Giancarlo Petrella, originariamente edito in Charta, 109, pp. 28-35.
Ai piedi delle Alpi, a nord di Vigo di Ton (Trento), in posizione strategica nella valle del Noce lungo una delle vie di collegamento fra l’Italia e il Nord Europa, si erge l’imponente struttura di Castel Thun con la sua Biblioteca. Il maniero fu residenza fin dal XIII secolo della nobile schiatta dei conti Thun (ma il titolo venne ottenuto solo a fine Quattrocento con l’acquisto del feudo di Königsberg), una delle più influenti casate aristocratiche del Trentino e del Tirolo, divisa in diverse linee genealogiche e, a partire dal XVI secolo, nei due principali rami trentino e boemo.
Nel 1629 Cristoforo Simone Thun-Bragher, trasferitosi in Boemia, ottenne il feudo imperiale di Hohenstein e il titolo di conte dell’Impero. Nel frattempo il ramo trentino poteva fregiarsi anche del titolo di coppieri ereditari del principe vescovo di Trento e di Bressanone. Il castello fu il centro nevralgico di un’accorta politica famigliare che trova nell’erede unico e nella caccia ai benefici ecclesiastici i suoi princìpi ispiratori.
La linea Thun di Castel Thun, per ragioni di sopravvivenza, evita accuratamente ulteriori divisioni del patrimonio, lasciando a un unico erede il titolo di conte e il compito di continuare la stirpe e indirizzando invece gli altri figli maschi a prestigiose e remunerative carriere ecclesiastiche. Numerosi gli esponenti negli alti ranghi della Chiesa, tra cui spiccano tre principi vescovi di Trento tra il 1668 e il 1800: Sigismondo Alfonso (vescovo dal 1670 al 1677), Domenico Antonio (1730- 1748) e Pietro Vigilio (1776- 1800), ultimo principe vescovo di Trento.
Poi un lento ma inesorabile declino, complice la secolarizzazione del Principato e un’incauta politica finanziaria che costrinse il conte Matteo II Thun (1812-1892), raffinato ma sfortunato mecenate, ad avviare l’inesorabile alienazione del patrimonio, a cominciare dalle collezioni artistiche e librarie. L’archivio fu letteralmente smembrato e una metà nel 1879 passò in terra boema.
Nel primo Novecento anche il castello fu ceduto al ramo boemo. Franz de Paula Thun Hohenstein e sua moglie Maria Teresa Thun di Castelfondo vi si trasferirono nel 1926. Gli eredi vi hanno abitato sino al 1982. Infine, nel 1992, il complesso fu acquisito dalla Provincia autonoma di Trento che ha provveduto a una lunga stagione di restauri e al trasferimento della raccolta libraria dalla sua sede originaria, ossia la torretta sud-occidentale del castello, ai depositi dell’Archivio provinciale di Trento.
CASTEL THUN E LA SUA BIBLIOTECA: STRATI DI UNA COLLEZIONE
L’attuale collezione libraria di Castel Thun comprende oltre novemila unità bibliografiche, tra monografie, opuscoli e periodici, pubblicate dal XV al XX secolo. È evidente che una collezione di tali dimensioni, vanto di una delle più importanti famiglie dell’aristocrazia mitteleuropea, è un organismo complesso e stratificato, testimonianza ed espressione del collezionismo librario dei singoli membri della casata, i quali con i loro interessi in materia di studio e letture hanno contribuito a svilupparla in un arco temporale di oltre cinque secoli.
Di queste stratificazioni e degli apporti personali quasi nulla ancora sappiamo. Manca infatti qualsiasi catalogo o altro strumento bibliografico anteriore al XIX secolo, che renda perciò ragione degli incrementi e dello status patrimoniale della biblioteca a una determinata altezza cronologica.
Ad esempio ante 1797, quando le truppe francesi di passaggio sottoposero l’arredo di Castel Thun a gravi spoliazioni che se sottrassero “cannoni e spingarde […] i mobili più preziosi, le tappezzerie e gli arazzi delle camere”, forse non trascurarono neppure la torretta sud-occidentale.
Ugualmente, nella seconda metà dell’Ottocento, quando il tracollo finanziario della famiglia costrinse Matteo Thun ad alienare un numero cospicuo di opere d’arte a collezionisti e antiquari, non è da escludere che gli occhi del barone Anselm Rothschild di Vienna si posassero anche su alcuni dei pezzi più pregiati della collezione libraria. Il sospetto viene innanzitutto a giudicare dal numero assai esiguo, forse davvero troppo, di edizioni quattrocentesche sopravvissute.
È assai probabile che le quattro edizioni incunabole conservate oggi nella biblioteca di Castel Thun non rappresentino affatto la reale fisionomia della biblioteca originaria, né per contenuto né per numero dei volumi. Note di possesso e provenienza rappresentano gli unici indizi in mano a chi provi oggi a districarsi in quell’organismo apparentemente monolitico e uniforme rappresentato da una biblioteca famigliare cresciuta in silenzio, nell’arco di una ventina di generazioni, in un maniero posto ai piedi delle Alpi in posizione cruciale lungo l’asse di collegamento fra l’Italia e il Nord Europa.
L’equivoco è infatti quello di giudicare e analizzare una biblioteca pressoché avulsa dalla storia, solo da un punto di vista patrimoniale o collezionistico, alla luce della rarità o pregio delle edizioni ivi conservate, o invece, seguendo il filo cronologico delle edizioni, di farsi ingannare dalla presenza di determinati volumi indipendentemente dalla data, che spesso rimane non precisabile, della loro reale acquisizione. A dire il vero non è neppure possibile appurare se a Castel Thun esistesse una biblioteca già in origine, né tantomeno dove fosse collocata (solo in tempi recenti troverà sede nella torretta sud-occidentale della cinta muraria interna).
LA BIBLIOTECA DI CASTEL THUN IN PRINCIPIO
È probabile che nei primi secoli il libro manoscritto convivesse ancora con quello a stampa, anche se oggi non vi è traccia alcuna di questa presunta, ma probabile, biblioteca medievale. Nessuna nota di possesso consente di arretrare oltre la terza generazione dei conti Thun.
Nessun segno di proprietà, tanto più sulle edizioni del XV secolo, rimanda infatti ad Antonio Maria “il Potente” († 1522) e Luca Thun (1485- 1559), capostipiti dei conti Thun di Castel Thun. Al contrario, l’esemplare dell’Opera intitulata Aquila volante, Milano, Antonio Zarotto, 9 aprile 1495 tradisce al frontespizio, in bas de page, nota di “Joannis Albani Giovanelli a Gerspurg”, probabilmente da identificarsi con Giovanni Albano Giovanelli di Gerspurgh, console di Trento nel 1741, che appose identica nota di proprietà ad alcuni volumi cinquecenteschi ora conservati presso la biblioteca di san Bernardino e presso la Biblioteca comunale di Trento.
È evidente dunque che l’incunabolo entrò a far parte della biblioteca a qualche secolo di distanza dall’effettiva data di stampa, solo in seguito alla dispersione della biblioteca privata Giovanelli cui in origine apparteneva. Al contrario, di certo qualcosa rimane della biblioteca del nipote di Luca Thun, Ercole (1561-1615), figlio di Vittore Thun di Castel Thun († 1572) e di Maddalena von Schroffenstein († 1570).
A lui rimanda una preziosa miscellanea giuridica coeva con legatura originale di area tedesca in pelle di scrofa su assi di legno con impressioni a secco e data 1554 al centro del piatto anteriore, che cuce assieme quattro edizioni giuridiche in tedesco tutte licenziate dall’officina di Christian Egenolff di Francoforte tra il 1551 e il 1553.
L’edizione più antica oggi presente nella raccolta libraria è la versione in volgare di uno dei testi più diffusi della devotio moderna, il De imitatione Christi attribuito a Thomas von Kempen: De immitatione Christi et de contemptu mundi in vulgari sermone, Venezia, Bartolomeo de Zani da Portesio, 23 dicembre 1491. Lo scaffale degli incunaboli riserva soltanto altri tre titoli.
Oltre all’edizione milanese dell’Aquila volante falsamente attribuita a Leonardo Bruni (Milano, Antonio Zarotto, 9 aprile 1495), si segnala l’importante edizione dei Sermones di Gabriel Biel curata da Wendelin Steinbach (Tübingen, Johann Otmar per Friedrich Meynberger, 1499-1500) in legatura coeva in piena pelle con impressioni a secco su assi di legno, e l’edizione miscellanea di Enea Silvio Piccolomini impressa a Norimberga da Anton Koberger in data 17 maggio 1496.
BIBLIOTECA DI CASTEL THUN: CLASSICI GRECI E LATINI
In seno all’attuale raccolta libraria è possibile individuare un nucleo più consistente, sebbene anch’esso assai depauperato rispetto al fondo antico originario, di circa centoventi edizioni del XVI secolo. Preponderanti sono gli autori classici, latini o greci, quest’ultimi però mai nella lingua originale ma esclusivamente in traduzioni latine.
L’attuale porzione libraria quattro-cinquecentesca si rivela impostata su un evidente trilinguismo: su una base sostanzialmente latina (più di settanta edizioni) si innesta un buon gruppo di edizioni in volgare (una trentina circa), che, contrariamente a quanto si potrebbe sospettare, sono quasi il triplo di quelle in tedesco (poco più di dieci).
Pare dunque intravedersi un evidente progetto pedagogico basato sulla classicità greco-latina, rappresentato da un nucleo ancora oggi sufficientemente articolato di autori (Aulo Gellio, Cesare, Cicerone, Giovenale, Giuseppe Flavio, Giustino, Livio, Ovidio, Plinio, Plutarco, Sallustio, Senofonte, Svetonio, Tacito, Terenzio, Valerio Massimo), nonostante alcune altrettanto vistose assenze. Non è immaginabile, per fare solo un esempio, che dell’originaria biblioteca non facesse parte Virgilio (oggi testimoniato solo da edizioni ottocentesche, a cominciare da una remondiniana: Bassano, Remondini, 1804).
BIBLIOTECA DI CASTEL THUN: NARRAR DI STORIA
In termini quantitativi, a farla da padrona fra gli scaffali della biblioteca attuale è la storiografia, antica ma soprattutto moderna, non solo italiana, ma di respiro europeo. Provando a seguire il filo cronologico delle edizioni oggi conservate, la sezione storica muove dalla versione in volgare di Ludovico Domenichi delle Istorie del suo tempo di Paolo Giovio nelle edizioni Venezia, Bartolomeo l’Imperatore e suo genero, 1551 e Venezia, Comin da Trino, 1557, agli Annales et historiae de rebus Belgicis di Hugo Grotius (Amsterdam, J. Blaeu 1658), al seicentesco Del mappamondo in cui si contengono i regni settentrionali, cioè d’Inghilterra, di Scozia, di Svezia e di Danimarca dal loro cominciamento sino all’anno 1699, Venezia, G. Albrizzi, 1699.
Lo sguardo si estendeva fino al Nuovo Mondo grazie alla traduzione in tedesco (Historien der Königreich Hispannien, Portugal und Aphrica, München, A. Berg, 1589) del fortunato Dell’unione del regno di Portogallo alla corona di Castiglia del genovese Gerolamo Conestagio e all’opera del gesuita bergamasco Giovanni Pietro Maffei, Historiarum indicarum libri XVI, Bergamo, C. Ventura, 1590.
L’impressione è che i conti Thun, da un osservatorio isolato ma strategico, rivolgessero lo sguardo all’intera Europa e si tenessero aggiornati non solo attraverso dispacci e missive, ma anche resoconti storici, alcuni dei migliori prodotti della storiografia nazionale, e, a partire dal tardo Seicento, i nuovi canali informativi delle pubblicazioni periodiche, tra cui “Il Mercurio, ovvero Historia de’ correnti tempi” del gazzettiere Vittorio Siri, di cui la biblioteca conserva la serie completa in quindici volumi edita a Venezia, ma col falso luogo di Casale, dal 1644.
BIBLIOTECA DI CASTEL THUN: NOTE DI POSSESSO
Sebbene la maggior parte dei volumi siano contraddistinti da un ex libris cartaceo moderno, e qualcuno presenti la nota manoscritta esplicita “appartiene alla biblioteca di Castelthunn”, in alcuni casi è possibile scorgere, dall’analisi dei singoli esemplari, il volto dell’antico possessore delineando così, per certi versi, una fisionomia dei lettori che frequentavano la biblioteca del castello.
La ben nota devozione della pia dama Giovanna Felicita Thun, sposata nel 1712 col conte Leopoldo Fortunato d’Arco, non ché terziaria francescana, trova conferma in almeno un volume con sua nota di possesso (Opere spirituali della santa madre Teresa di Giesù fondatrice delle Monache e Padri Carmelitani scalzi […] aggiuntoui in questa impressione la seconda parte delle Lettere, Venezia, P. Baglioni, 1690). Note di possesso e provenienze parlano però soprattutto al maschile.
Assai maggiori sono infatti i segni lasciati sui libri dai conti Thun che permettono di farsi un’idea più veritiera dei loro interessi e del contributo offerto alla formazione e accrescimento della biblioteca di famiglia. Appartennero al principe vescovo di Bressanone e di Trento Sigismondo Alfonso (1621-1677) ad esempio il De epistola componenda liber del perugino Rocco Pilorci (Dillingen, J. Mayer, 1588) e i Discorsi morali di Agostino Mascardi (Venezia, G.P. Pinelli, 1638), quest’ultimo con nota datata 1649, quand’era ancora canonico di Trento. La biblioteca crebbe di parecchi volumi, non solo di argomento religioso, grazie a Domenico Antonio, vescovo di Trento (1686-1758), uomo di lettere, membro e protettore dell’Accademia degli Accesi.
Sicuramente, fra i molti che recano sua esplicita nota di possesso, si citano qui almeno un’edizione ginevrina di Seneca (Ginevra, S. Chouët, 1665), le Poesie liriche di Fulvio Testi (Venezia, A. Miloco, 1668) e i Poemata di Caspar Barlaeus (Francoforte – Lipsia, J.C. Föllginer, 1689). Note di possesso estranee alla stirpe dei Thun suggeriscono invece che la biblioteca crebbe nel corso dei secoli anche tramite acquisti, forse occasionali, di libri antichi immessi sul mercato in seguito alle soppressioni religiose napoleoniche e postunitarie e finì coll’accogliere persino porzioni di biblioteche private trentine di cui ancora troppo poco si conosce.
Parecchi volumi recano lo stemma della famiglia Gaudenti-Roccabruna o l’esplicita nota manoscritta e l’ex libris del giurista e accademico agiato Gaudenzio Antonio Gaudenti barone di Roccabruna (1754-1823), già consigliere aulico dal principe vescovo Pietro Vigilio Thun nel 1776, quindi poi al servizio del Magistrato consolare e successivamente membro del Tribunale Provinciale e del Consiglio di Prefettura.
Si tratta di una piccola collezione nella collezione, che fu in parte intercettata, finendo così coll’irrobustire la biblioteca di Castel Thun nella quale ora i volumi riemergono, probabilmente quando la famiglia Gaudenti-Roccabruna si estinse e i suoi beni andarono dispersi. Piuttosto varia per argomenti, raccoglie una buona dote di testi di ambito giuridico, ma anche una raffinata edizione cinquecentesca (il trattato di numismatica di Sebastiano Erizzo: Venezia, G. Varisco, 1568), un’edizione elzeviriana di Livio (1653), i citati Annales et historiae de rebus Belgicis di Hugo Grotius (Amsterdam, J. Blaeu, 1658), l’orazione funebre per Girolamo Tartarotti (Rovereto, Marchesani, 1761), quindi qualche dizionario francese e la grammatica Della lingua toscana di Benedetto Buommattei (Venezia, D. Occhi, 1729).
BIBLIOTECA DI CASTEL THUN: DOLOROSE OSSESSIONI
Quale fosse davvero la consistenza della biblioteca di Castel Thun al momento del suo massimo splendore intorno alla metà dell’Ottocento, poco prima della grave crisi economica che investì la famiglia e costrinse Matteo II Thun a dolorose cessioni, è questione delicata e soltanto intuibile.
Rimane questo il vero segreto di una biblioteca cresciuta nell’arco di una ventina di generazioni, incrementata in pieno Ottocento da Matteo con raffinati acquisti sul versante degli incunaboli e delle edizioni di Aldo Manuzio, e poi brutalmente depauperata dallo stesso Matteo per far fronte a inevitabili questioni economiche. L’individuazione presso alcune istituzioni bibliotecarie trentine di un manipolo di edizioni cinquecentesche con nota di possesso di alcuni membri della dinastia Thun sembra una prima, pur parziale, conferma in questa direzione.
Alcune cinquecentine (tra cui la grammatica di Elio Donato, le Familiares di Cicerone e le Institutiones iuris canonici di Giovanni Paolo Lancellotti) appartenute a Giovanni Battista Thun, canonico del capitolo della cattedrale di Trento, e ai conti Francesco Augusto, Giorgio Sigismondo, Giovanni Vigilio e Sigismondo Alfonso riemergono ora presso la biblioteca di San Bernardino di Trento.
Sono però soprattutto un paio di documenti d’archivio fin qui inediti (rintracciati nella porzione dell’Archivio Thun depositata presso l’Archivio Provinciale di Trento) a confessare alcuni particolari di una dolorosa vicenda di vendite librarie, consentendo così di sopperire, anche solo sul piano bibliografico, ai vistosi ammanchi verificatisi nella collezione a partire dal secondo Ottocento.
Due lettere, entrambe di mano di Matteo Thun, portano le prove di una pesante svendita anche di materiale librario messa in atto dal conte. Nella prima, indirizzata alla figlia Antonia, si fa cenno a un interessamento per alcuni pezzi pregiati da parte del collezionista Bludowsky, da identificarsi coll’antiquario veneziano Ugo Bludowsky cui rimandano, ad esempio, alcuni manoscritti oggi alla Marciana di Venezia. Si intravede una precedente lettera del Bludowsky che doveva aver avanzato alcune offerte (“Ecco alcune memorie relative alla lettera Bludowsky”).
Matteo accenna alla possibile valutazione di alcuni volumi e detta i termini della trattativa. Il conte, in data 22 maggio 1865, propone una stima per quattro volumi di cui non fornisce però alcun dato bibliografico: un Quintiliano (“il Quintiliano è conservatissimo meno il frontespizio che manca, crederei potesse meritare più di fiorini 40 et almeno fiorini 60”), un messale dei Giunta, forse uno dei messali in folio stampati per Lucantonio Giunta negli anni Novanta del Quattrocento (“il Missale del Giunta non è vendibile a nessun prezzo”);
un’edizione di Vitruvio in tedesco (“il Vitruvio tradotto in tedesco credo sia quello che nella fine ha la descrizione architettonica del duomo di Milano col disegno della … raro assai e non da aversi per fiorini 20”) e un’edizione aldina di Cicerone (“accetto per fiorini 60 la cessione dell’Aldo Cicerone”).
Inoltre Matteo lascia trasparire la volontà di corteggiare il collezionista proponendogli qualche buon affare non solo in merito a incunaboli e cinquecentine, ma anche fra i volumi “più nuovi dei due secoli scorsi 1600 e 1700 specialmente francesi”. La via migliore, suggerisce alla figlia, sarà quella di invitare Bludowsky a Castel Thun affinché dia “una esaminata a tutta la biblioteca”.
Se poi quella visita avvenne, che risultati abbia sortito il sopralluogo alla biblioteca e se andò in porto la cessione non sappiamo. Di certo però tutti i volumi cui si fa cenno in questa lettera oggi non figurano più nella raccolta libraria di Castel Thun.
BIBLIOTECA DI CASTEL THUN: LE ALDINE SCOMPARSE
Ancora più interessanti si rivelano alcune corpose liste di libri, non datate ma sempre di mano del conte Matteo, che concorrono a restituire la consistenza originaria della biblioteca. Matteo stila, in distinte occasioni, più elenchi (evidentemente sempre parziali) corredati di sommarie indicazioni bibliografiche (editore, anno di stampa e formato). L’appetibilità delle edizioni giustifica la finalità commerciale degli elenchi così redatti.
Si tratta infatti di una nutrita collezione di incunaboli e cinquecentine, fra cui molte edizioni impresse dall’officina di Aldo Manuzio e dei suoi eredi (probabilmente l’intera raccolta di aldine posseduta), che Matteo è costretto a mettere in vendita. Entrando un po’ più nel dettaglio, in uno degli elenchi figurano 48 edizioni, prevalentemente di classici greco-latini, tutte assegnate all’officina aldina, a eccezione di una sottoscritta da Vincenzo Valgrisi e due “dei Giunta di Firenze”.
Venendo agli autori, l’elenco è corposissimo (Catullo, Cesare, Cicerone, Claudiano, Floro, Giustino, Lattanzio, Livio, Lucano, Lucrezio, Orazio, Plinio, Properzio, Sallustio, Seneca, gli Scriptores Historiae Augustae, Svetonio, Tacito, Terenzio, Tibullo) e va per certi versi a completare l’immagine della biblioteca, specie nella porzione delle letture greco-latine, che era fin qui possibile ricostruire solo attraverso i volumi effettivamente sopravvissuti.
Nulla di questo ghiotto catalogo aldino, a parte l’edizione degli elegiaci sine data e uno dei due esemplari dell’edizione 1573 delle Epistolae di Paolo Manuzio, fa oggi parte della biblioteca di Castel Thun. Quale poi sia stato il destino di questa raffinata raccolta di incunaboli, aldine e edizioni di pregio è domanda cui non si è riusciti finora a rispondere.
PER SAPERNE DI PIÙ
Su Castel Thun e la sua biblioteca, oggetto di un più ampio progetto di ricerca in corso di Giancarlo Petrella (che anticipa qui, con tono divulgativo, un primo contributo sulla biblioteca di Castel Thun di imminente pubblicazione in un volume miscellaneo a cura di L. Camerlengo), si veda:
Arte e potere dinastico. Le raccolte di Castel Thun dal XVI al XIX secolo, a cura di M. Botteri Ottaviani et alii, Trento, Provincia Autonoma, 2007
Emanuela Rollandini, Matteo Thun e le arti. Le collezioni, il palazzo e il castello attraverso il suo epistolario (1827-1890), Trento, Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, 2008
Castel Thun, a cura di Lia Camerlengo et alii, Milano, Skira, 2011
SCOPRI TUTTO SUL PROGETTO CHARTA, SPONSORED BY BUONVECCHIO!









