La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

L’Assiette au Beurre

A Firma di Duccio Dogheria, originariamente edito in Charta, 107, pp. 44-49.

Parigi, 4 aprile 1901, prime ore del mattino. I chioschi della capitale francese, tra decine e decine di riviste illustrate, ospitano oggi un nuovo settimanale, “L’Assiette au Beurre” (letteralmente “Il Piatto di Burro”), venduto a 25 centesimi da Schwarz, lo stesso editore di riviste sbarazzine come “Le Frou-Frou” e “Le Pompon”.

Assiette au Beurre, il Primo Novecento è servito!

A una prima occhiata sembra del tutto simile a molte altre, a iniziare dal formato e dalla copertina disegnata a colori. Il soggetto di questa, però, realizzato da uno dei più noti illustratori del tempo – lo svizzero Alexandre Théophile Steinlen, attivo soprattutto sulle pagine del “Gil Blas illustré” – si discosta di molto dalla leggerezza delle altre riviste della Belle Époque: una riunione di operai e operaie, con tanto di figli al seguito. L’attenzione ai temi sociali non è l’unica sorpresa che riserva questo primo numero.

MONOGRAFIE DISEGNATE

Sfogliando le ventotto pagine che compongono il fascicolo si incontrano – al posto delle solite, piccole illustrazioni in bianco e nero intercalate nel testo – solo immagini a piena pagina, metà delle quali a colori, accompagnate da epigrammatiche quanto pungenti didascalie. Una rivista scandita da sole immagini, dunque.

E gli illustratori? A parte Steinlen, autore anche di una tavola a doppia pagina, troviamo in questo primo numero alcuni dei principali illustratori del tempo: Willette, Weber, Léandre, Jossot, Vogel, Villon, Huard, Jeanniot, Ibels, Roubille, Hermann-Paul e perfino Kupka. E questo fu solo l’inizio. Presto infatti “L’Assiette au Beurre” adottò una formula fino ad allora mai sperimentata: ogni numero fu consacrato a uno specifico tema, rendendolo di fatto uno “speciale”. Se tutto ciò non bastasse ancora a fare di questo periodico un caso assolutamente unico nel ricco panorama editoriale d’inizio Novecento, aggiungiamo che la stragrande maggioranza dei seicento numeri della rivista furono concepiti e realizzati di volta in volta da un singolo artista-illustratore.

Insomma, il primo caso di “rivista d’artista”, i cui artefici furono personalità tutt’altro che marginali nella storia dell’illustrazione e nella storia dell’arte in generale: Vallotton, Van Dongen, Soffici, Cappiello, Kupka, Chéret, Jossot, Grandjuan, Villon, Gris, Iribe, Brunelleschi e molti altri ancora. “L’Assiette au Beurre”, con i sui 593 numeri ordinari e i suoi sette speciali, può essere considerata come una sorta di enciclopedia della Belle Époque, costituita da piccole quanto intense monografie raccontate per immagini.

I quasi diecimila disegni pubblicati rappresentano un corpus grafico assolutamente unico e affascinante, capace di penetrare in profondità nella vita quotidiana del tempo, al di là di ogni luogo comune. Non mancano naturalmente gli aspetti più mondani, comuni a molte riviste illustrate del tempo, satiriche e non. Dal Natale, visto però attraverso l’occhio ora arguto (n. 91 del 1902, di Henry Mirande), ora disperato (n. 39 del 1901, di Paul Balluriau) della povera gente, all’infanzia (svariati numeri di Francisque Poulbot, specialista del genere).

Dalle “gioie del focolare”… di una colonia d’insetti (n. 100 del 1902, del ceco Vojtech Preissig), alle fiere d’arte, come nel secondo numero fuori serie del 1902 provocatoriamente titolato La fiera delle croste: 32 pagine completamente a colori illustrate dal precursore dell’art déco Paul Iribe e dall’italiano Umberto Brunelleschi, che al tempo si firmava esoticamente Aroun al Rachid (suo è anche il n. 78 del 1902, dedicato ai musicisti).

Non mancano poi le uscite sulle vacanze (come il numero 17 del 1901, di Auguste Roubille, autore anche di un numero, il 251 del 1906, sulle previsioni inerenti all’anno appena iniziato), alle onorificenze (n. 40, 1902, del russo Caran D’Ache), all’amore (come il n. 58 del 1902, di George Meunier, interamente a colori) e alle innumerevoli caricature di capi di stato esteri in visita a Parigi, ma anche di autorità locali come il prefetto (n. 35 del 191, di Lucien Métivet).

Nella lunga lista dei soggetti “leggeri” ricordiamo inoltre le corse d’auto (n. 193, 1904), la primavera (n. 215, 1905), le dive dei cabaret (n. 96, 1903) e i manifesti politici, rivisitati in chiave umoristica (n. 480, 1910). Di particolare interesse è il n. 37 del 1901, intitolato A noi lo spazio!, realizzato dal cartellonista Albert Guillaume e dedicato a un futuristico mondo in cui l’umanità abita in case-mongolfiera e i pittori, anticipando l’aeropittura futurista, realizzano esclusivamente paesaggi e visioni aeree; alcune delle tavole di questo incantevole numero, ripiegate più volte, formano delle vere e proprie affiches di quasi un metro di larghezza.

In fatto di mondanità insuperabili rimangono infine Gente di mondo (n. 84, 1902), di Leonetto Cappiello, e il numero del più grande cartellonista francese del tempo, Jules Chéret, consacrato alla femminilità, mai così frivola e galante dai tempi di Watteau.

LA CRITICA SOCIALE

Se questi numeri mondani esprimono le paillettes luccicanti della Belle Époque, la maggior parte dei fascicoli de “L’Assiette au Beurre” esplorano in profondità le numerose e spesso violente contraddizioni dell’epoca. Dalla religione alla guerra, dalla misera quotidianità della gente dei bassifondi parigini ai più feroci speculatori, non c’è aspetto della vita sociale, politica, religiosa ed economica del tempo che non venga trattato con accento critico attraverso la sensibilità dei singoli illustratori.

Il lavoro, ad esempio: a numeri bonariamente ironici nei confronti di medici, avvocati, diplomatici e giornalisti, fanno da contraltare altri dedicati ai lavori più umili e faticosi, come quello realizzato dallo scultore Bernhard Hoetger (n. 132, 1903). Svariati i fascicoli dedicati all’attualità del tempo: i campi di concentramento nel Transvaal legati al conflitto anglo-boero (n. 26, 1901, di Veber, numero ristampato molte volte sebbene censurato), i primissimi incidenti in metropolitana (Métro-nécro, n. 125, 1903, di vari autori), il conflitto tra Russia e Giappone (n. 184 del 1904, di Camara), la repressione in Turchia (n. 72 del 1902, di Michaël) e quella in Russia (n. 63, 1902, del precursore del manifesto politico Jules Felix Grandjouan).

Altri numeri trattano temi tutt’ora attuali: dalla pena di morte (n. 34 del 1901, di Jouve) alle ragazze-madri (n. 89 del 1902, di Couturier), dagli incidenti d’auto (n. 42 del 1902, di Weiluc) alla discrepanza tra i principi del cristianesimo e il comportamento delle autorità religiose (vari numeri). Tra i titoli più singolari ne segnaliamo tre decisamente noir: La Danza Macabra (n. 64, 1902, di Vogel), Pompe funebri (n. 31 del 1901, di Gottlob) e Messe nere (n. 141 del 1903, di Hradecky, con bella copertina di Orazi).

In tema è pure uno dei numeri graficamente più riusciti della rivista, La visione di Hugo (n. 47, 1902), di Steinlen, interamente scandito da illustrazioni a doppia pagina a colori che si susseguono come fossero una pellicola cinematografica, espediente utilizzato anche in un altro intenso quanto drammatico numero della rivista, La scimmia (n. 90, 1902), di Willette. I numeri collettivi non sono certo qualitativamente inferiori agli altri, come dimostra ad esempio quello fuori serie del 1902: ben 48 pagine disegnate da altrettanti artisti, da Kupka a Van Dongen, da Villon a Vallotton, dedicate alle frodi alimentari, nello specifico ai “falsificatori di latte”.

Un secondo caso dei tanti possibili è il “numero internazionale” 324 del 1907, consacrato alle tensioni belligeranti che al tempo dividevano le nazioni europee. Racchiuso da una copertina in cartoncino rigido con impressioni in oro e un’allegoria della Francia disarmata realizzata da Adolphe Willette, presenta tavole di svariati artisti e illustratori europei, dall’inglese Walter Crane al francese Naudin, dal ceco Kupka all’italiano Galantara, dall’ungherese Vadasz al tedesco Kubin, accompagnate da didascalie in francese, tedesco, inglese e italiano.

UN CENTINAIO DI STILI

Senza paragoni per impianto grafico e concezione editoriale tra le riviste illustrate della Belle Époque, “L’Assiette au Beurre” è oggi inspiegabilmente meno nota al grande pubblico di altre testate del tempo, dalle francesi “Le Rire” e “La Revue Blanche” alle tedesche “Ver Sacrum”, “Simplicissimus” e “Jugend”. Eppure anche l’importanza degli illustratori che presero parte al progetto editoriale non è certo secondaria.

Abbiamo già accennato a Grandjouan, Brunelleschi, Iribe, Chéret e altri; la lista è però davvero lunga, e annovera, con pochissime eccezioni, i maggiori illustratori al tempo attivi a Parigi, da Dellanoy a Florès, da Galanis a Hermann-Paul, da Naudin a D’Ostoya e Radiguet, per citare solo quelli più attivi sulle pagine de “L’Assiette au Beurre”. Riguardo ad alcune personalità, note soprattutto per l’attività cartellonistica, “L’Assiette au Beurre” risulta un repertorio assolutamente unico per conoscere e approfondire il loro stile.

Così è per uno degli illustratori più caustici e controversi della Francia a cavallo tra Otto e Novecento, Gustave- Henri Jossot. Amico di Toulouse- Lautrec come di Vallotton, autore di una ventina di affiches e collaboratore di numerosi altri periodici, Jossot sviluppò presto uno stile assolutamente personale e moderno, sovrabbondante di arabeschi e stilizzazioni lineari. Tra i collaboratori della rivista, è certamente lo spirito più anarchico e irriverente nei confronti del potere politico, militare e soprattutto religioso, come ben dimostrano alcune pietre miliari de “L’Assiette au Beurre”.

Tra i suoi diciannove numeri ricordiamo Addestramento (n. 144, 1904), storia di un uomo dalla nascita alla morte attraverso i supplizi dell’autoritarismo militare e religioso; Circolate! (n. 150, 1904), dedicato alla violenza poliziesca (la tavola centrale a doppia pagina, intitolata I guardiani della pace, raffigura un gruppo di poliziotti intenti a reprimere una manifestazione di uomini, donne e bambini); I raffreddati (n. 156, 1904), deliziosa parodia delle varie classi sociali… post mortem.

DA JOSSOT A KUPKA

Sfogliando le varie annate della rivista – a eccezione delle ultime tre, qualitativamente inferiori rispetto alle prime nove – ci si imbatte anche in svariati numeri realizzati da personalità di primissimo piano nella storia dell’arte. Un caso esemplare è quello del simbolista Felix Vallotton, autore del numero più prezioso della rivista, il 48 del 1902: Crimini e punizioni, composto da ventitré tavole litografiche a colori stampate solo al recto, in modo che, come viene suggerito in quarta di copertina, ogni pagina possa essere ritagliata e incorniciata.

Tra gli appartenenti al gruppo Nabis ricordiamo Henri- Gabriel Ibels, autore di cinque diversi numeri, tra i quali uno dedicato alla censura nei caffè-concerto che tradisce l’influenza dell’amico e collega Toulouse- Lautrec (n. 36, 1901). E poi i cubisti. A iniziare da Jacques Villon, fratello di Marcel Duchamp e protagonista del gruppo della Section d’Or, per proseguire poi con lo spagnolo Juan Gris, autore, nel 1909, di un numero dedicato ai suicidi, fortemente espressionista e dalle cromie decisamente acide.

I disegni monocromi di Ardengo Soffici, apparsi nel numero Parigi la notte del 1904 e in alcuni numeri collettivi, nulla lasciano presagire della successiva stagione futurista: il segno oscilla infatti tra simbolismo ed espressionismo, mosso da un gusto per l’inquieto e il sinistro. Tra gli altri grandi artisti che collaborarono a “L’Assiette au Beurre” occorre ricordare Kees Van Dongen (suo il n. 30 del 1901, dedicato alla prostituzione) e soprattutto Frantisek Kupka, autore di tre interi numeri (Il Denaro, n. 41, 1902; Le Religioni (n. 162, 1904); La Pace, n. 177, 1904) e di alcuni numeri collettivi.

Le illustrazioni dell’artista ceco sono segnate da un’inaudita ferocia nei confronti del potere, espressa attraverso scene dominate da violenza visionaria a tratti raccapricciante, pur se talvolta alleggerita da allegoriche personificazioni. Non ci rimane che chiudere con quanto scritto da Gabriele Mazzotta nel 2003, a proposito de “L’Assiette au Beurre”: “Un capolavoro, quindi, in cui centinaia di caratteristi si scatenarono in una satira politica che non ha precedenti e che sarà molto imitata anche all’estero e che purtroppo è diventata rara a trovarsi, motivo per il quale prima o poi bisognerà affrontare l’onerosissima impresa di una grande ristampa”.

PER SAPERNE DI PIÙ

E. e M. Dixmier, L’Assiette au Beurre. Revue satirique illustrée, François Maspero, Paris 1974
J.-M. Royer, Le livre d’or de L’Assiette au Beurre, Jean-Claude Simoën, Paris 1977
D. Dogheria, L’Assiette au Beurre (1901-1912). Una rivista all’assalto della Belle Époque, Biblioteca Civica di Rovereto, Rovereto 2006
L’Assiette au Beurre (1901-1912). L’Âge d’or de la caricature, Les nuits rouges, Paris 2007
Molti numeri dell’“L’Assiette au Beurre” sono “sfogliabili” on line su www.assietteaubeurre.org

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