Michele Rapisarda, originariamente edito in Charta, 165, pp. 26-31.
Così Antonio Rubino racconta l’armata che irrompe sulla scena al Capitolo Diciannovesimo del suo romanzo meccanico TIC e TAC ovverossia l’orologio di Pampalona, Casa Editrice Vitagliano, Milano 1920:
“C’erano le ranocchie turchine armate di spine acutissime. C’erano rospi che portavano grosse lumache per elmi e schizzavano dalla bocca una saliva irritante. C’erano bisce d’acqua ed orbettini, che viceversa ci vedevano benissimo. Schiere interminabili di rane verdi avevano grandi foglie di ninfea per iscudo e lunghe foglie di spadacciola per lancia. I terribili rospi calamita cavalcavano salamandre pezzate. Le salamandre acquaiole, armate di focherelli fatui, drizzavano le terribili creste e si coprivano d’un sudore vischioso. In alto volavano fitti sciami di libellule e di zanzare…”
Questo “esercito di Batraci” riporterà l’ordine nel paese messo sottosopra dalla rivolta dei balocchi contro gli uomini e i bambini, colpevoli questi ultimi di fare a pezzi i giocattoli nel solito gioco crudele della curiosità. È sorprendente il numero e la varietà di insetti, mammiferi, rettili, uccelli, pesci, crostacei e molluschi, bestie feroci e animali domestici che compaiono nelle illustrazioni e negli scritti di Antonio Rubino.
Entravano con contorsioni, arrotolamenti, stirature, nel sistema di combinazioni utilizzate dall’artista ligure per i suoi racconti, tra le pagine dei libri e nelle tavole a quadretti (senza balloons), ma anche nelle cornici, nelle intestazioni e nei fregi sparsi tra i fogli di riviste e giornali. Zampe, occhi, peli, penne, piume, artigli, pinne, denti, code, baffi, becchi, code, corna, tentacoli, insieme a scatti e balzi offrivano continui spunti alla ricerca di Rubino che non amava fissare la sua fantasia per molto tempo su uno specifico personaggio.
Gli animali entravano nell’impasto come comprimari o sullo sfondo, a strisciare, nuotare, saltare, sbuffare, volare, occhieggiare, per disegnare la trama del tessuto fantastico che attraversò dapprima le esperienze simboliste, Liberty e Déco dell’illustratore sanremese. A cominciare dai draghi nei disegni di ispirazione orientale del primo Rubino, per passare ai serpenti e ai gufi negli ex libris di inizio Novecento e alle rane, sua grande passione; poi il bestiario si allargherà a tutto il regno animale, a ogni tipo di abitante di foreste, boschi, abissi, pollai e stalle.
All’età di sette anni, nel 1887, Antonio Rubino aveva fondato “La pulce”, il suo primo periodico illustrato. Nel 1909 propose un gatto e un topo in un annuncio pubblicitario per la fabbrica di apparecchi fotografici Torrani & C. di Milano: un topo di fogna con compostezza professionale metteva in posa un gattino col fiocco per un’istantanea (“Corriere dei Piccoli”, n. 36, 1909).
E sempre sul cosiddetto “Corrierino” apparve un fregio con una rana a cavallo di un ippocampo (n. 7, 1910) e una serie di vignette per il racconto “Il volo dell’armadillo” con una pennuta allegra compagnia, una gru, un’oca, un passero e uno strano rapace con un ciuffo in cima alla testa (n. 18, 1910).
Antonio Rubino, insetti e batraci
L’attenzione, il puntiglio, la precisione, insieme alla curiosità, hanno alimentato l’inventiva dell’illustratore che impugnava anche la lente d’ingrandimento per tuffarsi nel mondo dei più minuscoli animali, gli insetti. Così apparve un concerto di grilli, cavallette, farfalle, api, vespe, coccinelle, cerambici, coleotteri, calabroni, libellule, ragni (n. 26, 1910). Ragni appaiono anche nelle serie di quaderni scolastici illustrati da Antonio Rubino nella seconda metà degli anni Trenta.
Le rane, che Santo Alligo (Antonio Rubino – I libri illustrati, Little Nemo, Torino 2008) scopre ispirate anche dall’artista giapponese Hokusai, ornavano le copertine di spartiti musicali come “Delfina”, Stab.to Musicale G. Verdi, Torino 1907, e del “Giornalino della Domenica” (Anno II, n. 32, 1907, Bemporad, Firenze), e una cartolina pubblicitaria per le macchine da scrivere Hunderwood; successivamente spuntavano dalle pagine della “Tradotta” negli anni della Grande Guerra, in molti suoi libri e in numerose illustrazioni del “Corriere dei Piccoli”.
Saranno infine protagoniste del primo film a disegni animati realizzato in Italia Nel paese dei ranocchi, premiato al Festival del Cinema di Venezia del 1942. In Versi e disegni, Milano, Selga, 1911, emblematica è la tavola di copertina, dove insieme a piante e fiori gli animali compongono l’ordito della decorazione: una lumaca scivolata fuori dal guscio, un drago, un rospo con la corona, un gufo sopra un’orrenda testa, un serpente che sbuca dalle orbite di un teschio, una farfalla; poi seguono pagine con ridde di gnomi e mughetti e funghi, storie dei boschi e di “Flore palustri”:
“Frattanto solo nel torpore immane, | donde si vedono i fummi salire, | ferve l’enorme coro delle rane. | Anima ha freddo: sente le seguaci spire del sogno e pensa molli spire | di bisce e dorsi verdi di batraci…” e le cornici dei fogli si riempiono di ragni, lumache, salamandre, orridi pulcini e lemuri, rane, draghi, splendide ragazze, granchi, gatti, gufi, mentre scorrono le rime e gli esercizi grafici spericolati del Rubino macabro e ironico, vero pioniere dell’editoria Art Nouveau.
Ancora rane e gufi, i pennuti sempre nei pensieri dell’artista, che troviamo anche nei suoi ex libris personali. Nel 1906 “Tra due candele accese uno scheletro colla testa sormontata da una civetta legge un gran libro e ride”; “Uno scheletro con un gufo sul cranio e con una fiammella sul dito mignolo, sta leggendo un grosso libro” annotava Rubino in una lista di ex libris compilata nel 1945.
Antonio Rubino. Tarli, spilli e farfalle
Gli animali arrivarono a frotte nelle storielle a quadretti del “Corriere dei Piccoli”. Mario, gran monello, riceverà dalle bestie un trattamento simile a quello che aveva loro riservato in precedenza; verrà bastonato dal cane con gran divertimento del gatto, infilzato su di uno spillone dalle farfalle e arrostito sullo spiedo da un’oca, una gallina e un gallo (n. 3, 1909).
Negli anni della prima guerra mondiale Rubino porterà sulla scena persino un esercito di tarli, schierati da Princi-Piombo contro il furbissimo Abetino, Principino del pacifico regno di Legnazia, che riuscirà a respingere i ripugnanti vermi grazie ai suoi soldati coloniali giunti da Singapore, armati di soffietti lancia-cànfora (n. 18, 1917). La scimmietta Lolita vincerà alla pesca della fiera animalesca un grasso maiale, dono gradito per i suoi padroni Girellino e Carmenella (n. 28, 1919).
Tidna Danna, moretto spensierato, sarà il protagonista di molte avventure tra gli animali della savana insieme all’inseparabile serpente Pitone. Il ragazzino africano trasportava le banane a bordo di una testuggine marina, con il serpente per l’occasione trasformato in canestro (n. 23, 1920); in un’altra vignetta accorreva in aiuto del ciclista esploratore Cuc e “adatta sul cerchione il suo docile Pitone” al posto della gomma bucata dagli aculei di un istrice (n. 32, 1920).
In ogni racconto, tra i sorrisi stupiti e divertiti dei bimbi, gli animali esotici agilissimi si esibiscono in ruzzoloni, capitomboli, piroette. Polidoro, uno strano pagliaccio, organizzava un “concerto futurista” con gli animali del giardino zoologico (n. 41, 1921).
Antonio Rubino, topi e topastri
Topi ce ne erano poi per tutti i gusti, tanto che non ci sorprenderà trovare Antonio Rubino a fare “il capo” del roditore più famoso di tutti i tempi. L’artista ligure fu infatti, dal 1934 al 1938, direttore del periodico “Topolino”, l’unico fumetto americano scampato alla censura fascista, per il quale illustrò alcune copertine piene di allegria, quasi a sovvertire il carattere troppo giudizioso del personaggio disneyano, come nella sarabanda per l’“Ottavo compleanno di Topolino”, inserto allegato al n. 198 del 1936.
Alessandro Milani suggerisce che proprio la presenza di figure di animali può aiutare a individuare le copertine disegnate da Antonio Rubino (A. Milani “Antonio Rubino fumettista senza fumetti”, p. 72 in Innamorato della luna. Antonio Rubino e l’arte del racconto, a cura di Martino Negri, Scalpendi, Milano 2011).
Tra le pagine del “Corriere dei Piccoli” un topo campagnolo veniva eletto presidente della giuria per una gara di corsa tra coccinelle (1913); “Guerra topicida” raccontava le battaglie tra due eserciti di roditori, con un solo superstite e un gatto che si mangia un altro sopravvissuto (n. 44, 1914); in un’altra storia un topo di biblioteca (cfr. Charta n. 144, marzo-aprile 2016, pp. 54-59) suggeriva ai bambini l’amore per la carta stampata: ”Anche voi senza paura | divorate a due palmenti | un buon libro di lettura!“ (n. 42, 1919).
Poi ancora la guerra e un eroe bambino con un fido compagno a quattro zampe, un’otaria: il palombaretto Marinello scendeva in mare a piazzare una mina nel porto di Valletta e affondava una torpediniera dell’inglese Lord Picnic, “quella specie di ciurcillo” (n. 23, 1941). C’erano anche animali fantastici sulle pagine del settimanale di via Solferino, come Pegasetto, cavallo alato protettore dei poeti, che distraeva dal lavoro il sognatore Girondello, “poeta nato”, regolarmente disoccupato alla fine di ogni episodio (n. 26, 28, 41, 1940).
Antonio Rubino. Perfida noia
Un gruppetto di Balilla in camicia nera dichiarava guerra alla Noia, una “bestiaccia” che finirà male: “Per la stirpe italiana |dice Lio, la Noia è morta, | ché la vita attiva e sana |d’annoiarsi non comporta!” (n. 21, 1934). Anche quando Rubino piegherà la penna alle ragioni del regime fascista, non si spegnerà il suo tratto impertinente e così con altre storie di animali, ispirate alle favole di Esopo, riuscirà a mettersi nei guai, sino a interrompere la sua collaborazione con “Il Balilla”.
Pare infatti che nella favola “L’aquila, il corvo e la tartaruga”, pubblicata sul numero 33 del 1929, la censura del regime avesse individuato pericolose allusioni. Ci sono anche bestie che assurgono al ruolo di protagonisti, indiscussi primi attori di tante avventure del “Corriere dei Piccoli”, come il caprone Barbabucco, sempre a menare testate, cocciuto esempio di chi poi dovrà pentirsi (n. 34, 1924), e l’allegro elefante Bunzibù, pachiderma un po’ saccente, che cercherà di ammaestrare le gru affinché assumano la forma delle lettere dell’alfabeto: “Se le lettere imparate, | il diritto acquisterete di chiamarvi letterate!” (n. 46, 1932).
Antonio Rubino, finale bestiale
Ma torniamo a TIC e TAC. Una cicogna risolve tre situazioni chiave del romanzo: durante la rivolta dei balocchi trasporta “verso l’occidente” Maestro Odilone, lo straordinario costruttore dell’orologio popolato di automi, che regola la vita della città dei giocattoli; salva i piccoli Melania e Pomino, rinchiusi in gabbia per aver fatto a pezzi una pupattola.
Infine recapita agli abitanti di Pampalona un messaggio di Odilone con le istruzioni per rimettere in moto l’orologio, fermato durante i combattimenti, restituendo il tempo ai pampalonesi disorientati, insieme a un sorprendente regalo per la festa di San Procopio: una gallina meccanica che fa uova a forma di orologi tascabili.
Infine non dobbiamo dimenticare che Vipera era il nome assegnato alla protagonista del libro più famoso di Antonio Rubino, intitolato Viperetta dal gentile diminutivo della bimba capricciosa. Dopo un gran viaggio sulla Luna – ci sarà anche una traversata in volo a bordo di una libellula gigante – all’esito di un “romanzo di formazione” che vedrà la bambina profondamente trasformata, “diventata una bella fanciulla riflessiva e quieta.…Voleva studiare a tutti i costi la musica, vi si applicò con così grande amore che in poco tempo fece strabiliare la gente”, Viperetta cambiò il suo nome con quello di Viola.
“Avevo il nome di una bestia. Ora voglio avere il nome di un fiore. Così fu che Viperetta fu disinviperita” si legge nelle ultime righe del romanzo.
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