Michele Rapisarda, originariamente edito in Charta, 138, pp. 68-73.
Alcune immagini dell’illustratore ligure Antonio Rubino hanno riacceso la mia curiosità su quella strana usanza tolta dal mondo acquatico che porta il nome di “pesce di aprile”. Non è facile ricostruire la storia di questa tradizione dove, tra tenerezze e ammiccamenti, burle di ogni genere, canzonature dei sempliciotti e attentati alla buona fede dei meno accorti come dei più avveduti, si può intravvedere sullo sfondo un grande racconto di simboli e di significati tratti dalla mitologia e dalle religioni.

Con l’aiuto cortese e competente di alcuni esperti di cose curiose, la pesca, pur faticosa, mi ha portato luccicanti pesci da mettere nel piatto che mi immagino di ceramica, dipinto a vivaci colori con rappresentazioni ittiche in rilievo, come quelli realizzati da Bernard Palissy nel XVI secolo o da Charles-Jean Avisseau nell’Ottocento che ho trovato citati in un articolo di Edith Mannoni in “Art et Decoration”, n. 284 del 1989, dedicato a pesci, arte e simboli.
Pesce di Aprile, Origini di un Rito
“La strana consuetudine è l’ultima traccia delle feste cereali dei romani, che si celebravano ai primi di aprile, culminando nella rappresentazione mimica del ratto di Proserpina. Proserpina coglieva fiori nei campi elisi e già aveva il grembo colmo di gigli e garofani quando Pluto la ghermì e la trasse seco nei bei regni d’Averno.
Cerere, dea delle biade, udendo i gridi della diletta figliuola accorse e per un giorno intero, il primo di aprile, inseguì quella voce credendo di raggiungere il rapitore. Pluto le aveva giocato un tiro birbone con la complicità della agile ninfa Eco…”: così Arturo Lancellotti tratteggia l’origine della costumanza primaverile nell’opera Feste tradizionali, Società Editrice Italiana, Milano, 1951.
Lancellotti indica anche altre ipotesi alle quali si fa risalire l’uso degli scherzi d’aprile. L’opinione più diffusa è che a dar vita alla leggenda del pesce d’aprile, il 1° aprile 1634, fosse stata la rocambolesca fuga, a nuoto attraverso la Mosella, del duca Francesco di Lorena, imprigionato da Richelieu nel Castello di Nancy: “ai Francesi era stato dato da custodire un pesce” dissero i Lorenesi commentando la burla del Duca ai danni dei carcerieri.
Questa ipotesi era già stata indicata dallo studioso di folklore Giuseppe Pitrè (1841-1916), autore di un curioso opuscolo, Il pesce d’aprile, pubblicato a Palermo nel 1886, in un’edizione di cento esemplari, presente soltanto in due biblioteche pubbliche a Napoli e a Macerata.
“È difficile trovare nel campo delle tradizioni popolari un uso la cui origine sia tanto oscura e controversa quanto questa del pesce d’aprile. Francesi, Inglesi, Tedeschi l’hanno cercata chi in un fatto e chi in un altro; ma tutti, o quasi tutti, dopo varie ipotesi han dovuto modestamente dichiarare che alla fine non vi è nulla di certo su questo punto”, scriveva in proposito l’illustre studioso siciliano, dando per certa la sola provenienza dalla Francia di “questa maniera di canzonare”, da lì giunta in Liguria e quindi diffusa in tutta l’Italia, ma sino a metà Ottocento ancora sconosciuta in Sicilia.
Pesce di Aprile, La Lisca nel Bacile
Nelle pagine del Pitrè si legge anche di una meno nota origine che si riferisce a una leggenda del XVII secolo narrata dal poeta friulano Rumtot: il patriarca Bertrando aveva invitato il papa per il giorno di Pasqua; il papa, già impegnato a recarsi in Francia per il battesimo della figlia del re, accettò l’invito per il primo d’aprile; gli fu servito un pranzo di magro, poiché era tempo di Quaresima, a base di anguille e trote del Natisone.
Purtroppo una lisca si conficcò in gola al Pontefice e questi, non riuscendo a liberarsene, andò a dormire con tale tormento. Al risveglio, il giorno seguente, il papa non sentì più il dolore della spina, che trovò per incantesimo in un bacile vicino al letto. In ricordo del fatto miracoloso ordinò che da quell’anno in tutto il patriarcato di Aquileia non si mangiasse pesce il 1° aprile, neanche se fosse stato venerdì santo. Così per il Rumtot nasceva la costumanza del pesce d’aprile: l’usanza di imbandire pesce al 1° d’aprile divenne una burla, poiché si confezionavano cibi di grasso in forma di pesce.
In Sicilia, continua Pitrè, era viva l’usanza dell’”Allelluja” (con quattro elle, annota l’autore) assai simile al pesce d’aprile: nella giornata del sabato santo si mandava qualche credulone a prendere la chiave dell’”Allelluja” necessaria a togliere da dove era custodito il misterioso oggetto, non più solo voce di canti e di preghiere; il malcapitato veniva spedito di casa in casa con l’impossibile incarico. Ugualmente in Romagna si usava caricare il grullo di turno con una cassa di pietre, nella quale gli si diceva fosse contenuta la chiave dell’alleluja da portare in parrocchia.

PESCE DI APRILE, RUBINO E NONNI
Questo scherzo illuminò la fantasia di Antonio Rubino, chiamato a illustrare un articolo sul pesce d’aprile sulla “Rivista Mensile del Touring Club Italiano” nel 1911. L’articolo, a firma Silvio Carpani, ripercorreva lo scritto di Pitrè e raccontava alcune burle dell’epoca, offrendo immagini gustosissime firmate dall’artista ligure un pesce con piedi calzati prende all’amo della sua lenza un povero babbeo, un serpente marino emerge gigantesco dalle onde a ricordare le fandonie giornalistiche propinate a mezzo stampa in occasione del 1° aprile e naturalmente il villano reca in spalla la cassa di sassi.

Rubino tornerà sul tema con una bella pagina del “Corriere dei Piccoli” (1° aprile 1923), dedicata alle uova di Pasqua preparate dal “Corriere” per gli eroi delle sue storielle e distribuite da Fortunello; Cirillo e Spinarosa scoppiano in pianti chiedendo di avere uova più grandi; se ne incarica l’artista Polidoro che confeziona due enormi uova di gesso, senza accorgersi che nell’impasto una servetta ha gettato dei pesci guasti: quando i due monelli fanno cadere le due grandi uova ben decorate “Fuor dai cocci i pesci usciti | con mossetta assai gentile | ai due bimbi ben puniti | sembran dire: è il Primo Aprile!”.

Con un guizzo veramente inatteso una carpa in inchiostro arancio salta fuori dalle pagine di “Xilografia”; è un’incisione su legno di filo (15,5 × 32,5 cm) che Francesco Nonni il 1° aprile 1924 inviò per burla agli abbonati alla sua rivista, racchiusa nella copertina di un fascicolo “ordinario”, anno I, numero 4, rarissimo poiché stampato in pochi esemplari rispetto alla tiratura editoriale.
La carpa è in Oriente simbolo di fortuna e abbondanza, e rappresenta pure la perseveranza per la sua determinazione nel risalire i fiumi; animale longevo, era cavalcato dagli dei per salire in cielo. Segno della fortuna, l’immagine di una carpa, con squame dorate, è stata utilizzata per un biglietto (fustellato a forma di pesce) della Lotteria di Pasqua in Roma, con estrazione il 31 marzo 1896. Un simpatico biglietto d’invito, sempre sagomato in forma di pesce, fu distribuito dal Comune di Milano per il 1° aprile 2006, in occasione del Centenario dell’Acquario e Civica Stazione Idrobiologica.
Pesce di Aprile: Cartoline Surrealiste.
Oltre agli scherzi, la festa d’aprile, con riferimento alla primavera e all’amore, si è manifestata anche in un’altra usanza, ancora principalmente francese, nei primi vent’anni del Novecento: molti personaggi con pesci tra le mani spuntano dai curiosi teatrini di migliaia di cartoline d’auguri.

I soggetti delle moltissime cartoline, che è ancora possibile reperire nel mercato collezionistico, possono essere suddivisi in alcune tematiche principali, a cominciare dalle cosiddette “pre o para-surrealiste”, o meglio si potrebbe dire “di surrealismo involontario”, seguendo quanto racconta Enrico Sturani a commento di due scritti di Paul Éluard e di Salvador Dalí, in Cartoline Surrealiste, Stampa Alternativa Editrice, Roma,1985.
Impietoso il giudizio di Éluard, che pur mise insieme una raccolta di cartoline tra il 1929 e il 1932: “Le cartoline del pesce di aprile sono grossolane, aggressive, anonime”. A Reggio Emilia nel 2014 nella mostra Illusionismo surreale. Fantasie fotografiche del primo Novecento in Europa, curata dal finlandese Harri Kalha, sono stati esposti alcuni curiosi esemplari di cartoline del pesce di aprile.
Dalla fine dell’Ottocento questo universo immaginario si popola di pesci con ali d’aereoplano o in forma di mongolfiera che si librano in cielo con a bordo coppie di fidanzati; bimbi, signorine sorridenti e fanciulle avventurose che cavalcano grossi pesci; pesci che trainano imbarcazioni colme di fiori; giovani donne che inviano verso l’amato una flottiglia di pesci volanti tra ghirlande di rose.
Incredibili pesci di dimensioni spropositate, tinti di rosso e di altri colori vivaci, stanno tra le mani di distinti signori in giacca e bombetta, o di allegre signorine in abiti eleganti; giovanotti baffuti ripongono nella tasca interna della giacca un piccolo pesce colorato di rosso squillante, con il seguente commento: “Nessun cuore può essere di pietra, quando se ne ripone uno nella tasca”.

Numerosi i ritratti di “pescatori” con reti e lenze (bimbi con pizzi e fiocchi, coppie in tenuta da salotto e signorine con vesti da passeggio) e di “pescivendoli” (donne e fanciulli con costumi popolari, ma anche ragazze in abiti eleganti, con ceste di pesci, ai banchi del mercato e sulla riva del mare).
Così ad augurare prosperità, gioia, abbondanza, si spedivano fotografie di uomini, donne, bambini, in coppia o ritratti singolarmente o in gruppo, con pesci di tutte le specie, troppo grandi, troppo rigidi, troppo leggeri per sembrare veri, simulacri di cartapesta, di gesso, di latta, di cartone, colorati con tinte forti a far contrasto col bianco e nero, tenuti sotto il braccio, in mano, tra le dita, offerti, impugnati, esibiti, riposti in cesti, appesi in ghirlande.
Poi ci sono le cartoline composte a collage, con pesci fustellati, goffrati, a colori, dorati, ornati con nastri, incollati su fondi decorati con merletti, lustrini, greche, mazzetti di fiori, secondo il gusto di certi album di fine secolo. Altre cartoline invece recano immagini portafortuna come quadrifogli, ferri di cavallo, maiali, a conferma del gaio uso benaugurale della posta del pesce d’aprile.
Il Pesce di Aprile in versi
Il Pesce di Aprile di carta è anche composto con le parole stampate sulle cartoline, brevi versi e battute che accompagnano le immagini, in aggiunta all’immancabile titolo 1° Avril, a volte anche con integrazioni manoscritte dal mittente: – Il mio pesce d’aprile è corriere di buone notizie, ti dice oggi quanto io penso a te – Per te ne pesco tutti i giorni nel lago dei teneri amori! – Vi porteranno le mie carezze –
Sono muti quindi molto discreti e vi diranno tutti i miei segreti. – Sapete voi il mio nome? – Essi vi portano la mia tenerezza, io ho dato loro il vostro indirizzo – Provo a offrirvi un sentimento ben dolce. Non dimenticate il bimbo che pensa a voi – Il mio piccolo cuore ve li invia, essi portano le mie carezze –
Graziosa attenzione di un cuore pieno di affetto – Questo salmone potrà fare la vostra felicità? Che ne dite, Signore! Voi preferite il mio cuore? – I miei bei pesci d’aprile simbolo di felicità sapranno affascinare i vostri occhi, riempire di gioia il vostro cuore – Gentile pesce d’aprile, che la primavera porta, voglio che l’amicizia ti conduca alla sua porta – Ogni pesce racchiude un mistero che svela un’anima sincera… –

Venite a cercarli di persona per sapere quanto vi si ama! – Tagliate questo pesce d’aprile a metà per trovarvi dentro la mia amicizia! – Vedete questo grosso pesce. Se lo trovate bello prendetelo con piacere, ve ne faccio dono! – Questo pesce favoloso e grosso come un tonno per il primo Aprile, di cuore, io vi dono – Il quadrifoglio è un feticcio. Accettatelo, diventerete ricco! (con aggiunta manoscritta “alla realizzazione dei versi qui sopra”).
Tra molti di questi brevi di Pesce di Aprile testi Enrico Sturani ha suggerito di pescare un repertorio di doppi sensi prodotti dalla combinazione con le pose dei personaggi ritratti, Pierrot, coppie di fidanzati, pescatori, pescivendole, signori e signorine a volte con improbabili sguardi ed equivoci atteggiamenti. Ai posteri l’ardua scelta.
PER SAPERNE DI PIÙ SUL PESCE DI APRILE
N. Aspesi, E. Gulli Grigioni, R. Carapelli, Scrivere per amore, Pineider, Firenze, 1993
Silio Carpani, Pesce di aprile, in “Rivista Mensile del T.C.I.”, n. 4, aprile 1911, pp. 207-212
Enrico Castruccio, Un po’ per scherzo e un po’ per amore, in “Charta”, n. 9, marzo-aprile 1994, pp. 51-53
Arnaldo Fraccaroli, Pesce di Aprile, in “La Lettura”, 1912
Arturo Lancellotti, Feste Tradizionali, Società Editrice Italiana, Milano, 1951, pp. 109-120
Giuseppe Pitrè, Il pesce di aprile, Tip. del Giornale di Sicilia, Palermo,1886
G. Poggiali, 1° aprile: attenti ai pesci!, in “La domenica del Corriere”, 2 aprile 1933
Franca Rossini Lori, Abboccato, in “Focus”, aprile 2004, pp. 30-35
Mirella Serri, Pesci d’autore. 8 scrittori raccontano, in “Tutto Libri La Stampa”, 1° aprile 2006
Enrico Sturani, Cartoline Surrealiste, Stampa Alternativa, Roma, 1985
Enrico Sturani, Buon pesce di aprile, in “Charta”, n. 69, marzo-aprile 2004, pp. 82-83
Giorgio Valle, C’erano una volta i pesci d’aprile, in “Grazia”, 5.4.1981, pp. 58-61
Desidero ringraziare per la sollecita attenzione nell’inviarmi notizie, documenti e suggerimenti: Edoardo Fontana, Massimo Gatta, Elisabetta Gulli Grigioni, Enrico Sturani.
SCOPRI TUTTO SUL PROGETTO CHARTA, SPONSORED BY BUONVECCHIO!





