La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Alberto Moravia, storia editoriale de ‘Gli Indifferenti’, 1929

Lucio Gambetti, originariamente edito in Charta, 118, pp. 80-85.

È la prima volta da quando mi ha preso questa passione un po’ maniacale, cioè da una dozzina d’anni, che trovo offerta in un catalogo la prima autentica edizione degli Indifferenti, che deve avere come data di fine stampa “2 maggio MCMXXIX” e in copertina l’illustrazione di Veneziani.” Questo è quanto scriveva Elio Pagliarani nel 1992 – per la rubrica “Libri Rari” di “Wimbledon” – a commento di un catalogo antiquario di quei giorni, che proponeva una copia del romanzo di esordio di Alberto Moravia alla ragguardevole cifra di 1.500.000 lire.

Le parole di Pagliarani e il prezzo del volume lasciano capire quanto il libro fosse difficilmente reperibile, specie in quelle condizioni (“splendido esemplare”). Oggi la situazione è diversa, ma solo parzialmente. Negli ultimi venti anni abbiamo registrato tredici copie di questa edizione in vendita su cataloghi antiquari, l’ultima delle quali quattro anni fa, al prezzo – neppure troppo rivalutato – di 1200 euro.

Tredici copie non sono poche, anche se, come di solito avviene per quasi tutti i volumi di narrativa, la gran parte di esse presentava i segni vistosi delle ripetute letture. Dalle descrizioni lette nei cataloghi, solo due copie erano proposte nella loro brossura originale e in buone condizioni, altre due risultavano restaurate, mentre le restanti nove presentavano mancanze più o meno estese o erano state oggetto di rilegatura successiva (con o senza conservazione delle copertine originali).

La stessa copia presente nella Casa Museo di Alberto Moravia, in Lungotevere della Vittoria, con dedica dello scrittore alla madre, si presenta come molto sciupata e piena di lacerazioni. Solo in tempi recentissimi una nota catena di librerie romane, che dedica una certa attenzione al settore del modernariato, ne ha presentato una copia “in buono stato di conservazione”.

Resta comunque un’impresa molto difficile trovarne una copia in mint conditions, visto che la prima edizione del libro si esaurì nel giro di cinque mesi ed è quindi assai improbabile che vi sia stata una circolazione successiva di rimanenze di magazzino intonse. La larga diffusione del libro fa inoltre legittimamente supporre che la maggioranza delle copie superstiti vendute nelle librerie presentino i segni del tempo e dei diversi passaggi di mano.

ALBERTO MORAVIA, ‘GLI INDIFFERENTI’ PER 5000 LIRE

Se un giorno un bibliofilo dovesse decidere di inserire nella sua collezione i dieci libri più importanti del Novecento Italiano, difficilmente potrebbe permettersi di escludere un libro che, insieme a La Coscienza di Zeno e molto più dei futuristi, annuncia l’irruzione della modernità nell’Italia letteraria. Forse proprio per questo, come ha dichiarato in tempi recenti Enzo Siciliano, “Su Gli Indifferenti di Moravia sembra di sapere già tutto.”

Un po’ perché lo stesso Alberto Moravia ne ha parlato in diverse occasioni, un po’ per la grande quantità di recensioni, articoli, saggi o tesi di laurea che sono state scritte sull’argomento, ma soprattutto per una serie di vicende personali connesse alla pubblicazione del volume che sono poi diventate aneddoti, come la redazione del libro fatta quasi interamente a letto durante una convalescenza, o il pagamento delle spese di edizione che, tra l’altro, hanno fatto diventare lo scrittore romano una sorta di illustre capostipite degli aps o autori a proprie spese.

Tuttavia, come spesso accade, se proviamo a mettere insieme la grande quantità di informazioni che abbiamo su questo libro, ci accorgiamo che non mancano le questioni da chiarire, specie sulle vicende editoriali del romanzo.

Come è noto, Moravia iniziò a scrivere il romanzo nel 1925, poco meno che diciottenne, e impiegò tre anni a concluderlo, passando per quattro diverse stesure, fatte di tagli, aggiunte e interventi sulla punteggiatura. Malgrado Moravia, a più riprese, abbia presentato la scrittura del libro come una specie di “flusso di coscienza”, l’attività di scrittura fu in realtà un’operazione molto consapevole, affiancata da almeno una riflessione teorica sul romanzo come strumento narrativo, come testimonia l’articolo “C’è una Crisi del romanzo?”, pubblicato in “La Fiera Letteraria”, nell’ottobre 1927, e firmato con il suo vero nome Alberto Pincherle (caso unico nella produzione moraviana).

A romanzo concluso Alberto Moravia lo presenta all’editore della rivista di Bontempelli “’900”, alla quale collaborava da qualche anno, rispettando una precisa richiesta fatta a tutti redattori del periodico, ai quali era stata promessa la pubblicazione di un loro romanzo. L’esito non è positivo e il romanzo viene considerato impubblicabile, liquidato come una “nebbia di parole”. Al secondo tentativo però il progetto va in porto. È Cesare Giardini che, per conto della Alpes, la casa editrice di Arnaldo Mussolini, decide di pubblicare il libro, chiedendo però l’intero contributo di cinquemila lire (circa cinquemila euro di oggi) per le spese di edizione.

Moravia le chiede a suo padre, affermato architetto e pittore che paga “subito, senza dire una parola”, ma procurando di fare firmare al figlio una ricevuta. Il libro arriva finalmente nelle librerie al prezzo di dodici lire. Moravia è orgoglioso del suo lavoro e ne cura, almeno in parte, anche la promozione. Frequentemente citato è l’episodio della consegna del volume al critico letterario del “Corriere della Sera”, Giuseppe Antonio Borgese, con Moravia che, prima di scrivere la dedica, gli chiede incautamente se il suo nome sia Giuseppe Antonio o Anton Giulio e si sente rispondere: “Lei è così avvenirista da permettersi di dimenticare il mio nome?”

LA PRIMA DISTRIBUZIONE

Il libro Gli Indifferenti ha comunque un buon successo di pubblico e di critica e la Alpes restituisce rapidamente la somma anticipata dall’autore. Ne parlano bene lo stesso Borgese, Pietro Pancrazi, Adriano Tilgher, Sergio Solmi e Margherita Sarfatti (che manifesta però alcune perplessità di ordine morale). Non mancano però vere e proprie stroncature.

Fernando Agnoletti, sul “Bargello” lo definisce “un ignobile romanzaccio, tutto giudeo, la cui indecenza interiore trasuda fino sulla copertina postribolare anch’essa disegnata da un giudeo […] Se si pensa che queste pagine di finta prosa strofinate nella cocaina sono andate a ruba…” Gli fa eco Aristide Campanile che su “Antieuropa”, a novembre, scrive: “Battute di dialogo sciatte, puerili, di una sorprendente cafoneria…. oscene nudità, osceni desideri, sorda, malata libidine.”

E anche il neonato mensile cattolico “Il Frontespizio” è lapidario nel giudizio: “Cosa moralmente sporca. E basta.” Come detto il libro si presenta in libreria stampato dalla Officina della Federazione Italiana Biblioteche Popolari e rilegato con una brossura piuttosto fragile di 204×140 mm, con titoli in grigio, blu e rosso, e un disegno a carboncino di Ubaldo Cosimo Veneziani che rappresenta i quattro protagonisti del romanzo, impegnati in una conversazione annoiata intorno a un tavolo. Il romanzo si snoda da pagina 7 a pagina 355, cui si aggiungono una carta bianca, l’occhietto, il frontespizio e il colophon.

Ciascuna pagina ha un testo di 34 righe, la numerazione al piede e il titolo in testa. I capitoli sono XVI, ma la sequenza nel libro si ferma a XIV, perché i capitoli VI e XIV sono ripetuti due volte, probabilmente anche a causa di alcuni interventi di montaggio fatti da Alberto Moravia sulle bozze. Nonostante il “finito di stampare” riporti la data del 2 maggio, Moravia ha ripetuto in più occasioni che il libro fu distribuito a luglio e, probabilmente, in questo caso, la sua memoria è attendibile, visto che le prime recensioni sono quelle del citato Borgese sul “Corriere della Sera” e di Cesare Zavattini sull’“Italia Letteraria”, entrambe del 21 luglio.

A partire dalla ricostruzione del numero di copie tirate però cominciano i dubbi. Per anni si è pensato a una tiratura di mille copie, mentre le edizioni successive dell’opera lasciarono sottintendere una prima tiratura di cinquemila copie, e Moravia ha sempre parlato di milletrecento copie, ipotesi che sembra la più accreditata. C’è poi una rarissima tiratura di ventisei copie numerate in lettere mai vista sul mercato del modernariato, né censita dall’ICCU, ma certamente pubblicata, visto che una copia di questa tiratura (contraddistinta dalla lettera I) faceva parte della collezione di Luigi Olivetti e del suo purtroppo disperso tesoro, raccolto sotto il nome Archivi del ’900 (cfr. CHARTA, n. 51, pp. 58-61).

L’edizione numerata de Gli Indifferenti è stampata, su carta manomacchina, dalla Società Anonima Tipografica Editoriale, con copertina color avorio, titoli in blu e fregio al centro. Certo resta da chiarire come mai una tiratura di lusso sia stata stampata da una tipografia diversa da quella che ha stampato l’edizione ordinaria, specie per un libro pagato dall’autore. A meno che non si tratti di una tiratura coeva alla seconda edizione del libro che, come vedremo, è quasi identica a questa.

FINO A 20MILA COPIE

Infatti, come si legge nella stroncatura di Agnoletti, il libro va a ruba e, nel giro di tre mesi, esaurisce l’intera tiratura. Rapidamente ne viene predisposta una seconda edizione, completata l’11 ottobre 1929. La nuova edizione è molto diversa dalla precedente destinata alla vendita, ma molto simile alla citata edizione di lusso; è stampata dalla stessa tipografia – la S.A.T.E. – e ha la stessa copertina, con la sola aggiunta della dicitura “Seconda Edizione dal 5° al 10° migliaio”.

Ci sono diverse varianti nel testo (che non troveremo in nessun’altra edizione) e l’impaginazione è completamente differente. Il romanzo scorre da p. 9 a p. 313 e quindi, nonostante il corpo sia più grande, le dimensioni del libro sono ridotte di due sedicesimi. Le righe per pagina sono 38, l’inizio di ogni capitolo prosegue nella stessa pagina del precedente, i capoversi sono più stretti e vengono eliminati alcuni “a capo”. Anche l’impostazione grafica del testo è diversa: il numero di pagina è spostato in testa accanto al titolo del volume nelle pagine dispari e al nome dell’autore in quelle pari. Le ultime tre carte del volume riportano estratti di numerose recensioni nel frattempo apparse sulla stampa periodica.

L’errore nella successione dei capitoli è stato corretto, ma la fretta ne ha generato un altro molto più grave. Manca infatti un’intera pagina di testo, tra pagina 229 a pagina 230, che corrisponde a poco più di una pagina dell’edizione originale. Insomma un’altra edizione piuttosto approssimativa. Per quanto riguarda la tiratura, l’indicazione di copertina lascia qualche dubbio tra gli studiosi contemporanei, che hanno spesso parlato di mille copie anche per questa edizione.

Viene da pensare che anche la Alpes abbia voluto assecondare la diffusa abitudine di quegli anni di sbandierare fantasiose indicazioni di migliaio sulle copertine dei volumi. Una pratica che, si dice, avesse iniziato Angelo Sommaruga alla fine dell’Ottocento, mandando in stampa nuove migliaia con un certo anticipo rispetto alla effettiva vendita delle edizioni precedenti.

Certamente ne avevano abusato i futuristi all’inizio del secolo e Enrico Cavacchioli per le sue Edizioni Vitagliano alla fine degli anni Dieci. Non è escluso che qualcosa di analogo sia stato fatto anche in questa occasione. Comunque sia, anche questa edizione viene rapidamente bruciata in poco più di un mese e il 15 novembre ne viene stampata una terza edizione con l’indicazione “dal 10° al 15° migliaio”. Questa volta non ci sono errori tipografici grossolani, la pagina mancante viene inserita e, per non dover aumentare i sedicesimi, le carte di giudizi critici sono ridotte da tre a due.

A questa seguirà un’ultima edizione Alpes, stampata il 29 febbraio 1930 del tutto identica alla terza, tranne che per la dicitura “dal 15° al 20° migliaio”. Probabilmente anche questa edizione viene esaurita nel giro di un anno, visto che la Alpes progetta di pubblicarne una quinta nel 1931, poi non realizzata per l’incrinarsi dei rapporti tra Alberto Moravia e il regime.

DALLA FORTUNA ALL’ESTERO ALLA BOMPIANI

Nei primi anni Trenta il successo del libro sollecita diverse edizioni straniere. Salvo sempre possibili e imprevedibili scoperte, la prima traduzione è quella francese di Paul Henri Michel, Les Indifférents, pubblicato nel 1931 dalle Éditons Rieder di Parigi, con prefazione di Benjamin Cremieux. L’anno successivo escono la versione americana, The Indifferent Ones, tradotta da Aida Mastrangelo per E.P. Dutton & Co. di New York e quella catalana di Miquel Llor per le Edicions Proa di Badalona con il titolo Els Indiferents. Nel 1933 esce persino un’edizione cecoslovacca, Lhostejní, tradotta da Adolf Felix e pubblicata a Praga da Rud. Skerík.

Infine, prima dello scoppio della guerra, c’è da registrare una riduzione teatrale in francese, Les Indifférents. Pièce en 5 Tableaux scritta da Paul Vialar, e pubblicata su “Oeuvres Libres” nel maggio del 1938, con nove anni di anticipo sulla prima sceneggiatura italiana, redatta dallo stesso Moravia e da Luigi Squarzina e pubblicata su Sipario. In Italia, interrotto il rapporto con Alpes, nel giugno del 1933 Moravia stipula con le Edizioni Corbaccio un contratto per una nuova edizione di cinquemila copie da pubblicare nella collana tascabile “I Corvi”.

Il libro esce a settembre, al prezzo di cinque lire. Quasi certamente il testo viene ricomposto sulla prima edizione, visto che non ci sono più le varianti delle edizioni successive e addirittura troviamo di nuovo la svista dei due capitoli ripetuti. Poi niente più fino al 1945, quando il libro ricompare in libreria per i tipi delle romane Edizioni Darsena. In quel momento Moravia è già legato da otto anni al suo editore storico, Bompiani, anche se dovrà attendere fino al 1949 per vedere Gli Indifferenti stampato con quel marchio, e quando finalmente Bompiani si deciderà a farlo, lo pubblicherà piuttosto in sordina, nella collana minore “Pegaso Letterario”. Sarebbe interessante capire perché, ma questa è pur sempre un’altra storia.

PER SAPERNE DI PIÙ

O. Del Buono, Moravia, Milano, Feltrinelli, 1962

Alberto Moravia, Ricordo de Gli Indifferenti, in “Nuova Europa”, 1945, poi in L’Uomo come Fine e Altri Saggi, Milano, Bompiani, 1964

N. Ajello, Alberto Moravia, Intervista sullo Scrittore Scomodo, Roma-Bari, Laterza, 1978

Alberto Moravia, Alain Elkann, Vita di Moravia, Milano, Bompiani, 1990

[R. Palazzi], Catalogo 2 – Letterature, Roma, Al Vascello Studio Bibliografico, giugno 1997 (con una collazione delle prime tre edizioni de Gli Indifferenti)

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