La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Luigi Marzocchi: Fotografia e Stereoscopia

Simone Da Dalt, originariamente edito in Charta, 187, pp. 70-77.

Il rilievo della stereoscopia anima vivacemente cose e persone producendo l’illusione perfetta della loro vitalità” (Tratto dal dépliant per la promozione delle vedute in Fotografia e Stereoscopia di Luigi Marzocchi).

Se consideriamo ogni progresso nell’ambito artistico come un incessante sforzo per rappresentare in modo sempre più accurato il mondo reale, la stereoscopia può essere vista come una tappa fondamentale in questa evoluzione; una tappa che consentì il passaggio dalla fotografia alla olografia e che poi sarebbe stata superata dai metodi di riproduzione digitali e virtuali.

Cercando di replicare in modo ancora più accurato e verosimile la realtà, la stereoscopia mira a conferire tridimensionalità all’immagine catturata, migliorando così l’esperienza visiva dell’osservatore e avvicinandola ancor di più al modello reale a cui si ispira. La scena non viene più ripresa da un singolo obbiettivo (l’unico “occhio” della fotocamera), ma da due lenti che catturano la scena da altrettanti punti di vista, dissimili l’uno dall’altro con una differenza di circa sei centimetri (la distanza interoculare).

Poi, inserendo le immagini in un apposito visore, o visualizzando due immagini sovrapposte con particolari lenti (tecnica dell’anaglifo), ecco che si crea la sensazione di tridimensionalità

Luigi Marzocchi: Fotografia, Stereoscopia e la Perfetta Illusione

Gli studi sulla stereoscopia vennero avviati da Charles Wheatstone (1802 – 1875), che il 21 giugno 1838 presentò alla Royal Society di Londra il primo stereoscopio. Se i primi tentativi con disegni non ebbero il successo sperato, l’impiego della fotografia avrebbe garantito un futuro migliore alla stereoscopia. Il primo stereoscopio ad impiegare delle immagini fotografiche fu quello di Sir David Brewster, che progettò un semplice binocolo con due lenti poste a una distanza di 6,5 cm. e che permetteva la visione simultanea di due immagini.

In seguito, furono François Migno (1804 – 1884), Jules Duboscq (1817 – 1886) e Jean Baptiste François Soleil (1789 – 1878) a perfezionare e presentare l’apparecchio all’Esposizione Universale di Londra del 1851. Da allora molti fotografi si appassionarono alla tecnica, che conobbe una prima auge tra gli anni Cinquanta e Settanta dell’Ottocento. Tuttavia, con l’introduzione del collodio secco e dei dispositivi portatili, la pratica della fotografia, nello specifico quella di viaggio, si integrò nelle abitudini di un crescente numero di persone.

Di conseguenza, l’interesse per la visione stereoscopica diminuì gradualmente, spostandosi dall’osservazione alla possibilità di scattare individualmente delle immagini (Manodori, 2003). La fotografia stereoscopica si sviluppò soprattutto in ambito turistico concorrendo con le cartoline e cercando di fornire al turista un prodotto economico che offriva la spettacolarità e l’intimità della visione tridimensionale.

A partire dagli anni Ottanta del diciannovesimo secolo, con il perfezionamento della tecnica dell’anaglifo, riprese l’interesse per la visione stereoscopica, avendo sempre come soggetto prediletto le vedute di città (non solo Roma, Firenze, Pisa, ma anche Venezia); interesse che poi si affievolì con la Prima Guerra Mondiale e che cessò con gli anni Trenta. A decretare l’abbandono della fotografia stereoscopica furono la cartolina e, successivamente, l’introduzione degli apparecchi fotografici di piccolo formato (Manodori, 2003).

Tuttavia, pur essendo un particolare e simpatico modo di visualizzazione di immagini, la stereoscopia ha saputo anche raccontare vicende belliche e ha trovato una nuova vita nella sua applicazione scientifica.

Luigi Marzocchi, Fotografia, Stereoscopia: La “Stereoscopica”

“La nostra casa, che segue e traduce con passione d’arte ogni avvenimento d’importanza storica e culturale che più trova risalto nella vita di ogni giorno, pone ora in commercio le stereoscopie della guerra Italo-Austriaca” (dal catalogo della Stereoscopica). Durante l’intera durata della guerra, Luigi Marzocchi condusse volontariamente e autonomamente un’attività personale di documentazione fotografica, producendo molte fotografie stereoscopiche che vennero realizzate contemporaneamente alle fotografie scattate per il Reparto Fotografico del Comando Supremo.

In totale sono 700 viste stereoscopiche su vetro che oggi sono conservate nel Museo della Battaglia di Vittorio Veneto. Nel complesso, la sequenza stereoscopica di Marzocchi offre una visione completa del fronte, non limitandosi a riprendere l’impegno dei soldati nel conflitto, ma ritraendo anche civili: si trattava di una guerra totale che non si manifestava soltanto come un conflitto bellico, ma coinvolgeva ogni aspetto della vita sociale.

Terminata la Grande Guerra, “la raccolta di stampe e ingrandimenti fotografici fu regolarmente acquistata e concessa a me stesso [Luigi Marzocchi] dal competente ufficio del Comando Supremo”, come dimostrano i documenti conservati nell’archivio.

Oltre alle varie note d’addebito in cui si attesta l’acquisto di materiale fotografico e ottico da parte di Luigi Marzocchi, è conservata una lettera che Giorgio Pullé, capitano addetto al laboratorio, scrisse a Luigi Marzocchi il 15 febbraio 1919, nella quale conferma che “le fotografie stereoscopiche da lei eseguite con nostra autorizzazione sono di sua esclusiva proprietà” e che “esse furono eseguite con apparecchio a lei appartenente e con materiale suo proprio”.

Con l’obbiettivo di preservare il ricordo dei luoghi e degli episodi di guerra, istituì a Milano – con la collaborazione del Conte Revedin di Venezia e di Vittorio Lazzaroni di Milano – una piccola società dal nome La Stereoscopica. L’intenzione era di porre in commercio le stereoscopie della guerra, fornendo un’idea completa del fronte del conflitto “dallo Stelvio al mare, ritratta nei diversi periodi della campagna e durante le fasi più salienti delle azioni”, costituendo così “il ricordo più vivo e naturale della grande guerra”.

Sarebbero stati i committenti stessi a scegliere le fotografie da vedere; vedute stereoscopiche alle quali sarebbe stata aggiunta una descrizione accurata di ogni singolo soggetto la cui visione era possibile grazie a adatti visori prodotti dall’azienda di Luigi Marzocchi. Come fa notare lo stesso Luigi Marzocchi, fu un compito difficile che in un primo momento venne “assolutamente sconsigliato” da Roma perché “di guerra e di ricordi di guerra non si doveva più parlare” [periodo dei Ministeri Nitti].

Di conseguenza, fu costretto a interrompere completamente il progetto, solo per riprenderlo in un secondo momento, durante il ventennio fascista, quando sembrò possibile riprendere il lavoro di recupero dei ricordi della Prima Guerra Mondiale. Questo sviluppo fu possibile anche grazie all’interesse mostrato da Italo Spanò, un mutilato di guerra e amico di Marzocchi, che si adoperò attivamente per pubblicizzare le vedute stereoscopiche a Roma, sperando di ottenere risultati favorevoli.

Nel 1924, Arturo Cittadini, primo aiutante di campo del re, comunicò a marzocchi l’invio dell’apparecchio stereoscopico attraverso il Rag. Italo Spanò, un gesto che doveva essere un omaggio destinato a Sua Maestà il re. Questo strumento conteneva vedute di guerra del fronte italiano. Cittadini rassicurò Luigi Marzocchi che l’offerta era stata ben accolta dal sovrano e che aveva apprezzato particolarmente il pensiero gentile che lo aveva ispirato. Le vedute stereoscopiche ricevettero apprezzamenti anche da Armando Diaz.

Nel dicembre del 1923 e successivamente nel luglio del 1924, Diaz si congratulò per il progetto e auspicò una diffusione ampia dello stereoscopio, evidenziando che non solo avrebbe rappresentato un prodotto dell’Industria Italiana ma anche avrebbe svolto un ruolo importante di propaganda dell’Italianità. Questo stesso auspicio fu espresso da Benito Mussolini nel dicembre del 1923:

“Mi congratulo vivamente per la Sua iniziativa e Le auguro che essa trovi il dovuto accoglimento ovunque, in Italia ed all’estero” dato che le stereoscopie illustravano con precisione l’opera dei soldati italiani nel primo conflitto mondiale, rappresentandone la sua forza.

Grazie a Italo Spanò, le stereoscopie vennero inviate anche all’Associazione Nazionale Combattenti: se Armando Diaz e Benito Mussolini sottolineano che la stereoscopia può essere un grande mezzo di propaganda, Ettore Viola, presidente dell’Associazione, evidenzia che esso può fungere anche da potente mezzo di educazione del popolo, specialmente per i soldati che “rivedendo sé stessi nei luoghi e nelle circostanze indimenticabili della guerra, rivivranno istanti di intensa commozione e di legittimo orgoglio”.

Pertanto, lo stereoscopio non sarebbe stato un mero oggetto di svago, bensì un’importante testimonianza del conflitto mondiale. A questi giudizi sullo stereoscopio si aggiungono quelli di Eugenio Coselschi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Volontari di Guerra, il quale il 22 ottobre 1924 afferma in una lettera che lo stereoscopio non solo glorifica lo sforzo dei soldati, ma rappresenta un’azione di “sana propaganda” e una “doverosa esaltazione” della “nostra guerra liberatrice”;

dalla documentazione conservata si apprende che lo stereoscopio venne infine inviato all’Associazione rappresentata da Coselschi e venne apprezzata poiché conferiva “l’illusione perfetta della realtà”; osservando le fotografie “si rivivono le ore sublimi della lotta eroica e del sacrificio intero per la patria […] come in un prodigioso sogno”. La serie stereoscopica di Luigi Marzocchi suscitò l’interesse delle autorità dell’epoca poiché offriva un’originale prospettiva sugli avvenimenti del conflitto bellico e poteva perciò fungere da strumento di propaganda “delle gloriose vicende della Grande Guerra”.

In una lettera datata 21 luglio 1932, il Ministro della Guerra Pietro Gazzera, esprimeva la sua soddisfazione per l’iniziativa dell’Associazione nazionale Combattenti che si impegnava ad acquistare alcuni esemplari dello stereoscopio di Marzocchi. Nella stessa lettera, il Ministro manifestava il suo rammarico per non poter contribuire direttamente all’acquisto, suggerendo però che gli stereoscopi avrebbero potuto trovare una collocazione all’interno dei comandi dei singoli reggimenti.

Tale proposta era motivata dal fatto che i comandi disponevano di fondi propri destinati alla propaganda. In questo modo, si sperava di diffondere questo “simpatico” ma “efficace” mezzo di propaganda ai singoli comandi e alle truppe. Nella circolare n.26 del direttorio nazionale dell’Associazione Combattenti, redatta 11 maggio 1933, si esprimeva la volontà da parte dell’Associazione di procurarsi alcuni esemplari a moneta dello stereoscopio Marzocchi.

Tale decisione era giustificata dal fatto che in Italia non era ancora stato fatto a sufficienza per far conoscere quanto terribili fossero stati gli anni al fronte. Se “racconti, descrizioni e conferenze non illuminano abbastanza” sugli avvenimenti del conflitto, lo stereoscopio di Luigi Marzocchi invece “valorizza al massimo il nostro sforzo”.

Perciò, l’associazione disse d’aver concordato con la Casa Marzocchi l’acquisto di alcuni esemplari a moneta che sarebbero stati esposti in luoghi pubblici e privati; d’aver scelto le migliori 300 stereoscopie (delle 700 totali) ritraenti vari soggetti dal fronte; e d’averle suddivise in cinque Reggilastre, ciascuna delle quali consterebbe di 60 diapositive.

Ogni diapositiva poteva essere vista per dieci minuti, il tempo che la moneta impiegava per cadere nella macchina. L’accordo con la Casa Marzocchi aveva due obbiettivi: in primo luogo, perseguire un fine propagandistico, per promuovere “il nostro valore in guerra”; in secondo luogo, quello di offrire alle Federazioni e alle singole Sezioni la possibilità di rimediarsi eventuali mezzi secondo le proprie necessità, potendo acquistare lo stereoscopio in base a vari metodi di pagamento (come descritto nei prospetti di vendita allegati alla circolare).

Infine, l’esposizione in luoghi pubblici dell’apparecchio avrebbe garantito la diffusione a tutta la popolazione delle vedute stereoscopiche. Oltre allo stereoscopio a moneta, nella circolare, si parla di un secondo stereoscopio, non a moneta, che il Direttorio indicava per i luoghi pubblici, sottolineando l’importanza che questo stereoscopio avrebbe potuto avere nelle scuole, poiché avrebbe rappresentato un grande strumento per la didattica. In allegato alla circolare si aggiungono una nota del ministero dell’interno e quello della finanza.

La circolare n.26 venne resa pubblica sulle pagine del periodico di disciplina nazionale L’Italia grigio verde in data 24 maggio 1933. Alla serie stereoscopica di Marzocchi venne dedicata una pagina dal titolo Una collezione stereoscopica della Grande Guerra che comprendeva non solo la circolare dell’associazione combattenti ma anche alcuni giudizi sulla serie stereoscopica: “La collezione è superba […] e ciò è stato riconosciuto e messo in forte evidenza dai giudizi che il Duce, le maggiori autorità militari e civili e le associazioni tutte dei Reduci hanno espresso su questa eccezionale raccolta”, afferma Amilcare Rossi, presidente dell’Associazione Combattenti.

Tuttavia, dalla documentazione emerge però che nonostante tutti gli sforzi fatti per assicurare al suo progetto una diffusione ampia, “la guerra era ancora troppo vicina e troppi dolori aveva lasciato perché molti potessero desiderare di ricordarla”. A questo ostacolo si aggiunsero difficoltà tecniche nella distribuzione degli apparecchi per la visione stereoscopica: di fatti, come afferma Marzocchi nelle sue memorie “per vedere le vedute con la percezione del ‘rilievo come si vedesse dal vero’ occorre un apparecchio binoculare d’ingrandimento e soltanto una persona e una sola per volta può esaminare soggetto per soggetto”.

Inoltre, “essendo la vista tra persona e persona diversa, per una visione perfetta occorre una adattamento visivo dell’osservatore […] che si ottiene evidentemente in modo rapido e facile ma costituisce sempre un impiccio nel cambio dell’osservatore”. Dunque, l’apparecchio risultava poco pratico in quanto non consentiva la visione simultanea da parte di più persone ed il suo utilizzo non era immediato. Tutto ciò determinò un conseguente abbandono del progetto.

Manodori Sagredo, Alberto (2003), Venezia e la fotografia stereoscopica, Venezia: Edizioni della Laguna

Satta, Antonello (2002), Sulla Stereoscopia, Fondo stereoscopico italiano

Zannier, Italo (2009), Storia e tecnica della fotografia, Milano: Hoepli

Zotti Minici, Carlo Alberto (2003), Il fascino discreto della stereoscopia, Venezia e altre suggestive immagini in 3D, Padova: Grafiche Turato Edizioni

La raccolta delle stereoscopie e la relativa documentazione è conservata presso il Museo della Battaglia di Vittorio Veneto, si ringrazia il conservatore Stefano Gambarotto.

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