La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Ada Lovelace, Autografi

Anna Rita Guaitoli, originariamente edito in Charta, 167, p. 10.

Intanto Ada Lovelace è figlia di Lord Byron. E già questo, pesa. La madre, poi, è Anne Isabella Milbanke, moglie per un anno di Lord Byron, grande matematica, nipote di matematico (Charta n. 166, novembre- dicembre 2019). A cinque settimane di vita la madre la allontana da quel padre il più che può: comincia a portarla a casa dei nonni; cercherà poi di soffocare in lei ogni tendenza alla “fantasticheria” impegnandola negli studi matematici con l’aiuto di un’altra matematica famosa, Mary Somerville, che fu anche la prima donna a essere accolta nella Royal Astronomical Society.

Ada Lovelace, una vita breve

La piccola Ada Lovelace, nell’austera dimora di campagna dei nonni, cresce: a otto anni redige uno studio sulle abitudini della sua gatta; a dieci progetta un sistema che dovrebbe permettere al cane di volare; a undici si mette a osservare il moto di Giove in cielo. A dodici anni, comincia a lavorare al progetto di una macchina volante a vapore: studia gli uccelli per capire i meccanismi del volo, e prende in esame vari materiali (seta, piume, carta…) con cui costruire le ali.

Geniale? Curiosa? Dispersiva? Cominciamo ad avvicinarsi di più a lei attraverso la scrittura dei suoi 25 anni. Il tracciato fermo nella direzione inclinata e nel mantenimento del rigo base, ma, soprattutto, forte degli angoli formati ovunque (ai vertici e alle basi), ce la dipingono donna energica e determinata, con punte di testardaggine ed esaltazione.

L’organizzazione spaziale e la legatura tra lettere illustrano la forza, e indipendenza, di giudizio. Lo specimen è del periodo in cui Ada Lovelace si entusiasma per le ricerche del matematico Charles Babbage. Comincia a collaborare con lui anche traducendo articoli, e aggiungendo (lunghissime) note: in una di queste introduce un algoritmo che viene riconosciuto – con qualche polemica – come il primo programma informatico della storia. La scrittura stretta, ma alta di calibro, ci ha, dunque, informato sul desiderio di farsi valere: sana ambizione in una giovane donna dall’intelligenza acuta e dalla fantasia accesa, però fragile nel fisico.

Ada si ammala spesso, abusa di laudano: ma anche sdraiata in un letto cerca di lavorare. Il cancro all’utero la farà morire a soli 36 anni. La stessa età del padre. Sposatasi con il conte di Lovelace, chiamò il primo figlio Byron. Come il padre aveva, e la esaltava, “immaginazione”: “l’immaginazione è anche la facoltà di combinare”, scrisse nel 1841. Come il padre aveva delle eccessive eccentricità: si racconta della passione per le scommesse su gioco e cavalli (tanto da impegnarsi i gioielli).

Come il padre aveva bisogno di conferme: e avrà relazioni con uomini più giovani. Vicino al padre, volle essere sepolta. Guardiamo la firma: porta nel nome il ricordo della relazione pericolosa del padre con la sorellastra, Augusta. Un groviglio di emozioni che non possono nascondersi nel tracciato. La scrittura in cui abbiamo rilevato gli elementi che indicavano la voglia di esserci, portava in sé (negli annerimenti importanti del tratto, negli ovali – “o” soprattutto – che si fanno stretti stretti, nel salire e scendere del tracciato) anche un addensamento di emozioni che costa fatica combattere.

Solo alla fine della breve vita Augusta scompare. La società vittoriana non accettava bene una donna così particolare. Ci sarà stato del maschilismo nella sottovalutazione del suo contributo? Le biografie più smitizzanti sono, invero, di due donne (1961, 1985). Altra donna, Betty Alexandra Toole, ha ribadito (2010) con una accurata biografia basata su documenti e lettere, l’importanza della Lovelace nel prevedere molte delle future applicazioni del computer moderno: lo “vedeva” capace non solo di calcoli, ma di “trasmettere qualsiasi tipo di informazione” e seppure “non possa divenire con il tempo una macchina pensante, però ci arriverà vicino”.

Ada Lovelace, Charles Babbage e Alan Turing

A sostenere Ada, nelle difficoltà familiari, nelle discussioni con Babbage, nella malattia, sarà l’entusiasmo per ciò che sente di sé. Con la solita determinatezza di giudizio, scrive alla madre: “Credo di possedere una combinazione molto singolare di qualità perfettamente adatte a fare di me una scopritrice delle realtà nascoste della Natura”. Sorvoliamo allora sulle polemiche e ricordiamo che a dare soddisfazione alla nostra incredibile Ada sarà Alan Turing, il geniale scienziato inglese che nel 1950 prenderà proprio dalle sue note l’ispirazione necessaria per costruire il primo, vero, computer. E ormai, dal 2009, il secondo martedì di ottobre è l’Ada Lovelace Day.

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