La storica rivista italiana del Collezionismo di Libri, Grafica & Antiquariato. Charta.

La rivista italiana del Collezionismo: Libri, Grafica & Antiquariato

Brice, La Prima Guida di Parigi ‘Moderna’, 1684

Piero Falchetta, originariamente edito in Charta, 132, pp. 54-59.

Per rendere più comoda quest’opera, si sono seguiti per quanto possibile i quartieri e le strade, cosicché nel corso di una stessa visita si possano vedere più cose belle una di seguito all’altra”.

È con questa dichiarazione di metodo che si apre la Description nouvelle de la ville de Paris di Germain Brice († 18 novembre 1727), libro che vale la pena di riprendere in mano e di sfogliare in quanto per certi aspetti rappresenta il primo esempio di moderna guida di città – almeno per quel che riguarda la città di Parigi – nel significato che questo termine ha per noi oggi (per inciso, chi non avesse il privilegio di possederne una copia nella propria biblioteca, potrà trovarne più d’una, ancorché digitale, in quella sconfinata di Internet).

GERMAIN BRICE: UNA GUIDA DI PARIGI NUOVA

La guida di Brice si rivolge invece a un altro pubblico, quello degli stranieri che hanno scarsa conoscenza delle bellezze della città, al punto di considerarla spesso meno interessante di altre. Ciò è dovuto, scriveva Brice, al fatto che tali bellezze sono difficilmente raggiungibili se non attraverso faticose ricerche, e che manca del tutto una descrizione in grado di renderle avvicinabili.

È pensando innanzitutto a costoro che egli compose la sua opera, soltanto in seconda istanza destinata anche ai “curieux de la même ville”, i quali ignoravano anch’essi, spesso, quanto di più bello la loro città conteneva. La moda del Grand Tour stava rapidamente prendendo piede, e la guida di Brice era la risposta a una domanda emergente di conoscenza diretta delle città d’Europa.

La proposta di Brice fu infatti accolta con grande favore, se si deve giudicare dalle nove edizioni dell’opera apparse tra la prima, del 1684, e l’ultima, del 1752, senza contare le numerose ristampe, una traduzione inglese (rivolta, come si legge nell’avvertenza del 1687, “to the Young Gentlemen who go over”) e alcune edizioni pirata, segno indubitabile, quest’ultimo, di successo editoriale. L’idea di riformulare in quel modo la presentazione della città deriva probabilmente dalla frequentazione assidua che Brice intrattenne con i “viaggiatori culturali” del tempo nelle sue vesti di insegnante di lingue.

Il contatto quotidiano con le esigenze e i desiderata degli stranieri che si rivolgevano a lui per approfondire le loro conoscenze della lingua e della civiltà francese costituì certamente il punto di partenza nell’ideazione della guida. Le testimonianze storiche affermano infatti che Brice “exerça longtemps la profession de guide des étrangers au sens propre du mot, c’est-àdire qu’il conduisait les nouveaux venus aux monuments et aux principales curiosités de la capitale”.

Non bisogna dimenticare che la fioritura della letteratura dedicata all’ars apodemica – una sorta di “metodo” per viaggiare vantaggioso sia sotto il profilo intellettuale che quello morale – raggiungeva proprio nel Settecento la sua maturità con scritti come quelli di Theodor Berger e di Oliver Legipont. Brice, originariamente insegnante di storia e geografia, aveva inoltre raffinato la propria preparazione artistica con un viaggio in Italia: anch’egli, perciò, era stato partecipe della moda del Grand Tour. L’esigenza di una descrizione della città organizzata in modo tale da facilitare il visitatore e da accompagnarlo nelle sue escursioni doveva perciò apparirgli quanto mai naturale.

GERMAIN BRICE: I NUMERI DELLA CITTÀ NELLA GUIDA DI PARIGI

Prima di esaminare più da vicino in quale modo Brice affrontò il non facile compito di descrivere nel dettaglio una città tanto ricca di monumenti, di storia e di vita quotidiana, è interessante scorrere la breve introduzione storico- statistica alla guida vera e propria. Vi si dà infatti conto – siamo nel 1707 – di alcuni dati quantitativi che attirano la nostra attenzione: il numero di case ammontava allora a 80.660, le vie erano 845.

Prima di occuparsi degli abitanti, l’autore si premura di far sapere che ogni anno venivano consumati 90mila manzi o vacche, 550mila montoni, 12mila vitelli e 40mila maiali. Vi si bevevano 300mila moggi di vino (all’incirca 80 milioni di litri!), senza contare acquaviti, birre e sidri. La città era percorsa da 16mila carrozze, e il numero di abitanti arrivava a 900mila. La magnificenza della capitale consisteva anche in questi numeri, e la grandeur parigina in quelli poteva rispecchiarsi.

Quanto alla guida vera e propria, l’elemento di maggior interesse consiste, come si è detto, nell’organizzazione del testo, con il quale l’autore si propone di accompagnare passo passo il visitatore all’interno di quartieri, strade e palazzi. Si comincia con il quartiere del Louvre, si prosegue attraverso il quartiere della Butte Saint- Roch (collinetta oggi scomparsa), l’Université, Saint Jacques, Saint Germain; l’Île de la Cité (“Isle du Palais”), con i suoi ponti, conclude il panorama.

Ogni edificio di pregio, ogni palazzo è commentato e raccontato da un ricco apparato di notizie artistiche e storiche (queste ultime spesso imprecise), e le strade sono idealmente percorse nel susseguirsi reale degli edifici: la città è un teatro che cambia fondale a ogni passo. Le iscrizioni più importanti che compaiono in palazzi, edifici religiosi, statue e ponti sono trascritte in modo tale da restituire l’eco delle vicende storiche maggiori.

GERMAIN BRICE, DIVERSE EDIZIONI DELLA GUIDA DI PARIGI, EDITA PER LA PRIMA VOLTA NEL 1684

Le diverse edizioni dell’opera sono accompagnate da un apparato iconografico che nel prosieguo del tempo si arricchisce sia in quantità che in qualità. In apertura vi è la pianta della città, le cui trasformazioni urbanistiche sono di volta in volta documentate; vi sono quindi i singoli monumenti, gli scorci, le vedute. A titolo d’esempio, l’edizione 1707, in due volumetti di formato tascabile, contiene oltre alla pianta sedici incisioni di mano di Pierre Giffart (1648-1723), “graveur du Roy” e autore di alcune importanti serie di incisioni, come quelle della cosiddetta “colonna di Teodosio” del Louvre.

Nell’edizione del 1725 la pianta di Parigi è rinnovata e ampliata fino al limite settentrionale di Montmartre e il numero delle illustrazioni sale a quaranta. Le immagini di questa edizione furono affidate all’esecuzione di un nutrito numero di artisti, chiamati tutti a collaborare a un’opera ormai affermatissima nel mercato librario del tempo; questi rispondevano ai nomi di Ferdinand de la Monce, Gérard Jean-Baptiste Scotin, Claude Lucas, Jean Chaufourier, Antoine Herisset, Pierre Aveline e Marguerite Thevenard, unica donna.

L’edizione del 1725, ottava della serie, fu l’ultima a essere curata direttamente dall’autore; nel breve indirizzo iniziale Brice afferma che la nuova pubblicazione si era rivelata necessaria a seguito delle grandi trasformazioni urbanistiche apportate in città dopo il 1717, anno di stampa della settima edizione.

Un particolare degno di nota riguarda il numero degli abitanti, indicato in 800mila, inferiore di 100mila unità rispetto alla cifra data con l’edizione del 1707: il calo demografico fu provocato dalla terribile ondata di freddo che investì l’intera Francia nel gennaio 1709, con temperature che a Parigi toccarono i −30°, a seguito della quale le coltivazioni furono distrutte, e la fame e le malattie si diffusero rapidamente provocando, nella sola capitale, la morte di 150mila persone.

Il testamento di Germain Brice, redatto il martedi 26 agosto 1727 davanti ai notai Pierre Tuault de la Touche, De Bougainville e Bronod, ci fa sapere che la settima edizione del libro aveva fruttato al suo autore la somma di 320 libbre esaurita quell’edizione, il 18 maggio 1724 Brice e il suo editore, François Fournier, stipularono il contratto per la nuova edizione, che sarebbe apparsa l’anno seguente quasi in limine mortis dell’autore.

In un codicillo aggiunto in calce al documento, Brice stabilisce di donare al notaio Tuault de la Touche la sua “chocolatière d’argent”, e lo prega “d’avoir soin de l’impression de la neuvieme édition de ma Description de Paris”, quella che uscirà molti anni dopo la morte di Brice, nel 1752, e che sarà l’ultima della serie.

PER SAPERNE DI PIÙ SU GERMAIN BRICE E LA SUA GUIDA DI PARIGI

Testamento di Germain Brice in “Bulletin de la Société de l’Histoire de Paris et de l’Ile-de- France”, 1883, pp. 98-117

In rete sono inoltre disponibili in formato digitale diverse edizioni dell’opera.

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