göteborg.
Nel 1887 nacque Ulf, il figlio maggiore, destinato a morire sul tavolo operatorio per un’appendicite nel 1905, l’anno successivo Pontus, nel 1891 la figlia Lisbeth, nel 1893 Brita e nel 1896 Kersti; infine, nel 1900, l’ultimo dei figli: Esbjörn. Nell’autunno del 1888 il padre di Karin regalò alla figlia una casa nel villaggio di Sundborn, a Dalarna, un dono che avrà una certa importanza nella vita della famiglia Larsson. Carl arrivò secondo al concorso per gli affreschi del Museo Nazionale, vinto però due anni dopo con il monumentale Gustav Vasas intåg i Stockholm (L’ingresso di Gustav Wasa a Stoccolma).
Terminò Svenska kvinnan genom seklen (La donna svedese nel corso dei secoli), ciclo di pitture murali per la scuola elementare femminile di Göteborg, finanziato da Pontus Fürstenberg: tredici composizioni dalle ricche decorazioni, alcune delle quali saranno riprese e stampate in libro nel 1909. Illustrò Sånger och visor i urval (Canzoni e ballate) di Elias Sehlstedt e, successivamente, Kabale und Liebe (Amore e raggiro) di Schiller. Sono del 1894 le nuove illustrazioni monocrome per il romanzo Singoalla del poeta svedese Viktor Rydberg.
Lo stesso anno Carl Larsson si recò in Germania, a Roma e a Parigi per studiare più profondamente la tecnica dell’affresco, a seguito dell’approvazione del suo bozzetto Midvinterblot (Olocausto di mezzo inverno), decorazione del vestibolo inferiore del Museo Nazionale, terminata, ma non approvata (anche se accettata) dalla commissione del museo, che imponeva radicali cambiamenti a Larsson, il quale giudicò la richiesta un insulto. Per l’opera Larsson infatti si era ispirato, in contrapposizione al dipinto solare del re trionfatore, a un fatto dell’epoca pagana, in cui un re venne affogato, per il bene del popolo (la riuscita di un buon raccolto).
CARL LARSSON, I LIBRI E IL SUCCESSO
A Stoccolma Carl Larsson espose le sue opere in una mostra accanto a Edvard Munch; ma ancor più importante fu per lui quando nel 1894 iniziò a scrivere e a dipingere gli acquerelli per uno dei libri che lo renderanno immortale: Ett hem (La nostra casa) stampato e ristampato in molte lingue fino ai nostri giorni. Cantore della vita familiare, Larsson è vicino al tedesco Oscar Pletsch (1830-1888), che nei suoi libri xilografici, raccontava, anche lui in prima persona, l’intimità della vita famigliare.
Con Ett hem l’artista adottò un canone che replicherà, senza stanchezza, in tutti i libri da lui realizzati, compresa la caratteristica sigla con cui li firmerà: la C e la L puntate chiuse in un cerchio. Iniziato nel 1890 e pubblicato da Albert Bonnier a Stoccolma in tremila esemplari nel 1899, Ett hem contiene ventiquattro acquerelli stampati in tricromia (con un costo che all’epoca era veramente considerevole) e molti disegni al tratto nel testo. Venti di questi acquerelli erano stati esposti alla mostra dell’Arte e dell’Industria di Stoccolma due anni prima, anche se l’artista avrebbe preferito fossero appesi nella sezione dell’artigianato.
Sembra sia stata la necessità di ottenere una stampa migliore (le opere venivano fotografate e riprodotte in tricromia, un procedimento, appunto, molto costoso all’epoca) il motivo per cui Carl Larsson abbia deciso di abbandonare l’acquerello per il tratto del disegno a china, un’accorgimento adottato anche da molti altri illustratori, soprattutto inglesi, tra cui Arthur Rackham. Questa soluzione funzionale permise a Larsson di ottenere, quasi del tutto fortuitamente, uno stile che avrebbe fortemente caratterizzato la sua opera di illustratore.
Nel 1897 Larsson dipinse il soffitto e le lunette del ridotto del nuovo Teatro dell’Opera di Stoccolma (e in seguito il soffitto del nuovo Teatro di Prosa), rifiutando la cattedra offertagli dall’Accademia di Belle Arti. Iniziò l’affresco Skolungdomens korum (La preghiera degli scolari) al liceo classico Norra di Stoccolma. Nel 1900, all’Esposizione mondiale di Parigi Carl Larsson vinse il primo premio, mentre è dell’anno successivo la pubblicazione della sua prima monografia, scritta da Georg Nordensvan.
Nel 1902 uscì un nuovo libro in due formati: Carl Larssons. Ett album, (Stoccolma, Albert Bonnier) con 32 tavole a colori e molte illustrazioni al tratto in 4500 copie. Nella copertina del formato in-folio, Larsson stilizzava in modo del tutto geniale il rapporto tra lui e la sua famiglia. L’artista si ritraeva con la sigla della sua firma, come un piccolo satellite che gira nell’orbita del sole, un grande disco al cui interno sono stipati i volti di Karin e dei figli.
Ne I Larsson l’artista utilizzò il suo nome addirittura per il titolo del nuovo libro, conscio che la sua arte e il suo modo di vivere la famiglia, erano un buon esempio per il lettore. Tra autoritratti con figlie, deliziose scene d’interno e all’aperto (alcune opere risalgono al 1889), un’acquerello colpisce in modo particolare per la composizione e l’introspezione psicologica della bambina: la colazione triste di Lisbeth.
CARL LARSSON, LA FAMIGLIA MODELLO
Dal 1904 attese al suo nuovo libro, Spad-arfvet. Mit lilla landtbruk (Eredità della vanga. La mia piccola fattoria), che alcuni traducono in Da noi in campagna, dal titolo dell’edizione tedesca, uscita, contemporaneamente all’edizione svedese, per i tipi dell’editore Bruno Cassirer. In Spad-arfvet (pubblicato sempre da Albert Bonnier nel 1906, con 25 tavole compresa quella del frontespizio e molte illustrazioni al tratto nel testo) Larsson illustrava il lavoro annuale degli uomini e delle bestie nella sua fattoria. È un’opera meno intima, più corale di scene di vita di campagna.
Mentre dipingeva i ventotto acquerelli per Åt Solsidan (Dalla parte del sole), inaspettatamente Strindberg attaccò lui e la moglie Karin in Ett blå bok (Un libro azzurro) accusandoli, ingiustamente e senza portare le prove delle sue sue affermazioni, di aver recitato nei loro libri la parte di coppia felice celando il loro rapporto di odio-amore minato dall’ambizione e dalla reciproca gelosia di artisti. Fu proprio dietro esortazione di Karin che Carl riprese un vecchio progetto di realizzare album illustrati, tipico rito borghese d’allora, con scene famigliari dipinte all’acquerello.
L’editore Albert Bonnier suggerì poi all’artista di commentare le scene, e i disegni al tratto, con testi personali e semplici a cui Karin contribuì scegliendo l’arredamento della casa di Sundborn (Creatori dello stile svedese sarà intitolata la mostra dedicata a Carl Larsson e Karin al Victoria & Albert Museum del 1997 curata da Michael Snodin) e probabilmente influendo anche nella scelta dei colori. Un modello da proporre ad altre famiglie svedesi, come è chiaramente scritto da Larsson nell’introduzione di Ett hem. Larsson aveva capito il vantaggio delle riproduzioni a colori per trasmettere a un pubblico più vasto la propria arte, che voleva essere utile e dare gioia, non a uno solo, ma “a tutti”.
I colori sono molto accesi, questo perché, scriveva l’artista rivolgendosi ai suoi compatrioti, le tinte esasperate dovevano contrastare opportunamente con il verde intenso delle pinete e con il bianco freddo della neve. Nel 1909, uscì Svenska kvinnan genom seklen (La donna svedese attraverso i secoli), edito da Wilhelmssons Boktryckeri di Stoccolma, con dieci tavole a colori fuori testo, con testatine e finalini al tratto nel testo. Tutti gli acquerelli dipinti per il libro Åt solsidan (Dalla parte del sole), 32 compreso il frontespizio, vennero esposti a Monaco mentre il volume uscì nel 1910, sempre per i tipi di Bonnier.
All’epoca Carl acquistò anche la fattoria Lövhulta nel villaggio di Hammarby nel Södermanland, che in passato era di proprietà dei suoi avi. La legatura di Åt solsidan è cartonata con dorso e ampi angoli in pelle e un disegno blu, rosso, verde con sovrastampa oro in copertina; bellissimi i risguardi azzurri con decorazioni floreali in bianco. Il frontespizio è scandito da vari riquadri dove trovano posto le decorazioni, le scritte e l’illustrazione (Larsson è riflesso mentre dipinge nello specchio che i decoratori hanno appena appeso al muro); una pianta di rose sulla sinistra e l’innaffiatoio sulla destra completano il frontespizio.
Seguono 12 pagine di testo racchiuso da filetti rossi, diviso su due colonne con al centro un vaso di fiori sempre diverso stampato al tratto rosso, sormontato da un riquadro al tratto nero con il disegno di una veduta o il particolare di una costruzione nei dintorni della casa di Larsson. Inizia quindi il nuovo ciclo di illustrazioni di scene famigliari: la casa sotto la neve, gli interni animati, le stanze vuote dove regnano gli arredi.
Scene come quella con Karin che sgrana i piselli insieme ai figli, il bagno mattutino, la lettura serale alla luce della lampada, lo studio dei figli, le prove al pianoforte, si alternano a quelle fuori casa: la pesca nel laghetto, Karin pensierosa sulle rive del fiume, i primi incerti passi sugli sci dietro casa, il gioco a nascondino, fino all’ultima, in cui l’artista (di cui vediamo solo la mano che firma l’acquerello sulla tovaglia del tavolo) si congeda dai suoi lettori.
Dopo nuove numerose mostre e altri numerosi viaggi, nel 1913 Carl Larsson pubblicava il suo sesto e ultimo album: Andras barn (I figli degli altri), l’unico in cui non parla della sua famiglia (32 tavole fuori testo compreso il frontespizio, illustrazioni al tratto nel testo, disegni al tratto rosso nella banda in alto, un disegno a mezzatinta). Svenska kvinnan genom seklen e Andras barn sono, a mio avviso, gli album meno riusciti dei sei creati da Larsson; non è nel suo elemento famigliare, e questo sembra impedirgli quell’adesione che lo ha ispirato e accompagnato negli altri quattro album.
Nel primo (la donna svedese dalla preistoria al 1900), cercando di coniugare il lato storico con quello famigliare che conosce così bene, non ritrova la felice alchimia delle sue opere migliori. Il secondo, è una raccolta di ritratti di ragazzi dipinti tra il 1893 e il 1913 e per questo il libro appare poco omogeneo; i figli degli altri, non sono disegnati da Larsson con la partecipazione e la libertà che era aduso adottare con i suoi figli.
A parte il bellissimo frontespizio, questo sì con i suoi figli, diciamo che i ritratti più riusciti sono quelli in cui la colorazione all’acquerello è condotta sulla traccia della matita o della china. L’11 settembre del 1918 Larsson termina l’autobiografia Jag (Io) pubblicata solo nel 1931. A seguito di un colpo apoplettico, la sera del 22 gennaio del 1919, dopo essersi ritirato in camera da letto con Karin nella loro casa a Falun, acquistata nel 1907, esclama: “Mi sento così strano, credo di stare per morire”. Carl Larsson si spegne all’età di sessantasei anni, riconoscente verso la vita e i suoi doni.
PER SAPERNE DI PIÙ
V. Pica, Un glorificatore della vita familiare, in “Attraverso gli albi e le cartelle” Serie Terza, Fascicolo VII, Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche, 1916
B. Sanders, The Paintings of Carl Larsson, New York, Peacock Press, 1976
G. Cavalli, B. Lindwall e H.-C. Köster, Tra gente felice. Il mondo luminoso di Carl Larsson, Milano, Longanesi, 1983
S. Ranström, Carl Larsson, Königstein im Taunus, Hans Köster, 1985
Carl Larsson, Stockholm, Bra Böcker, 1992
R. Puvogel, Carl Larsson, Köln, Taschen, 1994
M. e A. Snodin, Carl and Karin Larsson. Creators of the Swedish Style, Victoria & Albert Museum, 1997
B. Lindwall, Carl Larsson, acquerelli, Paris, Bibliothèque de l’Image, 2001
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