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La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Ferenc Pintér: Copertine da Oscar

Santo Alligo, originariamente edito in Charta, 119, pp. 36-41.

Ferenc Pintér (Alassio 1931 – Milano 2008), uno dei più grandi illustratori della seconda metà del secolo scorso, si è conquistato l’’Oscar Mondadori’ come uno dei più grandi disegnatori di copertine di libri. L’artista italo-ungherese (il padre Jószef era pittore da cavalletto) seppe infatti distinguersi per la straordinaria e innata capacità di coniugare la sintesi a una spettacolare maestria pittorico-grafica. Nessuno più di lui ebbe il dono di emozionare il lettore, anche solo mettendo in copertina… le bretelle del commissario Maigret.

Anche grazie all’amicizia personale di Pintér mi convinsi a imbarcarmi nella non facile impresa di documentarne l’opera ancor prima della sua scomparsa. Esce dunque oggi il terzo e ultimo volume (dopo Tutti i Maigret di Pintér del 2008 e Tutti gli Omnibus Gialli di Pintér del 2009, entrambi editi da Little Nemo Editore di Torino) che sotto il titolo Tutti gli Oscar di Pintér raccoglie finalmente tutte le copertine di Pintér realizzate dal 1967 al 2007 per gli Oscar Mondadori.

Confesso che l’impresa non è stata facile. La Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori di Milano, ad esempio, ha nei suoi archivi solo le prime edizioni della collana; il che significa che molte non sono di Pintér, bensì di Mario Tempesti.

Altro scoglio, quasi insormontabile, la difficoltà di districarsi tra la data della prima edizione e quelle delle edizioni successive, e quindi di stabilire l’anno esatto di pubblicazione delle copertine disegnate dal nostro artista. Inoltre, le copertine degli “Oscar”, proprio per il risultato artistico e per il gran numero (Pintér ne ha create, comprese quelle di Maigret, circa mille), rappresentano – ancor più di quelle realizzate per altre collane – un corpus davvero imprescindibile nella valutazione della sua opera.

L’occasione di poterle vedere raccolte (tutte) in un solo volume permette di capire l’importante contributo dato da Ferenc Pintér alla storia delle arti visive

Ferenc Pintér in edicola!

Pintér era consapevole di essere un pittore grafico, o più precisamente un grafikus autore di manifesti, ma per ironia della sorte, il suo desiderio di emulare i maestri ungheresi del manifesto – primo fra tutti György Konecsni, seguito da Gábor Papp e Zoltan Tamássi – si realizzò solo in parte, attraverso i cartelloni creati per il teatro, per Solidarnosc, per i diritti umani in URSS e per la pace in Afghanistan.

È evidente che il grosso del suo lavoro venne pensato e stampato per il piccolo formato delle copertine, ma proprio con queste Pintér riuscì ugualmente a creare opere degne di stare accanto ai grandi manifesti dei suoi maestri. Gli “Oscar Mondadori” (l’ultima grande creazione di Arnoldo Mondadori) furono la prima collana di veri libri tascabili di narrativa a uscire nelle edicole, nel 1965. Il primo titolo, Addio alle armi di Ernest Hemingway, era posto in vendita a 350 lire.

La grafica, a schema rigido, studiata dalla “mitica” direttrice artistica Anita Klinz, prevedeva titolo, autore, loghi editoriali, prezzo, ecc., nella parte superiore, e il riquadro dell’illustrazione nella parte inferiore; uno schema che, in posizioni ribaltate, ha quasi le medesime caratteristiche dell’ultima impostazione grafica (1964) de “I libri del Pavone”: stesso illustratore, Mario Tempesti, stesso carattere, stesso filetto orizzontale con il prezzo, stesso riquadro per l’illustrazione.

Dunque, a disegnare le copertine degli “Oscar Mondadori” (in un primo tempo se ne utilizzarono molte già pubblicate per “I libri del Pavone”) fu chiamato nuovamente Tempesti. Lo stile raffinato di quest’ultimo, molto suggestivo e pittorico, deve molto agli illustratori americani degli anni Cinquanta, primo fra tutti Bob Peak. Per circa due anni Tempesti fu il solo illustratore a dare un volto agli “Oscar Mondadori”, fino a quando non venne soppiantato quasi del tutto da Pintér, alternato da Ferruccio Bocca, dal prolifico Paolo Guidotti e da pochi altri.

Ferenc Pintér, Oscar Mondadori: il colore in tasca

Gli “Oscar” – come recita la dichiarazione di intenti stampata in quarta di copertina – furono i primi tascabili a uscire ogni settimana in edicola per portare allo stesso livello i ceti sociali, dall’operaio al dirigente: erano annunciati come “i libri-transistor che fanno biblioteca”.

In realtà Mondadori puntava molto sulla tascabilità, passando sotto silenzio, forse per motivi pubblicitari, che anni prima, nel 1949, un altro grande editore milanese aveva lanciato sul mercato la “Biblioteca Universale Rizzoli”, libri in edizione super-economica, venduti a 50 lire, con cadenza di dieci uscite mensili in libreria. Lo stesso Mondadori aveva già pubblicato libri popolari ed economici, come la “Biblioteca Moderna Mondadori” e “I libri del Pavone”, “Il Bosco” e “Il Girasole”.

Dunque due tascabili, intenti programmatici molto simili, ma con alcune profonde differenze, a parte il piccolo formato; testi della letteratura classica, copertina grigia con eleganti caratteri bodoniani impaginati a epigrafe, vendita in libreria, poca pubblicità cartacea per la BUR; testi del Novecento, copertina a colori (che avrà, con l’avvento di Ferenc Pintér, grande libertà nella scelta del lettering), vendita inizialmente solo in edicola, grande lancio pubblicitario in televisione per gli “Oscar”.

La creatività fu affidata all’agenzia Armando Testa di Torino, mentre a Pintér toccò il compito di studiare la locandina con lo slogan “Arrivano gli Oscar”, di cui rimangono alcuni studi veramente efficaci e pieni di humor. Oggi, delle due vecchie collane, la BUR è collezionata per l’eleganza tipografica e per le sue traduzioni, quasi sempre ottime; gli “Oscar” soprattutto per le copertine di Ferenc Pintér.

GLI “OSCAR” DI SPAGNOL

Nel 1967, a Mario Spagnol fu affidato il compito di rilanciare gli “Oscar Mondadori”, che a causa della concorrenza, avevano perso quote di mercato. Il nuovo direttore diede ampia libertà a Bruno Binosi – succeduto alla Klinz – nel rinnovare l’impostazione grafica delle copertine; ne nacque una collana meno seriale, in cui ogni copertina aveva una sua identità peculiare. Spagnol non ebbe dubbi nell’affidare il lavoro a Pintér.

E Ferenc Pintér si mise all’opera. Come lui stesso (mal) ricordava, le sue prime copertine non furono quelle per il Dizionario filosofico di Voltaire e per l’Odissea, pubblicate nel 1968, ma I pascoli del cielo di John Steinbeck, la sola, a quanto ci risulta, pubblicata nel 1967. Pintér vi profuse uno straordinario virtuosismo pittorico (mai dismesso dall’artista anche negli ultimi anni di lavoro): ricordiamo anche Il compagno e La bella estate di Cesare Pavese, assieme a L’amante di Lady Chatterley di David Herbert Lawrence.

Un virtuosismo pittorico che salta prepotentemente all’occhio, ad esempio, nella tempera originale de Il compagno di Pavese. Pablo, il protagonista del romanzo, è disegnato da Pintér seduto su una sedia mentre suona la chitarra. Alla “fiamminga” qualità pittorica del volto e delle mani si alterna l’esecuzione del vestito e della sedia, eseguiti con sapiente padronanza tecnica, alternando un colore denso raschiato con una lametta a un colore liquido marezzato con l’ausilio di un pezzo di carta.

La tecnica è servita a Ferenc Pintér per sperimentare sempre nuovi linguaggi grafici (alla tempera e alla china su schoeller, alterna altri tipi di medium, come la brunolina, il pennarello, la matita, il collage, la fotocopia mossa e ogni tipo di cartoncino, di tela o di carta, tra cui quella fotografica), senza mai perdere la sua inconfondibile cifra stilistica che non sarà mai di maniera. Un capitolo a parte meritano proprio le copertine, giustamente famose, disegnate per i romanzi di Pavese e della Deledda.

Sulla piccola superfice dello schoeller Pintér ha saputo interpretare liricamente il mondo delle Langhe pavesiane così come quello rurale della Deledda. Per affinità pittoriche, le tempere originali di queste copertine possono essere accostate a quelle del grande pittore americano Andrew Wyeth; una liason che salta agli occhi, con evidenza ancor maggiore, nella copertina del successivo L’urlo e il furore di William Faulkner, pubblicato nel 1979.

ALTRE COLLANE

Dal 1969, Ferenc Pintér creò alcune copertine incentrate solo sul volto degli scrittori, tra i quali Samuel Beckett, Eugène Jonesco, John Osborne, George Orwell; in questi ritratti la somiglianza non è ottenuta per accumulo di segni, ma per sottrazione, affidandosi solo a un avaro filetto di china. Avvalendosi anche del colore, steso a campiture geometriche, dal 1986, l’artista disegnava nuovi ritratti per la collana “Guida alla lettura” di Luigi Pirandello, Giovanni Verga, Italo Svevo, Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Ignazio Silone, Cesare Pavese, Pier Paolo Pasolini, Elio Vittorini.

Nonostante siano cromaticamente molto lontani dal vero – sui volti Pintér spara dei blu, dei rossi, dei verdi, dei viola e dei gialli, che interagiscono con il bianco carta, che diventa canottiera di Pasolini, mano di Pavese, baffi di Verga – questi splendidi ritratti hanno una somiglianza quasi fotografica. Del tutto diversi i personaggi che realizzerà dal 1984 per la collana “I grandi Romanzi”.

Qui Pintér tornava alla pittura alta, ispirandosi nel dipingere i ritratti di Capitan Fracassa e di D’Artagnan, sia all’amato Diego Velázquez (per Pintér era il più grande di tutti) sia a Frans Hals. Con la stessa pittura realistica dipingeva anche il Conte di Montecristo, lo zio Tom, Kim, Allan Quatermain (protagonista de Le miniere di re Salomone), l’ultimo dei Mohicani…

Pintér darà la sua impronta anche alle copertine di molte altre collane della Mondadori, tra cui i “Romanzi” (per cui l’artista crea il segno a Y per Lo smeraldo di Soldati), gli “Omnibus”, “I Rapidi” dalla copertina frantumata in molti tasselli illustrati, i “Segretissimo” e i “Presadiretta”; per la “Medusa speciale” realizzò la copertina di Un vero uomo per Mattie Ross di Charles Portis, da cui era stato tratto il film Il Grinta con John Wayne, riprendendo le fattezze degli interpreti principali.

Sempre per Mondadori disegnerà le illustrazioni per alcuni libri destinati ai ragazzi, tra cui Gesù, San Francesco e i libri di Pierino di Piero Chiara

Alcune copertine create per i “Romanzi” e per altre collane diverranno successivamente copertine degli “Oscar” (anche a distanza di molti anni, come La nuova Babele di West, pubblicata negli “Omnibus” nel 1968 e nel 1981 negli “Oscar Mondadori”, con evidente sfasamento stilistico nella cronologia); tra queste segnaliamo ancora Il Greco di Pierre Rey, Baciamo le mani di Vittorio Schiraldi, Il giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth, Il caso Montecristo di Enzo Russo, Il nono uomo di John Lee.

SOTTOCOLLANE “OSCAR”

Da un certo punto in poi, gli “Oscar Mondadori settimanali” che pubblicavano le opere dei narratori italiani e stranieri, si scissero in un’infinità di sottocollane: “Record” per la saggistica, “Mensili” per poesia e teatro, “Casa”, “Biografie”, “Saggi”, “Teatro e Cinema”, “Gialli”, “Poesia”, “Ian Fleming 007”, “Agatha Christie”, “Arcana”, “Eubiotica”, “Musica”, “Bestsellers”, “Studio”, “Umorismo”, “Crimine”, “Classici moderni”… oltre, naturalmente, alla corposa collana dedicata al commissario Maigret.

Pintér dovrà dare un contributo a ognuna di queste collane, che, seppur differente, è sempre a lui riconducibile. Le copertine degli “Oscar Musica” sono dominate quasi per intero dal lettering; a Ferenc Pintér il compito di contrassegnarle con un disegno alla base, piccolo, stilizzato, essenziale. Con altro minuscolo disegno siglava anche la collana dei “Saggi”.

Più interessante è la collana “Teatro e Cinema”, con l’illustrazione di copertina perimetrata da una larga fascia rossa, dove l’artista, grazie anche all’attività che conduce parallelamente come cartellonista teatrale, ha modo di sbizzarrirsi nella composizione e nella tecnica. Per molte delle copertine della collana “Gialli”, Pintér sovrapponeva alcuni elementi dipinti a tempera alle immagini stampate in rotocalco ritagliate da riviste, tanto che intervento pittorico e stampa fotografica arrivano a compenetrarsi così perfettamente da non distinguere più, a prima vista, la differenza tra i due media.

L’impostazione grafica dall’ampio fascione con semicerchio giallo che batte sull’illustrazione non è di Ferenc Pintér, e nemmeno tra le più riuscite; delle molte copertine realizzate, una delle più felici è senz’altro Carte in Tavola di Agatha Christie, per il guizzo di raffigurare graficamente con il rosso asso di quadri la macchia di sangue al cuore dell’uomo colpito.

Anche l’impostazione scelta per la serie “Ian Fleming 007”, dal taglio diagonale che ingloba il titolo nel triangolo nero, non è opera di Ferenc Pintér; lo sono le illustrazioni per le quali prende a modello Sean Connery, anche per i film interpretati dagli altri attori che si sono succeduti nella parte di James Bond, come George Lazemby, Timothy Dalton e Roger Moore.

Risalgono comunque al 1960 e al 1961 le prime copertine realizzate da Ferenc Pintér per un agente segreto; si tratta dei racconti di spionaggio scritti da Jean Bruce e pubblicati su “Segretissimo”. Sono tra i primi lavori affidati dalla Mondadori al nuovo e promettente impiegato, che inanella una serie di riuscite copertine: circa quattordici, che saranno da viatico per le successive e più importanti esperienze dedicate al “giallo”.

LETTERING “ASSASSINO”

Nel 1995 Mondadori inaugura una collana che comprende tutte le opere di Agatha Christie. Sulle copertine appare il nome dell’autrice a caratteri cubitali su un fondo di colore sempre diverso. A Pintér toccherà il compito di realizzare un piccolo disegno scontornato, graficamente ingabbiato tra il carattere graziato e fortemente ristretto del nome dell’autrice; una lunghissima, pregevole serie di piccoli gioielli che sorprendono per stile e invenzione.

In conclusione, sono dei primi anni del nuovo millennio le sue ultime collaborazioni alla collana degli “Oscar Mondadori”; si tratta di copertine in cui si sente ancora la zampata del maestro, anche se l’immagine è già contaminata dall’impressione “best seller” a secco, timbro che involgarisce le nuove pubblicazioni destinate al grosso pubblico.

Non tutte le copertine dell’intero corpus degli “Oscar”, sono pienamente riuscite, anzi, qualcuna è appena sufficiente, e non certo per il disegno, anche se un bellissimo disegno può essere sporcato da una brutta grafica. Alla Mondadori Pintér non era del tutto indipendente, e quindi doveva a volte adeguarsi alle indicazioni che venivano dai vari direttori di collana, i quali in nome della vendibilità, esigevano delle grafiche più commerciali; a Pintér veniva affidato il compito di fare il disegno e al grafico quello di impaginare il testo.

Non più una composizione armoniosa verbo-visiva dovuta allo stesso artista, ma un brutto lettering sbattuto sul disegno senza un minimo di eleganza grafica. A guardarle oggi, ci si può rendere conto della violenza fatta dal lettering alle copertine disegnate da un maestro. Il desiderio più sentito da Ferenc Pintér era quello di fare solo dei bei manifesti.

Fortunatamente per i lettori, nella sua lunga carriera, ha invece creato delle meravigliose copertine per migliaia di libri; tra queste migliaia, sono poche quelle viziate da un cedimento creativo. Moltissimi lettori, anche se non hanno mai letto il suo nome in quarta di copertina, riconoscono però il suo inconfondibile stile.

Per chi invece conosce bene l’artista, e ama il suo lavoro, il nome di Ferenc Pintér è ancora ben vivo e lo sarà per moltissimi anni, fino a quando i volumi con le sue copertine continueranno a essere venduti, purtroppo non più in libreria, ma solo sulle bancarelle e su eBay.

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