Claudio Pavese, originariamente edito in Charta, 129, pp. 56-61.
La prestigiosa collana “Narratori stranieri tradotti” di Einaudi nacque nel 1938 e si protrasse fino al 1962, per un totale complessivo di 55 titoli, rimanendo sempre fedele al progetto originario di Leone Ginzburg. Fu la prima collezione di narrativa della casa editrice torinese che dal novembre del 1933, data della sua fondazione aveva esclusivamente pubblicato testi di storia, di politica e di economia.
La nuova collana si proponeva di ospitare testi classici, non attinti passivamente dalla tradizione ma reinterpretati con traduzioni sciolte e fresche senza mai tradire la stesura originale. Leone Ginzburg aprì la porte ai grandi autori russi dell’Ottocento riprendendo una precedente avventura editoriale torinese, quella della casa editrice Slavia, di Alfredo Polledro, la cui collana “Il genio russo” era già stata impostata e organizzata proprio da lui.
A fianco dei grandi russi si diede spazio alla letteratura inglese e a quella d’oltreoceano che coinvolse nei primi anni come traduttore Cesare Pavese. Storiche le sue versioni da Dickens e Defoe e poi da Melville e dalla Stein. La veste esteriore della collana muterà nel tempo influenzata esteticamente da quattro diverse stagioni della casa Einaudi che potremmo così riepilogare: “Gli anni epici”, “Il periodo del commissariamento”, “Il dopoguerra e la stagione della sperimentazione”, “Il ritorno all’equilibrio e alla funzionalità”.
Narratori Stranieri Tradotti di Einaudi, gli anni epici
Nel primo periodo (1938-43) i volumi si presentano rilegati in brossura color carta da zucchero (colore particolarmente caro a Giulio Einaudi e presente in modo trasversale nelle diverse versioni), con 23 sopraccoperte illustrate da Francesco Menzio (per la collana ne illustrerà complessivamente 30 per 29 titoli), voluto dall’editore come “designer” ufficiale Einaudi durante questo primo periodo glorioso.
Scelta coraggiosa perché Menzio, in un’epoca in cui gli orientamenti artistici erano particolarmente costretti dai dettami del fascismo, era un pittore che invece sviluppava la sua arte con sguardo internazionale; e anche innovativa perché in casa editrice si accettava che l’artista “dipingesse” le copertine e non semplicemente che le “illustrasse”. Quelle di Menzio per l’Einaudi, in effetti, più che copertine sono da considerare quadri, vere e proprie opere d’arte che nulla avevano, e ancora hanno, a che fare con il più circoscritto mestiere dell’illustratore.
Per rendersene conto basti osservare libri come Il giocatore, Moll Flanders, Benito Cereno nella collana qui presa in esame o Paesi tuoi, Alloggio del golfo, L’isola nella collana “Narratori contemporanei” o i capolavori Le occasioni e Ossi di seppia di Montale, nella collana “Poeti”.
Narratori Stranieri Tradotti di Einaudi, il commissariamento
Quando l’Einaudi venne commissariata dalla Prefettura di Torino (vedi CHARTA n. 113, pp. 34-39), nel febbraio del ’44, e posta nelle mani di Paolo Zappa, l’ex reporter de “La Stampa” commissionò a Pier Antonio Gariazzo, pittore di maniera, suo compagno di viaggi e d’avventure, tutte le illustrazioni per le opere prodotte dall’Einaudi fino alla Liberazione.
Anche dai “Narratori stranieri tradotti” scomparve, quindi, la mano evanescente e sofisticata di Menzio e comparve il tratto più piano e scontato di Gariazzo. Quattro furono i “Narratori” disegnati da Gariazzo in questo periodo (1944): Enrico il verde di Keller, La Certosa di Parma di Stendhal, Il sindaco di Casterbridge di Hardy e L’educazione sentimentale di Flaubert. Altra anomalia del periodo: La saga di Gosta Berling di Lagerloff, messo in produzione dalla filiale romana nel ’45.
Riporta una sopraccoperta illustrata da Domenico Purificato, pittore che durante il commissariamento della casa prestò la sua opera per parecchi volumi Einaudi nelle collane “Universale” e “Narratori contemporanei”.
Narratori Stranieri Tradotti di Einaudi, il dopoguerra
La grande stagione einaudiana della sperimentazione iniziò nell’immediato dopoguerra con il pressante coinvolgimento di Elio Vittorini e con la nascita della rivista “Il Politecnico” che fu vero spartiacque tra vecchio e nuovo giornalismo o ancor meglio sarebbe dire tra vecchia e nuova editoria in senso lato. In questo periodo (dal ’45 al ’47) l’immagine della casa editrice venne modificata radicalmente.
La veste del libro Einaudi passò dai delicati colori di Menzio a quelli squillanti e dirompenti dei nuovi pittori della scuola di Brera, capeggiati da Giuseppe Ajmone, e collaterali al nucleo de “Il Politecnico”. Molte collane preesistenti come “Narratori contemporanei” e “Problemi contemporanei” ebbero, sotto il punto di vista formale, uno scarto improvviso. Nacquero, inoltre, nuove collane che sull’onda del cambiamento recepirono a pieno questa rivoluzione estetica.
Fu questo il caso dei prestigiosi “Coralli” (cfr. CHARTA n. 120 pp. 62-67) per le copertine dei quali nel solo 1947 vengono coinvolti, come s’è detto, tanti giovani talenti gravitanti attorno a Brera: Cesare Peverelli, Bruno Cassinari, Rinaldo Bergolli, Roberto Bertagnin, Ennio Morlotti, Alfredo Chighine. Unica eccezione “non milanese”: Renato Guttuso che in quegli anni è in tale sintonia con Einaudi da assurgere quasi, come Menzio per gli anni epici, al rango di illustratore ufficiale della casa.
Narratori Stranieri Tradotti di Einaudi, la sperimentazione
E ovviamente in questo clima di stravolgimenti estetici anche “Narratori stranieri tradotti” subisce un cambio di rotta. Dopo alcune sopraccoperte ancora realizzate da Menzio tra il 1945 e il ’46, usciranno tre capisaldi della letteratura classica con sopraccoperte illustrate da Cassinari, Peverelli e Bertagnin.
Per questi volumi (Le anime morte di Gogol’, La linea d’ombra di Conrad e La pelle di zigrino di Balzac) verrà testata anche su questa collana una soluzione grafica già sviluppata in “Narratori contemporanei” (Il muro di Sartre del novembre 1946) che Vittorini aveva poco prima adottato in Bompiani: l’illustrazione sviluppata sull’intera sopraccoperta senza altra indicazione; titolo e autore vengono invece riportati sulla fascetta che avvolge il volume.
Si sperimenta, inoltre, la strada dell’illustrazione interna con tavole fuori testo in bianco e nero. Stupendi esempi di editoria “povera” ma d’avanguardia risulteranno la ristampa di David Copperfield con l’inserimento di illustrazioni di Roberto Bertagnin e la prima edizione Einaudi di Delitto e castigo “dipinto” con meravigliose chine da Franco Francese. È inoltre tipico di questo periodo il nuovo marchio che appare in copertina.
Tra il 1946 e il 1947, così come per altre collane, sulla carta zucchero dei “Narratori Stranieri Tradotti” verrà riprodotto il marchio commissionato da Giulio Einaudi a Guttuso verso la fine del ’45: eliminando ogni orpello cinquecentesco, ovale compreso, il pittore riproponeva il semplice struzzo orientato però, e non per caso, verso sinistra. Alla massiccia dose di sperimentazione e innovazione degli anni 1945-’47 seguì un momento di ripensamento.
Sollecitazioni in tal senso provenivano dalla clientela affezionata, dai librai, ma soprattutto dall’interno della Casa editrice stessa. Pavese fu sicuramente il portavoce più autorevole di questo dissenso, ma anche altre voci si unirono alla sua per dimostrare perplessità circa il nuovo corso dell’immagine del libro Einaudi, così fortemente influenzato dalla “costola” milanese.
Questo bisogno di riposizionamento d’immagine avviene a metà del ’47, in concomitanza con l’acuirsi della crisi de “Il Politecnico” che chiuderà con il numero 39 nel dicembre di quell’anno. In contrapposizione allo stile “urlato” della rivista, cresce forte un’esigenza di semplificazione, di pulizia estetica e di rigore, sia per quanto riguarda la veste esteriore del libro sia per quanto riguarda la pagina interna.
Narratori Stranieri Tradotti, Eqilibrio Funzionalità
Questa nuova strada seppe miscelare al meglio la forma classica della prima tradizione Einaudi con le sperimentazioni del periodo di “rottura” legato alla stagione de “Il Politecnico”. Dal ’47, l’ufficio tecnico interno, guidato dal giovane Oreste Molina, veste una serie di nuove collane di uno stile puramente grafico come nel caso de “I Millenni” e dell’ “Universale” (nella sua nuova serie) e parallelamente elabora un impianto grafico coordinato con l’intento di adeguare a uno standard univoco le sopraccoperte dei “Saggi”, che fino a quel punto venivano sviluppate in modo estemporaneo e senza un modello codificato.
Uno dei primi volumi che sposò tale scelta fu Dialoghi con Leucò di Pavese dell’ottobre ’47 con un’illustrazione in sopraccoperta di Franco Francese. A partire dal giugno del ’48 questa impostazione venne adottata da due altre prestigiose collane einaudiane: i neonati “Supercoralli” e i “Coralli” in seconda versione grafica, ma con una importante novità. Si smise di commissionare immagini “ad hoc” e si iniziarono a utilizzare frammenti di immagini di repertorio tratte da capolavori del mondo dell’arte.
Fu una scelta innovativa per l’epoca che permise di legare lo scrittore a un pittore capace di esaltarne la poetica. La strada fu però principalmente obbligata da esigenze economiche e da impellenze di tipo industriale. Aumentando a dismisura la produzione (37 titoli tra Coralli e Supercoralli tra il 1948 e il ’49) diventò particolarmente oneroso, oltre che insostenibile per questioni di tempi realizzativi, procedere con il metodo delle illustrazioni realizzate specificamente per ogni volume. Altre collane ancora si adeguarono alla nuova normativa d’immagine per quanto attiene le sopraccoperte: la “Storica”, la “Scientifica”, la ”Etnologica” ecc.
Narratori Stranieri Tradotti, solo brossura
E anche “Narratori stranieri tradotti” lo fece, ma più tardi, non per tutti i volumi e in modo inconsueto. Andiamo, però, per gradi. Dal ’49 la veste esteriore dei “Narratori” si avvalse, sull’onda della scelta estetica minimale adottata per i primi “Millenni” (diremmo pavesiani), di sola grafica. I volumi della collana uscirono, difatti, a partire da questa data, in brossura color carta da zucchero avvolta da acetato protettivo. Le indicazioni di copertina relative a opera e autore vennero stampate in Caslon ben evidente e tornò il marchio ovale riprodotto in nero su fondo serigrafato bianco.
Abbastanza presto, tuttavia, questa veste minimale dimostrò quanto fosse esile la sua portata commerciale e quanto mal sopportasse la concorrenza dei “Millenni” (diventati ormai preziosi libri strenna) e dei “Supercoralli” per i quali si erano adottate soluzioni ben più accattivanti. Bisognava trovare strade diverse, più al passo coi tempi, che in qualche modo risvegliassero dal torpore i “Narratori Stranieri Tradotti”, la cui bassa produzione (uno, due volumi l’anno) era testimonianza evidente dei dubbi che attraversavano la Casa sulla necessità di tenere ancora in vita questa, forse troppo datata, collezione.
D’altro canto la serie azzurra aveva troppa personalità, troppo prestigio, troppa storia, troppi estimatori, tra lettori e librai, per essere cancellata con un colpo di spugna facendo confluire la nuova produzione in questa o quell’altra nuova collana. Si decise quindi di tenerla in vita e di continuare ad alimentarla; dandole però un vestito più consono.
Narratori Stranieri Tradotti, rilegati con astuccio
Dal 1950 la collana “Narratori stranieri tradotti” sarà ripensata drasticamente e riposizionata a livello d’immagine adeguandola a quel coordinamento grafico di cui s’è detto in precedenza. Viene predisposta una veste editoriale più prestigiosa e congeniale sia ai testi trattati che al pubblico di riferimento, trovando un giusto equilibrio, una corretta via intermedia, tra “Supercoralli” cartonati e “Millenni” con cofanetto.
La nuova versione prevede, difatti, la rilegatura del volume (che mantiene il colore azzurro originario) e l’adozione di un astuccio capace di dar più dignità al libro senza gravare in modo determinante sui costi di produzione. L’impostazione grafica dei “Narratori”, abbiamo detto, sposa la nuova immagine coordinata ma con alcune specificità di collana. Gli astucci 22×15 (in cartoncino leggero) ospitano per buona parte della superficie l’immagine prescelta, mentre titolo, autore e casa editrice sono inseriti in una fascia bianca, di circa 3 cm, posta al piede del volume. Come da normativa si utilizza il carattere Caslon a volte in tondo a volte in corsivo.
Così come la scritta Einaudi a volte sarà in orizzontale a volte in verticale. Le scritte verranno stampate a due colori senza canoni fissi, così come, di volta in volta, varieranno corpo di carattere e allineamenti. L’immagine viene quasi sempre ripetuta sulle due facce dell’astuccio. Solo in alcuni casi si sceglie una seconda immagine o il fotoritratto dell’autore. Curiosamente in parallelo all’edizione, diciamo di pregio, con rilegatura e astuccio, continua a convivere quella più corrente in semplice brossura.
Per ogni titolo si produrranno cinquecento copie rilegate con astuccio e duemilacinquecento copie “povere”. Un’anomalia: per una decina di titoli i cataloghi dell’epoca segnaleranno la presenza di rilegatura e non di astuccio. In questi casi il volume fu messo in vendita avvolto da semplice acetato protettivo e adottò come custodia un anonimo imballo in cartone.
Narratori Stranieri Tradotti, la riqualificazione
Sicuramente per i “Narratori stranieri tradotti” l’operazione di riposizionamento e riqualificazione ebbe un indubbio successo. La collana seppe trarre dalla veste più curata linfa vitale. Oltre alla pubblicazione di nuovi titoli verranno ristampati con rilegatura e astuccio molte opere già in catalogo (in totale 19): L’isola del tesoro di Stevenson, Madame Bovary di Flaubert, Moll Flanders di Defoe, Le anime morte di Gogol’, Delitto e castigo e L’idiota di Dostoevskij, ad esempio.
Indubbiamente splendide e d’effetto si riveleranno le immagini prescelte tratte dai classici della pittura; da Ingres (Il rosso e il nero e La Certosa di Parma di Stendhal) a Chagall (Le anime morte di Gogol’), da Munch (Delitto e castigo di Dostoevskij) a Redon (Resurrezione di Tolstoj) a Reaburn (Tristram Shandy di Sterne) a Boucher (Le amicizie pericolose del de Laclos).
Il cofanetto rigido (con dati indicativi dell’opera sul dorso sul modello dei Millenni) sarà adottato solo per opere in due volumi: per la ristampa di Guerra e pace (senza immagini) e per Vita di Klim Samghin di Gorkij del ’55 illustrato con disegni a china, all’interno dei volumi e sui due lati del cofanetto, da Giansisto Gasparini, ottimo pittore anch’esso d’area milanese; l’operazione cercherà di riproporre l’esperienza del David Copperfield e del Delitto e castigo sviluppata nel ’47.
Ancora un volume risulterà illustrato: il numero 53 Grandi Speranze di Dickens con bei lavori al tratto di Pietro Plescan. L’ultimo titolo della collana, nel 1962, sarà Cime tempestose di Emily Brontë, che sull’astuccio riporta un frammento di Uomo e donna che contemplano la luna del pittore romantico tedesco Caspar David Friedrich. C’è modo migliore per salutare, con la giusta nostalgia, un glorioso frammento di storia Einaudi che tramonta?
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