A Firma di Erminio Caprotti, originariamente edito in Charta, 101, pp. 58-63.
Con la pubblicazione del primo volume delle Historiae Animalium di Conrad Gessner (1551, Froschover, Zurigo), e la sua meravigliosa iconografia, si apre un nuovo periodo della storia della zoologia. Immagini d’animali si ritrovano in molti libri, anche assai prima del lavoro del Gessner, ma non sono ritenute altrettanto degne di nota della splendida lepre del Dürer o gli studi di gatto di Leonardo della Biblioteca Reale di Windsor.
Volendo operare delle distinzioni per tipologie, possiamo suddividere la produzione libraria che presenta raffigurazioni animali tra opere di edificazione e Bibbie (specie Genesi e Libro di Giobbe, Salmi, Apocalisse, Vangeli); favole esopiche; bestiari e opere che contengono parti dedicate alla fauna, come L’Acerba di Cecco d’Ascoli o il Tesoro di Brunetto Latini; opere astrologiche; opere enciclopediche; infine opere scientifico-farmacologiche in senso lato.
OPERE DI EDIFICAZIONE
Citiamo, fra le più caratteristiche, il Fiore di Virtù, attribuito al frate Tommaso Gozzadini di Bologna, della fine del Duecento, che presenta una prima edizione con figure a Firenze nel 1491 (Bartolomeo dei Libri). I suoi legni sono probabilmente derivati dalle miniature di un codice toscano del XIV secolo (Biblioteca Nazionale di Firenze,Ms. II, VI, 15) e dal Manoscritto Riccardiano 1711, fiorentino, del XV secolo. Delle quindici edizioni quattrocentesche illustrate le più belle artisticamente sono le due di Firenze, mentre quelle veneziane hanno carattere più popolaresco (Capcasa, 1490 e Ragazzo, 1490): in quest’ultime appare una silografia a piena pagina raffigurante un monaco in un giardino con ben otto animali attorno.
L’icona è ispirata da un tacuinum sanitatis ora alla Biblioteca Nazionale di Vienna (s.m. 2644) di scuola veronese. Il capolavoro grafico di quest’opera è l’edizione del 1498 (Colubris, Firenze) con le sue trentacinque vignette di grande purezza formale. Di questa edizione è stato edito un facsimile curato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, in occasione del dono alla Città di Firenze della rarissima copia di questa edizione. Altra opera di edificazione, ma anche di viaggio, è la Peregrinatio in Terram Sanctam di Bernhard von Breydenbach, vescovo di Magonza, qui edita da Erhard Reuwich nel 1486, dove in una famosissima silografia appaiono i sette animali “visti in terra santa” (pur essendovi un unicorno!).
L’unicorno e la giraffa che ivi appaiono sono serviti da modello al Gessner per le sue Historiae (nel caso del primo animale fors’anche a un legno di Jorg Breu il vecchio, in un edizione del viaggio di Ludovico Varthema, Augusta, Miller, 1515). Edelstein di Ulrich Boner (Bamberga, A. Pfister, 1461) porta numerose figure di animali, qui presentati per il loro forte contenuto moralistico, come voleva la tradizione della migliore favolistica medievale. Citiamo inoltre il Dialogus creaturarum di Philippe de Than (XII secolo), stampato da Gerard Leeuw a Gouda (Olanda) nel 1480.
Anche le sacre scritture ci offrono molti esempi di questo genere d’iconografia: si pensi innanzitutto alla raffigurazione del leone con san Gerolamo presentato all’incipit di molte edizioni: quest’icona apparve per la prima volta in una Bibbia del 1490, stampata a Venezia da Giovanni Ragazzo per Lucantonio Giunta. Soggetto frequente dell’iconografia biblica è inoltre Adamo (talora il Creatore) che dà un nome agli animali, rappresentazione che già si trova nella Bibbia di Bamberga di età carolingia, e, più tardi, nel ciclo di affreschi di San Pietro a Ferentillo. Dal Libro di Giobbe abbiamo i due mostri Behemoth e Leviathan, che saranno all’origine di tante raffigurazioni fantastiche. Lo stesso dicasi per l’Apocalisse, con le sue figure mostruose.
TRADIZIONE ESOPICA E FAVOLISTICA
Seppure gli animali della favolistica classica siano pochi, la loro presenza è interessante poiché, trattandosi di soggetti assai noti, permetteva agli artisti di esprimersi attingendo dalla realtà e non solo dalla tradizione scrittoria. In ordine di tempo i primi “Esopo” figurati sono quelli di Mondovì (1476) e di Ulm (1476-77), ma la tradizione illustrativa delle favole esopiche risale alla tarda antichità classica.
I più antichi codici pervenutici sono il Romulus di Leida (University Library, Cod. Voss. Lat. Oct. 15) compiuto attorno al 1030 dal monaco Ademaro († 1034) a Limoges, e l’Aviano di Parigi (Bibliothèque nationale, Ms. lat. nouv. acq. 1132). Scritto in maiuscola carolina, il che permette di datalo alla fine del IX secolo, il primo codice è probabilmente originario del nord della Francia, con richiami, nelle illustrazioni, a un possibile prototipo di età giustinianea. Il secondo presenta figure più rozze, ma anch’esse risalenti al VI secolo.
I tipi iconografici proposti in queste illustrazioni (il lupo e l’agnello, l’asino nella pelle del leone, l’aquila e la tortora e così via) avranno una fortuna tale da interessare non solo i codici, ma anche l’arte in genere, come dimostrano le favole scolpite nella Porta della Pescheria del Duomo di Modena o quelle tessute sulla famosa tappezzeria di Bayeux.
Un collegamento fra questi antichissimi testi e le prime edizioni a stampa potrebbe essere rappresentato da un codice del XIV secolo della Libreria di Stato di Amburgo (Ms. in scrinio 47) recante una versione latina di Marie de France e miniature di scuola tedesca e del Baltico dalle influenze inglesi. È allora che si accentua quel realismo iconografico che sarà alla base della prodigiosa (dal punto di vista artistico) produzione incunabola tedesca. Nella stessa scia gli “ysopet” francesi, il cui più bel codice è della metà del Trecento (Bibliothèque nationale, Ms. fr. 1594).
Il più antico “Esopo” a stampa figurato è invece quello di Mondovì del 1476 e quello, mirabile, di Ulm (Zainer, 1476/1477). Seguiranno quello di Napoli (Del Tuppo, 1485) di Verona (1479) e gli esemplari veneziani che ne deriveranno. In essi la raffigurazione è fortemente realistica, eccezion fatta per alcuni caratteri araldici, come in alcune raffigurazioni del leone. Troviamo anche animali nelle edizioni di Kalila e Dimna, nonché, ovviamente nei codici arabi e persiani anteriori alla stampa.
Del Kalila Giovanni da Capua ne darà una versione latina, a carattere edificatorio: Directorium humanae vitae. Anche il re Alfonso il Saggio lo fa tradurre in castigliano nel 1252, latinizzato poi da Raimondo di Béziers per Giovanna di Navarra e Filippo il Bello (Bibliothèque nationale, la. 8504, Liber Dime et Calile). In opere a stampa, ritroviamo questo capolavoro arabo nell’edizione “Buch der Weisheit der alten Weisen”, edita a Urach da Conrad Fyner attorno al 1481, con bellissime silografie di animali. Seguirà l’edizione di Ulm (1483, Leonardo Holle).
I BESTIARI PRIMA DI GESSNER
Nonostante una ricca tradizione manoscritta, con magnifiche figure, specie di scuola inglese del XII e XIII secolo, i Bestiari appaiono tardi in opere a stampa. Il loro capostipite, il Physiologus, opera anonima di età alessandrina, viene per la prima volta stampato a Roma nel 1585, con dichiarati intenti filologici. Si potrebbe assimilare a un Bestiario moraleggiante anche il Dialogus creaturarum, edito a Gouda nel 1480.
Il genere “Bestiario” vero e proprio può essere invece rappresentato da un rarissimo Libellus de natura animalium, edito a Mondovì, con figure di sorprendente bellezza, talora con eccezionali esempi di astrazione. Alla prima edizione del 1508 (Vincenzo Berruerio) seguirà la seconda del 1524, ma a Savona, a opera del figlio Giuseppe Berruerio). Segnaliamo anche il famoso Bestiarie d’amour (Paris, Jean Tréperel, inizi XVI sec.) illustrato da piccoli legni che sembrano derivati da un manoscritto.
TESTI ASTROLOGICI E OPERE ENCICLOPEDICHE
Come è noto, alcune costellazioni sono rappresentate da animali, per cui nelle edizioni di fine Quattrocento e del Cinquecento, ricorrono bellissime figure. Citiamo tra le numerose, la più nota, la Poetica Astronomica di Igino (1482, Venezia, Ratdolt), le cui incisioni si attribuiscono a Johanness Santritter. Anche nelle opere enciclopediche appaiono sovente animali.
Fra esse, il De proprietatibus rerum di Bartolomeo Anglico (Haarlem, Jacob Bellaert, 1485). L’opera, stesa intorno al 1260, trova qui un’eccezionale iconografia (11 silografie a piena pagina, di cui tre dedicate rispettivamente a uccelli, animali marini e animali terrestri, attribuite a un non meglio identificato “Maestro di Ballaert”). Vi sono qui animali fantastici (unicorno), stilizzati e di pretta impronta araldica come il leone, oppure ripresi dal vero, come l’elefante africano, che risulta essere passato per le città olandesi nel 1484.
Enciclopedico è anche il Buch de Natur di Konrad von Megenberg (1309/1374). Stesa in antico tedesco è una traslitterazione con aggiunte del De natura rerum di Tommaso di Cantimpré. Sei edizioni ad Augusta, prima del 1500 (la prima, Hans Bamler, 1475).
OPERE SCIENTIFICHE
Solo poche opere di questo genere, anche se una d’esse, l’Hortus sanitatis è particolarmente importante. Solitamente all’origine delle illustrazioni, vi sono prototipi estranei alla tradizione scientifica. Dei libri naturalistici di Aristotele o di Eliano non conserviamo edizioni figurate. Solo con Plinio, per la sua Naturalis historia nell’edizione del 1513 abbiamo belle vignette silografiche a ogni libro, con animali ai Libri 7-11, 21 e 28/30.
Ma non si tratta di figure originali, dato che possiamo rintracciarne gli antecedenti nella tradizione manoscritta o in miniature eseguite su esemplari a stampa. È il caso dell’elefante con cammello e leopardo (o leone) delLibro VIII, che trova il suo modello nel capolettera miniato da Cristoforo Cortese per la Naturalis Historia del 1425-1430. Si noti che, mentre le miniature si rifanno a una lettura umanistica, quelle silografiche si ricollegano alla ricca tradizione tardo-gotica dell’Italia settentrionale.
Il più bel Plinio figurato è infatti quello dell’Ambrosiana di Milano (Ms. E. 24 inf.), miniato da fra’ Pietro da Pavia nel 1389 per Pasquino Capelli, segretario del duca Giangaleazzo Visconti. Fra le opere scientifiche trasmesseci dall’antichità è anche il Dioscoride: primo fra tutti quello di Vienna (Cod. Med. gr.1, Biblioteca Nazionale Austriaca), datato al 512 d.C., con animali al Libro II. Sopravvivono pure illustrazioni nella Theriaca di Nicandro del X secolo (Cod. Par. suppl. gr. 247) o quelle in un più tardo codice vaticano (Chis. F. VII. 59) che riprende, dopo circa mille anni, le figure dell’esemplare del 512 d.C.
La Cynegetica di Oppiano è figurata nel Codice Marciano Z.479 (X/XI sec.) e nel Parisinus gr. 2736 della Bibliothèque Nationale de France (XV sec.). Ci siamo dilungati su questi antichi predecessori, poiché il Kadar opina che il Gessner abbia attinto a questa tradizione iconografica per le sue Historiae naturalis. Dal mondo latino si ricordi il codice noto comeMedicina antiqua (XV sec., cod. Vindob. 93 della Biblioteca Nazionale Austriaca), che comprende un Liber medicinae ex animalibus di Sesto Placido Papirience, con trentadue illustrazioni di animali.
Né si può dimenticare il famoso Cod. 32 di Montecassino, che contiene il De Universo di Rabano Mauro, compilato intorno al 1032, con ricchissima copia di figure animali, fonte importante di tutta la successiva iconografia medievale. Queste le principali vie di trasmissione per tutto il Medioevo. A mezzo stampa, invece, notiamo innanzitutto ilGart der Gesundheit (Peter Schoffer, Magonza 1485) che ha alcune notevoli figure di animali (tra cui quelle bellissime della lepre, della volpe, del cervo, del mosco), comunque superiori a quelle del posteriore Hortus sanitatis (Meydenbach, Magonza 1491).
Gli “Hortus”, che contarono numerose edizioni fino al Cinquecento inoltrato, ebbero un proprio settore destinato agli animali, fornendo anche notizie sulle superstizioni e sulle cognizioni del tempo in materia. I quadrupedi sono illustrati in 164 capitoli, gli uccelli in 122 e in 106 i pesci, le cui figure pare possano essere attribuite alla scuola del famoso “Hausbuch Meister”. Modeste tracce si ravvisano inoltre dalla tradizione manoscritta, del tipo “tacuinum sanitatis” o “theatrum sanitatis”, di cui abbiamo splendidi esemplari del Quattrocento e del primo Cinquecento (Cod. Vind. 2396 e Casanatense 4182).
Nulla pare invece l’influenza di un capolavoro quale il Taccuino di Giovannino de’ Grassi, ma ci si compiace piuttosto di seguire l’antica tradizione manoscritta. L’apparizione nel primo Cinquecento in alcuni Erbari di figure animali annuncia i tempi nuovi. Ad esempio ilTerzo Tomo di Herbarum Vivae Eicones del Brunfels (Strasburgo, 1536) presenta un legno a piena pagina di una foresta, dove appaiono due bellissimi cinghiali, ovviamente ripresi dal vero, dal grande artista Hans Weiditz, allievo del Dürer.
Dello stesso autore sono le dieci piccole figure di animali nel Kreuterbuch di Eucharios Rodion (Rosslin d.J.), Frankfurt, Egenolff 1533. Altre figure del Weiditz nel Dioscoride figurato (Marburg, Egenolff 1543). Animali in un diverso contesto, invece, nel Kreutebuch di Hieronymus Bock (Tragus), Strasburgo, Rihel, 1543: sono opera di un grande incisore, David Kandel (la cinciallegra, il gallo, le anatre, i maiali, pecore e capre, tutti splendidi e con stretta aderenza alla realtà). Qualche parola su due altre eccezionali opere illustrate: il Thierbuch Alberti Magni… durch Waltherum Ryff verteutsch (Frankfurt, Jacobi, 1545) e il Grundlicher underricht, warhaffte und eygentiliche… di Michael Herr (Strasburgo, B. Beck, datato 1546).
Le figure di questi due libri sono per una metà copiate dal Weidtz, mentre le altre sono attribuite a uno Zeichner der Jacobi, probabile seguace della scuola di Hans Weiditz. Il Gessner citerà lo Herr ben sette volte nelle sue Historiae e si servirà della sua figura di criceto. Anche nel libro di Herr alcuni animali sono copiati dalla Peregrinatio del Braydenbach (giraffa e capra indiana), ma molti vengono raffigurati per la prima volta.
Queste due opere costituiscono un ponte fra l’antica tradizione iconografica, basata sulla ripetizione, pur variata, di modelli antichi e una nuova lettura della natura, con quelle “vivae eicones” che sanciranno la scoperta della “natura sola magistra”. Le Historiae del Gessner, invece, costituiranno la pietra miliare della moderna zoologia.
PER SAPERNE DI PIÙ
E. Caprotti, L’Arca di Noé, “L’Esopo”, n. 44, 1989, pp. 31-50
E. Caprotti, I Bestiari, ieri ed oggi, “L’Esopo”, n. 27, 1985, pp. 65-71
E. Caprotti, L’Esopo di Mondovì (16 novembre 1476), “L’Esopo, n. 87/88, 1985, pp. 31-50
F. Klingender, Animals in Art and Thought to the end of the Middle Ages, The Mit Press, Cambridge 1971
C.L. Kuster, Illustrierte Aesop-Ausgaben des 15 und 16 Jahrhunderts, Hamburg 1970
G. Petit & J. Théodoridés, Historie de la zoologie, Hermann, Paris 1951
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