La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Linoleografia. Arte e Linoleum.

Edoardo Fontana, originariamente edito in Charta, 129, pp. 42-47.

“Autubus, autubus, linoleum, linoleum, mortis tua et tu padris et tu nonnom in cariolam, s.o.s ora pronobis et linoleum mea”. Il destino pare abbia riservato al linoleum l’incarico ingrato d’assomigliare a qualcosa senza esserlo mai veramente. Con quella desinenza in “um” tanto solenne, per assonanza fonetica Totò gli attribuì valenza liturgica, recitando lo sgangherato Mea culpa ne I due Marescialli di Sergio Corbucci, ma oltre ad aver ricoperto pavimenti di palestre e ospedali con tinte non proprio vivaci, pochi sanno del suo uso artistico come succedaneo del legno (usato spesso in modo surrettizio) per ottenere effetti xilografici a buon mercato: la linoleografia.

L’invenzione del linoleum risale al 1863 quando l’inglese Fredrick Walton, studiando gli effetti della pellicola di olio ossidato che si formava sui barattoli di vernice, mise a punto una formula per produrre un rivestimento igienico e impermeabile che al basso costo di produzione unisse gradevoli doti estetiche. Mescolando olio di lino, colofonia, farina di sughero e materie coloranti lasciate indurire sopra un supporto di juta naturale ottenne un materiale flessibile, duttile e resistente tanto da diventare subito comune nelle case d’epoca Vittoriana.

Sul finire dell’Ottocento lo si sperimentò come fondino tipografico o per riprodurre, intagliato e inchiostrato alla maniera d’una generica tavola di legno, elementari pattern sulle carte da parati. Ben presto però se ne intuirono le potenzialità pratiche con il vantaggio che, a differenza del legno, erano assenti venature e nodi.

BOICOTTATO ALL’ESORDIO

In ambiente artistico, forse anche per la semplicità di lavorazione, in principio il suo impiego fu contrastato dai puristi della xilografia che infatti, parlando di tecnica incisoria, lo ignorarono del tutto. Forse è anche per questo motivo che l’origine della linoleografia si perde nella nebbia di una negligente assenza di informazioni.

Dal 1905 gli espressionisti tedeschi aderenti a Die Brücke furono probabilmente i primi a incidere il linoleum con intenti artistici, ma non va dimenticato che omisero spesso di dichiarare l’origine delle loro matrici: risulta pertanto arduo stabilire quali stampe traggano origine dal nuovo materiale, a riprova della sovrapponibilità anche di merito estetico, dei due processi, xilografico e linografico.

Nel movimento Costruttivista russo dal 1913 e a seguire anche nel Futurismo italiano si fece uso del linoleum, materiale che con la sua presunta sinteticità era simbolo del moderno, anticipando le materie plastiche. Nel 1906 sulla quarta pagina di copertina del catalogo di vignette tipografiche della milanese Philographos la linoleografia era pubblicizzata come “nuovo sistema per tipografia pratico, economico che permette l’esecuzione di Clichés di grandi dimensioni”.

Un esempio di cliché per linoleografia a colori illustrava la pagina. La facilità di approccio ne fece un popolare medium per la realizzazione di grandi capilettera, di manifesti e per la produzione di font pubblicitari.

Linoleografia e Linoleum: i Precursori

Franz Cizec, nato in Boemia nella seconda metà del XIX secolo, artista e insegnante, introdusse l’incisione su linoleum nella sua lezione d’arte per bambini dai cinque ai quattordici anni tenuta il sabato pomeriggio alla Scuola di Arti Decorative di Vienna. Fu però Claude Flight, negli anni Venti del secolo scorso, a dare finalmente una giustificazione teoretica alla nuova forma espressiva.

Nato nel 1881 a Londra, di lui non esiste alcuna biografia. Attraverso i pochi anni di insegnamento tenuti dal 1926 al 1930 alla Grosvenor School di Londra influenzò profondamente lo sviluppo dell’incisione su linoleum. Nell’immediatezza ed economicità del nuovo materiale egli cercava una via democratica all’arte e uno strumento adatto all’espressione della nuova realtà politica e sociale in perenne movimento. Influenzato iconograficamente da alcune opere futuriste in mostra in Gran Bretagna, dal 1919 produsse stampe policrome ottenute da più cliché in linoleum.

I suoi lavori si distinguevano per uniformità e coerenza. Suggerì di escludere la matrice chiave. Usata nella xilografia tradizionale per dare struttura e un evidente contorno alle immagini, era limite all’armonia generale della composizione. La stampa eseguita manualmente, permetteva di controllare il carico di inchiostro depositato sul sottile foglio di carta giapponese. Eludendo i mezzi meccanici di pressione si sfruttava la fine testura del linoleum ora lasciato grezzo ora levigato con una pietra pomice.

Flight aderì formalmente alla corrente vorticista e organizzò alcune esposizioni tematiche che ebbero il merito di rendere pubbliche le ricerche della scuola. British print from the machine age. Rhythms of the modern life. 1914-1939, pubblicato a Londra nel 2008 da Thames & Hudson, fornisce un’interessante introduzione a questa poco nota pagina dell’arte inglese. Flight incise una sessantina di composizioni, le cui matrici andarono perdute durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Rimangono i suoi scritti teoretici, tra cui The art and craft of linoleum printing, volume pubblicato nel 1934, al culmine della sua ricerca, dove in copertina c’è un suo linoleum originale.

Linoleografia e Linoleum, Stilisticamente Moderno

Già dagli anni Venti nelle scuole tecniche di avviamento alla tipografia l’incisione su linoleum era parte integrante del corso di studi. Gli album realizzati nel 1924/25 e 1932/33 dalla Basler Typographyque Vereinigung di Basilea a chiusura dei Linoschnitte Kurs, raccolgono diversi lavori originali mostrando quali potenzialità avesse il nuovo medium. Grafie scandite dal bianco della pagina e dal nero dell’inchiostro, si alternano a tavole governate da colori piatti e vigorose geometrie.

Il linoleum permette di creare con facilità impaginazioni asimmetriche e rigorose e impedisce adornamenti leziosi: l’estetica della tipografia modernista sembra trovare nella sua versatilità un mezzo d’espressione ideale. Così la pensava il tipografo e designer tedesco Jan Tschichold che proprio a Basilea si recò in fuga dai nazisti nel 1933, a riprova che la funzionalità è lo scopo essenziale del nuovo design, non solo tipografico, e la forma deve essere al servizio del contenuto.

Linoleografia e Linoleum: Viva il Colore

In Italia Cesare Ratta, nel suo breve testo (1925) riportato in appendice a Linoleografia. Note pratiche su l’incisione e la stampa linoleografica ci introduce nella sua Scuola Tipografica sita a Bologna. Con regolarità si svolgevano corsi serali e diurni di incisione su linoleum dal 1923. Spesso le tavole di Gli Adornatori del Libro in Italia, famosa pubblicazione della scuola, di chiarate genericamente xilografie non erano altro che linoleum. Nelle sue classi già si sperimentavano sovrapposizioni di tinte ottenute con matrici diverse.

A tal proposito Giovanni Rossi, nel manuale appena citato, edito una prima volta attorno al 1932, dedica un capitolo intero al Procedimento Tricromico. Memore dell’insegnamento di Flight, scrive: “allorché invece intendiamo raggiungere un effetto non solo più reale, ma anche più morbido e più aderente allo stile della linografia, operiamo la sintesi coloristica sovrapponendo i tre toni fondamentali”.

Interessante infine l’utilizzo di una quarta tavola di colore pallido che serva a impastare, a legare le tinte. Anche le più importanti riviste del settore grafico si interessarono alla linoleografia come si appura dagli articoli di Luigi Servolini e Enzo Bono su “Rassegna Grafica”, numero 33/34 del 1929 e di Enrico Bona su “Campo grafico” pubblicato a giugno del 1933.

Linoleografia e Linoleum, Le Lame Tif

L’incisione su linoleum invisa negli ambienti artistici tradizionali per i motivi di cui si è già parlato, sulla scia del pensiero di Cizec e Flight acquisì enorme valore didattico in funzione dell’apprendimento della manualità. Diffusa solo nelle scuole superiori e nelle accademie a causa della pericolosità e costo elevato di sgorbie e coltelli, raggiunse finalmente le scuole elementari.

Non esistendo una tradizione incisoria specifica, qualunque tipo di lama era utilizzata per il trattamento delle matrici. Sul finire degli anni Venti del Novecento la ditta tedesca Heintze & Blanckertz impegnata nel design di strumenti per la scrittura, modificò un pennino in acciaio e mise in produzione le famose lame Tif per l’incisione sul linoleum.

Pubblicato dalla stessa Heintze & Blanckertz a Milano, L’incisione sul linoleum. Manuale pratico per l’insegnante e l’autodidatta, introdusse in Italia questi agili e leggeri pennini affilati, esibiti con enfasi sui pieghevoli promozionali. Acquistati in serie o singolarmente erano intercambiabili e si innestavano su comuni portapenna oppure su appositi manici, come il Manico Tif 130 a forma di stilo e il Tif 135 a fungo, adatti anche alla mano del bambino. In una piccola scatola era possibile contenere l’occorrente all’incisione e alla stampa di una matrice e chiunque poteva, senza particolari rischi, provare il divertimento della riproducibilità dell’immagine.

I Tif non scavavano profondamente nel linoleum e non guastavano la tela di supporto. Ogni difficoltà tecnica alla diffusione di quest’arte fu superata dalla geniale intuizione. Numerose imitazioni comparvero sul mercato come i coltelli Brause commercializzati da Parca di Milano e venduti ancora negli anni Cinquanta del Novecento, a corredo di kit per la linoleografia.

Linoleografia e Linoleum, La Manualistica

I fabbricanti di linoleum, a riprova di quanto vasto fosse diventato il fenomeno, producevano e pubblicizzavano speciali qualità di fogli, in tinta unita, e non troppo duri. La Fabbrica del Linoleum, attiva a Narni, tra le Applicazioni per industrie varie citava in un volantino databile attorno al 1930, anche Linoleum per l’incisione di cliscé per tipografia a tratto e in policromia. Fiorì una copiosa manualistica redatta a uso degli istituti scolastici elementari, delle scuole d’arte, dei neofiti e degli amatori.

Assenti il razionalismo e la consapevolezza dei libri di Claude Flight, monografie e trattazioni inserite in più ampi contesti comparvero in Europa e Stati Uniti, ma erano spesso didascaliche quanto ingenue. Essential of Linoleum Block Printing pubblicato nell’Illinois, da The Manual art Press è un esempio di manuale scritto negli anni Venti del secolo scorso.

Ralph W. Polk, insegnate presso la Technical High School di Detroit, suddivide in capitoli le varie fasi di preparazione di una matrice, che considera non diversamente da un comune legno di filo, a partire dai ferri usati per l’incisione – siamo ancora in un periodo precedente l’invenzione dei pennini – sino alla stampa con presse copialettera o tipografiche.

Il primo manuale in lingua francese dedicato a La Gravour sur Linoleum, accompagnato dalle incisioni originali dell’autore, fu pubblicato a Parigi nel 1930. Richard Berger riconosce alla linoleografia la capacità di raggiungere gli stessi effetti della xilografia con sforzo assai minore. Le matrici reggono una maggiore tiratura rispetto a quelle in legno e il procedimento può essere applicato all’illustrazione editoriale con costi contenuti

Linoleografia e Linoleum, Finalmente Maggiorenne

Nel dopoguerra la tecnica fu definitivamente sdoganata. Numerosi artisti la impiegarono ormai coscientemente. Celebri sono i volti di Henry Matisse e le composizioni a legno perso di Picasso, ottenute stampando in sequenza colori diversi e riducendo gradualmente un’unica matrice.

Meno note ma suggestive le sperimentazioni di Felice Casorati di cui non restano che poche prove tirate quasi per gioco e mai divulgate prima della morte. Il suo impiego di carte nere, documentato nel 1966 dall’editore e stampatore milanese Luigi DeTullio in Felice Casorati. Opera grafica, capovolge l’idea di negativo.

Mino Maccari per illustrare le pagine de “Il Selvaggio”, rivista satirica che diresse dal 1926, scelse il linoleum, materia in grado di sintetizzare la sua poetica graffiante. La preferenza era comunque obbligata, visto il costo elevato e la scarsa qualità che si poteva ottenere con le riproduzioni fotomeccaniche.

Le numerose illustrazioni dai colori squillanti e dal segno deciso che intagliò per Bestie del Novecento scritto da Aldo Palazzeschi e pubblicato da Vallecchi nel 1951 sono vertice difficilmente raggiungibile. Basta però guardare i blu, i verdi e i rossi che saturano le figure realizzate da Marcel Floris, a corredo di una piccola edizione a tiratura limitata di Tale of Venezuela, abilmente stampata in proprio dall’Hotel Tamanaco di Caracas nel 1960, per avere la conferma che la linoleografia, ritenuta procedimento imitativo della xilografia su legno di filo, deve essere studiata per le sue peculiarità senza i preconcetti che l’hanno relegata per lungo tempo ai margini della storia della grafica.

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