Corrado Farina, originariamente edito in Charta, 118, pp. 46-51.
Russia 1917: la cosiddetta Rivoluzione d’ottobre spacca in due non solo la storia del Paese ma anche la sua cultura. “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” fecondano il terreno, ne fanno sbocciare un rinnovato fervore creativo e lo mettono in comunicazione diretta con il ribollente calderone delle avanguardie del resto d’Europa. Non a caso il vento incomincia a soffiare da San Pietroburgo, città con fitte e molteplici radici europee, ma non tarda a raggiungere Mosca.
Per quasi un decennio, prima che la dittatura staliniana incominci a stroncare ogni forma di libertà e di iniziative non allineate, non c’è forma d’arte che non viva nel Paese una sua stagione incomparabilmentre creativa; sicché, parafrasando il titolo del libro di John Reed, noi potremmo parlare dei “dieci anni che sconvolsero la cultura russa”.
Poiché però il tema è ovviamente sproporzionato allo spazio che abbiamo a disposizione, ci limiteremo a parlare di uno dei protagonisti di quella straordinaria stagione: Aleksandr Deineka, un artista che era pochissimo noto in Italia fino alla primavera scorsa, quando il Palazzo delle Esposizioni di Roma gli ha dedicato un’ampia e affascinante mostra personale.
ALEKSANDR DEINEKA A SERVIZIO DEL SOCIALISMO
Nato a Kursk nel 1899, Deineka entra nel 1915 all’Istituo d’arte di Char’kov e si trasferisce a Mosca nel 1921 per iscriversi ai corsi del VChUTEMAS, acronimo per la denominazione russa dei Laboratori Artistici e Tecnici Superiori, principale istituzione scolastica del Paese nel campo dell’arte. Ma le associazioni e le sigle, in quegli anni, si divorano a vicenda in un accavallarsi di manifesti teorici e di applicazioni pratiche, partendo da una premessa di fondo: che ogni forma d’arte debba essere posta al servizio della rivoluzione (come premessa storica di una nuova forma di lavoro anche intellettuale) e delle necessità sia spirituali che materiali del popolo.
Fra gli insegnanti del VChUTEMAS, ad esempio, c’è Vladimir Tatlin, massimo propugnatore del costruttivismo, un movimento di base destinato ben presto a scindersi in due direzioni diverse, il formalismo (arte pura, non di rado astratta, diretta nelle intenzioni a elevare lo spirito) e quella del cosiddetto realismo socialista, o stakanovista, o produttivista (arti applicate, disegno industriale, maggiore attenzione alla tecnica e ai temi del mondo del lavoro). Inserendosi in questa seconda tendenza, nel 1925 Aleksandr Deineka è fra i fondatori dell’OST, un gruppo in posizione più avanzata rispetto ai membri dell’AChRR, più vicini alla propaganda politica ma anche pericolosamente tendenti a un formalismo ottocentesco di ritorno.
I componenti dell’OST si propongono di dimostrare che un’arte figurativa può anche essere politicamente attuale e si ispirano agli artisti dell’espressionismo tedesco, ma rispetto a quelli danno del mondo una visione più positiva, scegliendo come temi dei loro quadri il lavoro, lo sport, il paesaggio industriale, ed esaltando nella figura umana personaggi (sia maschili che femminili) forti, volitivi e rivolti al futuro. Tutto questo, nei quadri di Deineka, è ampiamente rappresentato, ma dilungarci sulla sua pittura ci porterebbe fuori tema, poiché vorremmo soprattutto parlare della sua grafica, che per molti anni fiancheggia la pittura e attraversa i campi della vignetta d’attualità, del manifesto e dell’illustrazione libraria.
Essa è stata anche la prima “prova d’artista” del giovane Aleksandr Deineka: entrando nel VChUTEMAS, infatti, egli si era iscritto ai corsi di grafica editoriale e aveva subìto quindi, più che l’influenza di Tatlin, quella del proprio insegnante, Vladimir Favorskij. Era questi un noto disegnatore, incisore e teorico, noto per i suoi studi sull’arte delle icone e su quella dei primitivi, che aveva poi rielaborato in forma moderna con un lavoro di sottrazione e stilizzazione dei codici del naturalismo convenzionale.
RIVISTE & MANIFESTI
Ancora studente, mentre fa tesoro degli insegnamenti di Favorskij, Aleksandr Deineka collabora con varie riviste illustrate, pubblicando centinaia di disegni. Fra tutte, meritano di essere citate due pubblicazioni dal nome simile, ma molto diverse fra loro: “U stanka” (“Alla macchina”) e “Bezboznik u stanka” (“L’ateo alla macchina”). Alla prima, dedicata al lavoro in fabbrica, il Nostro fornisce immagini di operai e operaie al lavoro, che nella loro essenzialità grafica riescono a comunicare una straordinaria idea di concentrazione e di forza (e non è sbagliato far notare, come è già stato fatto, una possibile influenza reciproca dell’artista russo con il nostro coevo Sironi, anche se messo al servizio di una ideologia diametralmente opposta).
“Bezboznik u stanka” invece nasce da una costola di “Bezboznik” (“L’ateo”), una rivista satirica di taglio fortemente antireligioso. A essa Deineka collabora con disegni a china e acquerello che talvolta sono per così dire “a tema libero” ma altre volte si adeguano agli umori iconoclasti della rivistamadre, con tratti satirici fortemente corrosivi.
Si veda ad esempio una illustrazione del 1925 in cui un prete tenta invano di distogliere i giovani russi dalle esercitazioni ginniche per attirare la loro attenzione sui simboli della religione: la vignetta è graficamente spaccata in due, e mentre i gruppi di giovani sono risolti con un grafismo monocromatico che trasmette una carica vitalistica di stampo propagandistico e vagamente militaresco, la figura del religioso sulla sinistra appare rimpicciolita e decisamente caricaturale, con una buffa espressione di sgomento e di incredulità per la propria inadeguatezza.
Altre volte, invece, paiono evidenti i richiami ai coevi movimenti delle avanguardie europee, come le soluzioni moderniste del Bauhaus o come uno dei pochi “ismi” di cui non abbiamo ancora parlato, ovvero il futurismo italiano, allora in pieno rigoglio: certe immagini di aerei in volo o di pattinatori in evoluzioni sul ghiaccio sono molto vicine alle ricerche prospettiche e cinetiche dei nostri “aeropittori”, “asciugate” e rese efficaci da un costante lavoro di sintesi. Più difficile si rivela per Deineka sottrarsi ai dettami dei Soviet quando progetta i manifesti, che all’epoca sono l’arma più efficace per il condizionamento di massa.
Qui la propaganda assume spesso toni perentorî, granitici, e non sempre è sufficiente a riscattarla la scaltrezza del grafico: come per fortuna avviene in La Cina in marcia per la liberazione (grazie a un montaggio di “campi” prospettici che sembra anticipare il linguaggio di certo fumetto adulto degli anni Sessanta (vogliamo fare il nome di Guido Crepax?) o A tutto vapore (grazie a un uso delle tinte piatte che rimanda al déco e al cosiddetto split-screen cinematografico, ovvero alla divisione dello schermo in una molteplicità di situazioni parallele).
ILLUSTRAZIONI PER BAMBINI
Proprio quest’ultimo manifesto, con la sua componente ludica (si veda la vecchietta che rallenta la marcia della locomotiva nel primo settore) ci porta a parlare della circoscritta ma affascinante attività di Aleksandr Deineka come illustratore di libri. Perché circoscritta? Perché a quanto risulta, a fronte di un singolo libro per adulti (Le feu di Henri Barbusse, di forte valenza espressionista), il Nostro realizzò le illustrazioni per una diecina di libri per bambini, accendendo un riflettore su uno degli angoli più ignoti del territorio che noi stiamo insieme esplorando da anni sulla pagine di CHARTA.
Un territorio che prima della rivoluzione era dominato dalla mediocrità: emergevano solo alcuni artisti in vario modo connessi al movimento “Mir iskusstva” (“Il mondo dell’arte”), che però restavano legati a un gusto art nouveau tardoottocentesco più adatto agli adulti che ai bambini, anche quando si muovevano nel mondo della fiaba e del folklore locale (e basti fare il nome di Ivan Bilibin, che il vento della rivoluzione sospinse prima in Egitto e poi, per lunghi anni, a Parigi).
Ma si è già detto che la rivoluzione mise il mondo della cultura russa in comunicazione con le avanguardie europee più turbolente: inoltre, la comunicazione diretta ai bambini acquistò ben presto un ruolo importantissimo, per la straordinaria possibilità che offriva di allevare nuove generazioni di piccoli russi nella logica propagandistica dei Soviet. A fianco della rivoluzione politica, ci fu quindi quella dei libri illustrati, e in questo campo la figura di maggior spicco fu quella di Vladimnir Lebedev, cui prima o poi qualcuno dovrà ben dedicare una maggiore attenzione.
Nell’attesa, e approfittando della mostra romana, torniamo a uno degli artisti che seguirono la stessa strada di Lebedev. Nel piccolo “corpus” di opere di Deineka dedicate all’infanzia non si sa cosa preferire: se le sottili emozioni trasmesse dalle illustrazioni per Kuter ‘ma (Il frastuono, 1930), una serie di immagini eseguite in biacca su carta nera, a commento dei versi del poeta Nikolaj Aseev sul gelo di un rigido inverno russo; o l’allegria che pervade le pagine di Pervoe Maja (Primo maggio, 1926) e di Parad ktasnoj armii (Parata dell’armata rossa, 1930);
due libri in cui le sagomine ammiccanti ai codici dei “soldatini” e i colori a tinte piatte riscattano il trionfalismo insito in temi di pretta propaganda politica; o ancora Elektromonter (L’addetto agli impianti elettrici, 1930, con versi di B. Uralskij), in cui la sovrapposizione dei piani, la geometrizzazione degli spazi e le linee di fuga si sommano fra loro rinviando direttamente al futurismo dadaista del primo Bruno Munari (quello dell’Anguria meccanica e del Contastorie di Campari, cfr. CHARTA n. 66), in una sintesi efficacissima per far capire al bambino l’importanza dell’energia elettrica e il gran numero di tecnici e di operai che lavorano per produrla e garantirla.
Sono poco più di una manciata di titoli, sufficienti comunque a farci capire una cosa: che il nostro artista riesce a quadrare il cerchio come possono riuscire a farlo soltanto i grandi maestri, delineando un suo stile personalissimo che gli consente spesso (anche se non sempre) di rispettare l’impegno sociale e politico dettato dai Soviet senza cadere nella pesantezza, nei luoghi comuni e nella sostanziale falsità della propaganda. Più o meno come riuscì a fare in quegli stessi anni, anche se in tutt’altro campo, il regista Sergej M. Ejzenstejn con film come Sciopero, Ottobre o L’incrociatore Potemkin.
PER SAPERNE DI PIÙ
E. D. Kuznecov, L’illustrazione del libro per bambini e l’avanguardia russa, Cantini Editore, Firenze 1991 (con schede dei principali artisti)
Aleksandr Deineka – Il maestro sovietico della modernità, catalogo della mostra a cura di M. Lafranconi, I. Vakar, E. Voronovic, Skira Editore, Ginevra-Milano 2011
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