Benedetta D’Incau, originariamente edito in Charta, 183, pp. 27-33.
Le ricorrenze centenarie, com’è quella della nascita di Italo Calvino che cade appunto quest’anno, sono talvolta il pretesto adoperato per lanciare sul mercato scritti dell”autore, interventi sulla sua opera, inediti e adattamenti elaborati, di fatto, in maniera imprecisa, dettati dall’impellenza di produrre un contributo commemorante a tutti i costi.
In altre circostanze, quando cioè la ricorrenza s’inserisce in una più vasta e ragionata progettualità, l’anniversario si fa occasione per proporre contenuti destinati a restare, a essere fruiti facilmente anche nel “dopo”. L’adattamento in “romanzo a fumetti”, come indicato in copertina, de Il Barone Rampante, accomodato nella sua veste fumettistica da Sara Colaone, è forse uno di quei rari esempi di riuscita traduzione di un titolo arcinoto e amato – com’è appunto il romanzo alla Calvino – per il quale s’ingegna a restituire l’identità originaria, senza tuttavia farne un clone disegnato ma anzi, sfruttando al massimo la componente latentemente poetica che è insita nel fumetto
CALVINO E IL FUMETTO DI SARA COLAONE, (RI) SCRIVERE IL BARONE RAMPANTE
Per definire nitidamente in che modo Sara Colaone, autrice di punta del fumetto italiano e fra le primissime della penisola a essersi misurata col formato della Graphic Novel, abbia saputo costruire un adattamento riuscito, è bene individuare quanto della testualità di Calvino sia presente nel suo lavoro.
Benché, per ragioni intrinseche all’operazione di trasferimento di un’opera letteraria a una grafica, si debba necessariamente sottrarre ampi brani originali all’allestimento visuale, una larghissima parte della scrittura del Barone si ritrova, alla prova della comparazione, precisamente riportata. In effetti, la quasi totalità dei testi presenti nel fumetto sono brani del romanzo e gli interventi eventualmente operati sono perlopiù dell’ordine di tagli di frasi o di paragrafi – ad esempio, è omessa una lunga descrizione della notturna operazione di liberazione delle lumache a cui si fa riferimento a pagina 10.
In alcuni casi l’autrice riassembla le parti per alleggerire e a un tempo favorire la leggibilità del fumetto: ecco che allora nell’organizzazione della pagina 5, che accoglie il ritratto iconico dell’Abate Fauchelafleur, si pospone la frase “un vecchietto secco e grinzoso che aveva fama d’uomo severo e rigoroso” all’ampio brano citato in seguito nel testo di Calvino, ma anticipato nella vignetta precedente, nel registro appena superiore.
Non si segue l’ordine preciso d’apparizione delle frasi perché la funzione della tavola è peculiare, così come lo sono tutte quelle che accolgono appunto i ritratti di diversi personaggi, tra cui Konradine von Kurtewitz, Battista Piovasco di Rondò, la Sinforosa. L’idea è quella di fornire una sorta d’identikit, di congelare l’azione per dare al giovane lettore gli elementi centrali che definiscono il personaggio. Così, la focalizzazione sull’individuo resta isolata e sospesa rispetto all’azione propriamente detta nel libro perché codificata in maniera diversa dal resto delle scene, proprio come appare alla lettura originale.
CALVINO, SARA COLAONE E IL BARONE RAMPANTE, GIOCO DI SGUARDI
Ma ancora più interessante è tentare d’individuare quei passaggi nei quali il margine di manovra che l’autrice si accorda è maggiore. Per esempio, a pagina 13 assistiamo alla scena di Cosimo che, ormai deciso, si arrampica sull’albero per non scendere più.
Nell’originale, fra la scena che chiude il litigio in casa Rondò – con Cosimo che esce di casa irritato e risoluto – e il dialogo che chiude il capitolo e nel quale il giovane dichiara di non voler più scendere dagli alberi in vita sua, Calvino descrive l’abbigliamento e l’acconciatura del protagonista e spende qualche riga per spiegare il perché della scelta di trovare rifugio sugli alberi (“Ho già detto che sugli alberi noi trascorrevamo ore e ore. […] Trovai quindi naturale che il primo pensiero di Cosimo, a quell’ingiusto accanirsi contro di lui, fosse stato d’arrampicarsi sull’elce”).
Nella tavola di Sara Colaone questo passaggio non viene riportato: la prima metà consacra quattro vignette all’allontanamento del giovane alla vista dell’albero prescelto, il resto poi si concentra su due particolari (la mano tesa verso il ramo e il piede che vi si poggia per scalare). Lo sguardo della disegnatrice indugia sul brevissimo passaggio del protagonista che ascende: non è un semplice taglio di scena, è un scelta artistica di grande importanza simbolica perché è quell’azione a innescare la curiosa vicenda del Barone rampante e soffermarvisi significa investirla di solennità, farne un momento topico. In altri passaggi, la capacità dell’autrice di appropriarsi del testo è ancora più avanzata.
Le pagine 26 e 27, per esempio, illustrano la prima notte all’addiaccio di Cosimo, simili perché entrambe prive di dialoghi e avvolte dalle medesime e tenui cromie vespertine: la prima, la cui gabbia ha una costruzione nettamente più sofisticata, restituisce quasi parola per parola il testo di Calvino (l’apparizione della luna, il riferimento alle cince rannicchiate nelle cavità degli alberi, il fruscio del vento) e si chiude con Biagio, fratello di Cosimo, che, preoccupato, scruta l’esterno dal suo letto, la candela posata sul bordo della finestra.
Nel libro, la candela viene lasciata perché Biagio, da fratello amorevole, spera che la sua luce possa “tenergli compagnia”: segue un piccolo paragrafo nel quale lo stesso descrive la piacevole sensazione di sapersi nel conforto del proprio letto, al caldo e al chiuso. La tavola 27 non lo racconta: invece, una prima, ampia vignetta, accoglie semplicemente un pezzo dello scuro sinistro della finestra e la luna che si staglia nel cielo notturno, mentre la vignetta successiva vede Biagio addormentato nel suo giaciglio.
Dal punto di vista grafico, Sara Colaone sceglie di accostare due tavole dalla struttura diversa, ma al tempo stesso ancillari perché l’altezza delle linee delle vignette combacia: la prima più densamente popolata di suoni e dettagli, l’altra ariosa e sospesa, quasi meditativa. Inoltre, l’autrice compie un’operazione complessa: non va semplicemente emendando la riflessione di Biagio raccontata nel libro, ma ne assorbe la dimensione laconica e tenera che la trasmette indirettamente disegnando una tavola dallo straordinario impatto visivo.
Ciò che è testualmente “assente” viene sublimato secondo la sensibilità di Sara Colaone, non riprodotto meccanicamente ma appropriato, rielaborato e caricato di liricità.
TAVOLOZZA NARRATIVA
Gli alberi occupano uno spazio non indifferente nell’opera, tuttavia, il fumetto non è per questo esclusivamente verdeggiante, anzi il colore degli alberi e più in generale del paesaggio si fa a più riprese specchio degli eventi che attraversano l’esistenza del Barone. Per esempio, le pagine 124 e 125, che si fronteggiano, presentano palette imperniate la prima su tonalità di verde tendente all’ocra e celeste marino (dominante, quest’ultimo, perché è il colore delle casacche dei soldati francesi coi quali s’intrattiene Cosimo);
la seconda pagina, invece, tende al verde quasi giallastro e al rosso, che è il colore delle uniformi dei soldati russi che appaiono nella scena successiva. In altre circostanze, il colore degli alberi si fa specchio dei sentimenti: di un verde più vivido, benché sempre pastello (cifra del libro) è quello del fogliame nelle scene più allegre o vivaci, quasi grigio nelle scene finali invernali, marrone chiaro nelle pagine, come la 128, marcate dall’amarezza del racconto.
La Graphic Novel non è quindi solo testualmente ben adattata, è anche tecnicamente molto avanzata e non scade nel didascalico, sfrutta anzi ogni aspetto materiale del medium (gabbia, paginazione, colorazione, organizzazione scenica) per innestare all’originale momenti di palpitante vitalità, evocando il tono dei brani. È cioè un prodotto complesso nella sua semplicità, sofisticato e fedele, contemporaneo e filologico che rende omaggio egregiamente al capolavoro di Calvino, senza lasciarsi intimorire dalla sua statura letteraria.
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