La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Araca: Enzo Forlivesi Montanari, Manifesti

Paolo Lombardi, originariamente edito in Charta, 109, pp. 62-67.

“Bell’uomo, cosmopolita, amante delle belle donne e della buona tavola, molto riservato” questo il ricordo di Renzo Carenzi, titolare della bottega milanese “Il Collezionista della Piazza Vetra”, che ebbe modo di conoscere Araca (Enzo Forlivesi Montanari) nello studio fotopubblicitario Sella di Milano durante gli intensi anni della ricostruzione postbellica.

In effetti Enzo Forlivesi Montanari doveva essere davvero molto riservato, a giudicare dalla scarsità di informazioni biografiche disponibili sul suo conto. Lucio Scardino, il più autorevole biografo dei pittori cartellonisti italiani, riferisce che, nato in Sudamerica (Santiago del Cile, 1898) da genitori romagnoli, emigra giovanissimo in Svizzera dove studia presso l’Istituto Commerciale Merkur; lascia quindi la Svizzera e si arruola volontario nel regio esercito italiano durante la Grande Guerra, servendo prima in artiglieria e poi in aviazione. Dopo il congedo torna in Cile, dove frequenta l’Accademia di Pittura di Santiago.

ARACA, ENZO FORLIVESI MONTANARI L’INDIPENDENTE DEI MANIFESTI

Per le prime notizie sulla vicenda artistica di Araca occorre attendere il 1927, quando si trasferisce a Parigi, dove frequenta i corsi liberi di pittura all’Académie de la Grande Chaumière (che ebbe tra i propri studenti anche Amedeo Modigliani, Alberto Giacometti, Tamara di Lempicka) nella omonima rue a Montparnasse, e intraprende l’attività di grafico pubblicitario.

Sono note le sue collaborazioni con le agenzie Dorland e Imprimerie Vercasson (la ditta legata ai successi del grande italo francese Leonetto Cappiello) e in particolare le campagne pubblicitarie, firmate con il doppio cognome registrato all’anagrafe cilena, per lubrificanti meccanici Mobiloil, automobili Delage, profumi e cosmetici Coty, dadi per brodo Buillon Cube-Viadol ecc.

Rientra in Italia nel 1930 e si stabilisce a Milano dove lavora come libero professionista (scrive Dino Villani nella sua Storia del Manifesto italiano: “rammento Enzo Forlivesi che era indipendente”) realizzando la stampa litografica delle sue réclames alle Arti Grafiche Baroni e alla Ditta Bernardi, oltre che ad almeno altri sedici stampatori meneghini.

A Milano l’artista cambia firma per evitare i fastidi degli obblighi di esclusiva che lo legano ancora ai vecchi committenti francesi; Enzo Forlivesi Montanari mutua dall’America Latina il nome d’arte con cui firmare in stampatello le sue nuove creazioni; Araca sarebbe un’espressione del gergo ispanico lunfardo, diffuso in Argentina e paesi limitrofi, di senso affine al castigliano cuidado e traducibile in italiano con Attenzione!:

una sorta di strillo della strada che ben si presta a richiamare l’attenzione verso una réclame. Il successo professionale gli arride anche col nuovo nome e fonda lo Studio Araca con sede in via Buonarroti 18, nel nuovo quartiere sorto a ovest della Fiera; alla zona resta legato e, quando agli inizi degli anni Cinquanta trasloca, mette su casa e bottega al civico 12 dell’ampia via Elba, che dista poche centinaia dimetri, al di là dell’animata piazza Piemonte.

ARACA, UNA GENERAZIONE IN CRESCITA

Dalla scheda autobiografica, pubblicata nel 1963 sul numero speciale della rivista “Poliedro” che ospita l’annuario dei soci AIAP, l’Associazione Italiana Artisti Pubblicitari (nata all’interno della FIP Federazione Italiana della Pubblicità nel 1955), apprendiamo che la sua “specializzazione professionale è illustrazione/cartellonistica / grafica / imballaggio/cataloghi/fieristica/ fotografia” e che “dal 1952 si interessa anche di industrial design”.

Dell’AIAP, Araca è tra i primi soci, come si legge nell’elenco in calce al catalogo della 1ª Mostra Nazionale organizzata a Milano al Palazzo della Permanente nel 1956. Circa la sua abilità professionale nei numerosi campi vantati nella scheda biografica è convinto testimone Augusto Sella, che lo conobbe nei primi anni del dopoguerra quando l’artista affidava numerose commesse allo Studio fotografico industriale Sella di cui era allora titolare il padre Valentino:

“Araca aveva un’intelligenza eclettica che applicava alle più svariate attività; innanzitutto campagne promo-pubblicitarie (sempre più spesso realizzate affiancando alla pittura il fotomontaggio) e cataloghi commerciali e tecnici (per beni industriali: l’automobile F11 della CEMSA-Società Anonima Costruzioni Elettromeccaniche di Saronno, le auto sportive Maserati, i pali elettrici necessari alla SAE-Società Anonima Elettrificazione, i camion e i furgoni dell’OM-Officine Meccaniche, i locomotori e i vagoni della Breda, i pannelli e i laminati della SAFFA Società Anonima Fabbrica Fiammiferi e Affini ecc.).

Si devono ricordare anche le etichette e le bottiglie decorative per l’emergente industria nazionale dei liquori (distillerie Reatto di Padova; Buton di Bologna per cui realizzò nel 1939 anche la celeberrima bottiglia a tre punte, con l’effigie del Bacco, del brandy Vecchia Romagna; l’ILLVA di Saronno e il suo Amaretto), gli accessori d’arredamento (sedie e sgabelli, tavolini, portariviste, attaccapanni) decorati con immagini fotografiche, alla maniera di Gio Ponti e Fornasetti, gli allestimenti di padiglioni e stand fieristici in Italia e all’estero.

Fummo, prima mio padre e poi io, al suo fianco nel corso degli anni per dare soluzione tecnica e produttiva alle sue idee brillanti, in un mercato in rapida crescita e ricettivo per i nuovi beni di consumo e per quelli industriali. C’era un’intera nazione che voleva crescere e Milano era la sua frenetica macchina produttiva che, affiancava ai grandi stabilimenti dell’industria pesante i laboratori degli artigiani e gli studi dei progettisti e degli inventori; lo studio Sella, ad esempio, nacque in via Induno e, spinto dall’aumento dell’attività, si trasferì in via Londonio, sempre nell’attivissima zona di corso Sempione.

A mio padre fu presentato negli anni Trenta da Giorgio Nicodemi, allora Soprintendente capo dei Musei Civici in alto, da sinistra: di Milano”-

ARACA: INFLUENZE & PRODOTTI NEI SUOI MANIFESTI

Dall’esame dei manifesti in circolazione risulta che Araca abbia lavorato complessivamente con non meno di ventitré imprese grafiche italiane e si può stimare abbia realizzato intorno a 250 immagini; non esistono stime del numero di affiches realizzate (prevalentemente senza firma) negli anni di attività in Francia.

Cita Scardino nella sua scheda il giudizio di Marinella Pigozzi (che nel 1982 dedica ad Araca una bella scheda biografica nel catalogo della mostra milanese Gli anni Trenta Arte e Cultura in Italia) “Futurismo e postcubismo si possono considerare i suoi termini di riferimento culturali, con un mai pedissequo adeguamento alle forme e ai temi della retorica del regime fascista. Coloristicamente vivace, sa semplificare sempre più il segno sino a una metaforica presenza numerica”.

Oltre che come pittore Araca cartellonista si distingue come esperto di fotomontaggio applicato alla pubblicità; la tecnica mista di grafica e fotografia, che era apparsa già negli anni Venti, si afferma con risultati di grande qualità a partire nel decennio successivo: è un modo nuovo di comunicare per immagini proveniente dal cinematografo e origina in Francia, in Germania e, con risultati pregevolissimi, in Unione Sovietica.

In Italia vi si dedicano artisti come Bruno Munari, Luigi Veronesi, e pubblicitari del calibro di Erberto Carboni e Carlo Dradi, mentre in Francia il capostipite è il rinomato affichiste Jean Carlu. Araca coltivò la sua clientela principalmente nella grande industria tessile, meccanica e chimica, sia durante il Regime sia negli anni della Ricostruzione; tra i suoi manifesti più citati nella storia della pubblicità italiana si devono ricordare quelli per la Snia Viscosa, e in particolare quello d’impronta cubista Snia fiocco il cotone nazionale, la serie per la Breda;

le campagne, spesso declinate anche nei formati per le riviste, per i sanitari Ideal Standard e per le cucine e gli elettrodomestici Triplex; le pubblicità per i diversificati prodotti della SAFFA; i Tessuti Leumann, anch’essi funzionali alla propaganda per l’economia autarchica. Probabilmente Araca è nella storia della pubblicità il cartellonista più utilizzato per la propaganda delle fiere:

tutti i maggiori quartieri espositivi italiani gli affidarono almeno un manifesto, a cominciare dalla Fiera di Milano nel 1930; particolarmente lunga e coronata da successo la collaborazione per la Fiera del Levante di Bari; anche per la Fiera di Padova Araca firmò vari cartelloni, che si ritrovano spesso nei testi di storia della pubblicità patria; completano l’elenco la Fiera dell’Agricoltura e dei Cavalli di Verona e la Fiera Campionaria di Bologna, impegnata nel 1935 a celebrare il Centenario carducciano.

Due icone delle pubblicità si ritrovano nel settore degli amari digestivi: “Un Ramazzotti fa sempre bene!” e “L’Amaretto di Saronno originale” dell’Industria Lombarda Liquori Vini Affini. Nello sport motoristico si ricordano il cartellone per il Gran Premio d’Italia a Monza nel 1932 e quello del 1930 per i motori fuoribordo Laros, una società del gruppo Pirelli. Per l’industria cosmetica impegnata a superare i tradizionali modelli organizzativi artigianali, dopo i lavori degli anni Venti per la maison Coty di Parigi, sono noti negli anni Trenta i Belletti Kofler e, negli anni Cinquanta, la Brillantina Tricofilina (per lui, per lei e in varie fragranze) e il Collirio Alfa.

Nel settore alimentare, oltre ad amari e brandy, Araca sottoscrive contratti con la ditta dolciaria Baratti & Milano, propaganda nel lontano 1929 l’aperitivo Chinol, nel 1931 il vino Soave Bertani, nel 1936 gli sciroppi ai gusti d’agrume della Scotti; applica il fotomontaggio per la pubblicità del caffè Cirio e per una campagna istituzionale dedicata alla “sincerità” dei gelati di frutta. Molti altri prodotti sono stati promossi con successo da questo professionista che alle chiacchiere sul valore artistico del suo lavoro anteponeva la sottoscrizione di contratti con committenti affidabili e la capacità delle sue idee pubblicitarie di far aumentare le vendite.

I MANIFESTI DI ARACA (ENZO FORLIVESI MONTANARI)

1929: Bevete il Chinol,

1930: Motore fuoribordo Laros, Fiera del Levante Bari (uno con fondo bianco e uno con fondo nero), SAFFA, Fiera campionaria di Milano

1931: XIII Fiera di Padova, VII Centenario Antoniano, Radiola RCA 48, Planetario Milano, Birra Spluga, Soave Bertani, 43 aperitivo Ramazzotti

1932: XIV Fiera Campioni Padova, Verona Fiera dell’Agricoltura e Fiera Cavalli, Fiera del Levante

1933: Sniafiocco fondo blu, Gran Premio d’Italia a Monza

1934: Società Nazionale Radiatori Milano Standard

1935: Fiera del Levante (fondo nero e globo luminoso), Fiera Bologna centenario carducciano, Snia Fiocco il tessile dell’indipendenza

1936: caramella Barattina, Scotti sciroppi (uno per l’arancia e uno per il limone)

1937: Cirio caffè vero Brasile

1938: Fiera del Levante I Mostra Int. Elettrotecnica, Baratti & Milano

1939: Fiera del Levante I Decennale

1940: Cucine a Gas Triplex, Collirio Alfa, Ramazzotti

1943: Breda acciaierie

1947: Fiera del Levante

1948: Il Tempo quotidiano di Roma; Luigi Renzini vini

1949: Amaretto di Saronno, Fiera del Levante (fondo bianco e testa classica)

1950: Fiera del Levante Bari (con mappamondo)

1951: Brillantina Tricofilina

1953: Amaro Ramazzotti, Tricofilina alla lavanda (almeno due diversi soggetti)

1960: Aquasol ICA

Senza data: Mobiloil, Perfumes Coty, Bouillon Cube-Viadol, Automobiles Delage, Il Tempo esce a Milano, Triplex ferro da stiro a gas, Belletti Kofler, Tessuti Leumann, Aquasol soprabito impermeabile, Mendola grandi alberghi, Ideal neo-classic, Breda trattori agricoli, Breda locomotore Santiago, Preferite i gelati di frutta… sono sinceri!

PER SAPERNE DI PIÙ SU ARACA – ENZO FORLIVESI MONTANARI

AIAP, I Mostra Nazionale Artisti Pubblicitari, catalogo della mostra, Milano, 1956

Dino Villani, Storia del manifesto pubblicitario, Milano,1964

C. Alberici e G. Lise, 70 anni di manifesti italiani, Milano,1972

D. Villani, Quarant’anni di manifesti in Italia, in “L’Esopo”, n. 4,1979

C. Munari, L’arca delle lusinghe, Padova, 1989

P. Sparti, L’Italia che cambia attraverso i manifesti della raccolta Salce, Firenze, 1989

L. Scardino, Le fiere delle vanità, Rovigo 1990

Catalogo Bolaffi del Manifesto italiano, Torino, 1995

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